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Inammissibilità del ricorso: condanna confermata e multa salata

Due persone, condannate per danneggiamento aggravato e resistenza a pubblico ufficiale, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Sostenevano che la querela della vittima non fosse utilizzabile e che i reati fossero prescritti. La Corte ha respinto entrambe le argomentazioni, giudicandole ripetitive e palesemente infondate. Di conseguenza, ha sancito l’inammissibilità del ricorso per cassazione. Questa decisione non solo rende definitive le condanne, ma obbliga anche i ricorrenti a pagare le spese processuali e una multa di 3.000 euro ciascuno per aver presentato un appello senza valide ragioni legali.

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Pubblicato il 14 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 22815 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 22815/2023)

Ricorso in Cassazione: quando un appello finisce male

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso che evidenzia le gravi conseguenze di un ricorso presentato senza solide basi giuridiche. La vicenda si è conclusa con una dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione, una decisione che non solo ha confermato le condanne di due imputati ma ha anche aggiunto una pesante sanzione economica. Questo caso serve da monito sull’importanza di valutare attentamente le probabilità di successo prima di intraprendere l’ultimo grado di giudizio.

I fatti all’origine del processo

La storia giudiziaria inizia con la condanna di due persone per reati distinti ma collegati. Il primo imputato era stato riconosciuto colpevole del reato di danneggiamento aggravato. Il secondo, invece, era stato condannato per resistenza a un pubblico ufficiale. Le sentenze di primo grado erano state interamente confermate dalla Corte d’Appello, che aveva ritenuto provate le responsabilità penali di entrambi. Non soddisfatti della decisione, gli imputati hanno deciso di tentare l’ultima carta, presentando ricorso alla Suprema Corte di Cassazione.

Le ragioni del ricorso in Cassazione

Gli imputati hanno basato il loro ricorso su due argomenti principali. In primo luogo, hanno contestato l’utilizzabilità della querela presentata dalla persona offesa, sostenendo che non potesse essere usata come prova a loro carico. A loro dire, questa presunta violazione di legge avrebbe dovuto invalidare l’intero processo. In secondo luogo, hanno sollevato la questione della prescrizione, affermando che fosse trascorso troppo tempo dalla commissione dei reati e che, quindi, lo Stato avesse perso il diritto di punirli. Speravano così di ottenere l’annullamento delle condanne.

La decisione e l’inammissibilità del ricorso per cassazione

La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi del ricorso e li ha respinti senza mezzi termini. Riguardo alla questione della querela, i giudici hanno notato che l’argomento era una semplice ripetizione di quanto già discusso e correttamente rigettato nei gradi precedenti. Inoltre, hanno sottolineato che le parti avevano a suo tempo acconsentito all’acquisizione di quel documento. Il motivo era quindi non solo ripetitivo, ma anche manifestamente infondato. Anche l’argomento sulla prescrizione è stato giudicato palesemente errato, poiché il calcolo dei termini, tenendo conto anche di un periodo di sospensione, dimostrava che il reato non era affatto estinto.

Le motivazioni: un ricorso senza fondamento

La Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione perché i motivi presentati erano privi di qualsiasi pregio giuridico. I giudici hanno evidenziato che un ricorso non può limitarsi a riproporre le stesse identiche lamentele già vagliate e respinte. La Cassazione non è un terzo processo sui fatti, ma un controllo sulla corretta applicazione della legge. Poiché il ricorso era manifestamente infondato, la Corte ha ritenuto che gli imputati avessero agito con ‘colpa’ nel presentarlo, intasando inutilmente la macchina della giustizia. Questa colpa è il presupposto per l’applicazione di una sanzione economica aggiuntiva, come previsto dalla legge.

Le conclusioni: condanna definitiva e multa

L’esito finale è stato netto. La dichiarazione di inammissibilità ha reso le condanne per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale definitive. Gli imputati non hanno più alcuna possibilità di contestarle. Oltre a questo, la Corte li ha condannati in solido al pagamento delle spese processuali. Ma la conseguenza più pesante è stata la condanna a versare una somma di 3.000 euro ciascuno alla Cassa delle ammende. Questa sanzione serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi temerari e a responsabilizzare chi decide di adire l’ultimo grado di giudizio.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La condanna diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Posso ripresentare gli stessi argomenti già respinti in appello?
No, presentare un ricorso che si limita a ripetere argomenti già esaminati e respinti è uno dei motivi principali che portano all’inammissibilità del ricorso stesso.

La prescrizione del reato si calcola sempre allo stesso modo?
No, il calcolo del tempo necessario per la prescrizione può essere interrotto o sospeso per determinati periodi, ad esempio a causa di rinvii del processo, allungando di fatto il termine finale.

Termini giuridici

Inammissibilità
Una decisione con cui il giudice dichiara che un ricorso non può essere esaminato nel merito, perché privo dei requisiti di legge o manifestamente infondato.
Ricorso per Cassazione
L'ultimo grado di giudizio in Italia. La Corte di Cassazione non riesamina i fatti, ma controlla solo che la legge sia stata applicata correttamente dai giudici precedenti.
Prescrizione
L'estinzione di un reato dovuta al trascorrere di un determinato periodo di tempo stabilito dalla legge, senza che si sia giunti a una sentenza definitiva.
Cassa delle ammende
Un ente statale finanziato con le somme derivanti da multe e ammende, i cui fondi sono destinati al miglioramento delle carceri e al reinserimento dei detenuti.
Manifesta infondatezza
Si verifica quando le ragioni presentate in un ricorso sono palesemente prive di qualsiasi fondamento giuridico, tanto da rendere inutile un esame approfondito.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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