LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Sezione Terza Penale — Anno 2023

Pagina 26 di 40

Istanza di revisione: prove vecchie e ricorso inammissibile
Due amministratori condannati in via definitiva presentano un'istanza di revisione basandosi su vecchie dichiarazioni IVA già presenti nel fascicolo originario. La Corte d'Appello respinge la richiesta e i condannati propongono ricorso in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi. In primo luogo, manca la procura speciale rilasciata specificamente al difensore per proporre il ricorso in Cassazione contro il rigetto della revisione. In secondo luogo, i documenti presentati non costituiscono prove nuove, bensì elementi già acquisiti nel precedente giudizio, configurando al massimo un travisamento della prova che andava contestato nei gradi ordinari. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e vengono condannati al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Lottizzazione abusiva: la confisca colpisce anche i terreni vuoti
Il proprietario di alcuni terreni ha impugnato il provvedimento con cui la Corte di appello ha confermato la confisca di alcune aree, escludendone solo tre. Il ricorrente sosteneva che la confisca violasse il principio di proporzionalità, poiché applicata anche a particelle con opere marginali, come un gazebo e una recinzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in caso di lottizzazione abusiva, la confisca non si limita alle sole opere abusive concrete, ma si estende legittimamente a tutte le aree funzionali e strumentali al progetto lottizzatorio complessivo. Questo serve a tutelare il potere di pianificazione del territorio della Pubblica Amministrazione. Il proprietario perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Convalida del DASPO: se il GIP ignora la difesa l’obbligo è nullo
Il Questore di Lecce ha imposto a un cittadino il divieto di accedere alle manifestazioni sportive con obbligo di firma. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura senza esaminare la memoria difensiva inviata tempestivamente via PEC dal difensore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la mancata valutazione delle deduzioni difensive viola il diritto di difesa e rende nulla la convalida. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame, sospendendo l'efficacia dell'obbligo di presentazione. La convalida del DASPO richiede infatti un esame effettivo e non solo formale delle tesi della difesa.
Continua »
Correzione errore materiale: la Cassazione corregge se stessa
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale contenuto nel dispositivo di una precedente ordinanza. Nel provvedimento originario, la Corte aveva erroneamente annullato una "sentenza" anziché un'ordinanza della Corte d'appello riguardante una ricusazione, inserendo anche indicazioni errate sul rinvio. Il Presidente ha quindi avviato la procedura di correzione senza formalità (de plano). La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di difformità nei provvedimenti camerali, prevale il verbale d'udienza firmato dal Presidente. Di conseguenza, la Cassazione ha corretto il testo sostituendo le parole errate per rendere conforme il documento alla reale decisione assunta, disponendo il rinvio corretto alla Corte d'appello.
Continua »
Giudicato cautelare e yacht: la Cassazione riapre il sequestro
L'Ufficio del Procuratore Europeo ha richiesto il sequestro preventivo di uno yacht di lusso per contrabbando doganale ed evasione IVA all'importazione. Il comandante e la società proprietaria avrebbero eluso il limite di diciotto mesi per l'ammissione temporanea simulando brevi uscite verso il Montenegro per poi rientrare stabilmente in Italia. Il Tribunale del Riesame ha dichiarato inammissibile la richiesta ritenendo formato il giudicato cautelare a causa del rigetto di una precedente istanza. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che il giudicato cautelare non si applica quando la condotta illecita, avendo natura permanente, si protrae nel tempo oltre i termini della prima contestazione, costituendo un elemento di novità che impone una nuova valutazione del giudice.
Continua »
Sequestro probatorio: la confisca blocca la restituzione
L'Indagato ha impugnato il provvedimento che confermava il sequestro probatorio di una somma di denaro, ipotizzato come provento di spaccio. Nel frattempo, una sentenza di appello non ancora definitiva ha disposto la confisca dello stesso denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che la sopravvenuta confisca costituisce un nuovo vincolo sul denaro. Di conseguenza, anche se il sequestro probatorio venisse annullato, l'indagato non potrebbe comunque ottenere la restituzione della somma. L'interesse a impugnare richiede infatti un vantaggio concreto e reale per il ricorrente, che in questo caso è escluso dalla presenza della confisca.
Continua »
Obbligo di presentazione e lavoro: la Cassazione tutela i turni
Il Questore imponeva a un tifoso il DASPO con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava la misura, omettendo però di valutare le memorie difensive relative alle turnazioni lavorative del destinatario. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del tifoso, stabilendo che l'obbligo di presentazione deve necessariamente tenere conto delle documentate esigenze lavorative del soggetto colpito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza limitatamente a questo aspetto, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione e sospendendo temporaneamente l'efficacia della misura di presentazione.
Continua »
Nullità convalida DASPO: difesa negata annulla l’obbligo di firma
Il Questore imponeva al Destinatario l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tuttavia, la notifica dell'atto non conteneva l'avviso della facoltà di presentare memorie difensive al Giudice per le indagini preliminari. Il Giudice convalidava comunque la misura. Il Destinatario ha proposto ricorso lamentando la violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo la Nullità convalida DASPO. L'omissione dell'avviso lede il diritto di intervento e assistenza dell'interessato, determinando una nullità di ordine generale e assoluta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida e ha dichiarato l'inefficacia dell'obbligo di presentazione.
Continua »
Sequestro preventivo: l’errore del PM salva i beni
Il Tribunale di Reggio Calabria ha respinto l'appello del Pubblico Ministero di Locri contro il rifiuto del GIP di disporre il sequestro preventivo di beni e denaro appartenenti ad alcuni amministratori indagati per reati fiscali. Il Pubblico Ministero di Locri ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione. Secondo l'articolo 325 del codice di procedura penale, infatti, il potere di impugnare le decisioni del tribunale del riesame o dell'appello cautelare spetta esclusivamente all'ufficio del pubblico ministero presso il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato (in questo caso, Reggio Calabria) e non al pubblico ministero che ha originariamente richiesto la misura (Locri). Di conseguenza, il sequestro preventivo non è stato concesso e gli indagati mantengono la disponibilità dei propri beni.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: dimissioni inutili per il manager
Il Tribunale del Riesame applicava la custodia cautelare in carcere a un dirigente d'azienda, accusato di associazione per delinquere finalizzata a una complessa frode carosello sull'IVA. L'indagato ricorreva in Cassazione sostenendo l'assenza del pericolo di reiterazione del reato, avendo egli rassegnato le dimissioni dalla società e non avendo precedenti penali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea, poiché l'indagato possiede una spiccata capacità criminale e ha continuato a gestire società fittizie tramite prestanome e canali telematici anche dopo l'avvio delle indagini. Di conseguenza, la misura restrittiva è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Violazione del DASPO: lo stadio vietato costa un anno di carcere
Un uomo, sanzionato con il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per vendita abusiva di biglietti, ha commesso per ben sette volte la violazione del DASPO. Condannato in primo e secondo grado, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la legittimità del provvedimento del Questore e la sua convalida. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna a un anno di reclusione e 10.000 euro di multa. I giudici hanno chiarito che il giudice penale non può sindacare la legittimità del divieto di accesso, trattandosi di un provvedimento amministrativo che andava impugnato dinanzi al TAR, mentre la convalida dell'obbligo di firma doveva essere contestata subito in Cassazione.
Continua »
Termine a comparire violato: perché la condanna resta valida
L'Imputata è stata condannata per abusivismo edilizio e violazione dei sigilli. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato rispetto del termine a comparire di venti giorni per l'udienza d'appello, poiché la notifica era avvenuta solo diciassette giorni prima. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il mancato rispetto del termine a comparire genera una nullità di ordine generale. Tuttavia, questa nullità deve essere eccepita dalla difesa prima della deliberazione della sentenza di secondo grado, anche se l'udienza si svolge in forma cartolare. Non avendolo fatto tempestivamente durante il giudizio d'appello, l'eccezione sollevata direttamente in Cassazione è tardiva e inammissibile. L'Imputata perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Scrutinio delle schede elettorali: vietato accantonare i voti
Il Presidente di un seggio elettorale è stato condannato per aver accantonato alcune schede anomale durante lo scrutinio delle schede elettorali, rimandandone la valutazione alla fine delle operazioni. La difesa sosteneva che nei piccoli comuni tale condotta fosse lecita per via di procedure semplificate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo scrutinio delle schede elettorali deve avvenire senza interruzioni e che l'accantonamento è sempre vietato in ogni comune. Tale condotta configura un reato di pericolo volto a prevenire brogli elettorali. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Omessa dichiarazione dei redditi: la finta buona fede non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato a un anno di reclusione per il reato di omessa dichiarazione dei redditi. L'imputato aveva presentato la dichiarazione in forte ritardo, omettendo però di indicare un incasso di oltre 300.000 euro, elemento che ha confermato la volontà di evadere le imposte (dolo specifico). La difesa sosteneva che l'evasione fosse sotto la soglia di punibilità considerando i costi aziendali, ma la Corte ha chiarito che le spese non registrate non possono essere dedotte senza prove concrete. Inoltre, i gravi precedenti penali dell'uomo hanno escluso la concessione di attenuanti o della particolare tenuità del fatto. L'imprenditore perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Terra per nocciole o deposito incontrollato di rifiuti?
Un amministratore societario viene assolto dall'accusa di deposito incontrollato di rifiuti per aver depositato temporaneamente della terra da scavo sul terreno della madre per riutilizzarla nella coltivazione di nocciole. Il Procuratore della Repubblica impugna la decisione direttamente in Cassazione, sostenendo che la terra costituisse comunque un rifiuto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il deposito incontrollato di rifiuti richiede un accumulo casuale e senza scopo. Nel caso specifico, la terra aveva una finalità produttiva ed è stata rapidamente riutilizzata. Inoltre, il ricorso del pubblico ministero mirava a contestare accertamenti di fatto, attività preclusa in sede di legittimità. L'assoluzione dell'amministratore viene quindi confermata in via definitiva.
Continua »
Assoluzione ma beni sequestrati: stop alla confisca per equivalente
Alcuni contribuenti, condannati in primo grado per reati tributari con contestuale confisca dei beni, venivano parzialmente assolti in appello. Tuttavia, la Corte d'Appello ometteva di revocare la misura patrimoniale sui beni legati ai reati per cui era intervenuta l'assoluzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che la confisca per equivalente presuppone necessariamente una sentenza di condanna o di patteggiamento. Di conseguenza, in mancanza di condanna per quei determinati reati, la misura non può essere mantenuta. La sentenza è stata annullata sul punto con rinvio ad altra sezione per la rivalutazione della confisca.
Continua »
Traffico di stupefacenti: spaccio al dettaglio, condanna grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per reati legati alla droga. Il primo contestava la sua partecipazione a un viaggio di rifornimento, sostenendo una semplice presenza passiva. La Corte ha invece confermato il concorso nel reato, essendoci prova di un suo ruolo attivo e rassicurante. Il secondo contestava la sua partecipazione all'associazione criminale e chiedeva la qualificazione del fatto come associazione di lieve entita. I giudici hanno chiarito che l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti non puo considerarsi lieve se, sin dalla sua costituzione, dispone di canali di approvvigionamento costanti e imponenti da altre regioni, a prescindere dal fatto che la vendita finale avvenga al dettaglio. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Abuso edilizio su immobile abusivo: condannato il proprietario
Il proprietario di un immobile e il gestore di un ristorante hanno realizzato opere non autorizzate su un lastrico solare per trasformarlo in terrazza di somministrazione, in zona vincolata. I giudici di merito li hanno condannati per violazioni edilizie e paesaggistiche. La Cassazione ha rigettato il ricorso del proprietario, stabilendo che qualsiasi nuovo intervento su un edificio originariamente abusivo configura un autonomo reato, poiché eredita l'illegittimità della struttura principale. Questo principio configura un nuovo abuso edilizio su immobile abusivo. La Corte ha confermato la condanna a sei mesi di arresto e 21.000 euro di ammenda, oltre al risarcimento dei danni alle parti civili.
Continua »
Ristorante e occupazione abusiva di spazio demaniale: condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della proprietaria di un ristorante, condannata per il reato di occupazione abusiva di spazio demaniale. La donna contestava la natura demaniale dell'area occupata dal suo locale, lamentando l'assenza di confini catastali certi. I giudici hanno invece chiarito che l'appartenenza di un'area al demanio marittimo non richiede necessariamente risultanze catastali, ma può essere desunta dalle caratteristiche naturali del bene e dalla sua funzione di servizio ai pubblici usi del mare. Di conseguenza, la condanna a un'ammenda di 300 euro è stata confermata e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Traffico illecito di rifiuti: la Cassazione conferma le condanne
Due soggetti sono stati condannati per il reato di traffico illecito di rifiuti, realizzato attraverso una complessa organizzazione che utilizzava capannoni in varie regioni, tra cui uno a Verona. I difensori hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la competenza territoriale del Tribunale di Verona, l'assenza di un imputato all'udienza e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il traffico illecito di rifiuti è un reato abituale che si consuma nel luogo in cui si consolida l'attività organizzata (in questo caso, Verona). Inoltre, la rinuncia telefonica a presenziare all'udienza è valida e le attenuanti sono state legittimamente negate a causa della gravità e della durata delle condotte illecite. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »