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Art. 635 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 635 Codice Penale

Inammissibilità ricorso penale: genericità fatale per il condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un individuo condannato per danneggiamento. L'uomo aveva commesso il reato mentre si trovava agli arresti domiciliari in una comunità terapeutica. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso troppo generico, privo di elementi specifici per contestare la sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: condanna confermata per reati gravi
Un Cittadino ha presentato un ricorso in Cassazione contro una condanna per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, minaccia aggravata e porto abusivo di oggetti atti ad offendere, con una pena di un anno e sei mesi di reclusione. Il ricorso contestava solo la misura della pena, senza evidenziare vizi di legalità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il Cittadino al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza di presentare un ricorso inammissibile con motivi validi e specifici.
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Reato di danneggiamento: no ad attenuanti per chi ha precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di danneggiamento. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici supremi hanno ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. Il diniego delle attenuanti generiche è legittimo anche quando si fonda solo sui precedenti penali del colpevole e sulla gravità della condotta. Il ricorso mirava a ottenere un nuovo esame dei fatti, precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna definitiva dell'imputato e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento Aggravato: Veicolo in Strada, Condanna Confermato
Un individuo è stato condannato per danneggiamento aggravato di un veicolo esposto alla pubblica fede. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il danneggiamento aggravato richieda violenza o minaccia e che la tenuità del fatto fosse stata erroneamente esclusa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il danneggiamento di beni esposti alla pubblica fede costituisce una fattispecie autonoma di danneggiamento aggravato, non richiedendo violenza. Ha inoltre ribadito che i precedenti penali possono giustificare l'esclusione della tenuità del fatto, indicando una condotta non occasionale.
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Confessione e precedenti: no alle attenuanti generiche
Un cittadino condannato per danneggiamento aggravato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, sostenendo di aver confessato spontaneamente il fatto alle forze dell'ordine subito dopo l'accaduto. Contestava inoltre l'aumento della pena rispetto al minimo edittale senza adeguata spiegazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che i precedenti penali del soggetto giustificano da soli l'esclusione delle circostanze attenuanti. La pena applicata è proporzionata alla gravità della condotta, nata da un raptus improvviso, e alla personalità incline al crimine dell'autore. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata per i precedenti penali
L'Imputato subiva una condanna penale per danneggiamento aggravato e porto di oggetti atti a offendere. La difesa proponeva ricorso per cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e contestando le modalità di calcolo dell'aumento di pena per la continuazione dei reati. I Supremi Giudici hanno respinto integralmente le tesi difensive, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che i precedenti penali specifici dell'autore e la gravità oggettiva della condotta escludono a priori qualsiasi riconoscimento di minima lesività. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese di giudizio unitamente a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato: ricorso generico e condanna confermata
L'Imputato propone ricorso per cassazione contestando il calcolo della pena stabilito in appello. La controversia riguarda l'aumento di pena per continuazione con il reato di danneggiamento aggravato. I giudici di legittimità rilevano la genericità dei motivi presentati dal ricorrente. L'Imputato ha difatti criticato la decisione di secondo grado in modo indeterminato, senza sollevare argomentazioni concrete contro la gravità del fatto contestato. La Corte di Cassazione dichiara quindi inammissibile il ricorso. Di conseguenza, conferma la condanna precedente e impone all'Imputato il pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Danneggiamento aggravato: no al riesame delle prove tra vicini
Due residenti sono stati condannati per il reato di danneggiamento aggravato a causa della distruzione della tenda da sole della vicina di casa. I condannati hanno proposto ricorso in Corte di Cassazione lamentando errori nella trascrizione dell'imputazione, carenza di prove e difetto dell'elemento soggettivo. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che il giudizio di legittimità non consente di riesaminare le prove o sostituire la ricostruzione dei fatti già svolta nei gradi di merito. Inoltre, il presunto vizio di imputazione era un semplice errore materiale irrilevante. Per queste ragioni, i due ricorrenti devono pagare le spese processuali e la somma di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende. La parte civile non ha ottenuto la rifusione delle spese poiché si è limitata a memorie generiche.
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Danneggiamento aggravato: no a rivalutazioni in Cassazione
L'Imputata è stata condannata per il reato di danneggiamento aggravato a seguito dell'accertamento dei fatti da parte dei giudici di merito, con conseguente confisca del veicolo utilizzato. La persona condannata ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e la sussistenza dell'elemento psicologico del reato. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che la sede di legittimità non consente una nuova ricostruzione dei fatti storici già chiariti nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'Imputata perde il ricorso, vede confermata la condanna a dieci mesi e venti giorni di reclusione e subisce la condanna al pagamento delle spese legali oltre a una sanzione di tremila euro.
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Inammissibilità ricorso penale: Capacità di intendere vs. Appello Vago
Un Individuo è stato condannato per danneggiamento. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua capacità di intendere e volere al momento del fatto e la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che le argomentazioni fossero troppo generiche e non affrontassero specificamente le motivazioni della sentenza d'appello. Il giudice di merito aveva già escluso che il disturbo di personalità dell'Individuo incidesse sulla sua imputabilità. La Cassazione ha quindi confermato la condanna, obbligando l'Individuo a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento con minaccia: ricorso inammissibile, condanna confermata
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per danneggiamento con minaccia. L'imputato contestava l'assenza degli elementi del reato e il mancato riconoscimento della non punibilità per tenuità del fatto. La Corte ha ritenuto le doglianze infondate, ribadendo che il danneggiamento con minaccia è penalmente rilevante anche dopo la riforma del 2016. La particolare tenuità non si applica per la natura dei beni e l'entità del danno. L'imputato deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende, confermando la condanna.
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Danneggiamento aggravato: condanna confermata anche sotto sedativi
L'Imputato, mentre si trovava all'interno della cella ospedaliera, ha distrutto arredi e beni della struttura sanitaria. L'uomo ha agito con violenza e minacce per ottenere sigarette e farmaci, nonostante la previa somministrazione di un sedativo. La difesa ha sostenuto l'assenza di lucidità e ha contestato l'aumento di pena per i precedenti penali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per danneggiamento aggravato. I giudici hanno chiarito che la condotta finalizzata a uno scopo preciso dimostra piena coscienza e dolo. I numerosi precedenti per reati violenti giustificano l'applicazione della recidiva per la marcata pericolosità sociale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e oltraggio. Il ricorrente contestava la decisione dei giudici di merito sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulle attenuanti generiche costituisce un giudizio di fatto riservato ai giudici di merito. L'imputato ha formulato censure fattuali non consentite in sede di legittimità, senza dimostrare reali violazioni di legge o difetti logici evidenti nella motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, respingendo definitivamente la sua richiesta di sconto di pena.
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Danneggiamento aggravato: vetrina rotta, reato confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore per rissa e danneggiamento aggravato di una vetrina esposta al pubblico. Il Lavoratore aveva invocato l'abolitio criminis per il danneggiamento, sostenendo che il reato non fosse più punibile. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il danneggiamento di beni esposti alla pubblica fede rimane un reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Cassazione non ammette l’appello
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Il ricorso contestava l'assenza di prove, l'insussistenza dell'elemento soggettivo e la mancata concessione di circostanze attenuanti generiche, oltre all'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso penale**, ritenendo i motivi generici e ripetitivi di quanto già esaminato. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della Pena: La Cassazione conferma il potere del giudice
Un Lavoratore è stato condannato per aver danneggiato un edificio pubblico, con l'aggravante della recidiva reiterata. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la `determinazione della pena` applicata, ritenendola non congrua. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la `determinazione della pena` rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che deve motivare la sua decisione. Nel caso specifico, i giudici precedenti avevano correttamente valutato la gravità del reato e la capacità a delinquere del Lavoratore, considerando i suoi numerosi precedenti penali. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Danno alla porta del Sindaco: Ricorso inammissibile in Cassazione
Un Cittadino ha presentato un ricorso contro la sua condanna per aver danneggiato la porta dell'ufficio del Sindaco, agendo in stato di agitazione e con minacce. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo **Ricorso inammissibile**. Questo è avvenuto perché il ricorso riproponeva questioni di fatto già esaminate e respinte correttamente dai giudici precedenti. Il Cittadino è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Valutazione delle prove in Cassazione: stop ai riesami di merito
L'Imputato, insieme a due complici, ha aggredito la Vittima con uno spray urticante per sottrarle denaro, provocando lesioni e danneggiamenti. Dopo la conferma della condanna nei primi due gradi di giudizio, la difesa ha proposto ricorso lamentando vizi di motivazione sulla rapina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove in Cassazione non consente di riesaminare i fatti già accertati dai giudici di merito, specie in presenza di una doppia conforme. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Danneggiamento aggravato: fioriera rotta e condanna confermata
Un imputato ricorre in Cassazione contestando la condanna per furto e danneggiamento. La difesa sostiene che la sanzione pecuniaria fosse illegittima poiché il reato di danneggiamento semplice è stato oggetto di depenalizzazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il fatto integra la fattispecie di danneggiamento aggravato, in quanto commesso su una fioriera esposta per necessità alla pubblica fede. Tale condotta mantiene piena rilevanza penale e giustifica l'aumento della pena per continuazione. La Corte conferma inoltre la corretta quantificazione della pena base alla luce dei plurimi precedenti specifici dell'imputato.
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Rapina: l’aggravante del travisamento scatta anche con poco
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per rapina e danneggiamento. La difesa ha contestato la sussistenza della circostanza aggravante del travisamento, ritenendo insufficienti le prove sul mascheramento del volto. La Suprema Corte ha respinto l'impugnazione dichiarando il ricorso manifestamente inammissibile. I giudici hanno chiarito che, ai fini della configurazione dell'aggravante del travisamento, non serve una maschera integrale. Risulta sufficiente una lieve alterazione dell'aspetto esteriore, attuata con qualsiasi mezzo anche rudimentale, purché idonea a ostacolare l'immediato riconoscimento del reo. La Corte ha quindi confermato la condanna, imponendo all'imputato le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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