LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 635 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 19 di 30

Altri anni per Art. 635 Codice Penale

Danneggiamento: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un imputato accusato di danneggiamento, dichiarando inammissibile il ricorso della parte civile. Il ricorrente lamentava un vizio di motivazione, ma i giudici hanno ritenuto che le sentenze di merito fossero logicamente fondate sulla mancanza di prove dirette. Numerose testimonianze avevano infatti escluso la presenza dell'imputato sul luogo del fatto, rendendo la decisione di assoluzione coerente con i dati probatori raccolti.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: quando è negata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per danneggiamento aggravato, confermando il diniego della particolare tenuità del fatto. Il ricorrente aveva colpito ripetutamente un veicolo parcheggiato sulla pubblica via. La Suprema Corte ha motivato la decisione evidenziando la pervicacia dell'azione, l'entità del danno e la volontà del reo di agire di nascosto, elementi che escludono la natura minima dell'offesa richiesta dall'art. 131-bis c.p.
Continua »
Inammissibilità del ricorso: motivi generici e pena
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di danneggiamento ex art. 635 c.p. Il ricorrente aveva contestato la determinazione della pena, ma la Suprema Corte ha rilevato la totale genericità delle doglianze. La decisione ribadisce che, ai sensi dell'art. 581 c.p.p., l'impugnazione deve contenere l'indicazione specifica degli elementi che sorreggono le censure. Poiché la Corte d'Appello aveva già ridotto la sanzione vicino al minimo edittale, il ricorso privo di nuovi elementi concreti è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Danneggiamento aggravato: auto in sosta e pubblica fede
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per danneggiamento aggravato nei confronti di un soggetto che aveva danneggiato un'autovettura parcheggiata in un'area aperta al pubblico. Il punto centrale della decisione riguarda l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, che scatta quando il bene non è costantemente sorvegliato dal proprietario. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva censure già ampiamente analizzate nei gradi di merito, senza apportare nuovi elementi critici validi.
Continua »
Danneggiamento: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di danneggiamento a carico di un imputato che aveva presentato ricorso lamentando un vizio di motivazione. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso inammissibile, evidenziando come la sentenza di appello fosse fondata su una ricostruzione logica e coerente dei fatti. La responsabilità è stata attribuita sulla base della presenza del soggetto all'interno di un gruppo identificato dalle forze dell'ordine e sulle dichiarazioni testimoniali raccolte, che hanno permesso di dedurre con certezza la colpevolezza.
Continua »
Danneggiamento: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di danneggiamento. La decisione conferma la sentenza della Corte di Appello, evidenziando come l'appello originario fosse tardivo e i motivi di ricorso eccessivamente generici. La Suprema Corte ha ribadito la validità della condanna basata sulle dichiarazioni coerenti della persona offesa e sui riscontri esterni, sottolineando l'offensività della condotta posta in essere dal ricorrente.
Continua »
Inammissibilità ricorso per cassazione: i rischi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso per cassazione presentato da un imputato condannato per il reato di danneggiamento. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, ma i motivi sono stati giudicati generici e meramente riproduttivi di quanto già esaminato e respinto nei gradi di merito. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso deve contenere una critica specifica al provvedimento impugnato, pena la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Attenuante della provocazione negata per i litigi continui
Due soggetti subiscono una condanna per danneggiamento aggravato di veicoli. La difesa presenta ricorso in Cassazione contestando l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e chiedendo il riconoscimento dell'attenuante della provocazione. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici chiariscono che il danneggiamento è avvenuto mentre le forze dell'ordine erano distratte, confermando l'aggravante. Inoltre, l'attenuante della provocazione viene negata a causa della presenza di pregressi e reiterati litigi tra le parti. La giurisprudenza esclude infatti tale beneficio in contesti di conflittualità reciproca e continua, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto ripreso: l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede
Un uomo viene condannato per danneggiamento e furto dopo essere stato sorpreso a colpire un bene con una mazza di ferro. L'imputato confessa, incastrato dalle telecamere di sicurezza e dalla testimonianza della vittima. Nel ricorso in Cassazione, la difesa contesta l'applicazione dell'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo che la presenza della videosorveglianza escludesse tale condizione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che le telecamere servono solo a individuare i colpevoli a posteriori e non garantiscono l'interruzione immediata del reato. Pertanto, la semplice presenza di un sistema di registrazione passivo non fa decadere l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, a meno che non vi sia una sorveglianza attiva capace di impedire fisicamente l'azione criminosa.
Continua »
Recidiva reiterata e calcolo della prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di minaccia e danneggiamento, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. Il punto centrale della decisione riguarda l'applicazione della recidiva reiterata infraquinquennale. Tale circostanza, essendo classificata come ad effetto speciale, incide direttamente sul calcolo del termine di prescrizione, allungando i tempi necessari per l'estinzione del reato. La Corte ha inoltre chiarito che la nullità di un singolo capo d'imputazione per genericità non comporta automaticamente la necessità di riformulare altri capi d'accusa validamente contestati.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per atti persecutori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di atti persecutori, percosse, violenza privata e danneggiamento. Il ricorso è stato rigettato poiché i motivi presentati dalla difesa sono stati ritenuti generici e basati su ricostruzioni dei fatti non proponibili in sede di legittimità. La decisione sottolinea come l'inammissibilità del ricorso derivi dalla mancanza di critiche specifiche alla sentenza di appello. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di danneggiamento: l’auto usata come arma contro i negozi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato del reato di danneggiamento aggravato. L'imputato, dopo una violenta lite verbale, aveva lanciato intenzionalmente la propria autovettura contro la saracinesca di un locale commerciale. La difesa sosteneva la mancanza di dolo e richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che la dinamica dell'evento dimostrava chiaramente la volontà di arrecare danno. Inoltre, la richiesta di non punibilità per tenuità è stata respinta a causa dei numerosi precedenti penali specifici del ricorrente. La decisione ribadisce che il ricorso in Cassazione non può servire a una nuova valutazione dei fatti se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente.
Continua »
Porto di armi od oggetti atti ad offendere: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo trovato in possesso di una pistola a gas e di un tubo di ferro di 65 centimetri. L'imputato era stato accusato anche di minacce e danneggiamento. La difesa sosteneva la presenza di un giustificato motivo e richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Tuttavia, i giudici hanno ribadito che il porto di armi od oggetti atti ad offendere, se privo di una spiegazione immediata e coerente al momento del controllo, configura il reato. La sentenza sottolinea che l'uso di tali strumenti per compiere minacce esclude qualsiasi ipotesi di lieve entità o di giustificazione lecita, rendendo il ricorso inammissibile.
Continua »
Ricorso in Cassazione: quando la difesa generica diventa sanzione
Un imputato ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello che confermava la sua condanna per furto aggravato e danneggiamento. L'unico motivo di doglianza riguardava il trattamento sanzionatorio, lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione poiché l'atto era privo della necessaria specificità richiesta dalla legge. Il ricorrente non ha indicato quali elementi concreti della sentenza fossero errati, limitandosi a una critica generica. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il soggetto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per Cassazione: condanna e sanzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per Cassazione presentato dall'imputato. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, ma i giudici hanno rilevato che i motivi di doglianza erano meramente riproduttivi di quanto già esaminato nei gradi precedenti. Inoltre, il ricorso è stato giudicato privo di un confronto critico con la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, oltre al rigetto, è scattata la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, evidenziando il rigore della Suprema Corte contro le impugnazioni pretestuose o formulate in modo generico.
Continua »
Danneggiamento: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di danneggiamento a carico di un soggetto che aveva presentato un ricorso giudicato inammissibile. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di impugnazione erano generici e si limitavano a riproporre questioni già analizzate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. La decisione ribadisce che la prova della responsabilità penale era solida e che la tesi difensiva risultava smentita dalle risultanze processuali, portando alla condanna del ricorrente anche al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Minaccia aggravata: la condotta simbolica è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di danneggiamento e minaccia aggravata. Il fulcro della decisione riguarda la condotta dell'imputato che ha cercato l'indirizzo della vittima con finalità intimidatorie. La Suprema Corte ha ritenuto che tale comportamento integri l'aggravante del modo simbolico, rendendo il ricorso inammissibile.
Continua »
Inammissibilità ricorso: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso presentato da un soggetto condannato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. I giudici hanno rilevato che i motivi di doglianza erano formulati in modo generico, limitandosi a riproporre una versione dei fatti alternativa senza confrontarsi criticamente con le motivazioni espresse nelle sentenze di merito. La Corte ha sottolineato che la mancata consapevolezza della qualifica di pubblico ufficiale delle vittime era stata già ampiamente smentita nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Ricettazione e resistenza: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento a carico di un imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su questioni di merito già ampiamente valutate nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una doppia conforme, il sindacato di legittimità è limitato alla verifica della coerenza logica della motivazione. La decisione sottolinea inoltre la legittimità del diniego delle attenuanti generiche a fronte della gravità della condotta e della pericolosità sociale del soggetto.
Continua »
Danneggiamento aggravato: quando resta reato penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di danneggiamento aggravato a carico di un soggetto che aveva deteriorato un bene immobile sottoposto a pignoramento. La difesa sosteneva che la condotta fosse stata depenalizzata dal D.Lgs. 7/2016. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che, sebbene alcune forme di danneggiamento semplice siano state trasformate in illeciti civili, le ipotesi aggravate mantengono la loro rilevanza penale. Poiché il bene era vincolato da una procedura di esecuzione immobiliare, la condotta rientra pienamente nella fattispecie di danneggiamento aggravato, rendendo il ricorso inammissibile.
Continua »