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Accordo sindacale: mancato colloquio e assunzione

Un lavoratore non è stato assunto dalla nuova azienda dopo un trasferimento d’impresa, nonostante un accordo sindacale prevedesse colloqui di selezione. La Cassazione ha stabilito che omettere il colloquio non garantisce un diritto automatico all’assunzione, ma configura una ‘perdita di chance’. Il diritto al risarcimento dipende dal quadro giuridico che regola il trasferimento (crisi o liquidazione). Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.

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Accordo Sindacale e Assunzione: Il Valore del Colloquio

Nel contesto di un trasferimento d’azienda, un accordo sindacale rappresenta uno strumento cruciale per definire il destino dei lavoratori. Ma cosa succede se una delle procedure previste, come un colloquio conoscitivo, non viene rispettata? La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19723/2024, chiarisce le conseguenze, distinguendo tra il diritto all’assunzione e il risarcimento per perdita di chance. Questo caso illumina la sottile linea tra obblighi procedurali e diritti sostanziali dei dipendenti.

La Vicenda: Un Trasferimento d’Azienda e un Lavoratore Escluso

Il caso ha origine dalla vicenda di un operaio dipendente di una società di trasporti dal 1986. L’azienda, posta in amministrazione straordinaria nel 2010, cedeva successivamente un ramo d’azienda a una nuova società. La transizione dei dipendenti era regolata da un accordo sindacale che prevedeva la selezione di 340 lavoratori da parte della società acquirente, sulla base di criteri tecnico-organizzativi e previo svolgimento di colloqui conoscitivi con tutto il personale della cedente.

Il lavoratore in questione non veniva selezionato e, di conseguenza, non transitava alle dipendenze della nuova società, rimanendo in Cassa Integrazione. Sostenendo la violazione dell’accordo, egli si rivolgeva al Tribunale per ottenere l’accertamento del suo diritto a essere assunto dalla società cessionaria.

La Decisione della Corte d’Appello: Il Colloquio come Obbligo Essenziale

Inizialmente, il Tribunale rigettava la domanda, ritenendo legittimi i criteri di selezione adottati dall’azienda. Tuttavia, la Corte d’Appello ribaltava la decisione. I giudici di secondo grado evidenziavano come la società acquirente, non effettuando i colloqui conoscitivi previsti dall’accordo, avesse commesso un inadempimento di notevole importanza. Il colloquio non era considerato una mera formalità, ma lo strumento essenziale per una scelta funzionale e un limite alla discrezionalità aziendale. Di conseguenza, la Corte d’Appello riconosceva il diritto del lavoratore all’assunzione e lo condannava al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni non percepite.

L’Accordo Sindacale Secondo la Cassazione: Diritto o Chance?

La società acquirente ricorreva in Cassazione, e la Suprema Corte ha fornito una lettura diversa delle conseguenze della violazione procedurale. Pur confermando l’inadempimento dell’azienda per il mancato svolgimento dei colloqui, i giudici hanno corretto la conclusione della Corte d’Appello. L’inadempimento di un obbligo meramente procedurale, come il colloquio, non determina automaticamente un “diritto” all’assunzione.

Piuttosto, tale violazione causa la perdita di una possibile chance di essere assunto. Il lavoratore non perde un posto di lavoro garantito, ma un’aspettativa giuridicamente protetta di conseguire, con un apprezzabile grado di probabilità, il risultato sperato. La tutela, in questo caso, non può essere “specifica” (cioè l’assunzione forzata), ma risarcitoria, commisurata al valore della possibilità perduta.

La Distinzione Chiave: Art. 47, Comma 4-bis vs. Comma 5

La Cassazione ha inoltre sottolineato un punto cruciale trascurato dalla Corte d’Appello: la necessità di inquadrare correttamente la fattispecie nell’ambito dell’art. 47 della Legge n. 428/1990. La tutela del lavoratore cambia radicalmente a seconda che si applichi:

  • Il comma 4-bis: Relativo a imprese in crisi ma non in liquidazione. In questo scenario, l’art. 2112 c.c. (che prevede il mantenimento dei rapporti di lavoro) si applica, seppur con i limiti previsti dall’accordo.
  • Il comma 5: Relativo a imprese in procedure di insolvenza con finalità liquidatorie. Qui è possibile derogare all’art. 2112 c.c., escludendo il passaggio automatico dei dipendenti.

Solo dopo aver stabilito quale norma si applica è possibile definire la portata dell’accordo e la tutela spettante al lavoratore.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione sulla base della natura dell’obbligo violato. Il colloquio era una fase procedurale, non un elemento che garantiva l’esito finale della selezione. La sua omissione ha impedito al lavoratore di giocarsi le sue carte, ma non è possibile affermare con certezza che, se il colloquio fosse stato svolto, egli sarebbe stato assunto. Di conseguenza, la violazione genera la lesione di una probabilità, non di un diritto quesito. La tutela non può essere quella reintegratoria (tipica del licenziamento illegittimo) ma deve essere calibrata sulla perdita della possibilità di ottenere il bene della vita (l’assunzione). La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa a un’altra sezione della Corte d’Appello per riesaminare il caso, partendo dalla corretta qualificazione giuridica del trasferimento d’azienda e, di conseguenza, determinando la natura e l’entità della tutela spettante al lavoratore.

Le conclusioni

L’ordinanza n. 19723/2024 della Corte di Cassazione offre un importante principio di diritto: la violazione delle procedure stabilite in un accordo sindacale non si traduce automaticamente in un diritto all’assunzione. È fondamentale distinguere tra obblighi procedurali e sostanziali. La mancata effettuazione di un colloquio selettivo lede la ‘chance’ del lavoratore, un danno che va provato e che dà diritto a un risarcimento, ma non necessariamente al posto di lavoro. La decisione finale dipenderà dall’inquadramento normativo della crisi aziendale che ha portato al trasferimento, un compito ora affidato al giudice del rinvio.

Il mancato colloquio previsto da un accordo sindacale dà automaticamente diritto all’assunzione?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la mancata effettuazione di un colloquio procedurale non conferisce un diritto automatico all’assunzione, ma può configurare una ‘perdita di chance’, ovvero la perdita di una possibilità concreta di essere assunto.

Qual è la differenza tra diritto all’assunzione e perdita di chance?
Il diritto all’assunzione è una pretesa certa e tutelabile in forma specifica (il giudice può ordinare l’assunzione). La perdita di chance è un’aspettativa giuridicamente protetta di ottenere un risultato favorevole; la sua violazione dà diritto a un risarcimento del danno, non all’ottenimento del risultato sperato.

Perché è importante stabilire se si applica il comma 4-bis o il comma 5 dell’art. 47 della L. 428/1990?
È fondamentale perché determina il regime applicabile al trasferimento dei lavoratori. Il comma 4-bis (crisi non liquidatoria) tende a preservare l’applicazione dell’art. 2112 c.c. sul mantenimento del posto di lavoro, mentre il comma 5 (finalità liquidatoria) permette di derogarvi completamente. La natura della pretesa del lavoratore (diritto o chance) dipende da questa distinzione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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