LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 391-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2023

Pagina 7 di 25

Altri anni per Art. 391-bis Codice di Procedura Civile

Correzione errore materiale: le spese all’Ente, non all’estraneo
L'Ente Pubblico previdenziale ha richiesto la correzione errore materiale di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Nel provvedimento originario, gli Eredi del lavoratore defunto erano stati condannati a rimborsare le spese di giudizio a una compagnia assicurativa privata, del tutto estranea alla causa, anziché all'effettivo Ente Pubblico che aveva partecipato al giudizio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, riconoscendo che la sostituzione del nome della parte creditrice nel dispositivo era frutto di una semplice disattenzione. Di conseguenza, i giudici hanno disposto la correzione del testo, sostituendo la compagnia assicurativa con l'Ente Pubblico come legittimo destinatario del rimborso delle spese legali.
Continua »
Ricorso per revocazione: l’ente perde per un foglio mancante
L'Agenzia delle Entrate Riscossione ha proposto un ricorso per revocazione contro una precedente sentenza di Cassazione che aveva dichiarato improcedibile il suo ricorso principale per mancato deposito della relata di notifica della sentenza d'appello. L'ente della riscossione sosteneva che la relata fosse presente tra i documenti depositati. La Suprema Corte, esaminando i fascicoli di causa, ha rilevato gravi discrepanze e l'effettiva assenza della relata di notifica nel fascicolo originario, evidenziando che il documento prodotto nel giudizio di revocazione era differente da quello depositato in precedenza. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la perdita della causa da parte dell'Agenzia delle Entrate Riscossione.
Continua »
Revocazione per errore di fatto: tra svista e valutazione
Una lavoratrice ha proposto ricorso chiedendo la revocazione per errore di fatto di una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. La donna sosteneva che i giudici avessero commesso una svista materiale non considerando alcuni documenti decisivi allegati al fascicolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore idoneo a giustificare la revocazione deve essere una pura svista percettiva e non può riguardare una valutazione giuridica o l'interpretazione di atti processuali. Nel caso specifico, la decisione precedente si basava sulla genericità del ricorso della lavoratrice, configurando una precisa scelta di diritto e non un errore materiale. Di conseguenza, la lavoratrice è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Distrazione delle spese: quando il doppio avvocato blocca il rimborso
Alcuni cittadini, risultati vittoriosi in un precedente giudizio contro una società stradale, hanno richiesto la correzione di un errore materiale per la mancata distrazione delle spese in favore del loro avvocato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza. I giudici hanno chiarito che, in presenza di più difensori, la richiesta di distrazione delle spese richiede l'attestazione che nessuno dei legali abbia riscosso gli onorari. Tale dichiarazione deve riferirsi all'intero collegio difensivo, anche se presentata da un solo avvocato. Nel caso specifico, la richiesta era generica e non specificava quale dei due difensori avesse anticipato le spese, rendendo impossibile la correzione d'ufficio.
Continua »
Definizione agevolata: la sentenza definitiva blocca il condono
Un'azienda alberghiera ometteva di indicare un credito d'imposta nella dichiarazione dei redditi, provando poi a rimediare con una successiva dichiarazione integrativa. L'Agenzia delle Entrate contestava la tardività dell'integrazione. Dopo una decisione sfavorevole della Cassazione, l'azienda proponeva ricorso per revocazione e chiedeva la definizione agevolata della controversia. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso per revocazione e dichiarato inammissibile la richiesta di definizione agevolata. I giudici hanno chiarito che la pendenza di un ricorso per revocazione straordinaria non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza di merito. Di conseguenza, la lite non può considerarsi pendente ai fini del condono fiscale. L'azienda perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Distrazione delle spese: la Cassazione corregge la propria svista
Il Lavoratore ha proposto ricorso per la correzione di un errore materiale contenuto in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Il provvedimento, pur avendo accolto il ricorso del Lavoratore e condannato l'Azienda al pagamento delle spese legali, aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in favore dei difensori, nonostante la formale richiesta formulata nei gradi di merito e di legittimità. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, confermando che l'omessa pronuncia sull'istanza di distrazione non richiede un'impugnazione ordinaria, ma può essere risolta rapidamente tramite la procedura di correzione dell'errore materiale. Di conseguenza, i giudici hanno integrato il testo della precedente decisione, disponendo il pagamento diretto delle spese legali ai rispettivi avvocati.
Continua »
Diritto morale d’autore: l’artista senza nome perde in Cassazione
Il Direttore Artistico e ballerino di uno spettacolo teatrale ha promosso un giudizio per la tutela del proprio diritto al nome e del diritto morale d'autore. Lamentava che un quotidiano, intervistando la sua partner di ballo, non avesse menzionato il suo nome, descrivendolo solo come un sosia di un noto danzatore russo. Dopo il rigetto nei primi gradi e in Cassazione, l'artista ha proposto ricorso per revocazione, sostenendo che i giudici avessero commesso un errore di fatto non accorgendosi del riferimento implicito alla sua persona. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che l'omessa menzione del nome in un'intervista rientra nella libertà di stampa e che il preteso errore non era una svista materiale, ma una valutazione giuridica non impugnabile con la revocazione.
Continua »
Distrazione delle spese: errore corretto senza nuove notifiche
Un avvocato, dopo aver difeso con successo il proprio cliente in Cassazione, ha constatato che la Corte aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in suo favore, nonostante la sua esplicita richiesta. Il professionista ha quindi presentato ricorso per la correzione di errore materiale. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, stabilendo che in caso di omessa pronuncia sulla distrazione delle spese il rimedio corretto è proprio la procedura di correzione dell'errore materiale. Inoltre, la Corte ha chiarito che questo ricorso non deve essere notificato al cliente rappresentato, poiché l'avvocato agisce anche in forza della procura originaria. Di conseguenza, il dispositivo della precedente ordinanza è stato corretto, disponendo il pagamento diretto delle spese legali all'avvocato.
Continua »
Definizione agevolata e revocazione: il bivio della Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato per revocazione un'ordinanza della Cassazione che conteneva, per errore, la motivazione di un'altra causa. Nel frattempo, la società contribuente ha richiesto la definizione agevolata della lite, pagando il dovuto. La Corte di Cassazione ha rilevato che la definizione agevolata si applica solo alle controversie non ancora definitive. Poiché il ricorso per revocazione non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza, la lite potrebbe non essere considerata pendente ai fini del condono. Per risolvere la questione e valutare l'errore materiale, la Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo, in attesa di una pronuncia chiarificatrice delle Sezioni Unite.
Continua »
Errore revocatorio: la differenza tra svista e interpretazione
L'erede di un concessionario d'auto impugna per revocazione una precedente sentenza della Cassazione. Il concessionario era stato sanzionato per omessa emissione di ricevute fiscali relative a riparazioni in garanzia. L'erede sostiene che la Corte abbia commesso un errore revocatorio ignorando una risoluzione ministeriale favorevole del 1991. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'errore revocatorio consiste esclusivamente in una svista percettiva su fatti documentati e non in un errore di valutazione giuridica o nell'interpretazione di norme e circolari. Di conseguenza, l'erede perde la causa ed è condannata al pagamento del doppio contributo unificato.
Continua »
Correzione di errore materiale: la Cassazione smentisce se stessa
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha disposto d'ufficio la correzione di errore materiale contenuta in una propria precedente ordinanza. Nel provvedimento originario, la Corte aveva correttamente indicato nel dispositivo il Tribunale di Venezia quale giudice del rinvio, ma nella motivazione era incorsa in una svista, indicando erroneamente la Corte d'Appello di Venezia. Rilevato il contrasto insanabile tra le due parti del provvedimento, i giudici hanno chiarito che l'indicazione della Corte d'Appello costituiva una mera svista ininfluente sul reale contenuto della decisione. Di conseguenza, la Cassazione ha ordinato la correzione del testo della motivazione per renderlo pienamente conforme al dispositivo, confermando che la causa deve essere riassunta davanti al Tribunale di Venezia.
Continua »
Revocazione per errore di fatto: l’ex presidente perde il ricorso
L'Ex Presidente di un'associazione, condannata a restituire oltre 172.000 euro prelevati dai conti dell'ente senza giustificazione, propone ricorso per revocazione per errore di fatto contro la precedente decisione della Cassazione. La ricorrente sostiene che i giudici abbiano ignorato la necessità di integrare il contraddittorio nei confronti del nuovo presidente in proprio e abbiano omesso di considerare presunti finanziamenti da lei effettuati. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la valutazione sulla necessità di coinvolgere un'altra parte e l'esame dei documenti contabili costituiscono valutazioni giuridiche e di merito (errori di giudizio), e non semplici sviste materiali. Di conseguenza, la condanna alla restituzione viene confermata e l'ex presidente deve pagare le spese processuali.
Continua »
Errore revocatorio: la svista del giudice non è un errore
Il Contribuente ha proposto ricorso per la revocazione di una precedente decisione della Cassazione, che aveva dichiarato tardivo il suo ricorso tributario. Il ricorrente sosteneva la presenza di un errore di calcolo nel combinare la sospensione straordinaria per la definizione delle liti e la sospensione feriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si trattava di un mero errore di calcolo o di una svista materiale, bensì di una contestazione sull'interpretazione delle norme di legge. L'errore revocatorio presuppone infatti un errore di percezione visiva o materiale del giudice, e non può mai riguardare l'interpretazione giuridica o il giudizio espresso nella sentenza impugnata. Di conseguenza, il Contribuente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Revocazione per errore di fatto: i limiti della Cassazione
I Comproprietari di un terreno agricolo hanno impugnato una decisione della Cassazione chiedendo la revocazione per errore di fatto. Sostenevano che la Corte avesse erroneamente ravvisato i presupposti per l'usucapione decennale a favore degli Acquirenti del bene, ignorando un atto di citazione interruttivo del 1990. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'errore revocatorio consiste in una pura svista materiale e non in una contestazione sulla valutazione giuridica dei fatti o sull'interpretazione delle sentenze precedenti. La verifica della sussistenza o interruzione del possesso spetta esclusivamente al giudice del rinvio, escludendo così qualsiasi svista percettiva da parte della Suprema Corte.
Continua »
Definizione agevolata: la Cassazione frena l’estinzione immediata
La Società ha impugnato gli avvisi di accertamento per imposte dirette e IVA relativi agli anni 1999 e 2000. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato istanza per dichiarare l'estinzione del processo, documentando l'avvenuta definizione agevolata della cartella di pagamento e il relativo versamento. La Suprema Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per consentire all'Agenzia delle Entrate di verificare la regolarità del pagamento e confermare il perfezionamento della sanatoria.
Continua »
Errore di fatto revocatorio: la svista non riapre il processo
Il Contribuente impugna per revocazione un'ordinanza della Cassazione che confermava un accertamento fiscale per maggiore IRPEF. Egli sostiene che la Corte sia caduta in un errore di fatto revocatorio, ritenendo provata la ricezione di un questionario dell'Agenzia delle Entrate mai ricevuto. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. L'errore di fatto revocatorio presuppone infatti una svista materiale e non una valutazione giuridica su fatti ampiamente discussi nel processo. Poiché la notifica dell'invito era già stata oggetto di dibattito e di valutazione da parte dei giudici, la contestazione riguarda un presunto errore di giudizio, non una svista percettiva. Il Contribuente perde la causa ed è condannato al pagamento del doppio contributo unificato.
Continua »
Distrazione delle spese: la Cassazione corregge la propria svista
Il difensore di un cittadino ha chiesto alla Corte di Cassazione la correzione di un errore materiale in una precedente sentenza. La Corte aveva omesso di disporre la distrazione delle spese in favore del legale, nonostante la richiesta formulata nei propri scritti difensivi. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'omessa pronuncia sulla distrazione delle spese non richiede un'impugnazione ordinaria, ma può essere risolta rapidamente tramite la procedura di correzione dell'errore materiale. Di conseguenza, il dispositivo della sentenza originaria è stato integrato disponendo il pagamento delle spese direttamente all'avvocato.
Continua »
Tribunale o Corte d’Appello? La correzione errore materiale fa chiarezza
Le Lavoratrici hanno proposto ricorso per la correzione errore materiale contenuto in una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Nel testo della decisione precedente, la Corte aveva indicato erroneamente il Tribunale di Brescia come giudice di rinvio, anziché la Corte d'appello di Brescia, che era il corretto giudice di secondo grado la cui sentenza era stata cassata. L'Azienda si è rimessa alla decisione della Corte. La Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando l'evidente svista materiale, e ha disposto la correzione formale del testo, sostituendo il Tribunale con la Corte d'appello.
Continua »
Revocazione per errore di fatto: il confine tra svista e diritto
Un dipendente pubblico, vincitore di una selezione interna come collaboratore amministrativo legale, ha contestato il presunto demansionamento per non aver ricevuto l'incarico di rappresentanza in giudizio. Dopo il rigetto della sua domanda nei precedenti gradi e in Cassazione, il lavoratore ha proposto ricorso per revocazione per errore di fatto. Egli sosteneva che la Suprema Corte avesse erroneamente ritenuto generico il suo precedente ricorso, non accorgendosi che i dati sui magistrati erano desumibili dai documenti allegati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla specificità del ricorso costituisce un giudizio di diritto e non un errore di fatto revocatorio. Di conseguenza, il lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato al raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Firme false e risarcimento: i limiti del ricorso per revocazione
Il caso nasce dalla richiesta di nullità di contratti assicurativi sottoscritti con firma apocrifa tramite un promotore finanziario. Il Tribunale dichiara la nullità, condannando l'istituto alla restituzione dei premi e al risarcimento dei danni. In appello, il risarcimento viene ridotto per evitare un doppio pagamento delle stesse somme e per carenze probatorie della danneggiata. Dopo il rigetto del ricorso in Cassazione, la risparmiatrice propone un ricorso per revocazione, sostenendo che la Corte sia incorsa in un errore di fatto nella lettura dei motivi di ricorso e nella quantificazione del danno. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso, stabilendo che le censure sollevate non riguardano una svista percettiva (errore di fatto), bensì una contestazione sull'interpretazione giuridica effettuata dai giudici, configurando un errore di diritto non sindacabile tramite revocazione. Di conseguenza, la ricorrente perde il giudizio e viene condannata alle spese.
Continua »