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Procedura Civile

Estinzione giudizio Cassazione: le conseguenze

Un decreto della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della mancata richiesta di decisione da parte del ricorrente dopo la proposta di definizione del giudizio. Il caso analizza l’applicazione dell’art. 380-bis c.p.c., che porta alla dichiarazione di estinzione del giudizio di Cassazione. La Corte, ritenendo l’inerzia del ricorrente come una rinuncia tacita, ha dichiarato il processo estinto e ha condannato la parte ricorrente al pagamento integrale delle spese processuali.

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Estinzione giudizio Cassazione: le conseguenze

Un recente decreto della Corte di Cassazione chiarisce le gravi conseguenze della mancata risposta alla proposta di definizione del giudizio. Il silenzio della parte ricorrente, protrattosi oltre il termine di quaranta giorni, è stato interpretato come una rinuncia al ricorso, portando alla inevitabile estinzione del giudizio di Cassazione e alla condanna al pagamento delle spese processuali.

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Risarcimento esproprio: no agli indici ISTAT per il valore

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21545/2025, ha stabilito due principi fondamentali in materia di risarcimento esproprio. In primo luogo, ha dichiarato illegittimo il calcolo del valore di un immobile basato sull’applicazione retroattiva degli indici ISTAT, poiché questi non riflettono l’andamento del mercato immobiliare. In secondo luogo, ha confermato che il termine di prescrizione per l’indennità di occupazione legittima è decennale e non quinquennale. La vicenda riguarda un proprietario che ha subito un’occupazione d’urgenza mai seguita da un decreto di esproprio.

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Incentivo all'esodo: calcolo e regole contrattuali

Un Fondo Edile ha citato in giudizio i suoi ex amministratori per la restituzione di un incentivo all’esodo e di altre somme indebitamente percepite. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, stabilendo che il calcolo dell’incentivo all’esodo deve basarsi esclusivamente sulle specifiche previsioni del regolamento aziendale, che ha natura di contratto, e non sulle norme generali del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). La sentenza sottolinea anche l’importanza del principio di autosufficienza del ricorso, dichiarando inammissibili i motivi non supportati dalla documentazione necessaria.

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Efficacia probatoria quietanza: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha confermato l’efficacia probatoria della quietanza di pagamento come prova piena dell’avvenuta transazione. In un caso di compravendita immobiliare, le venditrici sostenevano di non aver ricevuto il prezzo pattuito, nonostante avessero firmato delle quietanze. La Corte ha stabilito che tali documenti, se non disconosciuti tempestivamente o contestati con una querela di falso ammissibile, hanno valore di confessione stragiudiziale e sono sufficienti a dimostrare il pagamento, anche a fronte della mancata produzione di documentazione bancaria da parte dell’acquirente.

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Riassunzione tardiva: le regole nel rito del lavoro

La Corte di Cassazione conferma che una riassunzione tardiva di una causa di lavoro, dopo un rinvio dalla stessa Corte, porta all’estinzione del giudizio. Il caso riguardava una lavoratrice che aveva ripreso il processo con un atto di citazione depositato oltre il termine perentorio di tre mesi, anziché con il ricorso richiesto dal rito del lavoro. La Corte ha ribadito che la forma dell’atto e il rispetto del termine, che decorre dal deposito della decisione di Cassazione, sono requisiti inderogabili.

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Copertura finanziaria: nullità contratti enti locali

Un professionista ha eseguito un incarico per un Comune senza ricevere il pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto a causa della mancata attestazione di copertura finanziaria, un requisito indispensabile per la validità degli impegni di spesa degli enti locali. La Corte ha chiarito che senza tale attestazione, l’obbligazione contrattuale non sorge e il professionista non può pretendere il compenso, neanche invocando il legittimo affidamento.

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Spese consulenza tecnica: chi paga nella divisione?

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di divisione immobiliare tra due fratelli, respingendo i motivi relativi all’indivisibilità del bene e alla costituzione di una servitù. Ha però accolto il ricorso sul punto cruciale delle spese di consulenza tecnica, stabilendo che queste devono essere ripartite tra tutti i condividenti in proporzione alle loro quote, poiché sostenute nell’interesse comune della massa da dividere, e non addebitate a una sola parte.

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Obbligo di pagamento servizi: Cassazione chiarisce

Un ente metropolitano ha contestato il suo obbligo di pagare una società di gestione rifiuti, di cui era socio obbligatorio, per i servizi resi. L’ente sosteneva di non avere competenze operative nella gestione dei rifiuti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l’obbligo di pagamento dei servizi. La Corte ha chiarito che l’obbligazione deriva dal trasferimento obbligatorio delle funzioni alla società d’ambito e dalla qualità di socio dell’ente, che rende vincolanti i bilanci della società.

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Impugnazione Espulsione: Annullato decreto senza udienza

Un cittadino straniero ha presentato un’impugnazione contro un decreto di espulsione e il conseguente ordine di allontanamento. Il Giudice di Pace ha dichiarato il ricorso inammissibile senza fissare un’udienza. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la mancata fissazione dell’udienza costituisce un grave vizio procedurale (error in procedendo) che lede il diritto al contraddittorio. Il caso è stato rinviato al Giudice di Pace per un nuovo esame nel rispetto delle regole processuali.

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Indennità di condotta: non spetta per attività accessorie

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un macchinista che chiedeva il riconoscimento dell’indennità di condotta anche per le attività accessorie svolte prima e dopo la guida del treno. La Corte ha stabilito che, in base al Contratto Collettivo, l’indennità di condotta spetta esclusivamente per il tempo dedicato alla guida effettiva, poiché le attività complementari sono normate e retribuite separatamente come ‘lavoro’, ma non come ‘condotta’.

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Canone telecomunicazioni: limiti su beni disponibili?

Una società di telecomunicazioni si oppone al pagamento di un canone di locazione a un Comune per l’installazione di antenne su un terreno del patrimonio disponibile. La Corte d’Appello aveva dato ragione al Comune, ritenendo non applicabile il divieto di imporre oneri aggiuntivi previsto per gli operatori del settore. La Corte di Cassazione, vista la novità e la rilevanza della questione sul canone telecomunicazioni, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora risolvere il merito della controversia.

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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide

Una società di trasporti ha impugnato una sentenza della Corte d’Appello. La Cassazione, ricevuta una proposta di definizione agevolata, non ha reagito nel termine di 40 giorni. Di conseguenza, il suo ricorso è stato considerato rinunciato, portando all’estinzione del giudizio e alla condanna al pagamento delle spese legali.

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Revocazione inammissibile: errore di diritto e appelli

Un utente, in lite con una compagnia telefonica, ha percorso tutti i gradi di giudizio impugnando provvedimenti cautelari. La Cassazione, dopo aver dichiarato inammissibile il ricorso, si è pronunciata anche sulla successiva istanza di revocazione. Il caso chiarisce che la revocazione inammissibile si configura quando si contesta un presunto errore di diritto e non un errore di fatto, ribadendo i confini precisi degli strumenti di impugnazione nel processo civile.

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Prescrizione del credito: quando inizia a decorrere?

Un’ordinanza del Tribunale di Venezia chiarisce un punto cruciale sulla prescrizione del credito. Un creditore si è visto rigettare una richiesta di ammissione al passivo fallimentare per oltre 1,6 milioni di euro perché il suo diritto era prescritto. Il creditore sosteneva che il termine decennale dovesse decorrere da un momento successivo, legato all’insorgere di un suo specifico interesse in un’altra causa. Il Tribunale ha respinto questa tesi, ribadendo che la prescrizione inizia a decorrere da quando il diritto può essere legalmente esercitato, non da quando il titolare lo ritenga opportuno o conveniente. L’inazione dovuta a scelte strategiche personali non sposta l’inizio del termine.

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Competenza sezioni impresa: esclusa per i consorzi

Il Tribunale di Venezia ha dichiarato inammissibile una denuncia per gravi irregolarità gestionali (ex art. 2409 c.c.) promossa da un socio contro un consorzio. La decisione si fonda sulla carenza di giurisdizione, poiché la competenza delle sezioni impresa è tassativamente limitata alle società di capitali e cooperative, escludendo i consorzi, anche se costituiti in forma societaria. Il Tribunale ha sottolineato la diversa finalità dei consorzi (supporto all’attività dei consorziati) rispetto alle società (scopo di lucro), confermando una rigida interpretazione delle norme sulla competenza specializzata.

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Espromissione e risanamento: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante la validità di un contratto di espromissione stipulato da due soci per garantire il debito residuo della loro società verso una banca. L’accordo era collegato all’adesione della banca a un piano di risanamento, che implicava una rinuncia parziale al credito. I soci avevano sostenuto la nullità dell’espromissione per mancanza di causa. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione della Corte d’Appello. Ha stabilito che l’accordo era valido, interpretandolo come un’espromissione liberatoria finalizzata a garantire l’integrale soddisfacimento del creditore. I motivi di ricorso sono stati giudicati inammissibili per genericità e per la pretesa di un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.

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Irrisorietà pretesa: la Cassazione fissa i limiti

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 21313/2025, ha stabilito che l’irrisorietà della pretesa, che esclude il diritto all’indennizzo per l’eccessiva durata di un processo, non può essere valutata solo in rapporto alla ricchezza del creditore. Un credito di oltre 82.000 euro non può essere considerato insignificante, anche se il titolare è una società con elevati profitti. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato l’indennizzo, riaffermando che la valutazione deve basarsi primariamente su un criterio oggettivo legato al valore assoluto della causa.

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Indebito previdenziale: quando non si pagano le spese

Una pensionata si è opposta alla richiesta di restituzione di un indebito previdenziale di circa 4.700 euro, sorto per superamento dei limiti di reddito per l’integrazione al minimo. La Corte di Cassazione ha confermato che la somma era dovuta, respingendo la tesi della comunicazione poco chiara da parte dell’ente. Tuttavia, ha accolto il motivo relativo alle spese legali, annullando la condanna al pagamento e stabilendo l’esonero per la pensionata, come previsto da una specifica norma processuale.

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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del giudizio in un caso tra un’azienda di trasporti e un suo ex dipendente. La decisione è stata presa perché la società ricorrente non ha chiesto la prosecuzione del processo entro 40 giorni dalla ricezione della proposta di definizione accelerata, come previsto dalla legge. Tale silenzio è stato interpretato come una rinuncia al ricorso, con conseguente condanna della società al pagamento delle spese legali.

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