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Art. 38 Costituzione — Anno 2023

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Altri anni per Art. 38 Costituzione

Pochi ricavi? Obbligatoria l’Iscrizione Gestione Separata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS di un'avvocatessa. La professionista, pur avendo versato il contributo integrativo alla Cassa Forense, non aveva raggiunto il reddito minimo per versare il contributo soggettivo, l'unico valido per la copertura pensionistica. Secondo la Corte, in assenza di una contribuzione effettiva alla cassa di categoria, scatta l'obbligo di iscrizione Gestione Separata professionisti. Questo meccanismo garantisce il principio universale della tutela previdenziale per tutti i lavoratori. La Corte ha quindi dato ragione all'INPS, stabilendo che il solo contributo integrativo, di natura solidaristica, non è sufficiente a escludere tale obbligo.
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Evasione contributiva: Azienda condannata, la buona fede non basta
Una nota azienda televisiva è stata accusata di evasione contributiva per non aver versato i contributi per alcuni suoi giornalisti all'ente previdenziale di categoria. L'Azienda si è difesa sostenendo di aver agito in buona fede, ritenendo che l'attività non fosse giornalistica o versando i contributi a un altro ente. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: la buona fede non si presume mai e deve essere provata dal datore di lavoro. L'Azienda non può ignorare la natura del lavoro svolto dai propri dipendenti. Di conseguenza, la condanna per evasione contributiva è stata confermata, poiché l'Azienda non ha dimostrato l'esistenza di un errore scusabile.
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Fondo di Garanzia INPS: Lavora dopo il fallimento e perde lo stipendio
La Cassazione chiarisce un punto cruciale sul Fondo di Garanzia INPS. Un lavoratore, che aveva continuato a prestare servizio anche dopo il fallimento dell'azienda durante l'esercizio provvisorio, si è visto negare il pagamento di due mensilità. La Corte ha stabilito che, per chi prosegue l'attività, il periodo di riferimento per la tutela non decorre dalla data della domanda di fallimento, ma dalla data di effettiva cessazione del rapporto di lavoro. Poiché le mensilità richieste erano troppo antecedenti a tale data, non rientravano più nella copertura del Fondo. La decisione finale ha quindi dato ragione all'INPS, ribaltando le sentenze precedenti e respingendo la domanda del lavoratore.
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Pensione anticipata invalidi: slitta il pagamento, vince l’INPS
Un lavoratore con invalidità superiore all'80% ha richiesto la pensione di vecchiaia anticipata, ma l'Ente Previdenziale ha applicato lo 'slittamento' di 12 mesi per l'erogazione. Il lavoratore si è opposto, ritenendo che tale rinvio non dovesse applicarsi alla sua categoria protetta. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente Previdenziale. Ha stabilito che il meccanismo delle 'finestre mobili', introdotto per contenere la spesa pubblica, ha portata generale. Si applica quindi a tutte le pensioni di vecchiaia, inclusa la pensione di vecchiaia anticipata invalidi, poiché questa è una semplice anticipazione della pensione ordinaria e non un trattamento di invalidità a sé stante. L'Ente Previdenziale vince la causa.
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Pensione anticipata invalidi: la Cassazione impone lo slittamento
Un lavoratore con un'invalidità del 91% aveva ottenuto nei primi gradi di giudizio il diritto a ricevere la pensione di vecchiaia anticipata senza attendere il periodo di 'finestra mobile' di 12 mesi. L'Ente Previdenziale ha però fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo che lo slittamento della decorrenza si applica a tutte le pensioni di vecchiaia, inclusa la pensione di vecchiaia anticipata per invalidi. Secondo i giudici, la norma ha una portata generale per esigenze di bilancio pubblico e non prevede eccezioni per questa categoria. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale ha vinto la causa e il lavoratore dovrà attendere per ricevere il primo assegno.
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Pensione anticipata per invalidità: diritto confermato, attesa imposta
Un lavoratore con un'invalidità dell'86% si era visto riconoscere il diritto alla pensione di vecchiaia anticipata per invalidità senza l'applicazione del differimento di 12 mesi nel pagamento. L'Ente Previdenziale ha fatto ricorso, sostenendo che tale 'slittamento' dovesse applicarsi. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio importante: la norma che impone il differimento dei pagamenti pensionistici è di carattere generale e si applica a tutti, inclusi i titolari di pensione di vecchiaia anticipata per invalidità, poiché questa categoria non rientra nelle specifiche eccezioni previste dalla legge. La precedente sentenza è stata quindi annullata.
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Retribuzione lavoro di fatto: Comune paga anche senza assunzione
Un lavoratore, formalmente assunto da un Comune per un progetto formativo, ha di fatto svolto mansioni ordinarie da dipendente subordinato. La Cassazione ha negato la possibilità di trasformare il rapporto in un impiego a tempo indeterminato, poiché l'accesso al pubblico impiego richiede un concorso. Tuttavia, ha confermato il pieno diritto del lavoratore a ricevere la retribuzione lavoro di fatto, basata sulle mansioni effettivamente svolte e sull'orario osservato, applicando l'articolo 2126 del codice civile. Il Comune, pur non potendo assumerlo, è stato condannato a pagargli le differenze retributive maturate.
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Contributo di solidarietà pensione: Cassa condannata al rimborso
Un Dottore Commercialista in pensione ha contestato il prelievo forzoso di un contributo di solidarietà pensione applicato dalla sua Cassa di Previdenza. La Cassa sosteneva di agire per garantire l'equilibrio dei propri conti. La Corte di Cassazione ha dato ragione al pensionato. Ha stabilito che le Casse professionali privatizzate non hanno il potere di imporre autonomamente un prelievo di questo tipo. Tale contributo è una prestazione patrimoniale che solo la legge dello Stato può introdurre. Di conseguenza, il prelievo è stato dichiarato illegittimo e la Cassa è stata condannata a restituire le somme trattenute.
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Neutralizzazione Contributi Pensione: Negata se si usa la Totalizzazione
Un lavoratore, andato in pensione sommando contributi di diverse gestioni (totalizzazione), ha chiesto di escludere dal calcolo i versamenti più recenti e sfavorevoli. La sua richiesta di neutralizzazione contributi pensione è stata respinta. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiaro: chi accede alla pensione tramite la totalizzazione non può beneficiare della neutralizzazione. La legge sulla totalizzazione, infatti, impone di considerare tutti i periodi contributivi, senza eccezioni, anche se ciò comporta un assegno pensionistico più basso. Il lavoratore ha quindi perso la causa.
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Decadenza Ricalcolo Pensione: Diritto Salvo ma Arretrati a Rischio
Un pensionato ha chiesto la trasformazione della sua pensione di anzianità in pensione di vecchiaia per ottenere un importo maggiore, escludendo i contributi meno favorevoli. L'Ente previdenziale si è opposto, invocando la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: la **decadenza ricalcolo pensione** non estingue il diritto a ottenere un importo corretto per il futuro, ma si applica solo agli arretrati maturati oltre tre anni prima della domanda. Poiché la richiesta del pensionato era già stata limitata agli arretrati più recenti, il ricorso dell'Ente è stato dichiarato inammissibile. Vince il pensionato, che ottiene il ricalcolo della sua pensione.
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Pensione anticipata per invalidità: la Cassazione nega l’esenzione
Un lavoratore con invalidità superiore all'80% si era visto riconoscere il diritto alla pensione senza il posticipo di 12 mesi previsto dalle 'finestre mobili'. L'Ente Previdenziale ha contestato questa decisione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio importante: il meccanismo di differimento del pagamento si applica anche alla pensione anticipata per invalidità. Secondo la Corte, questa prestazione è un'agevolazione sull'età pensionabile, ma non costituisce un'eccezione alle regole generali sull'erogazione, introdotte per esigenze di bilancio pubblico. Di conseguenza, anche i lavoratori invalidi devono attendere 12 mesi per ricevere il primo assegno.
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Pensione di vecchiaia anticipata invalidi: slitta di 12 mesi
Un lavoratore con invalidità superiore all'80% aveva ottenuto il diritto a percepire la pensione di vecchiaia anticipata senza attese. L'Ente Previdenziale ha contestato la decisione, sostenendo che anche a questa prestazione si applica lo 'slittamento' di 12 mesi previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente Previdenziale. Ha chiarito che la norma sullo slittamento ha portata generale e non prevede eccezioni per la Pensione di vecchiaia anticipata invalidi. Questa, infatti, non è una pensione di invalidità, ma una pensione di vecchiaia a cui si accede prima, e quindi rientra nella regola generale del differimento.
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Pensione di vecchiaia anticipata invalidi: slitta il pagamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo 'slittamento' di 12 mesi per l'erogazione della pensione si applica anche alla **Pensione di vecchiaia anticipata invalidi** con invalidità superiore all'80%. Un lavoratore aveva ottenuto nei primi gradi di giudizio il diritto a ricevere la pensione immediatamente, senza attendere la cosiddetta 'finestra mobile'. L'Ente Previdenziale ha però impugnato la decisione. La Cassazione ha dato ragione all'Ente, affermando che la norma sullo slittamento ha una portata generale e non prevede eccezioni per questa specifica categoria. Di conseguenza, anche i lavoratori invalidi che accedono a questa prestazione devono attendere 12 mesi prima di ricevere il primo assegno.
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Pensione anticipata invalidi: la Cassazione conferma lo slittamento
Un lavoratore con invalidità dell'80% si era visto negare l'immediato pagamento della pensione, poiché l'Ente Previdenziale aveva applicato uno slittamento di 12 mesi. I giudici di merito avevano dato ragione al lavoratore, escludendo il differimento per questa categoria protetta. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che la norma sullo slittamento dei pagamenti ha carattere generale e si applica a tutti, inclusi i beneficiari della pensione di vecchiaia anticipata invalidi, poiché la legge non prevede eccezioni specifiche per loro. La necessità di contenere la spesa pubblica prevale, quindi l'Ente Previdenziale vince la causa.
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Contributo di solidarietà: la Cassa non può tagliare la pensione
Un professionista in pensione ha contestato le trattenute effettuate dalla propria Cassa di previdenza a titolo di contributo di solidarietà tra il 2009 e il 2014. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tali prelievi, stabilendo che gli enti previdenziali privatizzati non hanno il potere autonomo di ridurre le pensioni già maturate. Solo il legislatore statale può imporre sacrifici economici di questo tipo. La Corte ha inoltre chiarito che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni e che la Cassa deve restituire le somme con interessi e rivalutazione calcolati dal momento di ogni singola trattenuta. La decisione protegge il trattamento pensionistico dei professionisti da tagli arbitrari decisi unilateralmente dagli enti di categoria.
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Contributo di solidarietà: la Cassa non può tassare la pensione
Un Professionista ha agito in giudizio contro la propria Cassa di Previdenza per contestare l'applicazione di un contributo di solidarietà sulla sua pensione. La Cassa aveva introdotto questa trattenuta nel 2019 per garantire l'equilibrio del proprio bilancio. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prelievo. I giudici hanno stabilito che le Casse professionali, pur essendo enti privatizzati con autonomia gestionale, non possono imporre sacrifici economici sui trattamenti pensionistici già determinati. Tale potere spetta esclusivamente al legislatore nazionale. La sentenza ribadisce che ogni prelievo che non incide sui criteri di calcolo ma si configura come una tassa deve essere autorizzato da una legge statale. Di conseguenza, la Cassa deve restituire le somme trattenute indebitamente al pensionato.
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Contributo di solidarietà sulle pensioni: la Cassa perde
Un professionista in pensione ha contestato le trattenute effettuate dalla propria cassa di previdenza a titolo di contributo di solidarietà sulle pensioni. La Cassa sosteneva che tali prelievi fossero necessari per garantire l'equilibrio di bilancio dell'ente. La Corte di Cassazione ha stabilito che gli enti previdenziali privatizzati non hanno il potere di imporre prelievi forzosi su trattamenti pensionistici già determinati. Tale potere spetta esclusivamente allo Stato tramite apposita legge. Di conseguenza, la Cassa deve restituire le somme indebitamente trattenute al pensionato, confermando l'illegittimità dei provvedimenti interni dell'ente che violano il principio del maturato.
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Contributo di solidarietà: illegittimo il prelievo sulla pensione
Un Pensionato ha citato in giudizio l'Ente Previdenziale per contestare il calcolo della propria pensione e l'applicazione di un contributo di solidarietà. L'Ente aveva ridotto l'assegno mensile applicando trattenute non previste dalla legge nazionale ma decise autonomamente dai propri organi interni. La Corte di Cassazione ha confermato che gli enti previdenziali privatizzati non possono imporre prelievi forzosi sulle pensioni già maturate senza una specifica autorizzazione del legislatore. Inoltre, la Corte ha stabilito che il diritto del Pensionato a recuperare le somme indebitamente sottratte non scade dopo cinque anni, ma segue il termine ordinario di dieci anni. L'Ente è stato quindi condannato a restituire le somme trattenute e a pagare le spese del giudizio, poiché il prelievo è stato giudicato illegittimo e lesivo dei diritti acquisiti dal lavoratore.
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Contributo di solidarietà: la Cassa deve restituire i soldi
Alcuni professionisti in pensione hanno contestato alla propria Cassa di previdenza l'applicazione di un contributo di solidarietà sulle loro pensioni dopo il 2009. La Cassa sosteneva che tali trattenute servissero a garantire l'equilibrio del bilancio interno. La Corte di Cassazione ha stabilito che gli enti previdenziali privati non possono imporre prelievi forzosi su pensioni già maturate, poiché tali decisioni spettano esclusivamente al legislatore nazionale. Inoltre, la Corte ha chiarito che il diritto a chiedere la restituzione di queste somme non scade dopo cinque anni, ma segue la prescrizione ordinaria di dieci anni. Di conseguenza, la Cassa è stata condannata a restituire le somme illegittimamente trattenute ai pensionati, confermando l'illegittimità del prelievo patrimoniale non autorizzato dalla legge.
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Contributo di solidarietà: la Cassa deve restituire i soldi
Un professionista in pensione ha contestato le trattenute effettuate dal proprio ente previdenziale sulla sua pensione a titolo di contributo di solidarietà. L'ente aveva applicato tale prelievo per garantire l'equilibrio del proprio bilancio. La Corte di Cassazione ha stabilito che gli enti previdenziali privatizzati non possono imporre trattenute su pensioni già determinate, poiché tale potere spetta solo al legislatore nazionale. Inoltre, la Corte ha chiarito che il diritto del pensionato a recuperare le somme indebitamente trattenute non scade dopo cinque anni, ma segue la prescrizione ordinaria di dieci anni. Il professionista ha quindi ottenuto il diritto al rimborso integrale delle somme sottratte illegittimamente dopo il 2009.
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