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Art. 38 Costituzione — Anno 2024

Altri anni per Art. 38 Costituzione

Definizione agevolata: no alle casse professionali
Un professionista richiedeva un supplemento di pensione dopo aver saldato i contributi tramite la "definizione agevolata". I giudici di merito gli avevano dato ragione, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che la definizione agevolata si applica solo agli enti previdenziali pubblici e non alle casse professionali private, data la loro natura giuridica distinta e la loro autonomia finanziaria. Di conseguenza, il debito per le sanzioni non era estinto.
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Omissione contributiva: il diritto del lavoratore agire
Un lavoratore, assunto formalmente part-time ma di fatto impiegato a tempo pieno, ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per ottenere il riconoscimento della corretta posizione lavorativa e il versamento della relativa contribuzione omessa. Mentre i giudici di merito avevano respinto la domanda per carenza di un interesse attuale del lavoratore, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il lavoratore ha sempre un interesse concreto e immediato ad agire per l'accertamento di una omissione contributiva, poiché tale azione tutela il suo diritto all'integrità della posizione previdenziale, a prescindere dal raggiungimento dell'età pensionabile o dalla prova di un danno immediato.
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Limiti sequestro stipendio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18054/2024, ha stabilito un importante principio sui limiti al sequestro dello stipendio in ambito penale. La Corte ha annullato un sequestro su somme di denaro derivanti da prestazioni INPS, affermando che le tutele di impignorabilità parziale previste dal codice di procedura civile si applicano anche al sequestro preventivo. È stato chiarito che tali somme, essenziali per il sostentamento, non possono essere interamente sottratte. L'appello relativo al sequestro di un immobile è stato invece respinto per vizi procedurali.
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Decadenza riliquidazione pensione: salvo il diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza riliquidazione pensione, prevista da una specifica normativa, si applica solo agli arretrati maturati oltre il triennio precedente la domanda giudiziale. Il diritto del pensionato a ottenere il ricalcolo della propria pensione per il futuro rimane intatto, in quanto diritto fondamentale e imprescrittibile. L'ente previdenziale è stato quindi condannato a ricalcolare la pensione e a corrispondere gli arretrati limitatamente al triennio.
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Giurisdizione giudice ordinario: danno a ente privato
Un ente previdenziale per professionisti sanitari, trasformato in fondazione di diritto privato, ha citato in giudizio i suoi ex organi direttivi e di controllo, insieme a terzi, per un danno patrimoniale di quasi 200 milioni di euro derivante da investimenti illeciti. I convenuti hanno eccepito il difetto di giurisdizione, sostenendo la competenza della Corte dei Conti per danno erariale. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario, qualificando l'azione come una causa di responsabilità civile, analoga a quella societaria, finalizzata a reintegrare il patrimonio specifico dell'ente e non a tutelare l'erario pubblico in generale.
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Gestione Separata Avvocati: no sanzioni pre-2011
Un professionista che non raggiunge la soglia di reddito per l'iscrizione alla cassa di categoria è comunque tenuto a versare i contributi alla Gestione Separata INPS. Tuttavia, la Corte di Cassazione, applicando una sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che non sono dovute le sanzioni civili per le omissioni contributive relative ai periodi antecedenti al 2011, anno in cui la normativa è stata chiarita. Rimane fermo l'obbligo di versare i contributi omessi.
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Gestione Separata Avvocati: No Sanzioni Retroattive
Una professionista legale ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata dell'INPS per contributi relativi al 2009. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione per gli avvocati con redditi inferiori alle soglie della cassa forense, ma ha annullato le sanzioni civili per i periodi antecedenti alla riforma del 2011, in applicazione di una sentenza della Corte Costituzionale. È stato inoltre chiarito che l'agente di riscossione non ha legittimazione passiva in queste controversie.
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Prescrizione rivalutazione amianto: la Cassazione
Un lavoratore esposto ad amianto si è visto negare il diritto alla rivalutazione dei contributi per intervenuta prescrizione. La Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il termine per la prescrizione della rivalutazione amianto decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce consapevolezza della sua esposizione, come dimostrato dalla richiesta di certificazione agli enti competenti, e non da date successive. La Corte ha ribadito che tale prescrizione estingue l'intero diritto e non solo i singoli ratei.
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Prescrizione rivalutazione amianto: quando inizia?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore esposto ad amianto, confermando la decisione dei giudici di merito sulla prescrizione del diritto alla rivalutazione contributiva. La sentenza stabilisce che il termine di prescrizione decennale per la rivalutazione amianto inizia a decorrere dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza dell'esposizione, che si presume coincidere con la presentazione della prima istanza amministrativa di riconoscimento. Trattandosi di un diritto autonomo, la sua estinzione è definitiva e totale, non limitata ai singoli ratei pensionistici.
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Prescrizione amianto: decorrenza e consapevolezza
Un lavoratore esposto ad amianto ha richiesto la rivalutazione contributiva, ma l'ente previdenziale ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto è prescritto, chiarendo che il termine di prescrizione amianto decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza dell'esposizione, momento che può coincidere con la richiesta di certificazione all'istituto infortunistico.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
Un lavoratore, esposto ad amianto, si è visto negare il diritto alla rivalutazione contributiva in appello per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che il termine di prescrizione decennale per questo beneficio, autonomo rispetto alla pensione, decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza dell'esposizione, non dal pensionamento. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che il giudice ha il potere di individuare autonomamente tale momento iniziale, basandosi sugli atti di causa.
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Indennità di disoccupazione e accordo: quando si perde
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la reintegrazione in seguito a un licenziamento illegittimo, accetta un accordo economico rinunciando al posto. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale scelta rende la disoccupazione volontaria, escludendo il diritto all'indennità di disoccupazione, poiché la rinuncia a un rapporto di lavoro già ripristinato giudizialmente equivale a dimissioni.
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Contributi previdenziali: la rinuncia è nulla
Gli eredi di un ex lavoratore del settore minerario hanno contestato il calcolo dei suoi contributi per il prepensionamento. Le corti inferiori avevano ritenuto valida la rinuncia del lavoratore a tali diritti, considerandoli volontari. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che i contributi previdenziali in questione derivano da un obbligo di legge di natura pubblica e non sono volontari. Di conseguenza, qualsiasi accordo di rinuncia da parte del lavoratore è legalmente nullo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Restituzione indennità disoccupazione e contratto
Un lavoratore, dopo aver percepito l'indennità di disoccupazione, otteneva una sentenza che convertiva retroattivamente il suo contratto a termine in uno a tempo indeterminato, con condanna del datore a un'indennità risarcitoria. L'ente previdenziale ha richiesto la restituzione dell'indennità di disoccupazione, sostenendo che, a causa della ricostituzione giuridica del rapporto, lo stato di disoccupazione non era mai esistito. A causa di un contrasto giurisprudenziale sulla questione, la Corte di Cassazione ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per stabilire un principio di diritto definitivo.
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Massimale pensionabile: la Cassazione fa chiarezza
Un lavoratore dello spettacolo ha contestato l'applicazione del massimale pensionabile sulla propria pensione. La Corte d'Appello gli ha dato ragione, ma l'ente previdenziale ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il limite massimo alla retribuzione giornaliera pensionabile per i lavoratori dello spettacolo è ancora in vigore e deve essere applicato, annullando la sentenza precedente e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Obbligo Contributivo Geometri: la guida completa
La Corte di Cassazione chiarisce l'obbligo contributivo per i geometri. Con l'ordinanza n. 22880/2024, ha stabilito che la semplice iscrizione all'albo professionale crea una presunzione di esercizio dell'attività, rendendo dovuti i contributi minimi alla Cassa di previdenza. Viene così cassata la decisione della Corte d'Appello che richiedeva una 'connessione necessaria' tra il reddito percepito (in questo caso, come amministratore di società) e l'attività tipica del geometra. La Cassazione ha ribadito che l'iscrizione all'albo è condizione sufficiente per l'obbligo contributivo, a meno che non sussistano specifiche cause di esonero previste dai regolamenti della Cassa.
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Incompatibilità ASpI pensione: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio di incompatibilità ASpI pensione, chiarendo che il diritto all'indennità di disoccupazione cessa nel momento in cui il lavoratore matura i requisiti per la pensione, non quando presenta la domanda. L'ente previdenziale ha quindi il diritto di richiedere la restituzione delle somme indebitamente percepite. La Corte ha sottolineato che l'ASpI è una misura di sostegno di ultima istanza (extrema ratio), non alternativa alla pensione una volta che se ne ha diritto.
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Contributo minimo geometri: obbligo anche senza reddito
Un professionista geometra ha contestato l'obbligo di versare il contributo minimo alla Cassa di previdenza, sostenendo di non esercitare attivamente la professione. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che la semplice iscrizione all'albo professionale è condizione sufficiente a far scattare l'obbligo di versamento del contributo minimo geometri. Tale obbligo si fonda su un principio di solidarietà e prescinde dall'effettiva produzione di reddito o dalla natura occasionale dell'attività, salvo specifiche eccezioni da provarsi a cura del professionista.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da un ente previdenziale privato sulle pensioni dei propri iscritti. La Suprema Corte ha stabilito che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non tramite un regolamento interno della Cassa. Di conseguenza, le somme trattenute devono essere restituite, con un termine di prescrizione decennale per l'azione di recupero da parte del pensionato.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. Secondo la Corte, una tale prestazione patrimoniale può essere introdotta solo da una norma di legge e non da un regolamento interno dell'ente, a causa della riserva di legge prevista dalla Costituzione. La Corte ha inoltre stabilito che il diritto al rimborso delle somme illegittimamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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