LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 38 Costituzione

Sfoglia per anno

Sfoglia per sezione

Pensione di vecchiaia: vietata se il lavoro continua
Una lavoratrice ha ottenuto dall'ente previdenziale la pensione di vecchiaia a partire dal dicembre 2015. In seguito, ha domandato la retrodatazione del trattamento al marzo 2010 o, in subordine, al gennaio 2014. L'istituto previdenziale ha respinto la richiesta per la mancata cessazione del rapporto di lavoro dipendente. La dipendente aveva infatti proseguito l'attività lavorativa senza interruzioni sostanziali. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il conseguimento della prestazione pensionistica richiede sempre l'effettiva cessazione dell'attività subordinata. Senza un reale stacco temporale tra i contratti, il diritto alla decorrenza anticipata non sorge.
Continua »
Iscrizione Cassa Geometri: albo e contributi minimi
La Cassa previdenziale dei geometri ha disposto d'ufficio per il 2016 l'iscrizione di un geometra iscritto all'albo, chiedendo il versamento dei contributi minimi. Il professionista ricopriva ruoli di socio accomandatario e liquidatore societario, ma contestava la debenza perché privo di reddito professionale continuativo. I giudici di merito hanno annullato la pretesa, ritenendo necessaria la continuità professionale e negando alla Cassa il potere regolamentare di estendere l'obbligo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso della Cassa. Secondo i giudici di legittimità, la semplice appartenenza all'albo fa presumere l'attività e rende obbligatoria l'iscrizione Cassa Geometri con pagamento dei contributi minimi, a prescindere dal reddito nullo o da altra copertura previdenziale, salva idonea prova contraria dell'interessato.
Continua »
Certificazione contributiva errata: INPS condannata a risarcire
Un lavoratore chiede all'ente previdenziale il conteggio dei contributi versati in Italia e in Svizzera per accedere alla pensione anticipata. L'istituto rilascia un prospetto ufficiale che attesta il raggiungimento dei requisiti. Forte di tale documento, il dipendente rassegna le dimissioni. Poco dopo la concessione del trattamento pensionistico, l'ente revoca la prestazione a causa di un ricalcolo al ribasso trasmesso dalla cassa svizzera, lasciando il soggetto privo di stipendio e di pensione. Il lavoratore cita l'istituto per il danno subito per via della certificazione contributiva errata. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'ente pubblico: quest'ultimo è l'unico interlocutore dell'assicurato e risponde a titolo contrattuale per aver fornito informazioni inesatte, violando il legittimo affidamento del cittadino senza aver operato i dovuti controlli con l'ordinaria diligenza.
Continua »
Indebito pensionistico: la nuova assunzione costa 52.000 euro
L'ente previdenziale ha richiesto a un pensionato la restituzione di oltre 52.000 euro per somme indebitamente percepite tra il 2008 e il 2012. L'uomo aveva presentato domanda di pensione di anzianità nell'ottobre 2007 ma, poche settimane dopo e prima dell'effettiva decorrenza del trattamento, aveva iniziato un nuovo rapporto di lavoro subordinato senza comunicarlo direttamente agli uffici previdenziali. I giudici di merito avevano negato il recupero, ritenendo assente la malafede dell'interessato poiché il nuovo datore di lavoro aveva informato i centri per l'impiego. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito accogliendo il ricorso dell'ente. La Corte ha stabilito che la cessazione del lavoro costituisce requisito fondamentale per ottenere la prestazione. Tacere l'avvenuta rioccupazione integra dolo e impone la restituzione integrale, configurando a pieno titolo un indebito pensionistico recuperabile.
Continua »
Contributi INPS su utili srl: vietato il prelievo senza incasso
L'ente previdenziale ha richiesto il pagamento di somme aggiuntive a un socio lavoratore e amministratore di una società a responsabilità limitata. L'ente pretendeva di calcolare i contributi INPS su utili srl accantonati a riserva e non distribuiti. Il socio si è opposto, sostenendo che le somme non percepite e non tassate a livello personale non possono formare imponibile previdenziale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che i profitti societari concorrono alla contribuzione della gestione commercianti solo se effettivamente percepiti dal socio o imputati fiscalmente per trasparenza. Se la società accantona gli utili e versa l'IRES ordinaria, tali somme restano nel patrimonio aziendale e non possono essere assoggettate a prelievo contributivo personale.
Continua »
Compensazione delle spese di lite e vittoria del lavoratore
Un lavoratore affetto da patologia professionale ottiene dal giudice il riconoscimento di un danno biologico dell'8%. Il tribunale dispone però la compensazione delle spese di lite nella misura del 20% a causa del parziale accoglimento rispetto alla richiesta iniziale dell'11%. Il dipendente impugna la sentenza contestando il taglio dei compensi del proprio legale. L'ente previdenziale difende la riduzione richiamando la vittoria solo parziale e i limiti di legge sulle prestazioni assistenziali. Durante il giudizio di secondo grado le parti raggiungono un accordo transattivo sull'importo differenziale delle spese. La Corte d'Appello dichiara quindi cessata la materia del contendere, ratificando la conciliazione raggiunta.
Continua »
Contributi INPS utili non distribuiti: niente addebito al socio
L'ente di previdenza richiedeva il pagamento di contributi a un socio lavoratore di una società a responsabilità limitata, calcolando anche le quote societarie mai riscosse. Il lavoratore contestava la richiesta, sostenendo l'estraneità di tali somme rispetto al reddito personale. La Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi INPS utili non distribuiti non sono dovuti se la società accantona i guadagni a riserva e non sceglie il regime di trasparenza fiscale. La base imponibile previdenziale include soltanto i proventi denunciati dal singolo nella propria dichiarazione fiscale. L'ente di previdenza ha perso il ricorso, con compensazione delle spese di lite.
Continua »
Contributi INPS su utili non distribuiti: vince il socio
L'ente di previdenza ha preteso il versamento dei contributi INPS su utili non distribuiti da un socio lavoratore di una società a responsabilità limitata. Il socio ha contestato l'addebito poiché la società ha accantonato i profitti a riserva senza distribuirli né applicare il regime di trasparenza fiscale. La Corte di Cassazione ha dato piena ragione al socio lavoratore, respingendo il ricorso dell'ente. I giudici hanno chiarito che la base imponibile previdenziale comprende soltanto i redditi effettivamente dichiarati dalla persona fisica ai fini IRPEF. Pertanto, l'ente pubblico non può assoggettare a contribuzione i guadagni societari meri e virtuali che il socio non ha mai incassato.
Continua »
Contributi INPS su utili non distribuiti: stop ai versamenti
L'ente previdenziale pretendeva il pagamento della contribuzione a percentuale da un socio lavoratore di una società a responsabilità limitata artigiana. L'Istituto calcolava la somma sul reddito societario complessivo, nonostante la società avesse deliberato di accantonare i guadagni a riserva senza distribuirli. I giudici hanno respinto la richiesta dell'ente. La Corte di Cassazione ha confermato che non sono dovuti i contributi INPS su utili non distribuiti. La base imponibile previdenziale richiede l'effettiva imputazione fiscale del reddito nella dichiarazione delle persone fisiche (IRPEF) del socio lavoratore. Tale condizione ricorre soltanto quando la società distribuisce gli utili oppure opta espressamente per il regime tributario di trasparenza. In assenza di tali presupposti, i guadagni accantonati appartengono esclusivamente al patrimonio della società e non possono subire prelievi contributivi personali.
Continua »
Contributi previdenziali minimi: l’obbligo di iscrizione
La Corte d'Appello di Venezia ha confermato che i contributi previdenziali minimi sono obbligatori per il solo fatto di essere iscritti all'albo professionale, indipendentemente dall'effettivo esercizio della professione o dalle condizioni di salute dell'iscritto. Nel caso in esame, una professionista aveva contestato il pagamento invocando una grave patologia depressiva e la prescrizione dei crediti, ma i giudici hanno respinto l'appello rilevando l'efficacia interruttiva delle richieste di rateazione e la natura solidaristica del sistema previdenziale.
Continua »
Contributi previdenziali professionisti e fallimento
La Corte d'Appello ha respinto il ricorso di un ente previdenziale che richiedeva il pagamento di contributi previdenziali professionisti per oltre centomila euro a un geometra dichiarato fallito. La Corte ha stabilito che lo status di fallito, comportando la perdita dei diritti civili secondo la normativa previgente, impediva l'esercizio della professione e faceva decadere la presunzione di attività lavorativa. Di conseguenza, l'ente non ha fornito prove concrete dell'effettivo svolgimento della professione nel periodo contestato.
Continua »
NASpI lavoro carcerario e disoccupazione involontaria
La Corte d'Appello di Venezia ha respinto il ricorso di un lavoratore detenuto che richiedeva la NASpI lavoro carcerario per i periodi di inattività dovuti alla rotazione dei turni. Sebbene il diritto sia riconosciuto in astratto, il ricorrente non ha provato che la cessazione del rapporto fosse involontaria e definitiva, anziché una mera sospensione organizzativa.
Continua »
Evasione contributiva agricola e part-time
La Corte d'Appello di Cagliari ha analizzato un caso di presunta evasione contributiva agricola riguardante una ditta individuale. Il giudice ha stabilito che la mancanza di un contratto part-time scritto e l'invio di modelli DMAG infedeli obbligano al pagamento dei contributi su base full-time, configurando la fattispecie di evasione anziché quella di semplice omissione.
Continua »
Gestione Separata INPS professionisti: obblighi e regole
La Corte d'Appello conferma l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS professionisti per un ingegnere, dipendente pubblico, che svolge attività professionale. Nonostante il pagamento del contributo integrativo alla cassa di categoria, la mancanza di una tutela previdenziale specifica per il reddito da lavoro autonomo rende necessaria l'iscrizione all'INPS per garantire la copertura pensionistica universale.
Continua »
Reintegra e restituzione indennità NASpI: le regole
Due lavoratori, illegittimamente licenziati, ottengono in tribunale l'ordine di reintegra ma decidono di optare per l'indennità sostitutiva di quindici mensilità. L'ente di previdenza richiede la restituzione indennità NASpI percepita e blocca i ratei residui, sostenendo che l'ordine di reintegro e la successiva rinuncia abbiano fatto venir meno lo stato di disoccupazione involontaria. La Suprema Corte accoglie il ricorso dei dipendenti chiarendo che il diritto al sostegno economico viene meno solo con il ripristino effettivo e materiale del lavoro e dello stipendio, e non con una pronuncia formale del giudice. Tuttavia, per il periodo successivo all'esercizio dell'opzione per l'indennità sostitutiva, la scelta volontaria del dipendente di chiudere il rapporto esclude la disoccupazione involontaria e fa decadere il beneficio.
Continua »
Indebito assistenziale: quando va restituito
La Corte d'Appello di Cagliari ha confermato l'obbligo di restituzione per indebito assistenziale delle somme percepite dopo una visita di revisione negativa. Anche se l'ente previdenziale ha ritardato la revoca formale, la notifica del verbale medico esclude l'affidamento incolpevole, rendendo le somme ripetibili dal mese successivo alla visita.
Continua »
Decadenza azione lavoro: Cassazione tutela il lavoratore senza atto scritto
Un Lavoratore ha citato in giudizio un'Azienda, sostenendo di aver avuto con essa un rapporto di lavoro diretto, nonostante fosse formalmente impiegato da una cooperativa. Chiedeva differenze salariali e risarcimenti. I giudici di merito avevano rigettato le sue richieste per intervenuta decadenza azione lavoro, ritenendo che avesse agito troppo tardi dalla cessazione del rapporto con la cooperativa. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la decadenza azione lavoro, in casi di interposizione illecita di manodopera senza un atto scritto di recesso, non può decorrere dalla mera cessazione di fatto. La Corte ha quindi accolto il ricorso del Lavoratore, rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Pensione ridotta: stop al contributo di solidarietà
Un professionista in pensione ha contestato i tagli subiti sul proprio assegno pensionistico negli anni 2014 e 2015. L'ente di previdenza privato aveva applicato un contributo di solidarietà per sostenere l'equilibrio del proprio bilancio. I giudici di merito hanno ordinato la restituzione delle somme trattenute. L'ente ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la piena legittimità dei propri regolamenti interni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che le casse privatizzate non possono introdurre autonomamente prelievi forzosi sui trattamenti già liquidati. L'imposizione patrimoniale spetta esclusivamente al legislatore statale.
Continua »
Contributo di solidarietà: la Cassa perde e rimborsa il pensionato
Un professionista in pensione ha contestato i prelievi economici eseguiti dal proprio ente previdenziale privatizzato a titolo di contributo di solidarietà sui ratei pensionistici a partire dal 2009. I giudici di merito hanno ordinato la restituzione delle somme trattenute, accertando l'illegittimità del prelievo. La Cassa di previdenza ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la piena validità del proprio regolamento interno per garantire l'equilibrio finanziario a lungo termine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cassa, confermando che gli enti previdenziali privatizzati non possono introdurre autonomamente un contributo di solidarietà sulle pensioni già liquidate. Tale prelievo costituisce una prestazione patrimoniale imposta che richiede una specifica autorizzazione di legge statale.
Continua »
Cassa Previdenziale vs. Pensionato: Illegittimo il Contributo di Solidarietà
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Cassa di Previdenza dei Dottori Commercialisti. L'ente chiedeva di poter imporre un **contributo di solidarietà previdenziale** ai propri iscritti, anche se pensionati. La vicenda era iniziata con un commercialista che aveva chiesto la restituzione di tale contributo. La Cassazione ha confermato che gli enti previdenziali privatizzati non possono introdurre autonomamente un **contributo di solidarietà previdenziale** sui trattamenti pensionistici già determinati. Questo tipo di prelievo, infatti, è una prestazione patrimoniale che solo il legislatore (il Parlamento) può imporre, non un ente privato, anche se per garantire l'equilibrio di bilancio. La decisione ribadisce un orientamento consolidato, a favore degli iscritti.
Continua »