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Art. 391-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 391-bis Codice di Procedura Civile

Correzione errore materiale: spese direttamente all’avvocato
Una società privata ha ottenuto la condanna di un ente pubblico al pagamento delle spese legali a seguito di un giudizio di legittimità. Nel provvedimento finale, la Corte di Cassazione ha omesso di indicare che il pagamento doveva avvenire direttamente a favore dell'avvocato, il quale si era dichiarato antistatario. L'azienda ha quindi presentato ricorso per la correzione errore materiale. La Corte Suprema ha riscontrato la presenza della tempestiva richiesta negli atti di causa e ha accolto la domanda, integrando il dispositivo della decisione con la formula per l'assegnazione diretta delle somme al professionista.
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Correzione errore materiale: la svista sulle tasse di causa
L'Azienda ha presentato ricorso per regolamento di competenza contro Il Lavoratore, ma la Corte di Cassazione ha respinto integralmente l'istanza. Nella decisione originaria, il giudice ha commesso una svista formale, omettendo l'attestazione dell'obbligo di versare il doppio contributo unificato dovuto in caso di totale sconfitta. La medesima Corte ha quindi avviato d'ufficio la procedura di correzione errore materiale per integrare il provvedimento. I giudici supremi hanno ribadito che la sanzione fiscale sorge in modo automatico dalla legge e non richiede valutazioni di merito. Di conseguenza, la Cassazione ha disposto la correzione dell'ordinanza, imponendo formalmente all'Azienda il versamento dell'ulteriore importo economico previsto dalle norme sulle spese di giustizia.
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Correzione di errore materiale: no per le spese dimenticate
Una struttura sanitaria ha richiesto alla Corte di Cassazione la correzione di errore materiale per rimediare alla mancata liquidazione delle spese di un subprocedimento di sospensione dell'esecuzione (ex art. 373 c.p.c.), promosso dall'azienda sanitaria locale e conclusosi a favore della clinica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'omessa pronuncia sulle spese processuali non può essere sanata con la procedura di correzione di errore materiale, ma richiede necessariamente un'impugnazione ordinaria. Di conseguenza, la clinica perde il ricorso e non ottiene la liquidazione richiesta in questa sede.
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Distrazione delle spese: la Cassazione corregge l’omissione
Un istituto bancario proponeva ricorso in Cassazione contro un cliente. La Corte rigettava il ricorso condannando la banca al pagamento delle spese di giudizio, ma ometteva di disporre la distrazione delle spese in favore del difensore del cliente, che si era dichiarato antistatario. Il difensore presentava quindi istanza per correggere l'omissione. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, confermando che l'omessa pronuncia sulla distrazione delle spese costituisce un errore materiale emendabile con apposito procedimento di correzione. Di conseguenza, ha integrato l'ordinanza originaria disponendo l'attribuzione delle spese direttamente al professionista.
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Bonifica di sito contaminato: chi compra all’asta paga tutto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso per revocazione proposto dall'acquirente di un terreno industriale inquinato, acquistato all'asta fallimentare con uno sconto sul prezzo per eseguire la bonifica. L'acquirente contestava la richiesta di rimborso del Comune per le spese di ripristino ambientale, sostenendo di essere un proprietario incolpevole e che la sua responsabilità fosse limitata al valore del bene. La Cassazione ha confermato che l'acquirente, avendo accettato la riduzione del prezzo d'asta in cambio dell'impegno a ripulire il sito, ha assunto volontariamente l'obbligo di risanamento. Di conseguenza, la sua responsabilità per la bonifica di sito contaminato è diretta e risarcitoria. Il ricorso per revocazione è stato dichiarato infondato poiché contestava valutazioni giuridiche e non meri errori materiali di percezione dei giudici.
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Distanze tra costruzioni: sopraelevazione arretrata per sempre
I comproprietari di un immobile hanno impugnato per revocazione una precedente decisione della Cassazione, che aveva confermato l'ordine di arretrare la loro sopraelevazione per violazione delle norme sulle distanze tra costruzioni. I ricorrenti lamentavano l'omessa pronuncia su alcune particelle di terreno e sulla vigenza del piano regolatore, oltre alla mancata interruzione del processo per il decesso del difensore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni non riguardavano un errore di fatto revocatorio, ma presunti vizi di legge non deducibili in questa sede. Inoltre, l'interruzione del processo non si applica nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, l'ordine di arretramento è rimasto definitivo e i ricorrenti sono stati condannati alle spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: addio al credito ma senza spese
Un istituto di credito ha proposto opposizione contro il fallimento di una società per ottenere l'ammissione al passivo di un credito derivante da un mutuo. Dopo il rifiuto del Tribunale, la banca ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, la banca ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che la rinuncia determina la fine del giudizio anche senza l'accettazione della controparte. Di conseguenza, la banca non può più far valere il proprio credito nel fallimento, ma evita la condanna alle spese e il pagamento del doppio contributo unificato.
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Fondo patrimoniale perso: la Cassazione nega l’errore di fatto
I Debitori avevano costituito un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni, ma la Società Creditrice ha ottenuto la revoca dell'atto. Dopo il rigetto del loro ricorso in Cassazione, i Debitori hanno proposto un ricorso per revocazione per errore di fatto, sostenendo che la Corte avesse omesso di decidere sulla presunta nullità della procura del difensore avversario. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'errore revocatorio consiste solo in una svista materiale e non in una presunta errata valutazione giuridica. Poiché la precedente sentenza aveva esaminato e rigettato il motivo, anche se in modo sintetico e congiunto, non sussiste alcuna omissione, ma solo una decisione sfavorevole non impugnabile. I Debitori sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Revocazione per errore di fatto: consulente perde contro azienda
Il Consulente ha proposto ricorso per revocazione contro una precedente ordinanza della Corte di Cassazione che aveva respinto la sua richiesta di pagamento per un contratto di consulenza con la Società. Il ricorrente lamentava l'omesso esame dei motivi di ricorso e carenze motivazionali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la revocazione per errore di fatto è un rimedio eccezionale e limitato a sviste materiali o percezioni errate di documenti interni. Non può essere utilizzata per contestare errori di diritto, di giudizio o la qualità della motivazione della sentenza. Di conseguenza, la Società ha vinto la causa e il Consulente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Distrazione delle spese: la Cassazione corregge l’errore
Nel corso di una controversia tributaria, la Corte di Cassazione aveva rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, condannandola al pagamento delle spese legali in favore della Società Contribuente. Tuttavia, i giudici avevano omesso di disporre la distrazione delle spese in favore del difensore, che si era regolarmente dichiarato antistatario nel controricorso. Il Difensore ha quindi proposto ricorso per la correzione dell'errore materiale. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, disponendo l'integrazione del provvedimento originario con l'esplicita indicazione della distrazione delle spese a favore del professionista, confermando che l'omissione di tale statuizione costituisce un errore materiale emendabile anche d'ufficio.
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Ricorso per revocazione: errore di fatto o di diritto?
Una società di campeggio ha proposto un ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo che i giudici avessero commesso un errore di fatto. Secondo la ricorrente, la Corte non aveva rilevato l'improcedibilità del ricorso del Comune, relativo alla TARI 2018, per il mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il mancato rilievo di un vizio processuale non costituisce un errore di fatto, cioè una svista materiale su un documento, ma rappresenta un eventuale errore di diritto o di giudizio, che non consente di attivare il rimedio della revocazione. La società è stata condannata anche al pagamento del doppio del contributo unificato.
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TARI e ricorso per revocazione: quando la svista non riapre il caso
Una società contribuente ha proposto un ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione favorevole a un Comune in merito a un sollecito di pagamento TARI. La società sosteneva che i giudici avessero commesso un errore di fatto, non rilevando l'improcedibilità del ricorso del Comune per mancato deposito della copia autentica della sentenza notificata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omesso rilievo di un vizio processuale non costituisce un errore di fatto revocatorio (cioè una svista materiale), bensì un eventuale errore di diritto (errore di giudizio), che non consente di riaprire il caso tramite revocazione.
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Tassa sui rifiuti: l’esenzione negata e il ricorso perso
Una società ha impugnato l'avviso di accertamento per la tassa sui rifiuti chiedendo l'esenzione per alcune aree. Dopo che la Cassazione ha annullato con rinvio la decisione favorevole alla società per mancata comunicazione al Comune, la contribuente ha proposto ricorso per revocazione. La società sosteneva che i giudici fossero incorsi in un errore di fatto, non accorgendosi della partecipazione del Comune al procedimento originario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore contestato non è una svista materiale, ma riguarda l'interpretazione delle norme sull'obbligo di denuncia. Spetta infatti al contribuente dimostrare di aver informato l'ente per ottenere l'esenzione. Di conseguenza, la società perde il ricorso e deve pagare le spese di giudizio.
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Errore revocatorio: il lavoratore perde la sfida sul part-time
Un dipendente pubblico, trasferito tramite mobilità volontaria con contratto part-time, ha chiesto la conversione del rapporto a tempo pieno. Dopo il rigetto nei gradi di merito e in Cassazione, il lavoratore ha proposto ricorso per revocazione, lamentando un presunto errore di fatto commesso dai giudici di legittimità nella lettura dei documenti e dei motivi di ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la domanda. I giudici hanno chiarito che l'errore revocatorio consiste esclusivamente in una svista materiale o in una falsa percezione visiva di un fatto incontestabile. Al contrario, l'interpretazione degli atti processuali e la valutazione delle prove costituiscono attività di giudizio. Di conseguenza, l'eventuale errore di valutazione non può essere corretto con la revocazione, ma rappresenta un errore di giudizio non sindacabile in questa sede. Il lavoratore perde il ricorso ed è condannato al pagamento del doppio contributo unificato.
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Criterio del prezzo-valore: l’errore del giudice non dà sconti
Il caso riguarda un contribuente che ha chiesto l'applicazione del criterio del prezzo-valore per l'imposta di registro dopo il trasferimento di un immobile tramite sentenza. La Cassazione aveva rigettato la richiesta ritenendola tardiva. Il contribuente ha proposto ricorso per revocazione, lamentando che la Corte avesse scambiato l'avviso di liquidazione per un avviso di rettifica. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: pur essendoci un errore materiale nella definizione dell'atto, questo non era decisivo. Per beneficiare del criterio del prezzo-valore, l'opzione deve essere esercitata prima di qualsiasi atto impositivo del fisco. Di conseguenza, la decisione non sarebbe cambiata e il contribuente è stato condannato anche al pagamento di una sanzione per lite temeraria.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: confisca confermata
Il caso riguarda il ricorso straordinario per errore di fatto presentato da un cittadino contro una precedente sentenza della Cassazione. Quest'ultima aveva ripristinato la confisca dei suoi beni per lottizzazione abusiva, annullando senza rinvio la decisione d'appello che l'aveva revocata. Il ricorrente sosteneva che la Corte fosse incorsa in un errore percettivo nel valutare una delibera comunale di adozione di un piano di lottizzazione, ritenendo che il caso andasse rinviato ai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione dell'atto amministrativo costituisce un'attività di giudizio e non un errore materiale o di percezione visiva. Di conseguenza, non è possibile utilizzare il ricorso straordinario per contestare l'interpretazione o il ragionamento logico dei giudici di legittimità. La confisca dei beni è stata quindi confermata in via definitiva.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: condanna confermata
Il Ricorrente ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza di Cassazione che confermava la sua condanna per reati tributari. La difesa sosteneva che la Corte avesse commesso un errore percettivo ritenendo utilizzabili le dichiarazioni di un coimputato, sentite senza le dovute garanzie difensive, nonostante la scelta del rito abbreviato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore di fatto idoneo a fondare il ricorso straordinario consiste esclusivamente in una svista materiale nella lettura degli atti interni, e non in un errore di valutazione giuridica o interpretativa. Di conseguenza, il tentativo di ridiscutere il merito della decisione è stato respinto, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Errore di fatto revocatorio: no allo sconto TARI automatico
Una società contribuente ha impugnato per revocazione un'ordinanza della Cassazione relativa al pagamento della TARI. La società sosteneva che la Corte fosse incorsa in un errore di fatto revocatorio per aver negato la riduzione della tassa sui rifiuti, nonostante la comunicazione di avvalersi di un operatore privato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore contestato non era una svista materiale, bensì una contestazione sull'interpretazione delle norme del regolamento comunale. Per ottenere lo sconto sulla TARI, infatti, non basta una semplice comunicazione, ma serve una preventiva autorizzazione del Comune. Di conseguenza, la società perde il ricorso e viene condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Ricorso per revocazione: l’avvocato perde e paga i danni
Un avvocato ha proposto un ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione che aveva dichiarato inammissibile il suo precedente ricorso. La vicenda originaria riguardava un appello presentato dal professionista per conto di una società già cancellata dal registro delle imprese, con conseguente condanna personale alle spese per mancanza di procura. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione, poiché il ricorrente non ha denunciato un vero errore di fatto, ma ha contestato una valutazione giuridica della Corte. Di conseguenza, l'avvocato è stato condannato al pagamento delle spese legali, al risarcimento per lite temeraria e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per revocazione: quando l’omissione non è una svista
Una società contribuente ha presentato un ricorso per revocazione contro una decisione della Corte di Cassazione riguardante la TARI 2018. La società sosteneva che i giudici fossero incorsi in un errore di fatto per non aver rilevato la mancanza della prova di notifica della sentenza d'appello da parte del Comune, fatto che avrebbe dovuto rendere improcedibile il ricorso dell'ente pubblico. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il mancato rilievo di un'improcedibilità o di una tardività non costituisce un errore di percezione visiva, ma un eventuale errore di giudizio legato alla valutazione giuridica. Di conseguenza, non è possibile utilizzare lo strumento della revocazione per rimediare a questa tipologia di omissioni.
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