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Art. 633 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Occupazione abusiva di demanio: no al profitto sul bene pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la penale responsabilità di una cittadina per i reati di occupazione abusiva di demanio e invasione di terreni. La donna ha utilizzato manufatti edilizi non autorizzati su un'area costiera statale. Il giudice di merito ha accertato la consapevolezza della donna riguardo all'assenza di concessione, vista la precedente notifica di un'ordinanza di demolizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'occupazione non autorizzata di uno spazio pubblico sostituisce il controllo dello Stato e genera un profitto illecito per il privato. La cittadina è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di terreno demaniale: l’indennità non salva
Un cittadino ha subito una condanna penale a sette mesi di reclusione per aver occupato stabilmente e senza titolo un'area pubblica. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione sostenendo che il pagamento dell'indennità risarcitoria all'ente pubblico proprietario sanasse l'illecito penale. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di terreno demaniale integra il reato di invasione arbitraria nel momento stesso in cui il soggetto entra nel bene pubblico per stabilirvisi. Il versamento successivo di somme a titolo di indennizzo economico non costituisce un'autorizzazione amministrativa e non cancella la responsabilità penale già consumata. L'imputato deve quindi scontare la pena e pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: la condanna resta anche col sequestro
Due soggetti hanno occupato senza titolo un immobile, realizzando abusi edilizi e rimanendo nell'edificio anche dopo l'esecuzione del sequestro giudiziario. I giudici di merito hanno condannato gli occupanti a tre mesi di reclusione per il reato di occupazione abusiva di immobile. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, eccependo l'intervenuta prescrizione del reato, la mancata concessione delle attenuanti generiche e la mancata sostituzione della pena detentiva con una sanzione pecuniaria. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Trattandosi di reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo con l'effettivo allontanamento o con la condanna di primo grado. La persistenza nell'illecito e i precedenti penali giustificano il rigetto dei benefici.
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Applicazione della recidiva: conferma e condanna per furto
L'Imputata ha subito una condanna per furto aggravato e invasione di terreni o edifici. La difesa ha impugnato la decisione contestando l'applicazione della recidiva e il giudizio di equivalenza rispetto alle circostanze attenuanti generiche. Secondo la ricorrente, i giudici di merito non avrebbero motivato adeguatamente la gravità della sua condotta passata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I Supremi Giudici hanno confermato che l'applicazione della recidiva è corretta quando emerge un legame concreto tra i precedenti penali e la persistente inclinazione a delinquere. La Suprema Corte ha inoltre stabilito che il bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito.
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Occupazione abusiva di terreni: niente scuse senza prove
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un soggetto accusato di occupazione abusiva di terreni appartenenti al patrimonio comunale. L'imputato aveva occupato l'area pubblica per costruire manufatti senza autorizzazione edilizia. La difesa ha invocato lo stato di necessità legato all'emergenza abitativa del proprio nucleo familiare per escludere la colpevolezza. I giudici hanno respinto questa tesi per la totale assenza di prove sulla ricerca di soluzioni legali alternative, come contratti di locazione o domande per alloggi di edilizia residenziale pubblica. Mancava inoltre un pericolo imminente e inevitabile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
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Furto di energia elettrica: allaccio abusivo e ricorso respinto
L'occupante di un alloggio ha realizzato un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica, integrando il reato di invasione di terreni o edifici e quello di furto di energia elettrica aggravato. I giudici di merito hanno inflitto una condanna a tre mesi di reclusione e centottanta euro di multa, subordinando la sospensione della pena a lavori non retribuiti. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione contestando la propria responsabilità e l'entità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi addotti erano del tutto generici e privi di un reale confronto critico con la sentenza impugnata. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese legali oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di terreni: la condanna resta definitiva
Due imprenditori del settore lapideo hanno subito una condanna per il reato di occupazione abusiva di terreni mediante accumulo di materiali di lavorazione del porfido. I giudici territoriali hanno accertato la loro responsabilità attraverso i documenti di trasporto e lo sgombero spontaneo dell'area dopo l'ordinanza amministrativa. Uno dei responsabili ha inoltre reiterato l'invasione dopo il ripristino dei luoghi, perdendo il diritto alla sospensione condizionale della pena. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità e manifesta infondatezza, condannando ciascun ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Demanio occupato e violazione dei sigilli: ricorso bocciato
Un privato cittadino ha occupato abusivamente un'area demaniale per costruire un manufatto. Dopo l'intervento delle autorità e l'apposizione dei sigilli di sequestro, l'uomo ha rimosso i contrassegni e ha proseguito i lavori edilizi. I giudici di merito lo hanno condannato per abusivismo edilizio, invasione di terreni e violazione dei sigilli, negando le attenuanti generiche. Il responsabile ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione della responsabilità e il mancato sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: i motivi sulla responsabilità non erano stati dedotti in appello e la condotta ostinata dimostra totale indifferenza verso le regole. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione di sigilli e occupazione abusiva: condanna definitiva
Un cittadino ha subito una condanna per i reati di invasione di terreni, deturpamento di cose altrui e violazione dei sigilli apposti dall'autorità giudiziaria su un'area sottoposta a sequestro preventivo. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove testimoniali e sostenendo l'illogicità della motivazione che aveva accertato la reiterata condotta illecita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso integralmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, la responsabilità penale per la violazione di sigilli e occupazione abusiva è divenuta irrevocabile, con condanna del ricorrente alle spese e al versamento di una sanzione di tremila euro.
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Occupazione abusiva di immobile pubblico: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per occupazione abusiva nei confronti di nove persone entrate senza titolo in un immobile di proprietà pubblica regionale. Gli imputati hanno cercato di difendersi sostenendo che l'immobile fosse già occupato da terzi in precedenza e chiedendo l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La presenza di precedenti occupanti non cancella il reato commesso da chi subentra e si stabilisce con propri beni. Inoltre, l'azione di gruppo e la permanenza prolungata escludono la particolare tenuità. Oltre alla condanna penale, ciascun ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni pubblici: condanna senza scuse
Un cittadino ha occupato abusivamente un'area appartenente al patrimonio comunale, subendo una condanna per il reato di invasione di terreni pubblici. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'illecito ha natura permanente e l'offesa dura finché l'occupazione abusiva prosegue. Di conseguenza, finché l'invasione è in atto, non si può invocare la particolare tenuità del fatto per cancellare la punibilità penale.
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Tentata invasione di edifici per conto terzi: è reato
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per tentata invasione di edifici e danneggiamento. L'imputato sosteneva l'assenza del dolo, affermando di aver agito per consentire l'occupazione dell'immobile a un amico e non per uso proprio. I giudici supremi hanno ribadito che la tentata invasione di edifici punisce chiunque compia atti idonei a occupare lo stabile, a prescindere dal fatto che l'immobile sia destinato a sé o a terzi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Invasione abusiva di edificio: alloggio pubblico e condanna
Due cittadini hanno occupato illegittimamente un appartamento di proprietà del Comune. La Corte di Appello ha confermato la condanna penale degli imputati, negando la non punibilità per particolare tenuità del fatto e respingendo la richiesta di attenuanti generiche. I giudici hanno valorizzato la natura prolungata dell'occupazione e il consistente danno economico arrecato all'ente pubblico proprietario. I responsabili hanno proposto ricorso per cassazione, contestando la gravità del fatto e invocando una presunta condizione di disagio economico. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato i ricorsi inammissibili per la fattispecie di invasione abusiva di edificio, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione per motivi generici
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di invasione di terreni o edifici pubblici. Il soggetto ha proposto impugnazione davanti ai giudici di legittimità lamentando una generica insufficienza di motivazione del provvedimento di secondo grado. La Suprema Corte ha rilevato la totale genericità delle contestazioni mosse dalla difesa. Il ricorrente non ha spiegato con precisione gli errori del giudice di merito né ha indicato elementi a supporto delle proprie critiche. I Supremi Giudici hanno pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione e hanno condannato l'interessato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: confermata la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un privato cittadino per l'occupazione abusiva di immobile destinato a edilizia residenziale pubblica. L'imputato aveva occupato senza titolo un appartamento dell'ente pubblico di gestione delle case popolari e aveva successivamente impugnato la condanna invocando genericamente lo stato di necessità. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La difesa non ha spiegato in modo puntuale le ragioni di dissenso rispetto alla sentenza di merito, limitandosi a contestazioni vaghe. L'occupante abusivo deve quindi scontare la condanna penale, rifondere le spese processuali e versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: ricorso respinto e sanzione
La vicenda riguarda la condanna di un soggetto per il reato commesso mediante l'occupazione abusiva di immobile destinato a uso pubblico e di proprietà di una società per azioni. Il tribunale di merito aveva inizialmente accertato la responsabilità penale, mentre i giudici d'appello avevano rideterminato la sanzione. L'imputata ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte di Cassazione, contestando un presunto difetto di motivazione nella decisione di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa della genericità delle censure sollevate, che non hanno confutato in modo specifico le motivazioni della sentenza precedente. La ricorrente perde definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese di lite e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando così la condanna penale originaria per il reato patrimoniale.
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Occupazione abusiva di immobile: la casa non esclude il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale a carico di un'imputata per furto aggravato di energia elettrica e invasione di edifici. La donna aveva occupato stabilmente un alloggio per risolvere le proprie esigenze abitative e si era allacciata abusivamente alla rete elettrica. La difesa sosteneva la presenza dello stato di necessità dovuto all'indigenza economica e chiedeva la non punibilità. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di immobile non può essere giustificata dal bisogno abitativo se condotta in modo stabile e prolungato nel tempo. Il bisogno cronico di un alloggio non costituisce un pericolo attuale e transitorio idoneo a scriminare il reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: il bisogno non evita la condanna
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per danneggiamento e occupazione abusiva di immobile. La difesa sosteneva la presenza dello stato di necessità per giustificare l'ingresso e la permanenza nell'alloggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché privo di specificità, in quanto riproduceva censure già respinte dai giudici di merito con motivazioni adeguate. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la responsabilità penale e hanno condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Invasione di edifici: il contratto tardivo non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di invasione di edifici nei confronti di due soggetti che avevano occupato abusivamente un immobile. I ricorrenti sostenevano che la successiva regolarizzazione del contratto di locazione cancellasse l'illecito e che il reato fosse prescritto. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che l'accordo contrattuale tardivo non cancella il reato precedentemente consumato. Inoltre, la natura permanente dell'occupazione sposta in avanti il termine di inizio della prescrizione, mentre la lunga durata dell'abuso impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di edifici: l’occupazione pluriennale esclude la tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di invasione di edifici. In primo grado, l'uomo era stato assolto grazie al riconoscimento della particolare tenuità del fatto. Tuttavia, la Corte d'Appello ha ribaltato la sentenza, condannandolo. La Suprema Corte ha confermato la condanna, stabilendo che un'occupazione abusiva protrattasi per diversi anni non può essere considerata un fatto di lieve entità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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