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D.P.R. 309/1990 — Anno 2022

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Altri anni per D.P.R. 309/1990

Scostamento dal minimo edittale: confermata la pena più severa
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare l'entità della sanzione inflitta per reati legati allo spaccio di stupefacenti, lamentando un presunto difetto di motivazione. Il Giudice di merito aveva quantificato una pena superiore rispetto al minimo previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della decisione precedente. I giudici hanno ritenuto pienamente motivato lo scostamento dal minimo edittale alla luce della gravità della condotta, della non occasionalità dell'attività di spaccio, della natura pesante della droga e della presenza di un precedente penale specifico. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Misure cautelari: inammissibile il ricorso contro l’identificazione
Un Indagato, accusato di spaccio di droga, era stato sottoposto a custodia cautelare in carcere. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'identificazione e la gravità indiziaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le contestazioni riguardavano valutazioni di merito sui fatti, come l'identificazione e la sussistenza della gravità indiziaria, non sindacabili in Cassazione. La Corte ha ribadito che il suo compito è verificare la logicità della motivazione e la corretta applicazione delle norme. Le **misure cautelari** restano valide.
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Spaccio di Droga: Ricorso Inammissibile, Pena Confermato
Un individuo, condannato per spaccio di droga, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la mancata concessione di circostanze attenuanti e della sospensione condizionale della pena. La Corte d'Appello aveva già ridotto la pena, ma aveva confermato la condanna per la pericolosità della sostanza (metanfetamina "shaboo"), la durata della condotta (tre anni) e l'organizzazione dell'attività illecita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo una mera ripetizione di argomenti già respinti. La motivazione della Corte d'Appello è stata giudicata adeguata e logica. Di conseguenza, l'individuo dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Penale Inammissibile: Spaccio di Droga e Sentenza Confermata
Un Lavoratore, condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava il trattamento sanzionatorio e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le argomentazioni troppo generiche e non in grado di confutare le motivazioni della sentenza precedente. La gravità del fatto, la partecipazione a un'associazione di spaccio e i precedenti penali hanno escluso un cambiamento di vita. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: fare il palo conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per concorso in spaccio di lieve entità. L'uomo fungeva da vedetta all'esterno di un immobile munito di grate e lucchetto, facilitando la cessione di stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto quasi cento grammi di hashish, marijuana, denaro e strumenti per il confezionamento. La difesa lamentava vizi di motivazione sulla responsabilità e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno ribadito che l'impugnazione deve contestare puntualmente le argomentazioni della sentenza d'appello, senza limitarsi a riproporre censure generiche. La semplice incensuratezza non garantisce riduzioni di pena in presenza di un ruolo attivo e stabile nell'attività illecita. La condanna è definitiva con sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: il patteggiamento non si riesamina in Cassazione
Il Ricorrente ha impugnato una sentenza di patteggiamento, contestando la qualificazione giuridica della condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il Ricorrente aveva solo genericamente asserito una diversa qualificazione, senza dimostrare un errore evidente del giudice precedente. Ha invece cercato un'inammissibile rivalutazione dei fatti. La Corte ha quindi confermato la decisione, condannando Il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di 3000 euro alla Cassa delle ammende per l'inammissibilità ricorso patteggiamento.
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Associazione per traffico di stupefacenti: carcere senza droga
L'Indagato ha proposto ricorso contro la misura della custodia cautelare in carcere, contestando la sua partecipazione all'associazione per traffico di stupefacenti. La difesa ha sostenuto l'assenza di sequestri diretti di droga a suo carico e ha richiesto gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità degli indizi emersi dalle intercettazioni, che dimostrano il ruolo dell'Indagato come consulente strategico e organizzatore del gruppo criminale. Per il reato di associazione per traffico di stupefacenti, la legge prevede la presunzione di adeguatezza del carcere, non superata dalla difesa. L'Indagato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Aumento per continuazione: la Cassazione rigetta il ricorso
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede di esecuzione per due condanne definitive in materia di stupefacenti. La Corte d'Appello ha accolto l'istanza e individuato il reato più grave, applicando un aumento di pena per i reati minori. Il Condannato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando un eccessivo aumento per continuazione per i reati satellite della prima sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la piena discrezionalità del giudice dell'esecuzione nel valutare la gravità dei singoli episodi criminali, come il tipo di droga e la commissione in concorso. Il Condannato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concorso nel reato di droga: il controllo smentisce l’innocenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un passeggero coinvolto nel trasporto di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva la propria estraneità al trasporto illecito. I giudici hanno accertato il concorso nel reato di droga valorizzando la condotta sospetta tenuta dall'uomo durante il controllo stradale di Polizia, avvenuta prima ancora del ritrovamento materiale delle sostanze all'interno del veicolo. Tale atteggiamento ha fornito un chiaro riscontro alla confessione del conducente, il quale aveva confermato la presenza del compagno durante la fase di acquisto della droga. Dichiarando il ricorso del tutto generico e inammissibile, i giudici supremi hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro alla cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: Condanna per droga annullata dalla Cassazione
Un Imputato era stato condannato per un reato legato allo spaccio di sostanze stupefacenti, con la sentenza confermata in appello. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che il reato era ormai estinto per prescrizione del reato, ovvero era trascorso il tempo massimo previsto dalla legge per perseguire il crimine. Per questo motivo, la Corte ha annullato la condanna senza necessità di un nuovo processo, stabilendo che l'Imputato non può più essere punito per quel fatto.
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Misure Cautelari: Tribunale Revoca Libertà, Cassazione Conferma
Il Tribunale di Ancona ha applicato una misura cautelare in carcere a un individuo, accusato di un reato legato al traffico di stupefacenti. Questa decisione ha ribaltato il precedente rifiuto del Giudice per le indagini preliminari, che aveva ritenuto non attuali le esigenze di pericolosità sociale nonostante i gravi indizi. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione della sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le argomentazioni troppo generiche e non specifiche rispetto alle motivazioni del Tribunale che aveva giustificato la continuità della pericolosità sociale. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Concordato in appello: illegittimo contestare il merito
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da diversi imputati condannati per reati associativi e spaccio di stupefacenti. Quasi tutti i ricorrenti avevano definito la propria posizione tramite concordato in appello, rinunciando espressamente ai motivi di merito in cambio di una rideterminazione della pena. Successivamente, gli imputati hanno impugnato la sentenza lamentando la mancata valutazione del proscioglimento. Un ulteriore coimputato ha contestato l'identificazione basata sui rapporti familiari con un altro indagato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena preclude nuove contestazioni sul merito delle responsabilità. L'ultimo ricorrente risultava peraltro individuato da accertamenti diretti di polizia. I ricorrenti devono versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Recidiva vs Attenuanti: Cassazione conferma pena per stupefacenti
Un Lavoratore è stato condannato per reati legati agli stupefacenti. La Corte d'Appello ha rideterminato la pena riconoscendo le attenuanti generiche, ma le ha considerate equivalenti alla recidiva. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata disapplicazione della recidiva e l'errato bilanciamento attenuanti e recidiva. Ha sostenuto che i suoi precedenti fossero troppo datati e di lieve entità. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la disapplicazione della recidiva non fosse stata contestata in appello e che il giudizio di comparazione fosse motivato, considerando anche altri precedenti penali del Lavoratore. Il ricorso è stato respinto e il Lavoratore condannato al pagamento delle spese.
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Detenzione per uso personale o spaccio: no al riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per cessione e possesso di stupefacenti di lieve entità. L'uomo sosteneva la sussistenza della detenzione per uso personale e contestava la ricostruzione probatoria effettuata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non consente una rivalutazione delle prove già esaminate in modo logico e coerente dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, i giudici hanno confermato integralmente la condanna penale e hanno sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese legali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Recidiva e Continuazione: Pene Diverse tra Coimputati, la Cassazione Chiarisce
Un imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la rideterminazione della pena. Egli lamentava una disparità di trattamento rispetto a un coimputato riguardo agli aumenti di pena per il reato continuato, e l'incompatibilità tra `recidiva e continuazione`. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il diverso trattamento sanzionatorio tra coimputati non costituisce vizio di motivazione, a meno di irragionevolezza. Inoltre, ha confermato la compatibilità tra `recidiva e continuazione`, sottolineando che la pericolosità del reo giustifica l'inasprimento della pena. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di Stupefacenti: Lieve Entità negata, ricorso inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il suo caso rientrasse nella fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la quantità e le modalità di detenzione della droga non permettevano di considerare il reato di lieve entità stupefacenti. Il Lavoratore ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Attenuanti generiche: ricorso generico respinto in Cassazione
L'Imputata ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati di lieve entità legati agli stupefacenti, lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e la sussistenza di vizi nella valutazione della responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi presentati risultavano generici e ripetitivi rispetto alle questioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. La motivazione della Corte territoriale sul diniego delle attenuanti è apparsa logica e coerente. L'Imputata è stata quindi condannata alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Confisca per sproporzione: niente reddito e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la misura patrimoniale disposta contro l'imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti. I giudici hanno applicato la confisca per sproporzione sulle somme di denaro sequestrate, evidenziando il netto contrasto tra il patrimonio posseduto e i redditi ufficiali. L'interessato ha tentato di giustificare le disponibilità finanziarie sostenendo di svolgere attività commerciali e di avere alle proprie dipendenze un lavoratore. Tuttavia, non ha fornito alcuna prova documentale valida a supporto delle proprie affermazioni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle difese, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: l’eroina nella casa comune
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto quasi un chilo e mezzo di eroina nell'armadio di una camera da letto all'interno di un appartamento occupato da più persone. La difesa sosteneva che la stanza non fosse riconducibile all'imputato, lamentando l'assenza di un contratto di locazione a suo nome, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'illegittimità della confisca di 300 euro. I giudici hanno respinto ogni contestazione: la presenza nella stanza di documenti personali, ricevute di trasferimento di denaro e telefoni cellulari dell'imputato ha dimostrato in modo inequivocabile la disponibilità esclusiva del locale e dello stupefacente. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, convalidando la condanna e la confisca del denaro.
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Ricorso contro il patteggiamento: stop ai ripensamenti
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena per violazione della legge sugli stupefacenti mediante patteggiamento. Successivamente, il difensore ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'assenza di motivazione sul mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. I giudici hanno ricordato che la legge limita tassativamente i motivi di impugnazione a vizi del consenso, errata qualificazione giuridica, difformità della sentenza rispetto alla richiesta o illegalità della pena. Non rientrando la censura tra queste ipotesi, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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