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Perdita Di Chance — Anno 2024

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Altri anni per Perdita Di Chance

Provvedimenti

Risarcimento danno perdita di chance: onere della prova
Un docente ha richiesto un risarcimento danni al Ministero per una reintegrazione tardiva in una graduatoria, sostenendo di aver perso un'opportunità di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha ribadito che per il risarcimento danno perdita di chance, il richiedente ha l'onere di fornire una prova rigorosa della probabilità concreta di ottenere il vantaggio sperato, senza che il giudice possa supplire alle sue carenze probatorie.
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Responsabilità precontrattuale e danno risarcibile
Un'imprenditrice agricola ha citato in giudizio un istituto di credito per l'interruzione ingiustificata delle trattative relative a un finanziamento agevolato. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, chiarendo che in caso di responsabilità precontrattuale il danno risarcibile è limitato al cosiddetto 'interesse negativo' (spese sostenute e perdita di altre occasioni), e non si estende al beneficio che si sarebbe ottenuto dal contratto non concluso ('interesse positivo'). La domanda dell'imprenditrice è stata respinta perché mirava a ottenere il risarcimento del mancato guadagno, una voce di danno non coperta da questa forma di responsabilità.
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Perdita di chance: onere della prova del dipendente
Un gruppo di dipendenti pubblici ha citato in giudizio il Ministero di appartenenza per ottenere un risarcimento danni da perdita di chance, a causa della mancata conclusione delle procedure per la progressione di carriera. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato ribadito che spetta al lavoratore l'onere di provare l'esistenza di una probabilità concreta ed elevata di successo, prova che nel caso di specie non è stata fornita. La norma contrattuale che prevedeva le procedure è stata inoltre considerata di natura meramente programmatica, non tale da creare un diritto soggettivo alla progressione.
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Perdita di chance: onere della prova nel pubblico impiego
Un gruppo di dipendenti pubblici ha citato in giudizio il proprio Ministero per la mancata attivazione di procedure di progressione di carriera, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15308/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che spetta al lavoratore dimostrare, anche tramite presunzioni, la sussistenza di una probabilità concreta e non meramente ipotetica di successo. L'esistenza di un danno risarcibile deve essere provata prima di poterne chiedere una valutazione equitativa.
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Perdita di chance: onere della prova del dipendente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15301/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti del Ministero della Giustizia. I lavoratori chiedevano un risarcimento per la perdita di chance di progressione di carriera, a causa della mancata attivazione delle procedure selettive previste dal contratto collettivo. La Corte ha ribadito che, per ottenere il risarcimento, non basta dimostrare l'inadempimento dell'amministrazione, ma è necessario che il dipendente provi, anche tramite presunzioni, di avere avuto una concreta e probabile possibilità di successo se la selezione si fosse svolta. In assenza di tale prova, la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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Inquadramento lavorativo: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico ha contestato il suo inquadramento lavorativo, chiedendo il passaggio a una posizione superiore e il risarcimento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei giudici di merito e sottolineando i limiti procedurali per la contestazione delle valutazioni di fatto.
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Risarcimento danno pubblico impiego: no prova, no indennizzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14419/2024, ha negato il risarcimento del danno a una dipendente pubblica a tempo indeterminato che aveva ricevuto una serie di incarichi dirigenziali temporanei illegittimi. La Corte ha stabilito che, non essendoci una situazione di precarietà lavorativa (la dipendente non ha mai rischiato il posto), non si applica l'indennità forfettaria prevista per l'abuso di contratti a termine. In assenza di una prova specifica del danno subito, la richiesta di risarcimento danno nel pubblico impiego è stata respinta, distinguendo tra l'illecito per violazione delle norme sul precariato e quello per violazione delle regole di accesso ai pubblici uffici.
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Responsabilità sindacato: nesso causale è cruciale
Un lavoratore ha citato in giudizio un sindacato per aver impugnato tardivamente il suo licenziamento. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento, stabilendo un principio fondamentale: la responsabilità del sindacato sorge solo se si dimostra il nesso causale tra il suo errore e il danno subito. Poiché il licenziamento era comunque legittimo per chiusura dell'attività, un'impugnazione tempestiva non avrebbe cambiato l'esito. Pertanto, nessun danno è stato causato dall'inadempimento del sindacato.
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Perdita di chance: l’illegittimità non basta
Una lavoratrice del settore sanitario ha agito in giudizio contro l'azienda sanitaria per il mancato conferimento di una posizione organizzativa, lamentando l'illegittimità della procedura di selezione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale in materia di risarcimento per perdita di chance: non è sufficiente dimostrare l'illegittimità del comportamento del datore di lavoro, ma è onere del lavoratore provare la concreta e non meramente ipotetica possibilità di ottenere il risultato sperato, qualora la procedura si fosse svolta regolarmente. La Corte ha confermato la decisione d'appello che negava il risarcimento per mancanza di prova sul quantum, ossia sulla reale probabilità di successo della lavoratrice.
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Retribuzione di posizione: no diritto senza graduazione
Una dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per la riduzione della sua retribuzione di posizione variabile a seguito di una fusione aziendale. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il diritto a tale emolumento sorge solo dopo che il datore di lavoro ha completato la necessaria 'graduazione delle funzioni'. In assenza di tale adempimento, il dirigente può richiedere solo il risarcimento del danno per perdita di chance, non il pagamento diretto della somma.
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Risarcimento del danno: quando la domanda è inammissibile
Un proprietario terriero ha citato in giudizio una società immobiliare per l'ostruzione di una servitù di passaggio, chiedendo un risarcimento del danno per una vendita immobiliare fallita. I tribunali hanno confermato la servitù ma negato il risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso finale, basando la sua decisione su principi procedurali chiave come la 'doppia conforme' (quando due corti inferiori concordano sui fatti) e la 'mutatio libelli' (un cambio inammissibile della base della domanda legale durante il processo).
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Perdita di chance: no risarcimento se l’assenza è scelta
Un funzionario pubblico chiede il risarcimento per la perdita di chance professionale, non avendo potuto frequentare un corso per mancata autorizzazione alla missione. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando le decisioni di merito. I giudici hanno stabilito che l'autorizzazione non era indispensabile e il dipendente avrebbe potuto partecipare a proprie spese o assentandosi dal servizio, escludendo così una responsabilità risarcibile dell'amministrazione.
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Risarcimento posizioni organizzative: la Cassazione
Un dipendente di un ente pubblico si è visto negare illegittimamente una posizione organizzativa. La Corte di Cassazione conferma il suo diritto al risarcimento per il danno subito, basandosi su una precedente sentenza passata in giudicato. Tuttavia, corregge il calcolo degli importi dovuti, ribadendo il divieto di cumulare interessi e rivalutazione monetaria per i crediti di lavoro nel pubblico impiego. L'ordinanza analizza quindi i limiti del risarcimento posizioni organizzative e l'efficacia del giudicato esterno.
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Progressione di carriera: no al risarcimento automatico
Un dipendente comunale, dopo aver ottenuto il riconoscimento di un inquadramento superiore retroattivo, ha chiesto un'ulteriore progressione di carriera e il risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'Appello. È stato stabilito che il superamento di selezioni per categorie inferiori non prova automaticamente l'idoneità per quelle superiori e che spetta al lavoratore dimostrare la concreta probabilità di successo.
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Progressioni economiche: il ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico, dopo aver ottenuto la retrodatazione degli effetti economici del suo inquadramento, ha richiesto il riconoscimento delle conseguenti progressioni economiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le progressioni non sono automatiche ma richiedono il superamento di procedure selettive. Il ricorso è stato giudicato carente di interesse e basato su domande formulate in modo vago.
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Perdita di chance e selezione pubblica: la Cassazione
Un professionista ha citato in giudizio il Ministero degli Affari Esteri per il risarcimento del danno da perdita di chance, sostenendo di essere stato illegittimamente escluso da un incarico di missione in Liberia. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, sebbene l'amministrazione debba agire secondo principi di imparzialità e correttezza, la procedura di selezione era stata sostanzialmente legittima. Non essendo stata provata un'irregolarità decisiva né una concreta probabilità di successo per il ricorrente, la domanda di risarcimento per perdita di chance è stata rigettata.
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Risarcimento sinistro stradale: concorso di colpa
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che attribuiva un concorso di colpa (30%) a un danneggiato in un sinistro stradale. La richiesta di un ulteriore risarcimento sinistro stradale è stata rigettata poiché l'importo già versato dall'assicurazione è stato ritenuto satisfattivo. La sentenza ribadisce la piena autonomia del giudice civile nel valutare la responsabilità, anche dopo un procedimento penale, e la corretta applicazione della presunzione di pari responsabilità in assenza di prova contraria.
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Perdita di chance: risarcimento e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7611/2024, ha chiarito i principi relativi al risarcimento del danno per perdita di chance di un dipendente in seguito a una procedura di selezione interna (interpello) viziata. Il caso riguarda un funzionario che si era visto illegittimamente escluso dalla valutazione per un incarico dirigenziale temporaneo. La Corte ha cassato per la seconda volta la decisione della Corte d'Appello, ribadendo che il giudice del rinvio è vincolato ai principi di diritto enunciati dalla Cassazione e non può rimettere in discussione l'illegittimità della procedura già accertata. Inoltre, ha specificato che il lavoratore che lamenta una perdita di chance deve fornire elementi, anche presuntivi, per dimostrare la probabilità che avrebbe avuto di ottenere il risultato sperato, senza che gli si possa addossare l'onere di provare l'esito certo della comparazione con altri candidati.
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Indennizzo contratti a termine: prova del danno non serve
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava inammissibile il ricorso di un'amministrazione pubblica. Il caso riguarda un lavoratore che ha ottenuto un indennizzo per la reiterazione abusiva di contratti a termine. La Suprema Corte ha ribadito che l'indennizzo previsto dall'art. 32, comma 5, L. n. 183/2010 costituisce una forma di danno presunto, di natura sanzionatoria (definito "danno comunitario"), che esonera il lavoratore dall'onere di provare la perdita di chance o qualsiasi altro pregiudizio specifico.
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Assunzione PA: illegittimo annullare la prova vinta
Una candidata vince una selezione pubblica ma l'ente annulla la prova perché ritenuta 'troppo complessa'. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7068/2024, ha stabilito che tale annullamento è illegittimo. Una volta superata la prova di idoneità in un'assunzione PA tramite avviamento a selezione, il candidato acquisisce un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione, limitando il potere di autotutela dell'amministrazione. Il giudice può quindi disporre la costituzione del rapporto di lavoro.
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