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Sezione Quinta Penale — Anno 2023

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Ricorso per cassazione personale: la firma fai-da-te costa cara
L'Imputata ha proposto personalmente un ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che la condannava per vari reati. Nonostante la firma fosse autenticata da un avvocato, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. La legge stabilisce infatti il divieto assoluto di presentare un ricorso per cassazione personale. L'atto deve essere necessariamente redatto e sottoscritto da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori (cassazionista). Di conseguenza, l'impugnazione è stata respinta senza esame del merito e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: ko il terzo
Una donna, formale intestataria di un bar-pasticceria confiscato perché utilizzato dal fratello per riunioni criminali ed estorsioni, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro la decisione della Cassazione che confermava il sequestro. La ricorrente sosteneva di essere un terzo estraneo in buona fede. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso straordinario per errore di fatto è uno strumento eccezionale, utilizzabile esclusivamente a favore del condannato e non da terzi per questioni incidentali come la confisca dei beni. Inoltre, l'errore contestato riguardava la valutazione delle prove e non una svista materiale del giudice. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro probatorio del cellulare: sì alla motivazione sintetica
Il Pubblico Ministero ha disposto il sequestro probatorio del cellulare di un soggetto indagato per lesioni personali aggravate, al fine di cercare messaggi, foto o video utili alle indagini. Il Tribunale del Riesame ha annullato il provvedimento, ritenendo la motivazione insufficiente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che il decreto di sequestro, sebbene sintetico, conteneva una motivazione chiara e coerente sulla necessità di effettuare accertamenti tecnici sul dispositivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza del Tribunale e ha disposto un nuovo giudizio, confermando la legittimità del sequestro probatorio del cellulare quando è finalizzato all'accertamento dei fatti.
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Patrocinio a spese dello Stato: la Cassazione corregge la condanna
La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di correzione di un errore materiale contenuto in una sua precedente sentenza. Nel giudizio originario, la Corte aveva condannato l'imputato a pagare direttamente le spese legali alla parte civile. Tuttavia, quest'ultima era stata ammessa al patrocinio a spese dello Stato. I giudici hanno chiarito che, in caso di ammissione al gratuito patrocinio, la Cassazione deve limitarsi a una condanna generica dell'imputato a favore dello Stato. La quantificazione effettiva delle spettanze spetta invece al giudice di merito tramite un apposito decreto di pagamento. Di conseguenza, la Corte ha corretto la decisione precedente, disponendo che la liquidazione avvenga a cura del Tribunale in favore dell'Erario.
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Termine per impugnare scaduto: condanna definitiva e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per lesioni personali, a causa del mancato rispetto del termine per impugnare la sentenza d'appello. Il termine ultimo per la presentazione del ricorso scadeva il 5 dicembre 2022, calcolato sommando i trenta giorni previsti dalla legge ai quindici giorni stabiliti per il deposito della sentenza. L'imputato ha invece inviato il ricorso tramite posta elettronica certificata solo il 4 gennaio 2023, oltre un mese dopo la scadenza. Di conseguenza, i giudici hanno respinto l'impugnazione senza esaminarne il merito e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Decreto di irreperibilità valido anche senza vecchi recapiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato contro il rigetto della richiesta di restituzione in termini per chiedere misure alternative alla detenzione. Il ricorrente contestava la validità del decreto di irreperibilità, sostenendo che la polizia giudiziaria non lo avesse cercato a Mondragone, indirizzo dichiarato al suo ingresso in Italia dieci anni prima. La Suprema Corte ha chiarito che le ricerche per il decreto di irreperibilità devono essere effettuate nei luoghi indicati dalla legge, ma sono subordinate all'oggettiva praticabilità e utilità degli accertamenti. Poiché il soggetto risultava senza fissa dimora e privo di residenza anagrafica o domicilio eletto in Italia, e l'indirizzo di Mondragone era un dato obsoleto e non anagrafico, le ricerche svolte sono state ritenute corrette e complete.
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Bancarotta e ricorso per cassazione tardivo: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato dall'Imputato, condannato in appello per bancarotta fraudolenta e possesso di documenti falsi. Il ricorso per cassazione tardivo è stato depositato oltre il termine perentorio di quarantacinque giorni previsto dalla legge. Nonostante la richiesta di rimessione in termini avanzata dal difensore e rigettata dalla Corte d'appello, la Suprema Corte ha confermato la tardività del deposito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso: patteggiamento blindato e sanzione
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento del Tribunale di Monza per tentato furto, lamentando la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento e sulla congruità della pena. Nelle more del giudizio, la Riforma Cartabia ha trasformato il reato in procedibile a querela. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché i motivi presentati non rientrano tra quelli tassativamente previsti dalla legge per impugnare il patteggiamento. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha impedito la costituzione del rapporto processuale in sede di legittimità, rendendo irrilevante la sopravvenuta mancanza di querela. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: inutile dopo la libertà
Il Tribunale di Sorveglianza di Palermo aveva negato a un detenuto l'affidamento in prova ai servizi sociali e la detenzione domiciliare, ritenendo persistente il pericolo di recidiva a causa di nuove misure cautelari per traffico di stupefacenti. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata valutazione del suo percorso riabilitativo positivo. Tuttavia, durante la pendenza del ricorso, l'uomo è stato scarcerato per aver interamente espiato la pena detentiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché la pena è stata interamente scontata, una decisione sull'ammissione alle misure alternative non avrebbe più alcuna utilità pratica per il ricorrente, escludendo anche la condanna alle spese processuali.
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Affidamento in prova al servizio sociale negato al reo recidivo
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'affidamento in prova al servizio sociale e la detenzione domiciliare a un uomo condannato per furto aggravato. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di avere un lavoro stabile come operaio edile e una convivenza fissa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la notevole pericolosità sociale del soggetto, desunta da numerosi precedenti penali e da ben quarantanove controlli di polizia in compagnia di pregiudicati. Inoltre, l'abitazione proposta si trovava in un complesso ad alto tasso di criminalità e l'attività lavorativa, comportando continui spostamenti tra diversi cantieri, non garantiva i controlli necessari. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blocca i ripensamenti
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale, lamentando la mancata motivazione del giudice sulla mancanza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, il ricorso contro patteggiamento è ammesso solo per motivi tassativi, come i vizi della volontà, l'errore sulla qualificazione del fatto o l'illegalità della pena. Di conseguenza, l'omessa motivazione sull'assenza di cause di proscioglimento non può più essere impugnata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia all’impugnazione: ricorso inammissibile ma senza spese
Il caso riguarda un cittadino che aveva proposto ricorso per Cassazione contro il rifiuto della Corte d'Appello di concedergli la restituzione nel termine per impugnare una sentenza di primo grado. Successivamente, il difensore, munito di procura speciale, ha presentato formale rinuncia all'impugnazione per via della sopravvenuta cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha preso atto di questa volontà e ha dichiarato inammissibile il ricorso. Grazie alle ragioni della rinuncia, il ricorrente ha evitato la condanna al pagamento delle spese processuali, chiudendo definitivamente la vicenda giudiziaria senza ulteriori oneri economici.
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Rescissione del giudicato: no se l’imputato si rende irreperibile
Un uomo, condannato per furto in abitazione in sua assenza, ha richiesto la rescissione del giudicato sostenendo di non aver mai saputo del processo. L'Imputato aveva nominato un difensore di fiducia eleggendo domicilio presso di lui, ma il legale aveva poi rinunciato al mandato non riuscendo a rintracciarlo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mancata conoscenza del processo non è incolpevole se dipende dal disinteresse dell'imputato, il quale non ha fornito recapiti validi al proprio difensore, sottrandosi volontariamente al giudizio.
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Ricorso contro patteggiamento: i limiti invalicabili della Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale, lamentando la mancata motivazione del giudice sull'assenza di cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Con le riforme introdotte nel 2017, il ricorso contro patteggiamento è limitato a motivi tassativi: vizi della volontà, difformità tra richiesta e sentenza, qualificazione giuridica del fatto e illegalità della pena. Di conseguenza, l'eventuale omessa motivazione del giudice circa l'insussistenza di cause di proscioglimento non può più essere contestata in sede di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Patteggiamento e ricorso per cassazione: l’accordo definitivo
L'Imputato ha concordato una pena per i reati di furto in abitazione e danneggiamento. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando che il giudice non avesse motivato la mancata pronuncia di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La legge limita rigidamente i motivi di impugnazione contro le sentenze di patteggiamento, escludendo la generica mancanza di motivazione sul proscioglimento. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e quattromila euro alla Cassa delle Ammende. La decisione conferma l'irrevocabilità sostanziale dell'accordo di patteggiamento e ricorso per cassazione.
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Concordato in appello: no al ricorso dopo lo sconto di pena
Un uomo, condannato per furto commesso in un ufficio della Caritas, propone ricorso per Cassazione contestando la qualificazione del fatto come furto in privata dimora. In precedenza, la Corte d'Appello aveva ridotto la sanzione applicando il concordato in appello su accordo delle parti. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'accordo sul concordato in appello comporta la rinuncia implicita a contestare la qualificazione giuridica del fatto o altri motivi di merito nel successivo giudizio di legittimità. L'unica eccezione riguarda l'applicazione di una pena illegale. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Appello cautelare: arresti ripristinati anche senza querela
L'Imputato, accusato di lesioni gravi, otteneva la revoca degli arresti domiciliari per mancanza di querela. Il Pubblico Ministero proponeva appello, sostenendo la procedibilità d'ufficio del reato. Il Tribunale del Riesame accoglieva l'impugnazione e ripristinava la misura. L'Imputato ricorreva in Cassazione, lamentando che il Tribunale non avesse valutato l'attualità delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Nel giudizio di appello cautelare, infatti, i poteri del giudice sono limitati esclusivamente ai punti contestati dalle parti. Poiché l'Imputato non aveva sollevato contestazioni specifiche sulle esigenze cautelari nel giudizio di appello, il Tribunale non poteva esaminarle d'ufficio. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rescissione del giudicato: no alla condanna se manca la citazione
Un cittadino residente all'estero viene condannato in via definitiva per bancarotta senza aver mai partecipato al processo. Le notifiche degli atti di citazione in giudizio erano state inviate solo al difensore d'ufficio, poiché l'imputato non aveva eletto domicilio in Italia dopo aver ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini. La Corte di Cassazione accoglie la richiesta di rescissione del giudicato avanzata dalla difesa. I giudici chiariscono che la semplice conoscenza delle indagini preliminari non equivale alla conoscenza del processo vero e proprio. Per procedere in assenza dell'imputato, è indispensabile che quest'ultimo abbia ricevuto una formale citazione in giudizio contenente l'accusa, la data e il luogo dell'udienza. Di conseguenza, la Suprema Corte revoca la condanna e dispone la trasmissione degli atti al tribunale per un nuovo giudizio.
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Correzione di errore materiale: la Cassazione rimedia
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione di errore materiale contenuta nel dispositivo di una precedente sentenza. Nel caso di specie, la Suprema Corte aveva annullato con rinvio una decisione della Corte d'Appello di L'Aquila, disponendo il rinvio alla Corte d'Appello di Perugia. Tuttavia, per una svista nella redazione del verbale, era stata inserita la dicitura "ad altra sezione della Corte di appello di Perugia", formula errata poiché il giudizio di provenienza apparteneva a un distretto diverso. Il ricorrente ha ottenuto la correzione del testo, sostituendo la formula errata con "alla Corte di appello di Perugia". La decisione ristabilisce la corretta designazione del giudice del rinvio senza alterare la sostanza del verdetto.
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Limiti impugnazione patteggiamento: accordo valido, ricorso nullo
L'Imputata ha concordato una pena di un anno e quattro mesi di reclusione per un reato penale. Successivamente, ha proposto ricorso lamentando che il giudice non avesse motivato a sufficienza l'assenza di cause di immediata assoluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge stabilisce rigidi limiti impugnazione patteggiamento. Non è possibile contestare la mancata verifica delle condizioni di proscioglimento se non nei casi tassativamente previsti dalla legge. Di conseguenza, l'imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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