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Indennità sostitutiva: scelta irreversibile dal ricorso

Un lavoratore, illegittimamente licenziato, ha richiesto l’indennità sostitutiva della reintegrazione sin dal ricorso iniziale. Dopo un complesso iter giudiziario, la Cassazione ha stabilito che tale scelta è irreversibile e risolve il rapporto di lavoro dal momento della sua comunicazione al datore. La Corte d’Appello, in sede di rinvio, ha quindi condannato l’azienda al pagamento dell’indennità, oltre a un risarcimento per il periodo tra il licenziamento e l’esercizio dell’opzione, confermando il principio della definitività della scelta del lavoratore.

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Indennità Sostitutiva della Reintegrazione: Una Scelta Definitiva sin dal Ricorso Iniziale

Una recente sentenza della Corte di Appello di Lecce, pronunciata in sede di rinvio dalla Cassazione, offre un chiarimento fondamentale su un aspetto cruciale del diritto del lavoro: gli effetti della scelta del lavoratore per l’indennità sostitutiva della reintegrazione. La decisione sottolinea come questa opzione, se esercitata già nell’atto introduttivo del giudizio, diventi irreversibile, definendo l’esito della controversia e precludendo qualsiasi successiva richiesta di reintegro nel posto di lavoro.

I Fatti del Caso

La vicenda riguarda un lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo a seguito della scadenza di un contratto d’appalto della sua azienda. Il lavoratore ha impugnato il licenziamento, sostenendone l’illegittimità. Fin dal primo ricorso depositato in Tribunale, ha formulato una richiesta chiara: in caso di accertata illegittimità del recesso, non chiedeva di tornare al lavoro, ma optava direttamente per il pagamento dell’indennità sostitutiva prevista dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, pari a 15 mensilità, oltre al risarcimento del danno.

L’iter processuale è stato complesso. Inizialmente, la Corte d’Appello, pur riconoscendo l’illegittimità del licenziamento, aveva erroneamente condannato l’azienda a reintegrare il dipendente. L’azienda ha quindi proposto ricorso in Cassazione, la quale ha accolto il motivo relativo alla violazione dell’art. 18. La Suprema Corte ha affermato un principio consolidato: se il lavoratore esercita l’opzione per l’indennità, il giudice non può disporre la reintegra, ma deve limitarsi a condannare il datore di lavoro al pagamento della somma richiesta. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte di Appello di Lecce per una nuova decisione.

La Decisione della Corte d’Appello e l’Indennità Sostitutiva

In sede di rinvio, la Corte d’Appello si è attenuta scrupolosamente ai principi enunciati dalla Cassazione. Ha confermato l’illegittimità del licenziamento e ha condannato la società datrice di lavoro a pagare al lavoratore:

1. L’indennità sostitutiva della reintegrazione, quantificata in quindici mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
2. Un’indennità risarcitoria, pari a dodici mensilità, a copertura del danno subito dal lavoratore nel periodo intercorrente tra la data del licenziamento e la data in cui la sua opzione è stata comunicata all’azienda (coincidente con la notifica del ricorso).
3. I contributi previdenziali e assistenziali per lo stesso periodo, dal licenziamento alla comunicazione dell’opzione.

La Corte ha specificato che il rapporto di lavoro deve considerarsi definitivamente risolto non dalla data del licenziamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha comunicato al datore la sua volontà di non tornare al lavoro, scegliendo l’indennità.

Le Motivazioni

La motivazione della sentenza si fonda su un’interpretazione chiara e consolidata dell’articolo 18 della Legge n. 300/1970. La scelta del lavoratore tra la reintegrazione e l’indennità sostitutiva è configurata come l’esercizio di un diritto potestativo. Una volta esercitato, questo diritto produce un effetto immediato e irreversibile: la consumazione definitiva del diritto alla ricostituzione del rapporto di lavoro.

La Suprema Corte, citata dalla Corte d’Appello, ha chiarito che il rapporto di lavoro si intende risolto “già al momento della comunicazione dell’opzione del lavoratore, che in tal modo rende partecipe il datore di lavoro del suo disinteresse a proseguire il rapporto”. Di conseguenza, da quel momento cessa l’obbligo retributivo del datore e si cristallizza il diritto del lavoratore a ricevere l’indennità.

Questo spiega la duplice condanna: il risarcimento del danno (fino a un massimo di 12 mensilità) copre il pregiudizio economico subito dal dipendente per il periodo in cui il rapporto era illegittimamente sospeso (dal licenziamento all’opzione), mentre l’indennità sostitutiva (15 mensilità) compensa la perdita definitiva del posto di lavoro, in luogo della reintegrazione mai richiesta.

Le Conclusioni

La sentenza offre importanti implicazioni pratiche. Per i lavoratori, evidenzia l’importanza di ponderare attentamente la scelta iniziale: optare per l’indennità sostitutiva è una decisione senza ritorno che preclude la possibilità di essere reintegrati, anche se il licenziamento viene dichiarato nullo o illegittimo. Per i datori di lavoro, fornisce certezza giuridica: una volta ricevuta la comunicazione dell’opzione da parte del lavoratore, sanno che il rapporto di lavoro è concluso e che la controversia si sposterà esclusivamente sul piano economico, relativo alla quantificazione delle somme dovute.

Se un lavoratore chiede l’indennità sostitutiva della reintegrazione già nel primo ricorso, il giudice può comunque ordinare la reintegra?
No. Secondo la sentenza, che recepisce i principi della Corte di Cassazione, se il lavoratore esercita l’opzione per l’indennità, il giudice non può disporre la reintegrazione ma deve condannare il datore di lavoro direttamente al pagamento dell’indennità sostitutiva.

Da quale momento si considera risolto il rapporto di lavoro se il lavoratore opta per l’indennità sostitutiva?
Il rapporto di lavoro si considera risolto dal momento in cui la scelta del lavoratore viene comunicata al datore di lavoro (ad esempio, tramite la notifica del ricorso giudiziale), e non dalla data del licenziamento illegittimo.

In caso di opzione per l’indennità sostitutiva, il lavoratore ha diritto anche a un risarcimento del danno?
Sì. La sentenza ha riconosciuto al lavoratore sia l’indennità sostitutiva di 15 mensilità, che prende il posto della reintegra, sia un’indennità risarcitoria (in questo caso di 12 mensilità) per il danno subito nel periodo tra il licenziamento e la comunicazione della sua opzione al datore di lavoro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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