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Sezione Terza Penale — Anno 2023

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Raccolta abusiva di scommesse: no alla tutela UE senza sanatoria
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore contro la revoca della misura interdittiva nei confronti di un gestore di scommesse affiliato a un operatore estero. Il Tribunale aveva escluso il reato ritenendo l'operatore discriminato dalle gare statali. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la mancata adesione alla procedura di regolarizzazione prevista dalla Legge di Stabilità del 2015 rende irrilevante qualsiasi precedente discriminazione. Chi sceglie di non regolarizzarsi non può invocare la tutela europea per evitare la condanna per raccolta abusiva di scommesse. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Ordine di demolizione: il condono non salva i nuovi abusi
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione per un intero immobile abusivo, respingendo il ricorso della proprietaria. La donna sosteneva che l'ordine dovesse riguardare solo i successivi ampliamenti e non la struttura originaria, per la quale pendeva una vecchia domanda di condono. I giudici hanno chiarito che le nuove opere abusive, inglobate nell'edificio principale, hanno reso improcedibile la sanatoria originaria. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che le contestazioni sullo stato dell'immobile dovevano essere sollevate durante il processo principale e non nella fase esecutiva, quando la condanna è ormai definitiva. Di conseguenza, l'intero complesso deve essere abbattuto.
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Riesame del sequestro preventivo: difesa valida senza procura speciale
Il Tribunale di Latina aveva dichiarato inammissibile la richiesta di riesame del sequestro preventivo di una struttura per il gioco del padel, ritenendo che il difensore dell'indagata non avesse una procura speciale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'indagata, stabilendo che per proporre il riesame del sequestro preventivo il difensore non necessita di una procura speciale, essendo sufficiente la nomina fiduciaria già presente agli atti del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, ordinando un nuovo esame del caso.
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Ordine di demolizione: se la casa è del Comune il ricorso decade
Una cittadina ha impugnato il rifiuto di revocare un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Tuttavia, l'immobile era già stato acquisito dal Comune fin dal 1994 a causa della mancata demolizione spontanea nei termini. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, una volta che il bene entra nel patrimonio comunale, il privato perde la proprietà e non ha più alcun interesse concreto a chiedere la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione.
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Deposito impugnazione tramite PEC: l’indirizzo errato è fatale
Il Tribunale di Napoli ha dichiarato inammissibile la richiesta di riesame presentata dall'Indagato contro la custodia in carcere per contrabbando. Il difensore ha effettuato il deposito impugnazione tramite PEC inviando l'atto a un indirizzo non abilitato alla ricezione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'invio a una casella PEC diversa da quella specificamente indicata dal Ministero della Giustizia comporta l'inammissibilità del ricorso. L'Indagato perde il ricorso, resta in carcere e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Diritto di difesa nel DASPO: nullo l’obbligo senza avviso
Il Questore ha emesso un provvedimento di DASPO con obbligo di firma a carico di un tifoso. Il Giudice delle indagini preliminari ha convalidato la misura, ma l'atto del Questore non conteneva l'avviso della facoltà di presentare memorie o deduzioni difensive. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, evidenziando la violazione del diritto di difesa nel DASPO. La mancanza di questo avviso impedisce l'instaurazione del necessario contraddittorio cartolare davanti al giudice della convalida. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
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Correzione di errore materiale: no alla prescrizione facile
Il Condannato, dopo una sentenza di condanna a cinque anni di reclusione per associazione a delinquere, ha presentato un'istanza di correzione di errore materiale per far dichiarare la prescrizione del reato, già riconosciuta ad altri coimputati. Il Tribunale ha rigettato la richiesta senza fissare un'udienza (procedura de plano). Il Condannato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del contraddittorio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la correzione di errore materiale non può riguardare valutazioni di merito, come la prescrizione. Inoltre, la Corte ha confermato che il giudice può decidere de plano, senza udienza, quando l'istanza è manifestamente infondata a prima vista.
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Lottizzazione abusiva: la prescrizione non cancella la confisca
Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta del Proprietario di revocare la confisca di terreni e immobili disposta per il reato di lottizzazione abusiva, dichiarato prescritto. Il Proprietario ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la confisca fosse illegittima a seguito di nuovi orientamenti giurisprudenziali nazionali ed europei. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revoca della sentenza ex art. 673 c.p.p. opera solo in caso di abrogazione della norma incriminatrice o dichiarazione di incostituzionalità, e non per semplici mutamenti interpretativi dei giudici. Inoltre, la confisca è legittima anche in presenza di prescrizione se il fatto è stato accertato nel pieno rispetto del contraddittorio, come avvenuto nel caso specifico. Il Proprietario perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Diritto al contraddittorio: stop alla prescrizione senza difesa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso de L'Imputato contro la sentenza della Corte di appello che aveva dichiarato la prescrizione del reato in fase predibattimentale, senza convocare le parti. La Suprema Corte ha evidenziato che decidere senza un confronto lede gravemente il diritto al contraddittorio. Questa violazione impedisce all'imputato di rinunciare alla prescrizione per dimostrare la propria innocenza nel merito. Richiamando la storica pronuncia della Corte Costituzionale, i giudici hanno annullato senza rinvio la decisione impugnata. Gli atti tornano alla Corte di appello per un corretto svolgimento del processo nel pieno rispetto delle garanzie difensive.
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Sequestro beni: senza procura speciale il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal legale rappresentante di una società contro il provvedimento di sequestro probatorio di un bene aziendale. Il tribunale aveva già respinto la richiesta di restituzione del bene perché mancava la procura speciale rilasciata dalla società al difensore. La Suprema Corte ha confermato che, quando il bene sequestrato appartiene a una persona giuridica (la società) e non al singolo individuo, il legale rappresentante deve conferire una procura speciale specifica a nome dell'ente per poter agire in giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Ordine di demolizione: l’inutile difesa sull’immobile abusivo
Una proprietaria ha impugnato l'ingiunzione di abbattimento di un immobile abusivo, sostenendo che l'atto non contenesse gli elementi minimi per identificare le opere da distruggere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione coincideva con l'abbattimento dell'intero fabbricato abusivo, già individuato nella sentenza di condanna definitiva del 1998. Di conseguenza, non vi era alcuna incertezza sull'oggetto del provvedimento. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Restituzione nel termine: la conoscenza reale batte il sospetto
Il Giudice per le indagini preliminari dichiarava inammissibile per tardività l'istanza di restituzione nel termine presentata da una condannata per opporsi a un decreto penale di condanna. Il giudice di merito faceva decorrere il termine di trenta giorni dalla data di prenotazione telematica per l'accesso al fascicolo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che il termine per richiedere la restituzione nel termine decorre dall'effettiva conoscenza del provvedimento di condanna e non dalla semplice conoscenza dell'esistenza del procedimento penale o dalla richiesta di accesso agli atti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione basata sul corretto principio di diritto.
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Riparazione per ingiusta detenzione: no se l’amico è armato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della riparazione per ingiusta detenzione richiesta da un uomo assolto dall'accusa di lesioni personali. L'uomo si era recato in stato di ebbrezza, insieme a un amico visibilmente armato di coltello, presso la dimora di alcuni connazionali per un "chiarimento". Nonostante l'assoluzione finale per non aver partecipato materialmente all'accoltellamento compiuto dall'amico, i giudici hanno stabilito che la sua condotta imprudente ha creato una falsa apparenza di colpevolezza. Questo comportamento integra gli estremi della colpa grave, che per legge esclude il diritto all'indennizzo. La Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo per equivalente: il pagamento riduce il blocco
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore della Repubblica contro la riduzione di un sequestro preventivo per equivalente. L'Azienda, accusata di reati tributari, aveva concordato un piano di rateizzazione con l'Agenzia delle Entrate, versando già una parte del debito. Il Tribunale aveva quindi ridotto l'importo del sequestro della somma già pagata. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che il pagamento parziale del debito erariale riduce legittimamente il profitto confiscabile e che, in tema di misure cautelari reali, il ricorso per cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo contestazioni sulla sufficienza della motivazione se questa non è totalmente apparente.
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Sequestro preventivo per omesso versamento IVA: beni bloccati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del legale rappresentante di una società contro il provvedimento che confermava il sequestro preventivo per omesso versamento IVA per oltre quattro milioni di euro. Il ricorrente contestava la legittimità del sequestro in presenza di un piano di rateizzazione del debito tributario e il mancato rispetto dei termini procedurali. I giudici hanno chiarito che l'azione penale e quella amministrativa sono compatibili e che la società era comunque decaduta dalla rateizzazione per mancanza di liquidità. Inoltre, il ritardo della Procura nella trasmissione degli atti non rende inefficace la misura, poiché il relativo termine non è perentorio. L'imprenditore è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: la rateizzazione riduce il blocco dei beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la riduzione di un sequestro preventivo. L'Azienda, accusata di reati tributari, aveva concordato un piano di rateizzazione con l'Agenzia delle Entrate, pagando circa duecentonovantasettemila euro. Il Tribunale aveva quindi ridotto l'importo del sequestro preventivo di pari valore. Il Pubblico Ministero lamentava una motivazione apparente sul collegamento tra i pagamenti e le imposte evase. La Cassazione ha stabilito che il Tribunale ha spiegato con precisione il collegamento logico dei versamenti. Inoltre, nei ricorsi contro i sequestri, il vizio di motivazione può essere fatto valere solo se la motivazione è totalmente mancante o incomprensibile, circostanza non verificatasi in questo caso. Vince l'Azienda, confermando la riduzione del sequestro.
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Restituzione nel termine: la Cassazione corregge il GIP
Il GIP aveva dichiarato inammissibile per tardività l'istanza di restituzione nel termine presentata da un cittadino per opporsi a un decreto penale di condanna di cui non aveva avuto tempestiva conoscenza. Il GIP aveva fatto decorrere il termine di trenta giorni dalla prenotazione telematica per l'accesso al fascicolo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cittadino, stabilendo che il termine per la richiesta di restituzione nel termine decorre esclusivamente dalla conoscenza effettiva del provvedimento di condanna, e non dalla generica conoscenza del procedimento o dalla semplice richiesta di accesso agli atti. La sentenza impugnata viene quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Ordine di demolizione: l’età avanzata non salva la casa abusiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il rigetto della revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo adibito a sua abitazione. La ricorrente invocava il principio di proporzionalità, lamentando l'omessa valutazione della sua età avanzata, delle condizioni di salute degli occupanti e del tempo trascorso dall'abuso. I giudici hanno chiarito che il rispetto della proporzionalità richiede un bilanciamento complesso, ma la proprietaria non ha dimostrato un'attuale precarietà economica né ha cercato soluzioni abitative alternative negli anni. Di conseguenza, l'ordine di demolizione rimane pienamente valido ed efficace, e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: ricorso respinto
Il Condannato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente sentenza della Cassazione che lo aveva condannato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che i giudici avessero omesso l'esame di un motivo cruciale riguardante le prove dei suoi rapporti con altri indagati e alcune intercettazioni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omessa valutazione di un motivo non costituisce un errore percettivo se la questione è stata implicitamente respinta o se non è decisiva per ribaltare la sentenza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: cade anche il tetto se il muro è abusivo
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore contro l'ordinanza che limitava l'ordine di demolizione al solo muro di un terrazzo, escludendo la copertura sovrastante. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione di un immobile abusivo si estende all'intero manufatto, comprese le opere accessorie, le aggiunte e le modifiche successive. L'obbligo di ripristino dello stato dei luoghi non può essere limitato se le opere successive sono collegate fisicamente e funzionalmente a quella principale. La Cassazione ha quindi annullato la decisione, rinviando il caso alla Corte d'appello per un nuovo esame che verifichi l'effettivo collegamento tra il muro e la copertura dell'edificio.
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