LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Imposta unica scommesse: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10681/2024, ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell’imposta unica sulle scommesse per l’anno 2013. La Corte ha stabilito che sia il bookmaker estero sia il Centro Trasmissione Dati (CTD) operante in Italia sono coobbligati in solido al pagamento dell’imposta sulle giocate raccolte sul territorio nazionale. La normativa italiana è stata ritenuta non discriminatoria e conforme al diritto dell’Unione Europea, in quanto mira a tassare l’attività di gioco svolta in Italia, indipendentemente dalla sede dell’operatore o dalla presenza di una concessione.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 5 febbraio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Imposta Unica Scommesse: Legittima per i Bookmaker Esteri senza Concessione

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema cruciale dell’imposta unica sulle scommesse, confermando la sua applicabilità anche ai bookmaker con sede all’estero che operano in Italia attraverso i Centri Trasmissione Dati (CTD). Questa decisione chiarisce in modo definitivo la responsabilità solidale tra l’operatore estero e l’intermediario italiano, rigettando le tesi di una presunta discriminazione basata sulla normativa europea.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da un avviso di accertamento emesso dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nei confronti di una società di scommesse con sede a Malta e del titolare di un Centro Trasmissione Dati (CTD) ad essa collegato. L’Agenzia contestava il mancato versamento dell’imposta unica sulle scommesse per l’anno 2013, ritenendo entrambi i soggetti coobbligati in solido. La società estera, priva di concessione governativa italiana, sosteneva l’illegittimità della pretesa fiscale, appellandosi a una presunta violazione dei principi di non discriminazione e di libera prestazione dei servizi sanciti dal diritto dell’Unione Europea.

Il contenzioso, dopo i primi due gradi di giudizio sfavorevoli al contribuente, è giunto dinanzi alla Corte di Cassazione, che è stata chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità della normativa nazionale con quella comunitaria e sulla corretta individuazione dei soggetti passivi del tributo.

L’Imposta Unica Scommesse e la Compatibilità con il Diritto UE

Uno dei punti centrali del ricorso riguardava la presunta discriminazione della legge italiana. La società ricorrente lamentava che l’imposizione fiscale creasse un ostacolo ingiustificato alla libera prestazione di servizi, penalizzando gli operatori esteri rispetto a quelli nazionali. La Cassazione, tuttavia, ha rigettato questa argomentazione, allineandosi alla costante giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

I giudici hanno chiarito che il presupposto dell’imposta non è la sede legale del bookmaker, ma il luogo dove l’attività di raccolta delle scommesse viene concretamente svolta. Poiché l’imposta si applica a chiunque gestisca scommesse raccolte sul territorio italiano, senza distinzione tra operatori nazionali o esteri, concessionari o non concessionari, non sussiste alcuna discriminazione. La normativa italiana, infatti, persegue obiettivi di interesse generale, come la tutela dei consumatori e dell’ordine pubblico, che giustificano una regolamentazione del settore.

La Responsabilità Solidale tra Bookmaker e CTD

Altro aspetto fondamentale della decisione è la conferma della responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il CTD italiano. La Corte ha stabilito che entrambi partecipano, sebbene su piani diversi, all’attività di “organizzazione ed esercizio” delle scommesse.

Il CTD non è un mero trasmettitore di dati, ma un soggetto che svolge un’attività di gestione cruciale: mette a disposizione i locali, riceve le proposte di scommessa, incassa le somme giocate e paga le eventuali vincite. Questa attività gestoria costituisce il presupposto impositivo. Di conseguenza, la legge individua correttamente sia il CTD (come gestore per conto terzi) sia il bookmaker (come gestore per conto proprio) quali soggetti passivi d’imposta, vincolati da un nesso di solidarietà.

La Corte Costituzionale, in una precedente pronuncia (sent. n. 27/2018), aveva già chiarito questo punto, specificando però che la responsabilità del CTD sorge solo per le annualità successive al 2010, poiché prima di tale data non era possibile per il CTD rinegoziare le commissioni con il bookmaker per trasferire su quest’ultimo il carico tributario. Poiché il caso in esame riguarda il 2013, tale responsabilità è pienamente applicabile.

Le Motivazioni della Cassazione

Nel dettaglio, la Suprema Corte ha fondato la sua decisione su diversi pilastri argomentativi. In primo luogo, ha ritenuto infondata la richiesta di un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE, poiché la materia è già stata ampiamente trattata e i principi applicabili sono consolidati. La normativa italiana, secondo i giudici, non vieta né ostacola l’attività degli operatori esteri, ma si limita a sottoporla allo stesso regime fiscale previsto per tutti coloro che raccolgono gioco in Italia.

In secondo luogo, la Corte ha ribadito che l’equiparazione, ai fini fiscali, tra il gestore per conto terzi (il CTD) e il gestore per conto proprio (il bookmaker) non è irragionevole. Entrambi concorrono alla realizzazione del presupposto impositivo, e il meccanismo della solidarietà, unito alla possibilità di rivalsa, garantisce il rispetto del principio di capacità contributiva.

Infine, è stata respinta anche la censura relativa alla presunta violazione della direttiva IVA. La Corte ha spiegato che l’imposta unica sulle scommesse è un tributo speciale che non ha il carattere di imposta sul volume d’affari, e pertanto può essere applicata cumulativamente all’IVA, come consentito dalla normativa europea.

Conclusioni

L’ordinanza della Corte di Cassazione consolida un orientamento giurisprudenziale ormai granitico: chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano è tenuto al pagamento dell’imposta unica, indipendentemente dalla propria sede legale o dal possesso di una concessione statale. La decisione riafferma la legittimità del sistema fiscale italiano in materia di giochi e scommesse, ritenendolo pienamente compatibile con i principi fondamentali del diritto dell’Unione Europea. Per gli operatori del settore, ciò significa che la responsabilità fiscale ricade solidalmente sia sul bookmaker estero sia sulla rete di intermediari che operano fisicamente in Italia, chiudendo ogni possibile varco a tentativi di elusione del tributo.

Un bookmaker estero che raccoglie scommesse in Italia senza una concessione statale è tenuto a pagare l’imposta unica sulle scommesse?
Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che l’imposta unica è dovuta da chiunque gestisca la raccolta di scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale dell’operatore e dall’assenza di una concessione statale.

Il Centro Trasmissione Dati (CTD) che opera per conto del bookmaker estero ha qualche responsabilità fiscale?
Sì. Il CTD è considerato un gestore dell’attività di scommesse ed è obbligato in solido con il bookmaker estero al pagamento dell’imposta. Ciò significa che l’Agenzia delle Entrate può richiedere l’intero importo del tributo indifferentemente a uno dei due soggetti.

La normativa italiana che tassa i bookmaker esteri è in contrasto con il diritto dell’Unione Europea?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la normativa italiana non è discriminatoria né contraria al principio di libera prestazione dei servizi. L’imposta si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse in Italia, siano essi italiani o esteri, garantendo parità di trattamento e perseguendo legittimi obiettivi di interesse generale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati