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Perdita Di Chance — Anno 2024

Altri anni per Perdita Di Chance

Provvedimenti

Danno comunitario: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10573/2024, ha chiarito che l'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego genera un "danno comunitario" risarcibile in via presuntiva. Tale risarcimento, di natura sanzionatoria, non richiede la prova di una specifica "perdita di chance" da parte del lavoratore. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva negato il risarcimento, affermando che la mancata partecipazione a concorsi non esclude il diritto all'indennizzo forfettario previsto dalla legge.
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Progressione orizzontale: il diritto alla promozione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10459/2024, chiarisce la natura del diritto alla progressione orizzontale nel pubblico impiego. Quando una procedura selettiva, basata su un bando assimilabile a un'offerta al pubblico, si conclude con la formazione di una graduatoria, il dipendente vanta un diritto soggettivo pieno alla promozione, non una mera pretesa risarcitoria per perdita di chance. Di conseguenza, il giudice ordinario può ordinare all'amministrazione di completare l'iter e riconoscere l'inquadramento superiore.
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Progressione economica: risarcimento, non promozione
Un dipendente pubblico ha contestato la mancata progressione economica, sostenendo una valutazione ingiusta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in procedure selettive con margini di discrezionalità per l'amministrazione, il lavoratore non può richiedere l'assegnazione del posto, ma solo un risarcimento per "perdita di chance".
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Perdita di chance: risarcimento per linea telefonica
Una società di trasporti ha subito l'interruzione della linea telefonica e internet per cinque mesi a causa di un inadempimento del gestore telefonico. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10885/2024, ha stabilito che tale disservizio genera un danno risarcibile sotto forma di perdita di chance. La Corte ha chiarito che non è necessario provare un calo di fatturato specifico, ma è sufficiente dimostrare la perdita della possibilità di acquisire nuova clientela. Pertanto, il giudice può e deve liquidare il danno in via equitativa, anche d'ufficio, basandosi sulla gravità dell'inadempimento e sulla natura commerciale dell'attività lesa.
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Anzianità di servizio: no a progressione automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12049/2024, ha stabilito un importante principio in materia di anzianità di servizio per i lavoratori del pubblico impiego stabilizzati. Il caso riguardava una dipendente che, dopo anni di contratti a termine, chiedeva il riconoscimento della pregressa anzianità ai fini della progressione economica. La Corte ha chiarito che il principio di non discriminazione non può portare a un automatismo: se la contrattazione collettiva prevede procedure selettive per gli scatti economici dei dipendenti a tempo indeterminato, l'anzianità maturata con contratti a termine vale solo come requisito per partecipare a tali selezioni, non per ottenere un aumento automatico. Concederlo creerebbe una "discriminazione alla rovescia" a danno dei colleghi.
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Accordo sindacale: mancato colloquio e assunzione
Un lavoratore non è stato assunto dalla nuova azienda dopo un trasferimento d'impresa, nonostante un accordo sindacale prevedesse colloqui di selezione. La Cassazione ha stabilito che omettere il colloquio non garantisce un diritto automatico all'assunzione, ma configura una 'perdita di chance'. Il diritto al risarcimento dipende dal quadro giuridico che regola il trasferimento (crisi o liquidazione). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Perdita di chance: l’azienda risponde sempre?
Un candidato, escluso da un corso di formazione per un erroneo giudizio di inidoneità fisica poi annullato in appello, ottiene il risarcimento per perdita di chance. La Cassazione conferma che l'azienda organizzatrice è responsabile dell'intero processo selettivo, anche per gli errori di terzi, e la sua colpa sussiste nel non aver atteso l'esito del ricorso del candidato.
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Mancata stipula del contratto: il ricorso è inammissibile
Una professionista psicologa si è vista negare la formalizzazione di un contratto di lavoro a tempo indeterminato da un'Azienda Sanitaria, nonostante avesse accettato la proposta. La mancata stipula del contratto è stata giustificata dall'ente pubblico per l'entrata in vigore di una legge regionale che imponeva una preventiva autorizzazione per le assunzioni, assente nel caso specifico. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice, ritenendo decisiva la mancanza dell'autorizzazione amministrativa per la validità del contratto e legittimo il comportamento dell'Azienda.
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Onere della prova spese: la Cassazione decide
Una professionista impugnava un avviso di accertamento fiscale basato su maggiori ricavi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, sottolineando che l'onere della prova spese spetta interamente al contribuente, il quale deve dimostrare in modo specifico la correlazione tra la documentazione prodotta e ogni singola spesa contestata, non essendo sufficiente un generico rinvio a faldoni di documenti.
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Appello incidentale: obbligo di notifica tassativo
La Corte di Cassazione ha confermato l'improcedibilità di un appello incidentale non notificato da un Ministero in una causa di lavoro. La Corte ha stabilito che la precedente notifica di un appello principale, poi dichiarato inammissibile per tardività, non può sanare l'omissione. Viene ribadito il principio secondo cui, nel rito del lavoro, l'omessa notifica dell'impugnazione è un vizio insanabile che impedisce l'esame nel merito della questione.
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Nomina dirigenti PA: legali vs manageriali
Una legale di un'azienda sanitaria pubblica ha contestato la nomina di un collega a direttore dell'ufficio legale, sostenendo che la sua maggiore esperienza forense dovesse essere decisiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che nella nomina dirigenti PA l'amministrazione può legittimamente dare priorità alle competenze manageriali, specialmente per ruoli con responsabilità di budget e programmazione, senza che tale scelta sia di per sé illegittima.
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Risoluzione contratto dirigente per legge regionale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della risoluzione anticipata del contratto di un direttore generale di un'azienda sanitaria, avvenuta a seguito di una legge regionale di riorganizzazione. La Corte ha stabilito che tale evento costituisce un'impossibilità sopravvenuta della prestazione, escludendo il diritto al risarcimento. Anche la richiesta per la perdita di chance relativa alla retribuzione di risultato è stata respinta per mancanza di prove specifiche. La decisione chiarisce che la risoluzione contratto dirigente in questo contesto non è illegittima.
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Perdita di chance: prova del danno e oneri per il consumatore
Un consumatore ha citato in giudizio una società energetica per la mancata emissione di fatture periodiche, sostenendo di aver subito un danno da perdita di chance per non aver potuto valutare offerte più convenienti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che per ottenere un risarcimento per perdita di chance non basta un'allegazione generica, ma è necessario dimostrare una possibilità concreta e apprezzabile di ottenere un vantaggio, fornendo elementi specifici che in questo caso mancavano.
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Perdita di chance: i criteri per il risarcimento
Un dirigente ha citato in giudizio un'Amministrazione Pubblica per essere stato escluso da una selezione per un ruolo superiore, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, specificando che per ottenere un risarcimento, il dirigente deve dimostrare una probabilità molto alta, quasi una certezza, di aver vinto la selezione, e non solo l'illegittimità della sua esclusione. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Compenso variabile: no se P.A. non fissa obiettivi
Un commissario straordinario ha richiesto il pagamento di un compenso variabile legato al raggiungimento di obiettivi. Tuttavia, la Pubblica Amministrazione non ha mai definito tali obiettivi. La Corte di Cassazione ha stabilito che la fissazione degli obiettivi rientra nel potere discrezionale dell'Amministrazione e non costituisce un obbligo. Di conseguenza, in assenza di obiettivi predeterminati, non sorge il diritto al compenso variabile né a un risarcimento per perdita di chance, respingendo il ricorso del commissario.
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Perdita di chance: onere della prova e risarcimento
Un dirigente ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per danni derivanti da perdita di chance, sostenendo che le procedure di selezione per incarichi dirigenziali erano illegittime. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che per ottenere un risarcimento non è sufficiente dimostrare l'irregolarità della procedura, ma è indispensabile provare un nesso di causalità e una concreta probabilità di successo che è andata perduta a causa di tale irregolarità.
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Risarcimento danni: incarico dirigenziale illegittimo
Una dipendente pubblica ha ottenuto il risarcimento danni per il mancato conferimento di un incarico dirigenziale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche se la procedura si basava su una legge poi dichiarata incostituzionale, il danno era derivato dalla violazione dei principi di correttezza e buona fede da parte dell'Amministrazione, che non aveva effettuato una reale valutazione comparativa tra i candidati. La condotta illegittima dell'ente pubblico fonda autonomamente il diritto al risarcimento.
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Avviamento categorie protette: la prova di idoneità
Un lavoratore iscritto alle categorie protette, primo in graduatoria per un posto in un ente comunale, è stato giudicato non idoneo dopo un colloquio. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo che nell'avviamento categorie protette, la prova di idoneità non deve essere necessariamente un test pratico-manuale. Un colloquio è sufficiente per verificare le capacità del candidato, specialmente per mansioni concettuali, e il diritto all'assunzione sorge solo dopo il superamento di tale prova.
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Prova idoneità categorie protette: il colloquio basta
Un candidato appartenente alle categorie protette ha impugnato la sua esclusione da una selezione pubblica, avvenuta a seguito di un colloquio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che un colloquio costituisce una valida prova idoneità categorie protette quando è finalizzato a valutare le capacità pratiche e relazionali richieste dalla mansione, rendendo superflua un'ulteriore prova manuale in caso di esito negativo.
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Demansionamento dirigente pubblico: quando è risarcibile?
Un dirigente pubblico, a seguito di una riorganizzazione, veniva assegnato a un incarico di livello inferiore. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha stabilito che il demansionamento del dirigente pubblico non comporta un risarcimento automatico. È necessario che il dirigente dimostri una specifica violazione, da parte dell'amministrazione, dei principi di correttezza e buona fede nella procedura di conferimento degli incarichi, che abbia causato un danno concreto come la perdita di chance.
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