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D.Lgs. 159/2011 — Anno 2022

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Altri anni per D.Lgs. 159/2011

Confisca per sproporzione: i redditi modesti tradiscono i lussi
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della confisca per sproporzione e della sorveglianza speciale nei confronti di un leader di tifoseria organizzata. I giudici hanno accertato la pericolosita sociale del soggetto, coinvolto nel traffico di stupefacenti e in episodi violenti durante incontri di calcio. L'analisi patrimoniale ha evidenziato un tenore di vita incompatibile con i modesti redditi dichiarati, dimostrato da frequenti versamenti di contante e dal possesso di orologi di lusso ed auto costose. La difesa sosteneva che i beni preziosi fossero regali e che il denaro derivasse da attivita lecite, ma non ha fornito adeguate prove documentali. La Corte ha stabilito che il giudice di prevenzione puo valutare autonomamente i fatti penali e ha confermato il sequestro dei beni illeciti, rigettando il ricorso.
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Prescrizione del reato: l’accordo non salva il ricorso in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale, che gli imponevano di rimanere nel suo comune di residenza. La Corte d'Appello ha confermato la sua colpevolezza, riducendo la pena grazie a un accordo. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse estinto per intervenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'accordo sulla pena non influisce sul calcolo dei termini di prescrizione e ha condannato il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale e incontri vietati: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione inflitta a un imputato sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'uomo aveva violato la prescrizione che vietava di associarsi abitualmente a soggetti pregiudicati. La difesa sosteneva la nullità del giudizio direttissimo per la contestazione di fatti pregressi e qualificava l'ultimo incontro come un evento fortuito e occasionale. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'eventuale vizio del rito direttissimo costituisce una nullità relativa, sanata dalla mancata eccezione preliminare nei termini di legge. Inoltre, la violazione del divieto di frequentazione integra un reato abituale: i plurimi contatti avvenuti nei mesi precedenti dimostrano la serialità della condotta illecita e la piena consapevolezza dell'imputato, smentendo la tesi del contatto casuale.
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Confisca di Prevenzione: Nuove Prove Rifiutate, Immobile Resta Ablato
Un Individuo ha cercato di revocare una confisca di prevenzione su un immobile, disposta con un decreto del 2015. L'istanza si basava su nuove prove emerse da un incidente di esecuzione promosso dalla cognata, che aveva portato alla revoca parziale della confisca per una porzione dell'immobile riconosciuta come sua proprietà esclusiva. La Corte d'Appello ha dichiarato l'istanza inammissibile, ritenendo che le presunte "prove nuove" non fossero tali, in quanto già valutate o deducibili in precedenza. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità, ribadendo che la prova nuova deve essere preesistente ma scoperta dopo la misura definitiva, o sopravvenuta, non semplicemente non dedotta prima. L'Individuo ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese.
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Misure di prevenzione e assoluzione: la Cassazione ordina il riesame
La Corte di Cassazione ha affrontato il delicato rapporto tra **misure di prevenzione e assoluzione** penale. Il caso riguardava una famiglia a cui erano state applicate misure di prevenzione personali e la confisca di beni, basate su una condanna per associazione mafiosa. Tuttavia, la condanna era stata annullata dalla stessa Cassazione perché 'il fatto non sussiste'. La Suprema Corte ha ribadito che l'assoluzione penale non annulla automaticamente le misure di prevenzione. Il giudice della prevenzione deve però riesaminare la pericolosità sociale, basandosi su elementi autonomi e scartando i fatti definitivamente esclusi dalla sentenza penale. La Corte ha quindi annullato con rinvio il decreto impugnato per una nuova valutazione.
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Sorveglianza speciale confermata: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un cittadino contro il provvedimento della Corte di Appello che confermava l'applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. La misura preventiva era stata disposta per contrastare la pericolosità sociale del soggetto, ritenuto indiziato di appartenenza a un'associazione mafiosa. La difesa sosteneva la violazione di legge e il difetto di motivazione riguardo all'attualità della condotta pericolosa. I giudici supremi hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile. Il ricorso contestava infatti valutazioni di merito già adeguatamente motivate dai giudici precedenti, senza evidenziare reali violazioni di legge. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Confisca di prevenzione: confermata la perdita dei beni illeciti
La Corte di Cassazione ha confermato la misura patrimoniale della confisca di prevenzione nei confronti di un imprenditore e dei suoi familiari. L'uomo aveva edificato un complesso turistico grazie al sostegno della criminalità organizzata ed era rimasto coinvolto in ripetuti illeciti economico-finanziari, tra cui truffe per erogazioni pubbliche ed evasioni fiscali per oltre sessanta milioni di euro. I giudici hanno respinto le contestazioni sulla durata del processo di appello e sulla presunta assenza di continuità nella pericolosità sociale. La Suprema Corte ha stabilito la piena legittimità dell'espropriazione dei beni sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati, confermando che l'accumulo di ricchezze illecite e l'intestazione fittizia ai congiunti giustificano la misura ablatoria finale.
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Ricusazione del giudice: la Cassazione annulla l’inammissibilità “de plano”
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile 'de plano' (senza udienza) la richiesta di `ricusazione del giudice`. Alcuni soci e procuratori speciali di un'azienda, i cui beni erano stati sottoposti a misure di prevenzione, avevano chiesto la rimozione dei giudici per presunta imparzialità, avendo questi già valutato fatti simili in precedenti procedimenti. La Cassazione ha stabilito che una richiesta di `ricusazione del giudice` non può essere respinta sommariamente quando i motivi addotti sono oggetto di contrasto interpretativo nella giurisprudenza. La Corte d'Appello dovrà riesaminare il caso con una procedura più formale, garantendo il contraddittorio.
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Misure di prevenzione: Cassazione conferma sorveglianza speciale nonostante assoluzioni
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un'Indagata contro la conferma della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. L'Indagata contestava la valutazione della sua pericolosità sociale, basata su condotte non sempre sfociate in condanne definitive. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudizio sulla pericolosità sociale per le misure di prevenzione è autonomo rispetto al processo penale. Può considerare fatti che, pur non essendo stati oggetto di condanna, rivelano una dedizione non occasionale a comportamenti lesivi dell'ordine pubblico. La decisione ha confermato la sorveglianza speciale e condannato l'Indagata alle spese.
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Sorveglianza speciale: citofono muto e condanna confermata
Un cittadino sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno aveva il dovere di rincasare entro le ore 21:00. Durante un controllo, la polizia ha citofonato per oltre venti minuti senza ottenere risposta, notando le luci spente nell'abitazione. Un successivo controllo svolto alle 23:00 aveva invece dato esito positivo. I giudici di merito hanno condannato l'uomo a otto mesi di reclusione per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale, ritenendo provata la sua assenza durante il primo controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici di legittimità hanno stabilito che la riapertura dell'istruttoria è eccezionale e che non occorreva una nuova valutazione della pericolosità sociale, poiché la precedente detenzione del cittadino era durata meno di due anni. Il cittadino perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Confisca di prevenzione: redditi esigui e beni ai parenti
La Corte d'appello confermava il sequestro e disponeva la confisca di prevenzione su terreni e fabbricati formalmente intestati ai familiari di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso per reati di spaccio, falso e truffa. Il soggetto e i suoi parenti impugnavano la decisione lamentando la scadenza dei termini del sequestro, l'errata stima della spesa familiare ISTAT, la difficoltà di reperire estratti conto bancari risalenti nel tempo e l'assenza di correlazione temporale tra i reati e gli acquisti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici di legittimità hanno ribadito che la confisca di prevenzione può essere contestata in sede di legittimità solo per violazione di legge o motivazione totalmente assente. La coincidenza dell'intero piano edilizio con il periodo criminale e la mancanza di redditi leciti a supporto giustificano pienamente la misura.
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Trasferimento fraudolento di valori: confermato il sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo disposto nei confronti di una società commerciale, formalmente amministrata dal figlio ma di fatto gestita dal padre. I giudici hanno ritenuto configurabile il reato di trasferimento fraudolento di valori con l'aggravante mafiosa. L'apertura della nuova compagine societaria mirava a eludere le misure di prevenzione patrimoniali già applicate ad altre attività economiche riconducibili al padre. Le intercettazioni hanno dimostrato la piena consapevolezza del figlio, il quale fungeva da prestanome pur sapendo che la reale proprietà apparteneva al genitore. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso difensivo, sottolineando che i vizi di motivazione sollevati riguardavano la valutazione delle prove e non la violazione di legge.
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Sorveglianza Speciale: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un Sorvegliato Speciale è stato condannato per la Violazione sorveglianza speciale, essendo stato trovato fuori casa oltre l'orario consentito. L'uomo ha fornito diverse giustificazioni, ma la Corte d'Appello le ha ritenute non provate. Inoltre, un motivo di ricorso presentato in appello, relativo all'assenza di offensività del fatto, è stato dichiarato inammissibile perché tardivo. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso del Sorvegliato Speciale, ribadendo che i motivi nuovi devono essere collegati a quelli originari e presentati entro i termini. La condanna per Violazione sorveglianza speciale è stata quindi confermata.
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Confisca di Prevenzione: Beni Illeciti Contesi, Cassazione Conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati da diversi soggetti contro la confisca di prevenzione di beni immobili. I ricorrenti contestavano che i beni, formalmente intestati a loro, fossero stati ritenuti di provenienza illecita e legati a un sodalizio mafioso. La Corte ha ribadito che, nel procedimento di prevenzione, la sproporzione tra i beni posseduti e i redditi leciti giustifica la confisca. Ha inoltre confermato che l'assoluzione in un processo penale per interposizione fittizia non impedisce la confisca di prevenzione, purché non ci sia incompatibilità tra le ricostruzioni dei fatti. La sentenza ha evidenziato che i fondi per l'acquisto dei beni provenivano da attività illecite del Proposto, ritenuto un elemento di vertice di una cosca camorristica.
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Violazione Sorveglianza Speciale: Necessaria l’Attualizzazione Pericolosità Sociale
Un Individuo era stato condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, una misura di prevenzione. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena ma confermato la responsabilità. L'Individuo ha contestato la sentenza, sostenendo che la misura di prevenzione era inefficace. Questo perché non era stata fatta una nuova valutazione della sua pericolosità sociale (attualizzazione pericolosità sociale) dopo un lungo periodo di detenzione, come richiesto dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la sentenza d'appello mancava di una motivazione adeguata sulla necessità di attualizzare la pericolosità sociale, soprattutto considerando il tempo trascorso e le sospensioni della misura. La Cassazione ha annullato la sentenza e ha rinviato il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Ricorso Straordinario: Quando i Terzi non Possono Ricorrere
Una persona, la cui famiglia aveva subito la confisca di beni e l'applicazione di una misura di prevenzione al padre, ha presentato un ricorso straordinario contro una precedente decisione della Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso straordinario inammissibile. Ha stabilito che questo specifico rimedio è riservato solo al 'condannato' (chi ha ricevuto una sentenza definitiva di colpevolezza). Non si estende né a chi è sottoposto a misure di prevenzione, né ai terzi interessati dalla confisca dei beni. La ricorrente ha quindi perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Restituzione Frutti Beni Sequestrati: Cassazione annulla decisione Tribunale
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della **restituzione dei frutti dei beni sequestrati** in un caso complesso. Un soggetto e la sua coniuge avevano richiesto la restituzione dei canoni di locazione e delle cauzioni relative a immobili precedentemente sottoposti a sequestro di prevenzione e poi restituiti. Il Tribunale aveva confiscato la società proprietaria degli immobili, ma aveva restituito gli immobili stessi al soggetto, ritenendolo il vero proprietario fin dall'origine, nonostante l'intestazione formale alla società. Il Tribunale aveva rigettato la richiesta di restituzione dei canoni, qualificandoli come ricavi societari confiscati. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della coniuge per mancanza di procura speciale. Ha accolto il ricorso del soggetto, annullando la decisione del Tribunale. La Corte ha stabilito che il sequestro di prevenzione è dinamico e l'amministratore gestisce i beni "per conto di chi spetta". Pertanto, i frutti devono seguire la sorte del bene principale. Il Tribunale dovrà riesaminare la questione, superando la contraddizione.
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Guida su trattore e condanna: scatta la prescrizione del reato
Il Soggetto, sottoposto a una misura di prevenzione personale definitiva, viene sorpreso alla guida di un trattore agricolo e condannato alla pena di sei mesi di arresto. Il difensore propone ricorso per cassazione contestando la mancata concessione delle attenuanti generiche e la configurabilità del reato, sostenendo che il mezzo agricolo non rientri tra autoveicoli o motoveicoli. I giudici di legittimità ritengono il ricorso ammissibile e non manifestamente infondato. Di conseguenza, l'impugnazione instaura validamente il rapporto processuale, consentendo di rilevare l'estinzione dell'illecito. Essendo decorso il termine massimo di cinque anni dal fatto senza sospensioni, la Corte di Cassazione annulla la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato.
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Confisca di prevenzione: beni illeciti anche in detenzione?
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un Proposto e dai suoi familiari contro la confisca di prevenzione dei loro beni. La Corte d'Appello aveva confermato la misura, ritenendo la pericolosità sociale del Proposto protratta nel tempo, giustificando l'illecita provenienza dei beni anche durante i periodi di detenzione. I ricorrenti contestavano la correlazione tra pericolosità e acquisti e l'origine lecita delle provviste. La Suprema Corte ha ribadito che i terzi possono solo contestare la fittizietà dell'intestazione e che le censure erano generiche o vizi di motivazione non ammissibili in sede di legittimità, confermando la confisca di prevenzione.
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Sequestro preventivo auto di lusso: decide la Corte d’Appello
Il Giudice per le indagini preliminari disponeva l'assegnazione alla polizia di un'autovettura di lusso intestata a una società estera, colpita in precedenza da sequestro preventivo. L'amministratore della società proponeva impugnazione contestando la mancanza dei presupposti della normativa antimafia, l'omessa notifica al legittimo proprietario e l'assenza di precedenti vincoli cautelari sul veicolo. La Corte di Cassazione, rilevando che l'atto depositato dalla difesa costituiva un appello cautelare e non un ricorso diretto di legittimità, ha ordinato la trasmissione degli atti alla Corte di Appello territorialmente competente per l'esame del merito.
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