Il Tribunale del riesame ha confermato gli arresti domiciliari per un indagato accusato di cessione di cocaina, quantificata in oltre cinquanta grammi. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'errata interpretazione delle intercettazioni telefoniche e contestando le esigenze cautelari, poiché le precedenti condanne erano state estinte grazie all'esito positivo dell'affidamento in prova ai servizi sociali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione del linguaggio in codice nelle intercettazioni spetta al giudice di merito. Inoltre, l'applicazione delle misure cautelari personali può legittimamente fondarsi anche su reati passati la cui pena è stata estinta, poiché la riabilitazione estingue gli effetti penali ma non cancella la gravità storica del fatto, utile per valutare la pericolosità sociale e il pericolo di recidiva.
Continua »