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Art. 660 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 660 Codice Penale

Inammissibilità del ricorso per genericità: condanna confermata
La Corte d'Appello condannava l'imputato per i reati di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice e molestia o disturbo alle persone. L'uomo proponeva ricorso per cassazione lamentando una lesione del diritto di difesa e contestando il giudizio di responsabilità. I Supremi Giudici hanno rilevato l'inammissibilità del ricorso per genericità, poiché l'atto non conteneva alcuna argomentazione concreta a sostegno delle proprie doglianze. La Suprema Corte ha quindi respinto definitivamente l'impugnazione, condannando il ricorrente a pagare le spese del procedimento penale e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violare il divieto esclude la particolare tenuità del fatto
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale ha violato ripetutamente il divieto imposto dai giudici di contattare la persona offesa, effettuando continue telefonate. La Corte di Appello ha assolto l'imputato dall'accusa di molestie, ma lo ha condannato alla pena di tre mesi e dieci giorni di arresto per la trasgressione degli obblighi di sorveglianza. L'uomo ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a fronte dell'offensività minima della condotta. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la reiterazione della violazione impedisce di applicare la particolare tenuità del fatto e giustifica pienamente la condanna penale inflitta.
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Deposito tardivo lista testimoni: errore fatale per la difesa
La vicenda riguarda un imputato condannato per minaccia e molestie verso un cittadino. Nel processo, il difensore dell'imputato deposita per sbaglio la lista dei testimoni di un altro procedimento, inoltrando solo in ritardo quella corretta. Il giudice respinge la richiesta difensiva di ammissione delle prove testimoniali e nega la restituzione nei termini. L'imputato presenta ricorso contestando la decisione, lamentando un errore nell'indicazione del nome della vittima nella sentenza e criticando la valutazione delle prove testimoniali e fotografiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che il deposito tardivo lista testimoni non rientra nel caso fortuito e la scarsa pratica telematica non giustifica il ritardo. L'imputato deve risarcire le spese legali alla parte offesa e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al Ricorso Penale: Molestia e Costi Processuali
Una persona era stata condannata per molestia o disturbo alle persone. Ha presentato ricorso contro questa condanna. Successivamente, ha deciso di ritirare il suo ricorso per Cassazione. La Corte ha preso atto di questa rinuncia al ricorso penale e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, la persona è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile per Prescrizione: Innocenza non provata, costi sì.
Un individuo era stato accusato di atti persecutori, reato poi riqualificato in molestia. La Corte d'Appello aveva dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, riducendo il risarcimento alla parte civile. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'esistenza del reato e l'ammontare del risarcimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per prescrizione. Ha ribadito che, anche in caso di prescrizione, l'imputato deve fornire prove evidenti della sua innocenza per ottenere un'assoluzione nel merito. In assenza di tali prove, il ricorso è inammissibile. L'imputato è stato condannato alle spese e a una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione inammissibile: fatale l’avvocato non idoneo
L'Imputata riceve una condanna a quattrocento euro di ammenda per il reato di molestia telefonica verso La Persona Offesa. Le telefonate contestate, avvenute per oltre un anno, risultano mute e insistenti. L'Imputata presenta appello tramite il proprio legale. Il giudice riqualifica l'atto come impugnazione di legittimità. Tuttavia, la Corte di Cassazione dichiara il ricorso per cassazione inammissibile. Il difensore scelto non possiede l'abilitazione speciale per patrocinare davanti alla Suprema Corte. La sottoscrizione dell'atto da parte di un avvocato non abilitato rende l'impugnazione del tutto priva di validità giuridica. La Corte conferma la condanna originaria e impone all'Imputata il pagamento delle spese processuali, aggiungendo una sanzione di tremila euro da versare alla Cassa delle Ammende.
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Elezione Domicilio per Patrocinio: No all’Inammissibilità Ricorso Penale
Un Cittadino ha presentato un ricorso contro una condanna per molestia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Il Cittadino sosteneva che la sua elezione di domicilio per il patrocinio a spese dello Stato dovesse valere solo per la richiesta di assistenza legale, non per il processo principale. La Corte ha chiarito che l'elezione di domicilio per il patrocinio si estende a tutto il procedimento penale, impedendo limitazioni. Gli altri motivi di ricorso, relativi alla qualificazione del fatto come molestia e alla non punibilità per tenuità, sono stati considerati mere contestazioni di fatto. Il Cittadino è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Molestia o innocenza? La prescrizione del reato annulla la condanna
Una Lavoratrice era stata condannata per il reato di molestia o disturbo alle persone (Art. 660 c.p.) a una multa. La Lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha esaminato il caso e ha rilevato che il reato era ormai estinto per prescrizione del reato. Nonostante il ricorso, la Corte non ha riscontrato prove così chiare e inconfutabili della sua innocenza da poterla assolvere nel merito. Pertanto, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, ma solo perché il reato non poteva più essere perseguito a causa della prescrizione.
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Condanna per Molestie: Ricorso Inammissibile e Prescrizione Negata
Un individuo è stato condannato per la contravvenzione di molestia o disturbo delle persone. Ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello che confermava la condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Le ragioni includono l'aver sollevato questioni di merito non ammesse in Cassazione, aver contestato una provvisionale (risarcimento provvisorio) discrezionale e aver invocato una prescrizione (estinzione del reato per decorso del tempo) non ancora maturata al momento della sentenza d'appello. L'inammissibilità ha precluso anche la possibilità di rilevare una successiva prescrizione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Commisurazione della pena: il ricorso infondato aumenta le spese
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contestando il calcolo della sanzione inflitta per i reati di minaccia, molestia e spaccio di lieve entità. La difesa sostiene che la Corte d'appello non abbia motivato la decisione di fissare la sanzione al di sopra dei minimi edittali. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione del giudice di merito risulta esente da difetti poiché la commisurazione della pena si fonda sulle modalità del fatto e sui precedenti penali del soggetto. Avendo determinato una sanzione inferiore alla media edittale ed esplicitato i criteri applicati, l'obbligo di motivazione è assolto. L'Imputato subisce la condanna al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Divieto di bis in idem e reati in tempi diversi: no al doppio processo
La Corte d'Appello condannava l'imputato a due mesi di reclusione per sostituzione di persona e risarcimento danni alle persone offese, dichiarando prescritta la contravvenzione di molestie. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione contestando la violazione della regola sul divieto di bis in idem per la presenza di un altro procedimento per atti persecutori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il principio sul divieto di bis in idem presuppone un giudizio già irrevocabile e l'identità temporale della condotta. Nel caso esaminato, i presunti atti persecutori contestati nell'altro procedimento si riferivano a un periodo successivo rispetto ai fatti già accertati, escludendo ogni sovrapposizione indebita di giudizio.
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Avvocato non abilitato: il ricorso in Cassazione è inammissibile
Un Cittadino era stato condannato per un reato minore. Il suo avvocato ha presentato un ricorso in Cassazione per contestare la condanna. Tuttavia, l'avvocato non era abilitato al patrocinio di legittimità, cioè non poteva difendere in Cassazione al momento del deposito del ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, confermando che il difetto di abilitazione rende l'atto nullo. Il Cittadino deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato di Molestie: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un imputato è stato condannato per il reato di molestie dal Tribunale di Belluno, ricevendo una multa e un risarcimento danni. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e l'acquisizione di prove senza il consenso della difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che le questioni fossero già state esaminate e che l'acquisizione delle prove fosse avvenuta con il consenso della difesa. L'imputato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Molestie Telefoniche: L’Utenza Registrata Basta per la Condanna
Un uomo è stato condannato per molestie telefoniche, avendo effettuato 77 chiamate "mute" alla vittima. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'attribuzione della linea telefonica a lui e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che l'intestazione dell'utenza, in assenza di spiegazioni alternative dall'imputato, era sufficiente a identificarlo come autore delle molestie telefoniche. Inoltre, il diniego della sospensione condizionale era legittimo, data la natura pecuniaria della pena e la necessità di prevenzione speciale. L'uomo dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Molestie Telefoniche: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un Lavoratore è stato condannato per `molestie telefoniche` (art. 660 c.p.) a causa di chiamate notturne. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione della sentenza e sostenendo che le poche chiamate non provavano il reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Lavoratore tentasse di riesaminare fatti già valutati dai giudici precedenti. La condanna è stata quindi confermata, con l'obbligo per il Lavoratore di pagare le spese processuali, una somma alla Cassa delle ammende e le spese legali della Parte civile.
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Molestie telefoniche: chiamate notturne e prescrizione
Un uomo subisce una condanna per il reato di molestie telefoniche a causa di continue chiamate notturne, spesso mute, ai danni della persona offesa. L'imputato presenta ricorso per Cassazione contestando l'attendibilità della vittima ed eccependo la prescrizione del reato. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che la reiterazione delle chiamate trasforma la condotta in un reato abituale: il termine di prescrizione decorre quindi dall'ultima telefonata molesta, avvenuta nel 2016, ed era ancora pendente al momento della pronuncia di appello. L'inammissibilità delle censure di merito impedisce l'estinzione del reato e comporta la condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Molestie Abituali: la Cassazione Nega la Tenuità del Fatto
Un uomo è stato condannato per il reato di molestie (art. 660 c.p.) per aver molestato e disturbato l'ex coniuge con atti umilianti, pedinamenti e aggressioni fisiche per cinque mesi. L'uomo ha presentato ricorso, sostenendo che la condotta non fosse abituale e che dovesse applicarsi la non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il reato di molestie abituali, sebbene non sempre abituale, spesso si manifesta con la reiterazione di comportamenti. In questi casi, non si può applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'uomo deve pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: i limiti di legge
Un Imputato, dopo aver concordato la pena in sede di patteggiamento per i reati di molestia e minaccia aggravata, ha proposto un ricorso per cassazione contro patteggiamento contestando la qualificazione giuridica dei fatti e la ricostruzione della vicenda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge stabilisce infatti che la sentenza di patteggiamento può essere impugnata per erronea qualificazione dei fatti solo in presenza di un errore manifesto e visibile direttamente dal testo della decisione. Nel caso specifico, la difesa ha sollevato critiche sulla motivazione e sulla ricostruzione dei fatti, aspetti non consentiti dall'articolo 448 del codice di procedura penale. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile: difensore non abilitato, condanna definitiva
Un cittadino è stato condannato per molestie e ha presentato un appello. Questo appello è stato riqualificato come ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il motivo principale è che il difensore che ha presentato il ricorso non era abilitato a patrocinare davanti alla Corte Suprema. Di conseguenza, il cittadino è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza della corretta abilitazione del difensore per la validità di un ricorso inammissibile.
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Patrocinio in Cassazione: Ricorso Inammissibile senza Avvocato Abilitato
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una persona condannata per reati penali. L'avvocato che aveva proposto l'impugnazione non possedeva l'abilitazione necessaria per il Patrocinio in Cassazione al momento del deposito. Questo difetto, considerato insanabile, ha impedito l'esame del merito del ricorso. La condannata dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende, confermando l'importanza della corretta abilitazione professionale per gli atti giudiziari di ultimo grado.
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