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Art. 635 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 635 Codice Penale

Danneggiamento con dolo eventuale: finestra rotta, condanna certa
Un detenuto sbatte con violenza la finestra della sua cella, rompendo il vetro. Viene condannato per danneggiamento. L'imputato si difende sostenendo di non aver avuto l'intenzione di rompere il vetro. La Corte di Cassazione, però, conferma la condanna. I giudici stabiliscono che, agendo in quel modo, il detenuto ha accettato il rischio che il vetro potesse rompersi. Questa consapevole accettazione del rischio è sufficiente per configurare il reato di danneggiamento con dolo eventuale. La Corte ha anche confermato la valutazione della sua pericolosità sociale basata sui precedenti penali, respingendo il ricorso.
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Inammissibilità del ricorso: condanna confermata e multa salata
Due persone, condannate per danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sostenevano che la querela della vittima non fosse utilizzabile e che i reati fossero prescritti. La Corte ha respinto entrambe le argomentazioni, giudicandole ripetitive e palesemente infondate. Di conseguenza, ha sancito l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Questa decisione non solo rende definitive le condanne, ma obbliga anche i ricorrenti a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro ciascuno per aver presentato un appello senza valide ragioni legali.
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Danneggiamento: Ricorso Generico Causa Inammissibilità
Un soggetto, condannato per danneggiamento aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte ha respinto la sua richiesta, dichiarando l'appello inammissibile. La decisione si fonda sul principio dell'**inammissibilità del ricorso per genericità**: le critiche mosse alla sentenza precedente erano troppo vaghe e non specifiche, impedendo ai giudici di valutarle nel merito. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Vizio parziale di mente: condanna per danno, ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per danneggiamento di un individuo a cui era stato riconosciuto un vizio parziale di mente. L'imputato sosteneva che il suo disturbo psichico dovesse escludere completamente la sua responsabilità. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che tale condizione attenua soltanto la colpevolezza, portando a una riduzione della pena ma non all'assoluzione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza introdurre nuovi elementi di diritto. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Danneggiamento aggravato: calci alla grata, condanna confermata
Una persona, condannata per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato per aver piegato a calci la grata di una camera di sicurezza, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che la reazione fosse giustificata da un comportamento arbitrario degli agenti e che il danno fosse incompatibile con le sue condizioni. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto la ricostruzione dei fatti della Corte d'Appello logica e coerente, stabilendo che il tipo di danno era pienamente compatibile con l'azione dell'imputato. La sentenza ribadisce che danneggiare beni pubblici costituisce danneggiamento aggravato quando le prove sono chiare e ben valutate.
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Danneggiamento aggravato da esposizione a pubblica fede: condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di danneggiamento. Il caso riguardava un bene lasciato incustodito in un luogo pubblico. La difesa dell'imputato è stata respinta perché la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione dell'aggravante specifica. Il principio chiave è che il danneggiamento aggravato da esposizione a pubblica fede scatta quando la cosa si trova in un luogo accessibile a tutti, affidata al senso civico collettivo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi erano generici e già discussi nei gradi precedenti. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Precedenti penali e attenuanti generiche: condanna confermata
Un uomo, già condannato per violenza privata e danneggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva il riconoscimento delle attenuanti generiche e la sospensione della pena. La Corte ha respinto la richiesta. I giudici hanno sottolineato che i numerosi precedenti penali e la personalità pericolosa dell'imputato non permettevano di concedere sconti di pena. Anche il risarcimento del danno non è bastato a cambiare la valutazione. La condanna è quindi diventata definitiva, confermando che il passato criminale di una persona incide pesantemente sulla concessione delle attenuanti generiche.
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Danneggia porta e tenda per rubare: condanna per doppio reato
Due persone vengono condannate per furto in abitazione, danneggiamento e invasione di edifici. In particolare, avevano danneggiato una porta finestra e, separatamente, una tenda per commettere il furto. Gli imputati sostengono che il danneggiamento dovesse essere 'assorbito' nel furto aggravato. La Corte di Cassazione respinge la tesi, chiarendo il principio del concorso di reati: la violenza su oggetti diversi (porta e tenda) costituisce due reati distinti che vanno puniti entrambi. Il ricorso è quindi inammissibile e la condanna per tutti i reati diventa definitiva.
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Resistenza a pubblico ufficiale: condanna per aver evitato un controllo
Un uomo viene condannato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento per essersi opposto con la forza a un controllo di identificazione da parte delle forze dell'ordine. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua condotta non integrasse il reato e contestando l'aumento di pena per recidiva. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, giudicandolo manifestamente infondato. I giudici confermano che impedire attivamente a un agente di compiere i propri doveri, come un'identificazione, costituisce pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale. La condanna e la pena aggravata diventano così definitive.
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Rivolta in carcere: condanna confermata per ricorso vago
Tre detenuti, condannati per aver organizzato una violenta protesta in un istituto penitenziario con danneggiamenti e violenza a pubblici ufficiali, hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità, poiché i motivi presentati erano vaghi e non specificavano concretamente gli errori della sentenza precedente. I giudici hanno ritenuto corretta la valutazione della Corte d'Appello, che aveva negato sconti di pena considerando il ruolo di leader di uno dei ricorrenti e la personalità negativa degli altri. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Danneggiamento per Occupazione: Presenza in Casa Vale Condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di danneggiamento per occupazione abusiva. L'imputato, insieme a un complice, aveva forzato una lamiera posta a protezione di un alloggio per occuparlo illegalmente. Secondo i giudici, il fatto di essere stato trovato all'interno dell'appartamento solo due giorni dopo l'effrazione costituisce una prova sufficiente della sua partecipazione al reato. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la coabitazione nell'immobile appena occupato dimostra il concorso nel reato, rendendo definitiva la condanna.
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Ricorso generico, condanna per danno: la Cassazione non perdona
Un imputato, condannato per danneggiamento, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Contestava sia la sua colpevolezza sia il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha stabilito che le sue argomentazioni erano troppo vaghe e astratte. Di conseguenza, ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. Questa decisione ha reso la condanna definitiva e ha obbligato il ricorrente a pagare le spese processuali e una multa di tremila euro alla Cassa delle ammende, senza che i giudici entrassero nel merito della questione.
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Appello generico: la Cassazione conferma la condanna per furto
Un imputato, condannato in primo grado per furto pluriaggravato in abitazione e danneggiamento, ha visto il suo appello respinto. La Corte d'Appello ha infatti dichiarato l'impugnazione inammissibile a causa della vaghezza delle contestazioni. L'imputato ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione, ma anche questo è stato giudicato infondato. I giudici supremi hanno stabilito che il ricorso era altrettanto generico, non riuscendo a contestare efficacemente le ragioni della precedente decisione. La sentenza ribadisce il principio fondamentale dell'inammissibilità dell'appello per genericità, che rende la condanna definitiva e comporta il pagamento delle spese processuali.
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Reformatio in Peius: Appello peggiorativo? Non se corregge un errore
Un imputato, condannato per lesioni, minacce e violazione di domicilio, ricorre in Cassazione lamentando la violazione del divieto di reformatio in peius. Sostiene che la Corte d'Appello abbia peggiorato la sua posizione valutando le circostanze attenuanti e aggravanti come equivalenti, a differenza del primo giudice. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il Tribunale non aveva mai effettuato alcun bilanciamento, ma si era limitato a un calcolo matematico. Pertanto, la Corte d'Appello, nel compiere per la prima volta tale valutazione, non ha violato alcun divieto, anzi ha ridotto la pena finale. L'imputato perde il ricorso.
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Danneggia piante ma è assolto: il suo ricorso inammissibile
Un uomo, condannato per invasione di terreni e furto, era stato invece assolto dall'accusa di danneggiamento. La Corte d'Appello aveva stabilito che il danno alle piante era avvenuto per colpa durante una potatura, non con dolo. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, ma i giudici lo hanno respinto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'assoluzione per danneggiamento non escludeva la responsabilità per gli altri reati. I motivi del ricorso chiedevano una nuova valutazione delle prove, cosa non consentita in sede di legittimità. La condanna è così diventata definitiva.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto di pena a chi è recidivo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo, già condannato per danneggiamento, che chiedeva uno sconto di pena tramite il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: per negare le attenuanti, il giudice non è obbligato a esaminare ogni possibile elemento a favore dell'imputato. È sufficiente che motivi la decisione evidenziando elementi negativi rilevanti, come la notevole capacità a delinquere, i numerosi precedenti penali e la pericolosità sociale del soggetto. In assenza di elementi positivi concreti portati dall'imputato, il diniego dello sconto di pena è legittimo. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese e una multa.
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Vizio di Mente e Onere della Prova: Perizia Negata, Condanna Certa
Un uomo, condannato per danneggiamento, ricorre in Cassazione lamentando la mancata disposizione di una perizia psichiatrica. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiave sul vizio di mente e onere della prova. Il giudice ha l'obbligo di disporre una perizia solo in presenza di una prova evidente di un'infermità *totale*. Il vizio parziale di mente, invece, è una semplice attenuante che deve essere provata dall'imputato. La perizia non è un diritto dell'imputato ma uno strumento 'neutro' a discrezione del giudice. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Occupazione Abusiva per Stato di Necessità: No se il Bisogno è Stabile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per invasione di edifici e danneggiamento a carico di una persona che aveva occupato un immobile. L'imputato si era difeso invocando la sua condizione di bisogno abitativo. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: l'occupazione abusiva per stato di necessità è giustificata solo di fronte a un pericolo imminente, grave e soprattutto temporaneo. Non può essere utilizzata come soluzione definitiva a un problema abitativo cronico. Di conseguenza, il bisogno di una casa, pur essendo una necessità fondamentale, non legittima la commissione di reati contro il patrimonio se la situazione di pericolo non è transitoria.
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Pascolo abusivo: condanna definitiva per bestiame su fondo altrui
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone responsabili del reato di pascolo abusivo. I loro bovini erano stati trovati a pascolare sul terreno di un'altra persona. Gli imputati avevano presentato ricorso sostenendo che il reato fosse prescritto e che le prove a loro carico fossero insufficienti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la valutazione delle prove, come i verbali di accertamento e le testimonianze, spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per i ricorrenti di pagare le spese processuali e una multa.
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Danno e furgone blu: ricorso inammissibile e condanna definitiva
Tre persone, condannate per danneggiamento aggravato, hanno presentato ricorso in Cassazione contestando le modalità del loro riconoscimento. Un testimone li aveva visti allontanarsi su un furgone blu, immediatamente intercettato dalle forze dell'ordine. La Corte Suprema ha stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione, poiché i ricorrenti chiedevano una nuova valutazione dei fatti, attività non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato che l'identificazione era valida grazie agli elementi precisi forniti dal testimone e alla tempestività dell'intervento. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per i ricorrenti di pagare le spese e un'ammenda.
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