LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.Lgs. 159/2011 — Anno 2023

Pagina 2 di 40

Altri anni per D.Lgs. 159/2011

Sorveglianza speciale: un lavoro esiguo non cancella il passato
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il proposto era dedito abitualmente al traffico di stupefacenti tra il 2015 e il 2019, traendo il proprio sostentamento da attivita illecite. La difesa ha contestato l'attualita della pericolosita sociale, evidenziando un nuovo lavoro intrapreso nel 2022. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto irrilevante tale attivita a causa dell'esiguita dei proventi autocertificati, insufficienti a dimostrare un reale mutamento di vita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: negate se si hanno precedenti
L'Imputato, condannato per lesioni, violenza privata, danneggiamento e violazione della sorveglianza speciale, ha proposto ricorso in Cassazione contestando unicamente il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, il giudice di merito non deve confutare ogni singolo argomento della difesa, ma può basarsi su elementi ritenuti decisivi. Nel caso specifico, la presenza di precedenti penali specifici e la commissione dei reati durante la misura della sorveglianza speciale costituiscono motivazioni pienamente sufficienti e logiche per negare lo sconto di pena. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Confisca di prevenzione: immobili al figlio ma il reddito è zero
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di due immobili intestati al figlio di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. L'uomo era dedito stabilmente al commercio di prodotti contraffatti tra il 2005 e il 2011, periodo in cui non aveva presentato alcuna dichiarazione dei redditi. La difesa contestava la retroattività della norma e la mancanza di una pericolosità attuale al momento del sequestro. I giudici hanno chiarito che per la confisca dei beni non serve che la pericolosità sia ancora in atto, ma basta dimostrare che gli acquisti siano avvenuti nel periodo in cui il soggetto era attivo nei traffici illeciti. Poiché gli immobili sono stati acquistati nel 2008, in pieno periodo di attività criminale, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la confisca è diventata definitiva.
Continua »
Sorveglianza speciale: violare gli orari notturni costa l’arresto
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, ha violato ripetutamente l'obbligo di rimanere in casa nelle ore notturne e di presentarsi alla polizia giudiziaria. Condannato nei primi due gradi di giudizio alla pena di otto mesi di arresto, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la scarsa gravità del fatto e richiedendo le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che violare le prescrizioni della sorveglianza speciale non costituisce un comportamento di scarso rilievo, poiché impedisce i controlli dell'autorità e dimostra insofferenza verso le regole. La Cassazione ha confermato la condanna e ha negato le attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato, condannandolo anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: saltare la firma costa il carcere
Un uomo, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ha violato ripetutamente tale prescrizione. Condannato nei primi due gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di offensività della condotta e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'omessa presentazione non è un fatto di scarso rilievo, ma esprime una chiara volontà di ribellione che vanifica l'efficacia del controllo. La reiterazione delle violazioni e i precedenti penali del soggetto giustificano la sanzione e precludono qualsiasi attenuazione della pena. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso per cassazione tardivo: quando il ritardo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per la violazione delle misure di prevenzione antimafia. Il ricorrente ha depositato l'impugnazione oltre i termini stabiliti dalla legge. La sentenza della Corte d'Appello era stata depositata nei tempi previsti, facendo decorrere il termine di quarantacinque giorni per presentare il ricorso. Poiché il deposito è avvenuto oltre tale scadenza, si è configurato un ricorso per cassazione tardivo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto l'istanza senza esaminarla nel merito, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per la manifesta infondatezza e tardività dell'azione intrapresa.
Continua »
Sequestro di prevenzione: illecito il blocco del denaro lecito
Il caso riguarda il sequestro di prevenzione di una somma di denaro pari a circa 1.450 euro, accreditata sul conto corrente del Proposto successivamente all'esecuzione di un precedente blocco dei beni. La somma derivava dal rimborso di spese legali disposto dalla Corte dei Conti. La Corte d'Appello aveva confermato il sequestro ritenendo che il denaro, bene fungibile, si fosse confuso con il patrimonio già bloccato. La Cassazione ha accolto il ricorso del Proposto, annullando la decisione. I giudici hanno chiarito che le nuove norme sulla confisca per equivalente non si applicano retroattivamente ai procedimenti iniziati prima del 2017. Inoltre, per sequestrare somme depositate successivamente, occorre dimostrare con prove rigorose il collegamento con l'attività illecita passata, non potendosi applicare automaticamente i principi sulla confisca diretta del profitto da reato.
Continua »
Attualità della pericolosità sociale: sorveglianza e beni salvi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi del Proposto e della Procura Generale contro la decisione della Corte di Appello. Quest'ultima aveva confermato la sorveglianza speciale per il Proposto, ma revocato la confisca di un terreno e di una ditta individuale. Il Proposto contestava l'attualità della pericolosità sociale, ritenendola esclusa dal tempo trascorso in carcere. La Cassazione ha chiarito che il ricorso è generico e che la sua pericolosità è provata dal ruolo attivo nel clan mafioso come messaggero del padre boss ed estorsore. Anche il ricorso della Procura è stato respinto: i beni erano stati acquistati anni prima dell'inizio delle attività illecite e con redditi leciti. Di conseguenza, il Proposto perde il ricorso e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria, mentre i suoi beni restano definitivamente salvi dalla confisca.
Continua »
Applicazione della recidiva: quando il passato aggrava la pena
Un cittadino, già sottoposto a misure di prevenzione, è stato condannato per la violazione delle prescrizioni imposte dalla legge. L'imputato ha proposto ricorso lamentando l'erronea applicazione della recidiva e una mancata prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'applicazione della recidiva richiede una verifica concreta della pericolosità sociale del soggetto, basata non solo sui precedenti penali ma anche sulla gravità delle nuove condotte. Poiché la decisione di merito era logicamente motivata, la Suprema Corte ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Guida senza patente: l’avviso orale non fa scattare il reato
Il caso riguarda un cittadino condannato per il reato di guida senza patente mentre era sottoposto alla misura dell'avviso orale del Questore. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno chiarito che l'avviso orale semplice non costituisce una vera e propria misura di prevenzione personale, ma solo un atto preliminare. Di conseguenza, la condotta di guida senza patente in questa specifica situazione non integra il reato penale previsto dal Codice Antimafia, ma costituisce una semplice violazione amministrativa del Codice della Strada. Il ricorrente è stato quindi assolto da ogni accusa penale.
Continua »
Determinazione della pena: ricorso respinto e condanna pecuniaria
Il Cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna a otto mesi di reclusione e 1.200 euro di multa per la violazione delle misure di prevenzione (art. 76 D.Lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava la determinazione della pena e la mancata applicazione dello stato di necessità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i giudici di merito hanno applicato correttamente i criteri di proporzionalità e discrezionalità previsti dagli articoli 132 e 133 del codice penale, tenendo conto anche delle attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: sonno profondo o dolo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a un anno di reclusione per la violazione della sorveglianza speciale. Il ricorrente si era difeso sostenendo di non aver sentito le forze dell'ordine a causa di un sonno profondo indotto dall'assunzione di metadone e farmaci certificati dal SerT. Tuttavia, i giudici hanno confermato la condanna, valorizzando il fatto che gli agenti non si erano limitati a suonare il citofono per ben dieci minuti, ma avevano anche bussato ripetutamente alla porta di casa. Questo comportamento esclude la buona fede del soggetto, integrando il dolo necessario per il reato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Applicazione della recidiva: quando il ricorso costa caro
Il caso riguarda un uomo condannato per violazione delle misure di prevenzione previste dal Codice Antimafia. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, sostenendo che la sua pericolosità sociale non fosse stata valutata correttamente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla pericolosità sociale e sull'applicazione della recidiva spetta al giudice di merito, il quale ha motivato in modo logico e coerente basandosi sui precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione delle misure di prevenzione: condanna inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per la violazione delle misure di prevenzione (art. 75 D.Lgs. 159/2011). Le forze dell'ordine avevano accertato direttamente il mancato rispetto degli orari di rientro a casa, attendendo il soggetto sotto la sua abitazione. Il ricorrente contestava l'utilizzo delle dichiarazioni della moglie e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno stabilito che l'accertamento diretto degli agenti è sufficiente a fondare la condanna, rendendo irrilevanti le altre prove. Inoltre, i precedenti penali del soggetto giustificano il diniego delle attenuanti. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: negata a chi ha precedenti penali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere richiesta per la prima volta in Cassazione e che i numerosi precedenti penali del soggetto ne precludono comunque l'applicazione. Inoltre, la presenza di precedenti penali e l'assenza di elementi positivi giustificano pienamente il diniego delle attenuanti generiche. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Omesso deposito della cauzione: la povertà non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a quattro mesi di arresto per il reato di omesso deposito della cauzione, misura di prevenzione imposta dal tribunale. Il ricorrente ha giustificato il mancato versamento lamentando gravi difficoltà economiche e invocando lo stato di necessità, evidenziando anche la sua ammissione al patrocinio a spese dello Stato. I giudici hanno chiarito che le difficoltà economiche non escludono il reato se il soggetto non ha richiesto la rateizzazione della somma. Inoltre, l'ammissione al gratuito patrocinio non dimostra automaticamente l'assoluta impossibilità di pagare, mancando così la prova di un pericolo inevitabile. Di conseguenza, la condanna è stata confermata con l'aggiunta delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: la dimenticanza non evita la condanna
Il ricorrente è stato condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale, non rientrando a casa all'ora stabilita. Egli ha impugnato la sentenza sostenendo che non fosse stata verificata la sua persistente pericolosità sociale dopo un periodo di detenzione e che la violazione fosse dovuta a una semplice dimenticanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rivalutazione della pericolosità non era necessaria, poiché tra l'emissione del provvedimento e la sua esecuzione era decorso meno di un biennio. Inoltre, per la configurazione del reato è sufficiente il dolo generico, inteso come consapevolezza dei propri obblighi e volontà di violarli, rendendo irrilevante la mera dimenticanza addotta dal ricorrente.
Continua »
Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver violato le prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno (Art. 75, comma 2, D.Lgs. 159/2011). Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che la sua condotta non rientrasse nella fattispecie penale più grave. I giudici di legittimità hanno chiarito che il testo della norma non lascia spazio a dubbi: qualsiasi inosservanza degli obblighi legati alla misura di prevenzione con obbligo o divieto di soggiorno costituisce reato ai sensi del secondo comma, differenziandosi dalla violazione della semplice sorveglianza speciale (primo comma). Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Specificità dei motivi di ricorso: ricorso generico costa 3000€
Il Ricorrente è stato condannato alla pena di tre mesi di arresto per la violazione delle misure di prevenzione previste dal Codice Antimafia. Egli ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando una generica inosservanza della legge penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la totale mancanza di specificità dei motivi di ricorso, in quanto l'atto si limitava ad affermazioni astratte senza confrontarsi concretamente con la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per genericità: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per la violazione delle misure di prevenzione previste dal codice antimafia. Il ricorrente, condannato in appello a due mesi di arresto, ha proposto un ricorso basato su motivi del tutto generici, richiamando decisioni non pertinenti al caso concreto e omettendo un reale confronto con la sentenza impugnata. La Suprema Corte ha ribadito che la mancanza di specificità dei motivi determina l'inammissibilità del ricorso per genericità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »