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Art. 633 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 633 Codice Penale

Tettoia Abusiva: Cassazione Conferma Condanna per Occupazione Suolo Pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di tre individui per **occupazione abusiva di suolo pubblico**. I soggetti avevano realizzato una tettoia in legno con fioriera su un'area pubblica senza le necessarie autorizzazioni comunali. La Corte d'Appello aveva già confermato la condanna a una multa. I ricorsi presentati in Cassazione, che contestavano l'elemento soggettivo del reato e la mancata configurazione del tentativo, sono stati dichiarati inammissibili. La Suprema Corte ha ribadito che l'occupazione di suolo pubblico si consuma con la semplice realizzazione dell'opera, indipendentemente dal suo completamento, e ha ritenuto congrua la pena inflitta.
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Occupazione abusiva e stato di necessità: rifiuto casa e condanna
Un cittadino ha subito la condanna penale per aver occupato abusivamente un edificio. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione invocando la presenza dello stato di necessità a causa della sua profonda difficoltà economica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'occupazione abusiva e stato di necessità non coesistono quando la crisi economica ha carattere permanente e privo di imminente pericolo grave. Inoltre, l'occupante aveva rifiutato una sistemazione abitativa alternativa offerta dalle istituzioni locali, creando egli stesso la situazione di disagio. La Cassazione ha condannato l'imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione Abusiva: Quando lo Stato di Necessità Non Giustifica
Due persone, condannate per occupazione abusiva di un immobile, hanno presentato ricorso in Cassazione invocando lo "stato di necessità" dovuto a difficoltà economiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che lo "stato di necessità" giustifica l'occupazione abusiva solo in presenza di un pericolo imminente di danno grave alla persona, non per mere esigenze abitative o difficoltà economiche. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: Cassazione conferma condanna
Un Lavoratore è stato condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, invasione di terreni e danneggiamento. Ha rimosso quattro alberi da frutto, causando danni. La Corte d'Appello ha confermato la sua responsabilità penale, ritenendolo uno dei committenti delle opere. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la condanna e sostenendo una condotta legittima. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicandolo aspecifico e manifestamente infondato. Ha confermato la condanna, ritenendo le prove sufficienti e le doglianze infondate.
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Invasione di edifici: Cassazione conferma condanna, no stato di necessità
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati, confermando la loro condanna per il reato di invasione di edifici. La Corte d'Appello aveva già escluso l'applicabilità delle difese di stato di necessità e di tenuità del fatto. I ricorsi riproponevano argomenti già valutati, senza indicare nuovi elementi. La Suprema Corte ha ribadito che non sussistevano i presupposti per il pericolo imminente o per la scarsa gravità dell'offesa, rendendo la condanna per invasione di edifici definitiva.
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Occupazione Abusiva: La ‘Speciale Tenuità del Fatto’ Non Salva i Danni
Due individui sono stati condannati per aver invaso un immobile e danneggiato una struttura, abbattendo una muratura. Hanno presentato ricorso, sostenendo che il loro comportamento rientrasse nella "speciale tenuità del fatto", una causa di non punibilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha chiarito che la "speciale tenuità del fatto" non si applica quando l'invasione comporta danni significativi e si protrae nel tempo, configurando un reato permanente. La gravità oggettiva delle azioni ha impedito di considerare il fatto come lieve.
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Invasione e Furto: Inammissibilità Ricorso Penale Conferma Condanne
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di due imputati, già condannati per aver invaso un appartamento dei Vigili del Fuoco e per aver rubato energia elettrica tramite un allaccio abusivo. I ricorrenti avevano presentato un ricorso per cassazione, contestando la loro responsabilità e chiedendo un beneficio di legge. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo le argomentazioni già esaminate e respinte dai giudici precedenti. I motivi erano solo un tentativo di riesaminare i fatti, cosa non permessa in Cassazione. Gli imputati sono stati condannati a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Occupazione Abusiva: Stato di Necessità non Giustifica Problemi Abitativi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Occupante condannato per occupazione abusiva di un appartamento di proprietà di un Ente Pubblico. L'Occupante aveva invocato lo stato di necessità per problemi abitativi, la particolare tenuità del fatto e le circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che la necessità di un alloggio non configura lo stato di necessità penale, che la condotta non era di lieve entità e che mancavano elementi per le attenuanti. L'Occupante è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Occupazione Abusiva: Quando la Prescrizione non Salva e lo Stato di Necessità non Basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per **occupazione abusiva** di un edificio a carico di due persone. I ricorrenti lamentavano la prescrizione del reato, l'assenza degli elementi costitutivi del delitto, l'applicazione dello stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. La Cassazione ha respinto tutti i ricorsi, ribadendo che l'occupazione abusiva è un reato permanente, la cui prescrizione decorre dalla cessazione dell'occupazione. Ha inoltre escluso lo stato di necessità e la particolare tenuità, ritenendo le motivazioni dei giudici di merito corrette. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
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Occupazione Abusiva: la Particolare Tenuità del Fatto non si applica
Un Lavoratore è stato condannato per l'occupazione abusiva di un immobile. Ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la condotta persistente e grave dell'occupazione rendeva incompatibile l'applicazione della causa di non punibilità. Inoltre, non ha riconosciuto le attenuanti generiche, poiché mancavano elementi positivi sulla personalità del Lavoratore. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: La Recidiva e il Peso dei Precedenti Penali
Una persona, già condannata per reati contro il patrimonio, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la mancata esclusione della recidiva, sostenendo che i suoi precedenti penali fossero risalenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la difesa non avesse specificamente contestato le motivazioni della Corte d'Appello, la quale aveva giustificato la recidiva basandosi sulla personalità della ricorrente e sui suoi numerosi precedenti. La ricorrente deve pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso in Cassazione Inammissibile: Fatti non si ridiscutono
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso in Cassazione presentato da una Persona Condannata. Questa era stata precedentemente condannata per invasione di terreni e pascolo abusivo. L'impugnazione è stata ritenuta inammissibile perché riproponeva le stesse argomentazioni già avanzate in appello, senza una critica specifica alla decisione precedente. Inoltre, il ricorso chiedeva una nuova valutazione dei fatti, compito che esula dalle competenze della Cassazione, che valuta solo la corretta applicazione del diritto. La Persona Condannata dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Errore Procedurale Fatale in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per reati di invasione di terreni o edifici e violazione di domicilio. Dopo la conferma della condanna in appello, ha presentato ricorso in Cassazione, invocando lo stato di necessità. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Questo è avvenuto perché il ricorso non è stato depositato presso la cancelleria del giudice che ha emesso la sentenza impugnata, come richiesto dalla legge. La conseguenza è stata la condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile in Cassazione: quando la prova non si riesamina
Due individui sono stati condannati per violazione di domicilio, invasione di terreni ed edifici e abusi edilizi. Hanno presentato un ricorso in Cassazione, lamentando vizi di legge e motivazionali nella sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in Cassazione. Ha ritenuto che il ricorso fosse "versato in fatto", cioè chiedeva una nuova valutazione delle prove, cosa non permessa in Cassazione. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione Abusiva: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di occupazione abusiva di immobile. L'uomo aveva occupato un terreno pubblico, recintandolo e costruendovi strutture senza permesso. Il suo ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. I giudici hanno ritenuto che il ricorso si limitasse a riproporre argomenti già esaminati e respinti dai tribunali precedenti, senza presentare nuove prove o contestazioni valide. L'individuo deve quindi pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Reato Permanente: La Tenuità del Fatto non Salva l’Imputata
Un'Imputata è stata condannata per reati di invasione e deturpamento. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte d'Appello aveva già respinto questa richiesta. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la particolare tenuità del fatto non si applica ai reati permanenti, come nel caso di un'opera non demolita. Il reato era ancora in corso. L'Imputata deve pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende. Questo caso chiarisce il rapporto tra il reato permanente e tenuità del fatto.
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Reato permanente: l’occupazione abusiva e la legge più severa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per invasione di terreni o edifici (artt. 633 e 639-bis c.p.). Il ricorso difensivo contestava l'applicazione di una legge più severa, sostenendo che il reato fosse istantaneo. La Suprema Corte ha ribadito che l'occupazione protratta nel tempo configura un reato permanente. Pertanto, si applica la normativa in vigore al momento della sentenza di primo grado, anche se più stringente (D.L. 113/2018). Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e al versamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di suolo pubblico: la Cassazione respinge
L'Imputato è stato condannato per l'occupazione abusiva di suolo pubblico. Lo stesso ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la temporaneità della condotta e chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione sulla temporaneità mirava a ottenere un riesame dei fatti, precluso nel giudizio di legittimità. Inoltre, la richiesta sulla tenuità del fatto è stata ritenuta manifestamente infondata. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di immobile: il disagio non evita la condanna
L'Imputato ha occupato un immobile di proprietà comunale senza un valido provvedimento di assegnazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di occupazione abusiva di immobile. I giudici hanno chiarito che il semplice disagio abitativo non giustifica l'occupazione abusiva di immobile e non integra lo stato di necessità. Quest'ultimo richiede un pericolo attuale e imminente per l'integrità fisica della persona. La Corte ha inoltre ribadito la natura permanente del reato. La prescrizione comincia a decorrere soltanto quando l'occupazione dell'immobile cessa con il rilascio del bene. Poiché il ricorso presentava motivi generici e ripetitivi, la Corte lo ha dichiarato inammissibile. L'Imputato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Occupazione abusiva di immobili: lo stato di necessità non salva
Due cittadini hanno impugnato la condanna penale per l'occupazione abusiva di immobili, sostenendo la brevità del tempo trascorso, lo stato di necessità legato alla ricerca di un'abitazione e la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di immobili è un reato permanente finché dura la limitazione del godimento per il proprietario. Lo stato di necessità non giustifica chi cerca un alloggio definitivo, ma copre soltanto pericoli attuali e transitori. Inoltre, la particolare tenuità del fatto non si applica ai reati permanenti la cui condotta illecita è ancora in corso. Gli occupanti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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