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Art. 391-bis Codice di Procedura Civile — Sezione Sesta Civile

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Altri anni per Art. 391-bis Codice di Procedura Civile

Errore revocatorio: la svista inesistente che costa caro
L'Azienda ha proposto ricorso per la revocazione di una precedente decisione della Cassazione, sostenendo che i giudici avessero commesso un errore revocatorio. Secondo l'Azienda, la Corte non si era accorta che la sentenza di primo grado, posta a fondamento della prescrizione decennale dei contributi previdenziali pretesi dall'Ente Previdenziale, era priva dell'attestazione di passaggio in giudicato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errata valutazione sull'esistenza o meno di una sentenza definitiva costituisce un errore di diritto e non un errore di fatto (svista materiale). Inoltre, la stessa Azienda aveva precedentemente ammesso che tale sentenza fosse definitiva, contestandone solo gli effetti. Di conseguenza, l'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Correzione errore materiale: l’avvocato dimenticato ottiene le spese
Il Consorzio ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. In tale decisione, la Corte aveva condannato la controparte al pagamento delle spese giudiziali, omettendo però di disporre la distrazione delle stesse a favore del difensore del Consorzio, che si era dichiarato antistatario nel controricorso. La Suprema Corte ha accolto l'istanza, confermando che l'omessa pronuncia sulla distrazione delle spese costituisce un errore materiale rimediabile tramite apposita procedura di correzione. Di conseguenza, l'ordinanza originaria è stata integrata disponendo il pagamento delle spese direttamente al difensore.
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Indennizzo vittime della mafia: no alla revocazione per errore
Il coniuge di una vittima di criminalità organizzata ha richiesto l'accesso al fondo statale per l'indennizzo vittime della mafia. Dopo il rigetto della domanda nei precedenti gradi, la richiedente ha proposto ricorso per revocazione contro la sentenza di Cassazione, lamentando un presunto errore di fatto sulla valutazione dell'estraneità del marito ad ambienti mafiosi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la precedente decisione non si fondava sulla reale affiliazione del soggetto, ma sulla corretta applicazione della legge che richiede l'assoluta estraneità della vittima a contesti criminali. Di conseguenza, non sussiste alcuna svista percettiva da parte del giudice, e la richiedente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Correzione errore materiale: niente spese a chi non partecipa
Il Ricorrente ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Cassazione. Il provvedimento originario lo aveva condannato a rimborsare le spese di giudizio in favore dell'altra parte. Tuttavia, quest'ultima era rimasta intimata, ossia non si era costituita in giudizio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la condanna alle spese in favore di una parte non costituita viola l'art. 91 c.p.c. Tale svista costituisce un errore materiale evidente, rilevabile direttamente dal testo della decisione. Di conseguenza, i giudici hanno eliminato la condanna al pagamento delle spese processuali, correggendo l'ordinanza originaria.
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Correzione errore materiale: quando la Cassazione sbaglia avvocato
La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza per la correzione errore materiale presentata da un cittadino. Nel precedente provvedimento della stessa Corte, infatti, era stato indicato erroneamente un avvocato diverso rispetto a quello che realmente assisteva la parte. I giudici hanno riscontrato la fondatezza della richiesta e hanno disposto la correzione dell'epigrafe dell'ordinanza, sostituendo il nome del difensore errato con quello corretto. La decisione ristabilisce la corretta rappresentanza legale del ricorrente negli atti ufficiali del processo.
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Ricorso per revocazione: no al giudice che giudica due volte
Un cittadino ha proposto un ricorso per revocazione contro una sentenza della Corte di Cassazione riguardante sanzioni amministrative. Durante l'udienza, è emerso che due dei magistrati designati a decidere facevano già parte del collegio che aveva emesso la sentenza impugnata. La Suprema Corte ha rilevato d'ufficio l'incompatibilità dei giudici, i quali non possono giudicare due volte la stessa controversia. Di conseguenza, la Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo per consentire la nomina di un collegio giudicante idoneo e imparziale.
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Fallimento e sede virtuale: no al ricorso per revocazione
Una società propone un ricorso per revocazione contro la decisione della Corte di Cassazione che aveva confermato la sua dichiarazione di fallimento. La ricorrente lamenta un errore di fatto dei giudici di legittimità, colpevoli di aver ignorato le prove circa l'effettiva sede operativa dell'impresa, situata in Emilia e non a Roma, dove vi era solo una sede legale virtuale. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che l'errore revocatorio deve riguardare esclusivamente una svista materiale su atti interni al giudizio di legittimità, e non la valutazione delle prove o del merito della vicenda, già preclusa nei precedenti gradi. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento resta confermata e la società viene condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Equa riparazione: revocazione e termini scaduti per il ricorso
Una cittadina ha richiesto l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un processo esecutivo immobiliare. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la domanda perché presentata oltre il termine di sei mesi dalla sentenza di Cassazione del 2015. La ricorrente sosteneva che il termine dovesse decorrere dalla successiva decisione sulla revocazione del 2018. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la pendenza del giudizio di revocazione non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza principale. Di conseguenza, il termine per chiedere l'equa riparazione decorre inderogabilmente dal deposito della sentenza di legittimità originaria, rendendo tardiva la richiesta della cittadina.
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Ricorso per revocazione: quando la svista non è un errore
Un proprietario terriero ha proposto un ricorso per revocazione contro una precedente decisione della Corte di Cassazione. La disputa originaria riguardava la definizione dei confini tra due terreni e l'arretramento di un muro divisorio. Il ricorrente sosteneva che i giudici avessero commesso un errore di fatto, basando la decisione su una perizia tecnica errata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore revocatorio deve consistere in una pura svista materiale o in un errore di percezione visiva, e non in una diversa valutazione delle prove o delle relazioni tecniche. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Correzione errore materiale: quando la Cassazione sbaglia città
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale di una propria precedente ordinanza. Nel provvedimento originario, la Suprema Corte aveva rinviato la causa alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma anziché a quella di Genova, territorialmente competente. Accorgendosi dell'errore, lo stesso giudice di Roma ha restituito il fascicolo alla Cassazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la correzione errore materiale può essere attivata anche d'ufficio, senza un ricorso formale delle parti, qualora vi sia una palese discrepanza tra la reale volontà del giudice (espressa nella motivazione) e la sua traduzione grafica nel dispositivo. La Corte ha quindi corretto il testo, disponendo il rinvio corretto a Genova e confermando che in questa procedura non si applica alcuna condanna alle spese.
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Errore di fatto revocatorio: quando il timbro del cancelliere fa fede
Il Lavoratore propone ricorso per revocazione contro la decisione della Cassazione che aveva dichiarato tardivo il suo precedente ricorso. Egli sostiene che la data di deposito della sentenza d'appello cartacea fosse il 23 febbraio 2017 e non il 22 febbraio, come indicato da un timbro errato del cancelliere. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso, escludendo la presenza di un errore di fatto revocatorio. La scelta della data da considerare per la decorrenza dei termini di impugnazione costituisce infatti un'attività valutativa del giudice e non una svista materiale. Inoltre, l'attestazione di deposito firmata dal cancelliere fa piena prova fino a querela di falso, rendendo irrilevante qualsiasi certificazione successiva. Il Lavoratore viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Distrazione delle spese: la Cassazione corregge la propria svista
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino per la correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza. Il giudice, pur avendo liquidato le spese di lite a favore del cittadino, aveva omesso di disporre la distrazione delle spese a favore del suo avvocato, dichiaratosi antistatario. La Suprema Corte ha chiarito che l'omessa pronuncia sulla distrazione non richiede un'impugnazione ordinaria, ma pu essere risolta rapidamente tramite la procedura di correzione degli errori materiali. Di conseguenza, la Corte ha disposto la correzione del dispositivo originario, inserendo l'ordine di pagamento diretto al difensore.
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Ricorso per revocazione: l’errore sulla PEC salva dalle spese
Un funzionario pubblico propone un ricorso per revocazione contro una precedente ordinanza della Corte di Cassazione che lo aveva condannato a pagare le spese legali in favore dell'Ente Pubblico. Il ricorrente sostiene che i giudici abbiano commesso un errore di fatto, ignorando la notifica del ricorso principale effettuata tramite PEC. Tale omissione ha portato a ritenere tempestivo il controricorso dell'Ente, che era invece tardivo e quindi inammissibile. La Corte di Cassazione, rilevando la delicatezza della questione processuale, ha stabilito che non vi fossero i presupposti per una decisione immediata in camera di consiglio. Di conseguenza, ha rimesso la causa alla pubblica udienza davanti alla Quarta Sezione per una trattazione approfondita.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione corregge se stessa
La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza di correzione di errore materiale presentata da una lavoratrice contro il Ministero dell'Istruzione. In una precedente ordinanza, la Suprema Corte aveva accolto il ricorso della donna, cassando la sentenza impugnata e rinviando la causa al Tribunale di Reggio Calabria. Tuttavia, il giudice che aveva emesso la sentenza originaria era il Tribunale di Vibo Valentia. Rilevato l'evidente lapsus di trascrizione sia nella motivazione che nel dispositivo, la Cassazione ha disposto la correzione del provvedimento, sostituendo l'indicazione del giudice del rinvio errato con quello corretto. La ricorrente ottiene così la corretta individuazione del tribunale dinanzi al quale proseguire il giudizio.
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Rinvio a nuovo ruolo per errore materiale: lo scambio di nomi
La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per errore materiale in una causa tributaria tra un Ente Gestore e un Contribuente. Il giudice relatore ha formulato una proposta di decisione indicando erroneamente parti diverse da quelle reali, inserendo una società di trasporti estranea al giudizio. Rilevato lo scambio di persona nei documenti comunicati ai difensori, la Suprema Corte ha sospeso la decisione. Il rinvio a nuovo ruolo per errore materiale si è reso necessario per consentire la corretta riformulazione della proposta e garantire il diritto di difesa delle parti reali.
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Revocazione per errore di fatto: negato l’indennizzo agli eredi
Gli Eredi di una Vittima di un agguato criminale hanno richiesto la revocazione per errore di fatto di una precedente decisione della Cassazione. Tale decisione negava loro l'indennizzo per le vittime della criminalità organizzata, ritenendo che la Vittima e i suoi congiunti non fossero estranei ad ambienti malavitosi. I ricorrenti sostenevano che la Corte avesse commesso un errore di percezione, fondando il giudizio solo su una nota ministeriale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la decisione precedente si basava anche su rapporti di polizia. Di conseguenza, la contestazione riguardava la valutazione delle prove e non una svista materiale. La richiesta di revocazione per errore di fatto è stata respinta, con condanna degli Eredi al pagamento delle spese processuali.
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Ricorso per revocazione: dal rigetto immediato all’udienza pubblica
Il Contribuente ha proposto un ricorso per revocazione contro una precedente sentenza della Corte di Cassazione favorevole all'Amministrazione Finanziaria. La sesta sezione civile della Corte ha esaminato la richiesta in camera di consiglio. I giudici hanno ritenuto che il caso richiedesse una valutazione approfondita. Per questo motivo, la Corte ha escluso la possibilità di una decisione sommaria e immediata. Con l'ordinanza numero 9093 del 2022, la Cassazione ha rinviato la causa alla Sezione Tributaria per la trattazione in udienza pubblica. Questo provvedimento consente al Contribuente di discutere pienamente le proprie ragioni in un dibattimento aperto, evitando il rigetto immediato del ricorso.
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Incompatibilità del giudice: salta il collegio in Cassazione
Un cittadino straniero ha proposto ricorso per la revocazione di una precedente decisione della Corte di Cassazione che lo vedeva contrapposto al Ministero dell'Interno. Durante l'udienza in camera di consiglio, la Sesta Sezione Civile ha rilevato l'impossibilità di formare validamente il collegio giudicante a causa della presenza di due magistrati in situazione di incompatibilità del giudice. Per garantire l'imparzialità del giudizio, la Suprema Corte ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il rinvio a nuovo ruolo della causa. Di conseguenza, il processo è temporaneamente sospeso in attesa della designazione di un nuovo collegio privo di conflitti, rinviando la decisione finale a data da destinarsi.
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Distrazione delle spese: la Cassazione rimedia alla svista
Una società in liquidazione, difesa dal proprio legale, ha richiesto alla Corte di Cassazione la correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza. La Corte aveva condannato l'ente di riscossione a pagare le spese di giudizio, ma aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in favore del difensore, che si era dichiarato anticipatario. La Cassazione ha accolto la richiesta, stabilendo che in caso di omessa pronuncia sull'istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore, il rimedio corretto è il procedimento di correzione degli errori materiali e non i normali mezzi di impugnazione. Di conseguenza, il dispositivo è stato corretto aggiungendo l'ordine di pagamento diretto al professionista.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione ferma il processo
I Difensori di alcuni cittadini hanno richiesto la correzione di errore materiale di una precedente ordinanza di Cassazione nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tuttavia, la Cancelleria ha omesso di comunicare ai ricorrenti il decreto di fissazione dell'adunanza in camera di consiglio. La Corte di Cassazione, rilevata la mancata comunicazione obbligatoria, ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il rinvio a nuovo ruolo della causa per consentire alla Cancelleria di effettuare la notifica e garantire il diritto di difesa.
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