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Art. 38 Costituzione — Anno 2023

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Altri anni per Art. 38 Costituzione

Contributo di solidarietà: calcolo pensioni speciali
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contributo di solidarietà applicato ai fondi speciali deve essere calcolato sull'intera quota di pensione maturata prima dell'armonizzazione. I ricorrenti contestavano l'applicazione del prelievo sull'intero importo, sostenendo che dovesse colpire solo l'eccedenza rispetto al regime ordinario. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il termine quota non indica un differenziale economico ma una parte specifica del calcolo pensionistico. La misura è stata giudicata legittima in quanto finalizzata al riequilibrio dei fondi e alla sostenibilità del sistema previdenziale, rispettando i principi di ragionevolezza e proporzionalità.
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Neutralizzazione contributiva: limiti al ricalcolo
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale in merito alla richiesta di ricalcolo di una pensione di anzianità. La controversia verte sulla neutralizzazione contributiva di periodi di lavoro domestico meno favorevoli. I giudici hanno chiarito che il termine di decadenza triennale si applica anche alle domande di riliquidazione di trattamenti già in essere. Inoltre, è stato ribadito che il principio di neutralizzazione non può essere esteso oltre l'ultimo quinquennio antecedente il pensionamento, specialmente sotto il regime normativo che mira a riflettere l'intera vita lavorativa del beneficiario.
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Pensione di anzianità: rischi riassunzione immediata
La Corte di Cassazione ha stabilito che la pensione di anzianità può essere revocata se la cessazione del rapporto di lavoro è solo formale. Nel caso di specie, un lavoratore era stato riassunto dallo stesso datore con le medesime mansioni pochi giorni dopo la domanda di pensionamento. La Corte ha chiarito che in tali circostanze scatta una presunzione di simulazione della cessazione del rapporto, poiché manca una reale discontinuità lavorativa. Il diritto alla pensione di anzianità richiede infatti un effettivo stato di bisogno derivante dalla fine dell'attività lavorativa, che non sussiste se il rapporto prosegue senza cambiamenti sostanziali.
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Gestione Separata INPS: obbligo per professionisti
La Corte di Cassazione ha stabilito che un libero professionista, iscritto al proprio albo e tenuto a versare alla sua cassa di categoria solo il contributo integrativo (e non quello soggettivo), è comunque obbligato a iscriversi alla Gestione Separata INPS. La Corte ha chiarito che l'unico versamento che esonera da tale obbligo è quello suscettibile di creare una posizione previdenziale per il lavoratore. Il contributo integrativo, avendo una funzione puramente solidaristica, non è sufficiente a escludere l'iscrizione alla Gestione Separata INPS, che interviene in modo complementare per garantire la copertura previdenziale.
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Gestione Separata INPS: obbligo per professionisti
Un ingegnere ha contestato la sua iscrizione obbligatoria alla Gestione Separata INPS, sostenendo che il versamento del solo contributo integrativo alla sua cassa professionale fosse sufficiente a esonerarlo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'iscrizione alla Gestione Separata è obbligatoria per i professionisti che non versano il contributo soggettivo, poiché il contributo integrativo ha natura solidaristica e non crea una posizione previdenziale individuale.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione decide
Un ente previdenziale di categoria ha impugnato la norma sull'annullamento crediti previdenziali antecedenti al 1999, ritenendola un'espropriazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che l'annullamento riguarda solo il "ruolo" come strumento di riscossione coattiva, ma non estingue il credito sottostante. L'ente può ancora recuperare le somme tramite le vie ordinarie, garantendo così la tutela del suo patrimonio senza violare i principi costituzionali.
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Annullamento ruoli: il credito non si estingue
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cassa previdenziale privata, confermando che l'annullamento dei ruoli antecedenti al 1999, previsto dalla legge per razionalizzare i bilanci, non comporta l'estinzione del diritto di credito. L'ente creditore può ancora agire per il recupero delle somme tramite le ordinarie vie giudiziarie. La misura riguarda solo la procedura di riscossione coattiva e non rappresenta una espropriazione illegittima.
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Discarico ruoli: no all’estinzione del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33688/2023, ha stabilito che il discarico ruoli automatico per i crediti antecedenti al 1999, previsto dalla L. 228/2012, non comporta l'estinzione del diritto di credito. La norma si limita a cancellare il titolo esecutivo (il ruolo), lasciando impregiudicata la possibilità per l'ente creditore, anche se di natura privata come una cassa previdenziale, di agire per il recupero del credito tramite le ordinarie vie giudiziarie. La Corte ha rigettato le censure di incostituzionalità e di violazione del diritto UE.
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Discarico automatico ruoli: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33686/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di riscossione. Il caso vedeva contrapposti una cassa di previdenza privata e un agente della riscossione riguardo il discarico automatico ruoli per crediti antecedenti al 1999. La Corte ha rigettato il ricorso della cassa, chiarendo che l'annullamento del ruolo, previsto dalla L. 228/2012, non comporta l'estinzione del debito sottostante. La misura elimina solo il titolo esecutivo speciale (il ruolo), lasciando intatto il diritto dell'ente di recuperare il proprio credito attraverso le ordinarie azioni giudiziarie. La decisione si fonda sulla necessità di razionalizzare i bilanci degli enti creditori, eliminando procedure di riscossione antieconomiche senza però configurare un'espropriazione illegittima.
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Assegno una tantum: No alla rivalutazione automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33592/2023, ha negato la rivalutazione monetaria dell'assegno una tantum concesso ai familiari di una persona deceduta per emotrasfusione infetta. La Corte ha stabilito che, poiché il diritto sorge al momento del decesso, non può essere rivalutato da una data precedente, come quella di entrata in vigore della legge istitutiva del beneficio. La normativa, infatti, non prevede alcun meccanismo di indicizzazione, configurando l'assegno come un importo fisso.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la normativa sull'annullamento crediti previdenziali iscritti in vecchi ruoli (L. 228/2012) si applica anche agli enti di previdenza privati. Una cassa professionale aveva citato in giudizio l'agente di riscossione per il mancato incasso di contributi, sostenendo che il proprio credito si fosse consolidato prima della nuova legge. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la legge mira a razionalizzare i bilanci e incide solo sulla procedura di riscossione tramite ruolo, non estinguendo il diritto di credito sottostante, che l'ente può ancora recuperare con azioni ordinarie.
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Annullamento crediti previdenziali: la Cassazione decide
Una cassa di previdenza professionale ha citato in giudizio l'agente della riscossione per il mancato incasso di crediti contributivi risalenti agli anni '90. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 33117/2023, ha respinto il ricorso della cassa, confermando che la legge del 2012 sull'annullamento crediti previdenziali iscritti a ruolo prima del 1999 si applica a tutti gli enti creditori, sia pubblici che privati. La Corte ha chiarito che tale normativa mira a razionalizzare i bilanci e non estingue il credito in sé, ma solo lo strumento esecutivo del ruolo, lasciando all'ente la possibilità di agire per altre vie legali.
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Riscossione crediti previdenziali: la Legge 228/2012
Un ente previdenziale privato ha contestato l'applicazione della Legge 228/2012, che prevede l'annullamento di vecchi crediti iscritti a ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa sulla riscossione crediti previdenziali si applica a tutti gli enti, pubblici e privati, che utilizzano il sistema del ruolo. La Corte ha chiarito che l'annullamento riguarda solo la procedura di riscossione esattoriale e non il diritto di credito sottostante, che può essere recuperato con azioni ordinarie.
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Doppia imposizione pensione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una pensione erogata dall'INPS a cittadini italiani residenti in Francia è soggetta a tassazione IRPEF in Italia. Il caso riguarda la richiesta di rimborso da parte di due contribuenti, che ritenevano la pensione tassabile solo nel paese di residenza. La Suprema Corte, interpretando la convenzione sulla doppia imposizione pensione tra Italia e Francia, ha chiarito che le prestazioni derivanti dalla legislazione sulla sicurezza sociale sono imponibili nello Stato erogatore. Spetta poi allo Stato di residenza applicare un credito d'imposta per evitare l'effettivo doppio prelievo. Di conseguenza, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato accolto e la richiesta di rimborso dei contribuenti definitivamente respinta.
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Tassazione pensione estero: Cassazione chiarisce
Due contribuenti residenti in Francia chiedevano il rimborso dell'IRPEF sulla loro pensione italiana, già tassata oltralpe. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la convenzione italo-francese permette la tassazione della pensione estero nel Paese che la eroga (Italia), quando questa rientra nel sistema di sicurezza sociale. Spetta poi allo Stato di residenza (Francia) applicare meccanismi, come il credito d'imposta, per evitare la doppia imposizione.
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Tassazione pensione estera: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha chiarito il regime di tassazione della pensione estera, specificamente per le pensioni INPS erogate a cittadini italiani residenti in Francia. Con l'ordinanza n. 32046/2023, ha stabilito che l'Italia, in qualità di Stato erogante, ha il diritto di tassare tali pensioni di vecchiaia in base all'interpretazione della convenzione contro le doppie imposizioni. Di conseguenza, i contribuenti non hanno diritto al rimborso dell'IRPEF trattenuta, ma possono avvalersi del meccanismo del credito d'imposta nel loro Paese di residenza per evitare una doppia imposizione effettiva.
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Assegno sociale e detenzione: estinzione del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio relativo alla revoca dell'assegno sociale a un detenuto. La decisione è seguita alla rinuncia al ricorso da parte del cittadino, motivata da una nuova sentenza della Corte Costituzionale che ha risolto la questione di legittimità e dal termine della pena. Il caso evidenzia come un mutamento del quadro normativo e fattuale possa portare alla cessazione dell'interesse a proseguire una causa.
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Indennizzo danni da vaccino: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero della Salute in un caso di indennizzo danni da vaccino. È stato stabilito che il termine di tre anni per presentare la domanda non decorre dalla semplice conoscenza del danno, ma dal momento in cui il danno diventa legalmente riconosciuto come indennizzabile, a seguito di specifici interventi della Corte Costituzionale. Di conseguenza, la richiesta dei genitori è stata considerata tempestiva.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
Una professionista ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto di lavoro con l'amministrazione penitenziaria come subordinato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30236/2023, ha ritenuto la questione complessa, soprattutto per la difficoltà di distinguere il potere direttivo dagli obblighi di coordinamento in un ambiente come il carcere. Evidenziando la necessità di una valutazione complessiva degli indici di subordinazione, la Corte ha disposto il rinvio a una pubblica udienza per una decisione più approfondita, senza decidere nel merito la qualificazione rapporto di lavoro.
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Pignorabilità pensione: limiti sequestro sul conto
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla pignorabilità della pensione una volta che le somme sono accreditate sul conto corrente. La sentenza chiarisce che il sequestro preventivo è legittimo per la parte eccedente il triplo dell'assegno sociale per le giacenze preesistenti, confermando che l'accredito in conto non rende i fondi totalmente impignorabili, ma li sottopone a specifici limiti di legge.
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