LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Raccolta abusiva di scommesse: no alla tutela UE senza sanatoria

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore contro la revoca della misura interdittiva nei confronti di un gestore di scommesse affiliato a un operatore estero. Il Tribunale aveva escluso il reato ritenendo l’operatore discriminato dalle gare statali. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che la mancata adesione alla procedura di regolarizzazione prevista dalla Legge di Stabilità del 2015 rende irrilevante qualsiasi precedente discriminazione. Chi sceglie di non regolarizzarsi non può invocare la tutela europea per evitare la condanna per raccolta abusiva di scommesse. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 32459 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 3 n. 32459/2023)

La raccolta abusiva di scommesse e il nodo delle licenze estere

La disciplina dei giochi pubblici in Italia impone regole molto severe per contrastare la criminalità e tutelare i consumatori. Chiunque decida di raccogliere giocate sul territorio nazionale deve possedere una specifica concessione statale e una licenza di pubblica sicurezza. In assenza di questi requisiti, l’attività integra il reato di raccolta abusiva di scommesse. Molti operatori collegati a società estere hanno cercato nel tempo di evitare le sanzioni penali invocando la normativa dell’Unione Europea. Essi sostenevano che lo Stato italiano avesse chiuso il mercato nazionale attraverso bandi di gara discriminatori. La Corte di Cassazione è intervenuta nuovamente su questo tema caldo con la sentenza numero 32459 del 2023. I giudici hanno chiarito i confini tra la tutela delle libertà europee e l’obbligo di rispettare le procedure di sanatoria nazionali.

Il caso: la mancata regolarizzazione dell’operatore estero

La vicenda nasce dal ricorso del Procuratore della Repubblica contro la decisione del Tribunale di Catanzaro. Il Tribunale aveva revocato una misura interdittiva (il divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale) applicata a un gestore di un centro scommesse. Questo gestore lavorava per conto di un noto operatore estero privo di concessione italiana. Il Tribunale riteneva che l’operatore estero fosse stato ingiustamente escluso dalle gare pubbliche in passato. Di conseguenza, secondo i giudici di merito, il gestore non poteva essere punito penalmente. Il Procuratore ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione. L’accusa ha evidenziato che l’operatore estero aveva rifiutato di partecipare alla procedura di regolarizzazione fiscale e amministrativa introdotta dalla Legge di Stabilità del 2015. Questa procedura permetteva anche ai soggetti esteri di ottenere titoli provvisori per operare legalmente in Italia.

Le motivazioni della decisione sulla raccolta abusiva di scommesse

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondate le ragioni del Procuratore della Repubblica. I giudici di legittimità hanno spiegato che il sistema italiano richiede una doppia chiave di accesso: la concessione dello Stato e l’autorizzazione di polizia. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha più volte confermato che questo doppio binario è legittimo e proporzionato per combattere la criminalità. È vero che la giurisprudenza europea protegge i soggetti esclusi da gare pubbliche tramite regole discriminatorie. Tuttavia, questa protezione non è assoluta e senza limiti di tempo. Il legislatore italiano ha introdotto una speciale procedura di regolarizzazione con la legge numero 190 del 2014. Questa norma consente ai bookmaker (allibratori) esteri di sanare la propria posizione e ottenere licenze temporanee. Se un operatore estero decide liberamente di non aderire a questa sanatoria, non può più lamentare una discriminazione passata. La scelta consapevole di rimanere fuori dalle regole nazionali rende penalmente rilevante l’attività del gestore. La condotta integra quindi il reato di raccolta abusiva di scommesse.

Le conclusioni sul caso e l’impatto per gli operatori

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva revocato la misura cautelare. Il caso dovrà ora essere riesaminato dai giudici di merito. Essi dovranno applicare il principio di diritto stabilito dalla Suprema Corte. Chi gestisce un centro scommesse per un marchio estero non può invocare la disapplicazione (la mancata applicazione) della legge penale italiana se la società madre ha rifiutato la regolarizzazione. Questa decisione stringe le maglie del controllo sul gioco d’azzardo e lancia un segnale chiaro a tutto il settore. La tutela del diritto europeo non copre l’abusivismo commerciale quando lo Stato offre una via d’uscita ragionevole per legalizzare l’attività. Gli operatori che continuano a raccogliere giocate senza concessione e senza aver aderito alla sanatoria rischiano il sequestro dei locali e pesanti sanzioni interdittive.

Cosa rischia chi raccoglie scommesse in Italia senza concessione dello Stato?
Chi esercita questa attività senza i titoli necessari commette un reato e rischia sanzioni penali, oltre al sequestro dei locali e a misure interdittive sull’attività imprenditoriale.

Un operatore estero può invocare la discriminazione delle leggi italiane per evitare sanzioni?
No, se l’operatore ha rifiutato di partecipare alle procedure di regolarizzazione previste dallo Stato italiano per sanare la propria posizione.

In cosa consiste la procedura di regolarizzazione per i bookmaker esteri?
Si tratta di una sanatoria che consente agli operatori stranieri di ottenere licenze temporanee e operare legalmente, a patto di rispettare precisi requisiti fiscali e di pubblica sicurezza.

Termini giuridici

Fumus del reato
Il fondato indizio o il sospetto legittimo che un reato sia stato effettivamente commesso, presupposto necessario per applicare una misura cautelare.
Misura interdittiva
Un provvedimento cautelare con cui il giudice vieta temporaneamente a un soggetto di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali.
Concessione
L'atto amministrativo con cui lo Stato attribuisce a un privato il diritto di esercitare un'attività economica riservata alla pubblica amministrazione.
Disapplicazione
La decisione del giudice nazionale di non applicare una norma interna perché in contrasto con il diritto dell'Unione Europea.
Regolarizzazione
La procedura prevista dalla legge per consentire a chi opera senza autorizzazione di sanare la propria posizione fiscale e amministrativa.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)