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Perdita Di Chance — Anno 2025

Altri anni per Perdita Di Chance

Provvedimenti

Obblighi di buona fede: la trasparenza è d’obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda viola gli obblighi di buona fede se non adotta criteri trasparenti nella selezione del personale per la trasformazione di contratti da part-time a full-time. Tale omissione costituisce un inadempimento che giustifica un risarcimento per perdita di chance ai lavoratori esclusi, anche in assenza di previsioni specifiche nell'accordo sindacale di riferimento. La mancanza di trasparenza, infatti, impedisce ai dipendenti di verificare la correttezza delle scelte aziendali e integra di per sé la violazione del dovere di lealtà contrattuale.
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Perdita di chance: come si calcola il risarcimento?
Un'azienda subisce un inadempimento contrattuale e perde un'importante commessa. La Cassazione interviene sul calcolo del danno da perdita di chance, annullando la decisione della Corte d'Appello perché la quantificazione equitativa del danno era arbitraria e priva di motivazione, stabilendo che deve basarsi su criteri logici e verificabili.
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Incarico discrezionale: risarcimento se la PA ignora la graduatoria
Un candidato, secondo in una graduatoria per un incarico dirigenziale, si è visto negare l'assunzione dopo la rinuncia del primo classificato. L'ente pubblico ha preferito non scorrere la graduatoria. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto l'importanza della questione: un incarico discrezionale può essere vincolato da una procedura di selezione auto-imposta? A causa della mancanza di precedenti, la Corte ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per stabilire un principio di diritto.
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Ricorso inammissibile: oneri di specificazione
Un dipendente pubblico ha agito in giudizio per ottenere un'ulteriore progressione economica dopo aver già ottenuto una riclassificazione. La Corte d'Appello ha respinto la sua domanda e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La causa della decisione risiede nel mancato rispetto da parte del ricorrente del principio di autosufficienza, non avendo specificato né allegato adeguatamente gli atti processuali necessari a sostenere le proprie censure, rendendo impossibile per la Corte Suprema esaminare il merito delle questioni sollevate.
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Notifica per pubblici proclami: limiti e condizioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che lamentavano la nullità di una notifica per pubblici proclami del ricorso in riassunzione. I ricorrenti sostenevano che i loro indirizzi fossero noti alla controparte. La Corte ha chiarito che l'autorizzazione a tale forma di notifica si basa su una valutazione discrezionale del giudice di merito, che considera non solo la difficoltà di reperire tutti gli indirizzi, ma anche l'elevato numero dei destinatari. Poiché il ricorso non contestava validamente entrambi i presupposti, è stato ritenuto inammissibile.
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Perdita di chance: la prova della probabilità di successo
Un lavoratore ha richiesto il risarcimento per non essere stato selezionato per un incarico dirigenziale. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per ottenere un risarcimento per perdita di chance, non basta dimostrare un'irregolarità nella selezione. È necessario provare una probabilità concreta e significativa di successo, valutata confrontando il proprio profilo con quello di tutti gli altri candidati idonei, non solo con quello del vincitore. La Corte ha annullato la precedente decisione, rinviando il caso per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Perdita di chance: ricorso inammissibile senza prove
Una candidata ha impugnato l'esito di una selezione pubblica lamentando una perdita di chance a causa della mancata verbalizzazione del colloquio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi procedurali. La ricorrente non ha infatti assolto all'onere di trascrivere gli atti necessari a sostenere le sue tesi e non ha contestato efficacemente la motivazione della corte d'appello, secondo cui la valutazione si basava esclusivamente sul colloquio e non sui curricula.
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Retribuzione posizione variabile: Cassazione e requisiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una dirigente medica contro un'Azienda Sanitaria Locale. La controversia riguardava la riduzione della retribuzione di posizione variabile e la successiva compensazione con la retribuzione di risultato. La Corte ha stabilito che la retribuzione di posizione variabile non costituisce un diritto acquisito fino alla definitiva graduazione delle funzioni da parte dell'ente, specialmente in seguito a una riorganizzazione. Inoltre, ha confermato la legittimità della 'compensazione impropria', ovvero un mero conguaglio contabile tra dare e avere all'interno dello stesso rapporto di lavoro, che non richiede i rigidi requisiti della compensazione legale.
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Perdita di chance: onere della prova per il risarcimento
Un dipendente ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per non essere stato selezionato per un incarico direttivo, nonostante ritenesse di avere un curriculum migliore del candidato prescelto. La selezione era stata giudicata illegittima per difetto di motivazione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento per perdita di chance, chiarendo che non è sufficiente dimostrare l'illegittimità della procedura. Il ricorrente ha l'onere di provare la concreta e significativa probabilità che avrebbe avuto di ottenere l'incarico, tenendo conto di tutti i criteri di valutazione dell'ente, non solo della comparazione dei curricula. Poiché tale prova non è stata fornita, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Conflitto di interessi: l’amico di tennis va escluso
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di una procedura di selezione interna a un ente pubblico a causa di un conflitto di interessi. Un rapporto di frequentazione abituale (nella specie, giocare a tennis) tra il presidente della commissione e il candidato vincitore è stato ritenuto sufficiente a ledere il principio di imparzialità. La Corte ha però negato il risarcimento al dipendente escluso, poiché la sua richiesta di danno da perdita di chance era stata formulata in modo generico e non specificamente provata.
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Responsabilità avvocato: onere della prova del danno
Una famiglia ha citato in giudizio il proprio legale per negligenza professionale, sostenendo che i suoi errori avessero causato la perdita di un importante affare immobiliare a causa di un'azione legale prescritta contro una banca. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, confermando le decisioni dei tribunali di grado inferiore. Il punto cruciale è stata la mancata prova del nesso di causalità. La Corte ha stabilito che l'errore del legale non è stata la causa effettiva della perdita dell'affare. Questa sentenza sottolinea che, per vincere una causa per negligenza professionale e la conseguente responsabilità dell'avvocato, il cliente deve dimostrare concretamente non solo l'errore del legale, ma anche che questo specifico errore ha causato direttamente il danno lamentato.
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Nomina dirigenti pubblici: i criteri di selezione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27288/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dirigente pubblico che contestava la nomina di un altro candidato a una posizione di vertice in un'amministrazione regionale. La Corte ha ribadito che la nomina di dirigenti pubblici deve seguire criteri predeterminati di trasparenza e buona fede, anche negli enti locali. Tuttavia, ha sottolineato che per ottenere un risarcimento per perdita di chance, il candidato escluso deve fornire prova rigorosa della sua elevata probabilità di successo rispetto a tutti gli altri concorrenti, non essendo sufficiente dimostrare l'illegittimità della procedura.
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Incarichi dirigenziali apicali: discrezionalità e limiti
Un dirigente pubblico ha fatto ricorso per il mancato conferimento di incarichi dirigenziali apicali, sostenendo che l'amministrazione avesse illegittimamente preferito altri candidati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che, sebbene la scelta non sia arbitraria, la nomina ha natura discrezionale e non esiste un diritto soggettivo del dirigente all'incarico. La Corte ha inoltre sottolineato che spetta al lavoratore fornire la prova concreta della perdita di chance.
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Nomina dirigenziale: discrezionalità e buona fede
Un ricercatore con un curriculum di alto profilo si è visto preferire un altro candidato per un ruolo direttivo in un ente di ricerca pubblico. La Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la scelta dell'amministrazione, chiarendo che nella nomina dirigenziale, se la procedura lo consente, è possibile valutare discrezionalmente anche le capacità manageriali e di mediazione, oltre ai meri titoli scientifici, purché la decisione non sia arbitraria e rispetti i principi di buona fede.
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Punteggio anzianità funzione: l’obbligo di motivare
Una lavoratrice si è vista negare il primo posto in una selezione interna a causa della mancata valutazione del suo punteggio anzianità funzione. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che l'esclusione di un punteggio deve essere sempre supportata da una motivazione chiara e fornita al momento della valutazione, non in fasi successive del giudizio. L'assenza di motivazione ha comportato il riconoscimento del danno da perdita di chance a favore della dipendente.
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Perdita di chance: risarcimento e P.A. inadempiente
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due dirigenti di un ente pubblico che chiedevano il risarcimento per la perdita di chance di percepire indennità variabili. L'ente non aveva adottato i necessari regolamenti interni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per ottenere il risarcimento per perdita di chance, il lavoratore non solo deve provare l'inadempimento del datore di lavoro, ma deve anche allegare e dimostrare in modo concreto la possibilità effettiva che avrebbe avuto di ottenere l'incarico e i relativi benefici economici, prevalendo su altri concorrenti. Una semplice allegazione dell'inadempimento non è sufficiente.
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Perdita di chance: risarcimento anche con probabilità 33%
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno da perdita di chance per due medici, esclusi da un incarico dirigenziale a seguito di una selezione pubblica viziata. L'Azienda Sanitaria aveva illegittimamente ammesso un candidato i cui requisiti di anzianità erano dubbi. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del danno basata su una probabilità di successo del 33%, chiarendo la distinzione tra la prova della sussistenza di una chance concreta e la sua successiva quantificazione equitativa.
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Perdita di chance: onere della prova e ricorso
Un dirigente medico ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per il risarcimento dei danni derivanti da una perdita di chance nella sua carriera, sostenendo che un ritardato riconoscimento della sua anzianità gli ha impedito di ottenere ruoli dirigenziali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando vizi procedurali e la mancata prova dell'esistenza effettiva delle opportunità perse. La sentenza conferma che l'onere di dimostrare la concreta possibilità di successo ricade interamente sul richiedente.
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Retribuzione di risultato: quando spetta il risarcimento?
La Corte di Cassazione chiarisce la differenza tra il diritto alla retribuzione di risultato e il risarcimento del danno per perdita di chance. Una dirigente pubblica si era vista negare il pagamento della retribuzione di risultato perché l'ente non aveva fissato gli obiettivi. La Suprema Corte conferma che, in assenza degli atti amministrativi presupposti (come la fissazione di obiettivi), il dirigente non può chiedere il pagamento diretto della retribuzione, ma può agire per il risarcimento del danno derivante dalla perdita della possibilità di ottenerla, a condizione che tale domanda sia stata specificamente formulata.
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Perdita di chance: risarcimento per mancata riallocazione
Un lavoratore, licenziato da una società controllata da enti pubblici, ha richiesto la riallocazione presso questi ultimi. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo due principi fondamentali: primo, la mancata attivazione della procedura di riallocazione da parte dell'ente controllante configura una perdita di chance risarcibile per il lavoratore; secondo, la nozione di 'controllo' pubblico non si limita alla quota di maggioranza, ma deve essere valutata in modo sostanziale, includendo forme di influenza dominante o controllo congiunto anche da parte di soci di minoranza.
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