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Centro Trasmissione Dati (Ctd)

Definizione

Un punto fisico, collegato telematicamente a un bookmaker, che agisce come intermediario per la raccolta delle scommesse dal pubblico sul territorio nazionale per conto di un operatore di scommesse spesso situato all'estero.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 117 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 79% dei casi il ricorso è stato rigettato.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 17%
  • Rigettato 79%
  • Inammissibile 1%
  • Estinto 3%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 590%
  • Civile Sez. 610%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 9153/2021in 34 provvedimenti
  • Cass. 9144/2021in 18 provvedimenti
  • Corte cost. 27/2018in 89 provvedimenti
  • Cass. 18299/2022in 9 provvedimenti
  • Cass. 15731/2015in 34 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Imposta unica sulle scommesse: debiti per i bookmaker esteri
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha richiesto il pagamento del tributo sui giochi a un operatore estero privo di concessione italiana e al titolare di una ricevitoria locale per l'anno 2015. I due soggetti hanno impugnato l'accertamento contestando l'applicazione del prelievo, lamentando una presunta discriminazione unionale e chiedendo l'annullamento delle sanzioni per oscurità della legge. I giudici tributari hanno respinto le loro tesi. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il recupero fiscale, ribadendo che l'imposta unica sulle scommesse grava in solido sia sul bookmaker estero sia sul gestore fisico operante in Italia. La Corte ha altresì escluso discriminazioni o dubbi normativi dopo le riforme del 2010, condannando entrambi i ricorrenti per lite temeraria.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare?
Un operatore di scommesse estero ha impugnato un avviso di accertamento per l'imposta unica sulle scommesse relativa all'anno 2010. L'operatore contestava la sua responsabilità solidale con i centri di raccolta dati in Italia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'imposta unica sulle scommesse si applica anche ai bookmaker esteri, anche se privi di concessione italiana. La loro attività di gestione delle scommesse sul territorio nazionale costituisce il presupposto impositivo. La sentenza ha confermato la legittimità della pretesa tributaria nei confronti del bookmaker.
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Bookmaker Estero vs Fisco: L’Imposta Unica sulle Scommesse si Applica
Un bookmaker estero ha contestato un accertamento fiscale per l'imposta unica sulle scommesse relativa all'anno 2010. La Commissione Tributaria Regionale aveva respinto il suo appello, ritenendo legittima l'imposizione. Il bookmaker ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l'imposta non dovesse applicarsi a operatori esteri senza concessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che l'imposta unica sulle scommesse si applica anche ai bookmaker esteri privi di concessione che operano in Italia, specialmente per le annualità antecedenti al 2011, dove la responsabilità ricade sul bookmaker stesso.
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Imposta unica sulle scommesse e centri esteri: la resa
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha contestato il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse a una società italiana operante come centro di trasmissione dati per conto di un operatore estero privo di concessione statale per l'anno 2012. Il gestore del centro ha impugnato l'avviso di accertamento sostenendo l'illegittimità del tributo e invocando il diritto dell'Unione Europea oltre all'esimente dell'incertezza normativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del gestore. I giudici hanno confermato che i titolari dei centri operanti sul suolo nazionale sono debitori d'imposta in solido con l'operatore estero, poiché l'attività di raccolta si perfeziona in Italia e non contrasta con le direttive europee.
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Imposta Unica Scommesse: Bookmaker Estero Soccombe, Fisco Vince
Un operatore estero di scommesse ha contestato un avviso di accertamento dell'Agenzia Fiscale per il mancato versamento dell'imposta unica scommesse per l'anno 2011. L'operatore sosteneva la discriminazione rispetto ai bookmaker nazionali e vizi procedurali, come la mancata traduzione dell'atto impositivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha confermato che l'imposta unica scommesse si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse in Italia, indipendentemente dalla loro sede o concessione. La Corte ha anche stabilito che eventuali difetti procedurali, come la mancata traduzione, si sanano se il contribuente esercita comunque il suo diritto di difesa.
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Scommesse estere: confermata l’imposta unica sulle scommesse
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato un avviso di accertamento a una società di scommesse con sede all'estero per il mancato versamento del tributo per l'anno 2009. L'operatore estero raccoglieva giocate in Italia tramite un Centro Trasmissione Dati senza concessione statale. La società ha contestato l'atto sostenendo l'illegittimità del prelievo e invocando sentenze costituzionali ed europee. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'allibratore. Il giudice di legittimità ha stabilito che la società estera deve versare l'imposta unica sulle scommesse anche per gli anni anteriori al 2011. La declaratoria di incostituzionalità per gli anni passati riguarda infatti solo i centri di trasmissione locali e non esonera l'allibratore estero dal debito tributario autonomo maturato sul territorio italiano.
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Imposta unica sulle scommesse: operatore estero tenuto a pagare
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha emesso un avviso di accertamento per il mancato pagamento del tributo per l'anno 2010 nei confronti di un bookmaker estero privo di concessione e della ricevitoria italiana collegata. I giudici tributari regionali avevano annullato l'atto ritenendo non tassabile l'attività svolta nel 2010. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia fiscale, chiarendo che l'imposta unica sulle scommesse si applica direttamente a tutti i bookmaker esteri privi di concessione anche per le annualità anteriori al 2011. La sentenza costituzionale ha escluso la responsabilità retroattiva delle sole ricevitorie intermedie, lasciando intatto l'obbligo tributario a carico dell'operatore straniero che gestisce il gioco in Italia.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero paga
L'Agenzia fiscale ha emesso un avviso di accertamento per il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2010 a carico di un operatore di scommesse con sede all'estero, privo di concessione statale. Il giudice di secondo grado ha annullato la pretesa tributaria, ritenendo applicabile la sentenza della Corte Costituzionale che escludeva la tassazione retroattiva per i centri trasmissione dati collegati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, precisando che l'incostituzionalità tutela unicamente gli intermediari locali e non l'allibratore estero. L'operatore straniero resta dunque il debitore principale verso l'erario italiano anche per le annualità precedenti al 2011, a prescindere dal possesso della concessione.
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Imposta unica sulle scommesse: il gestore paga per l’estero
Un gestore di un centro trasmissione dati (Il Gestore) impugna l'avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012, dovuta in solido con un bookmaker estero privo di concessione statale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Gestore, confermando che anche gli intermediari nazionali di operatori esteri sono soggetti passivi d'imposta. Inoltre, la Corte accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Dogane, stabilendo che la sanatoria fiscale del bookmaker non estingue automaticamente il debito se non sono rispettate tutte le condizioni di regolarizzazione del singolo centro sul territorio. Il Gestore perde la causa e deve pagare l'imposta accertata induttivamente.
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Imposta unica sui giochi: il fisco attacca ma la Cassazione frena
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a un bookmaker estero il mancato pagamento dell'imposta unica sui giochi per l'anno 2010. I giudici di merito avevano dato ragione alla società, applicando una nota sentenza della Corte Costituzionale che esclude la responsabilità dei centri trasmissione dati per le annualità precedenti al 2011, a causa dell'impossibilità di rivalersi sul bookmaker. L'Agenzia ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la mancanza dei fascicoli dei precedenti gradi di giudizio, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per acquisire i documenti necessari. La decisione finale sulla legittimità dell'accertamento fiscale è quindi temporaneamente sospesa in attesa della ricostruzione completa del fascicolo processuale.
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Scommesse estere e imposta unica: la Cassazione frena il fisco
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un bookmaker estero il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009. L'ufficio contestava la raccolta di scommesse senza autorizzazione tramite un centro trasmissioni dati sul territorio italiano, ritenendo la società estera responsabile in solido. Dopo il rigetto dei ricorsi nei primi due gradi di giudizio, il bookmaker ha proposto ricorso in Cassazione. La società sostiene di non essere il soggetto passivo dell'imposta per le annualità precedenti al 2011 e che il centro scommesse sia un mero intermediario. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non ha ancora deciso il merito della questione, ma ha disposto il rinvio della causa per acquisire il fascicolo dei precedenti gradi di giudizio.
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Imposta unica sulle scommesse: i centri dati pagano in solido
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha emesso tre avvisi di accertamento contro una società che gestiva un centro trasmissione dati per scommesse, richiedendo il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per gli anni dal 2011 al 2013. La società operava come intermediaria per un allibratore estero privo di concessione statale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che i centri trasmissione dati sono soggetti passivi d'imposta in solido con l'operatore estero. La Corte ha chiarito che l'attività gestoria di raccolta scommesse, ricezione delle giocate e pagamento delle vincite costituisce il presupposto per l'applicazione del tributo, escludendo qualsiasi discriminazione o violazione del diritto dell'Unione Europea. Il ricorso della socia in proprio è stato dichiarato inammissibile.
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Imposta unica sulle scommesse: il centro non autorizzato paga
L'Agenzia delle Dogane ha notificato a un Gestore di un centro trasmissione dati due avvisi di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse a quota fissa, raccolta per conto di un bookmaker estero privo di concessione statale. Il Gestore ha impugnato gli atti, sostenendo di non essere il soggetto passivo del tributo in quanto semplice intermediario senza partecipazione al rischio d'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che anche i centri trasmissione dati non autorizzati sono soggetti passivi dell'imposta unica sulle scommesse. Svolgendo un'attività gestoria essenziale (ricezione scommesse, incasso e pagamento vincite), essi sono solidalmente responsabili del tributo. Inoltre, la Corte ha confermato la legittimità delle sanzioni, escludendo l'incertezza normativa per le annualità successive alla legge interpretativa del 2010.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero perde col Fisco
Un operatore di scommesse estero e una ricevitoria italiana affiliata hanno impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. I contribuenti sostenevano di essere esenti in quanto l'operatore era straniero senza concessione e la ricevitoria svolgeva solo trasmissione dati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta unica sulle scommesse si applica anche ai bookmaker esteri privi di concessione e, in solido, alle ricevitorie nazionali che ne gestiscono la raccolta sul territorio italiano. La decisione esclude violazioni del diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica sulle scommesse: fisco batte bookmaker estero
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012 a un bookmaker estero privo di concessione e al titolare della ricevitoria italiana che trasmetteva i dati delle giocate. Entrambi i soggetti hanno impugnato l'atto, sostenendo di essere esenti: l'operatore estero in quanto straniero e la ricevitoria poiché semplice intermediario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno stabilito che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche per le giocate raccolte al di fuori del sistema delle concessioni statali. Di conseguenza, sia la società straniera sia l'intermediario italiano rispondono insieme del debito fiscale, in quanto entrambi partecipano attivamente all'organizzazione e alla raccolta del gioco sul territorio nazionale.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società austriaca di scommesse, confermando che i bookmaker esteri privi di concessione statale sono tenuti al pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. La vicenda riguarda avvisi di accertamento per l'anno 2009 emessi dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il bookmaker sosteneva di non dover pagare l'imposta per gli anni precedenti al 2011, facendo leva su una sentenza della Corte Costituzionale che aveva escluso la responsabilità delle ricevitorie locali per quel periodo. I giudici hanno chiarito che l'esenzione delle ricevitorie non cancella il debito fiscale del bookmaker estero, il quale rimane il soggetto passivo principale del tributo. Di conseguenza, la società estera deve versare l'imposta dovuta per l'attività di raccolta scommesse svolta sul territorio italiano.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero condannato
Un bookmaker estero, operante in Italia tramite ricevitorie fisiche prive di concessione statale, ha impugnato gli avvisi di accertamento relativi all'anno 2009. L'amministrazione finanziaria richiedeva il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società estera. I giudici hanno chiarito che l'esenzione parziale stabilita dalla Corte Costituzionale per gli anni antecedenti al 2011 riguarda esclusivamente i gestori delle ricevitorie (intermediari) e non si estende al bookmaker estero. Quest'ultimo rimane l'organizzatore principale del servizio di gioco e, pertanto, il soggetto passivo d'imposta, indipendentemente dal possesso di una concessione statale o dalla sede legale all'estero.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker condannato senza sanatoria
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento relativo al mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012, raccolta in Italia tramite un centro di trasmissione dati intermediario. Il bookmaker sosteneva di aver regolarizzato la propria posizione fiscale tramite la procedura di emersione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sanatoria non si perfeziona se il singolo centro di raccolta non è più attivo o non aderisce alla procedura. Inoltre, per i tributi nazionali non armonizzati, non sussiste un obbligo di confronto preventivo prima dell'accertamento se non vi sono state ispezioni fisiche nei locali dell'attività. Il bookmaker perde la causa e deve pagare l'imposta.
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Regolarizzazione fiscale scommesse: il bookmaker paga se il CTD è chiuso
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse del 2011, contestata in solido con un centro di trasmissione dati (CTD) locale. Il bookmaker sosteneva che la propria adesione alla procedura di regolarizzazione fiscale scommesse prevista dalla Legge di Stabilità 2015 avesse sanato la pendenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sanatoria non si perfeziona se il singolo centro scommesse non è più attivo o non aderisce alla procedura per gli adempimenti di sua competenza. L'emersione punta a regolarizzare per il futuro attività ancora operative, non a concedere un condono incondizionato per il passato. Di conseguenza, l'Amministrazione Finanziaria ha vinto la causa, confermando la legittimità del recupero d'imposta.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero paga in Italia
L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse del 2009 nei confronti di un'agenzia di scommesse italiana e del bookmaker estero con sede a Malta, ritenuto obbligato in solido. Il bookmaker ha impugnato l'atto, sostenendo l'illegittimità della tassazione per gli operatori esteri senza concessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker. I giudici hanno stabilito che l'imposta si applica a tutti gli operatori che gestiscono scommesse in Italia, indipendentemente dalla loro sede. Anche se per gli anni precedenti al 2011 le ricevitorie locali sono esentate dal pagamento per motivi costituzionali, il bookmaker estero resta pienamente responsabile del tributo non versato.
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