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Perdita Di Chance — Anno 2023

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Altri anni per Perdita Di Chance

Provvedimenti

Tassazione risarcimento danni: il Fisco perde contro i precari
Una lavoratrice della scuola ha ottenuto il risarcimento del danno per l'illegittima reiterazione di contratti a termine da parte del Ministero dell'Istruzione. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso dell'IRPEF trattenuta su tale somma, ritenendola tassabile come reddito. La Corte di Cassazione ha invece respinto il ricorso del Fisco, confermando che l'indennità per la perdita di chance occupazionali ha natura puramente risarcitoria (danno emergente) e non sostituisce alcuna retribuzione. Di conseguenza, la tassazione risarcimento danni non si applica a queste somme, che devono essere interamente rimborsate alla contribuente. Vince la lavoratrice, che ha diritto al rimborso delle imposte versate ingiustamente.
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Posizione organizzativa: il Comandante vince contro il Comune
Il Lavoratore, Comandante della Polizia Municipale, ha impugnato la revoca della sua posizione organizzativa disposta dal Comune. La Corte d'Appello aveva negato il diritto al mantenimento dell'incarico a causa della perdita di autonomia di spesa dovuta a una riorganizzazione interna. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del dipendente, stabilendo che la direzione del Corpo di Polizia Municipale, caratterizzata da un rapporto diretto con il Sindaco e da un'autonomia gestionale e operativa, integra per sua natura i presupposti della posizione organizzativa previsti dalla contrattazione collettiva, a prescindere dall'autonomia finanziaria. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Truffa per omissione: il finto profitto che svuota i conti.
Il Direttore di Banca ha sottratto ingenti somme dai conti correnti di alcuni clienti facoltosi, nascondendo le perdite finanziarie con rendiconti falsi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato e ha sancito un principio fondamentale sulla truffa per omissione. Anche se il danno deriva dal non aver disinvestito a causa delle bugie del consulente, si configura il reato di truffa. L'inganno ha infatti privato i clienti della possibilità di scegliere, provocando una perdita di chance e un grave danno patrimoniale. Il ricorso del Direttore di Banca è stato dichiarato inammissibile, confermando le condanne e l'obbligo di risarcire le vittime e la banca stessa.
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Risarcimento per perdita di chance: concorso vinto e danno negato
Un Lavoratore vince un concorso pubblico ma l'Ente Pubblico non firma il contratto di formazione a causa del superamento del limite di età, nonostante il TAR avesse già dichiarato illegittima l'esclusione. Il Lavoratore chiede il risarcimento per perdita di chance, sostenendo che sarebbe stato stabilizzato a tempo indeterminato come gli altri colleghi. I giudici di merito accolgono la domanda quantificando il danno. La Cassazione conferma che il risarcimento per perdita di chance è dovuto se basato su una seria probabilità di successo. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'Ente Pubblico sulla quantificazione: contestare l'esistenza del danno (an) impedisce che la quantificazione (quantum) diventi definitiva. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare la somma.
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Risarcimento per perdita di chance: dipendente batte l’ente
Un lavoratore, trasferito presso un ente pubblico di ricerca, viene illegittimamente escluso da una selezione interna per il passaggio a un livello superiore. L'amministrazione nega il riconoscimento dell'anzianità maturata presso l'ente di provenienza. La Corte d'Appello accerta l'illegittimità dell'esclusione e condanna l'ente al pagamento delle differenze retributive a titolo di risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che il danno da perdita di chance può essere liquidato in misura pari all'intera retribuzione persa se la probabilità di successo del lavoratore era vicina alla certezza. Nel caso specifico, i posti disponibili erano superiori ai candidati, rendendo la promozione del dipendente estremamente probabile.
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Sostituzione dirigente medico: no a stipendio superiore
Un dirigente medico ha chiesto il pagamento delle differenze retributive per aver svolto per oltre nove anni la sostituzione di un dirigente responsabile di una struttura complessa. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta del lavoratore, confermando che la sostituzione dirigente medico non equivale allo svolgimento di mansioni superiori. Poiché la dirigenza medica appartiene a un ruolo unico, non si applica l'articolo 2103 del codice civile. Al sostituto spetta unicamente l'indennità sostitutiva prevista dal contratto collettivo, anche se la sostituzione supera i limiti temporali massimi. L'eventuale condotta abusiva dell'amministrazione nel prolungare la reggenza può dare diritto solo a un risarcimento del danno per perdita di chance, e non all'allineamento dello stipendio a quello del dirigente sostituito.
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Risarcimento danni medici specializzandi: vince la prescrizione
Un gruppo di medici, iscritti alle scuole di specializzazione prima del 1991, ha chiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la mancata remunerazione durante il corso di studi, lamentando la violazione delle direttive europee. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei medici, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che il diritto al risarcimento danni medici specializzandi si è ormai prescritto. Il termine di prescrizione decennale decorre infatti dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999, e non da date successive legate a incertezze interpretative. I medici perdono la causa e sono condannati a pagare le spese di giudizio.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: niente compenso
Un avvocato ha richiesto il pagamento del saldo dei compensi professionali a una cliente per l'assistenza in una causa di risarcimento danni. La cliente si è opposta sollevando l'eccezione di inadempimento, lamentando la perdita della causa a causa della negligenza del legale, che non aveva depositato le prove delle spese mediche e del mancato guadagno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del legale, confermando che la responsabilità professionale dell'avvocato sussiste quando la sua condotta negligente pregiudica gravemente la concreta possibilità di vittoria del cliente (perdita di chance). Di conseguenza, l'avvocato negligente perde il diritto al compenso professionale residuo.
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Danno da perdita di chance: promozione annullata, risarcimento ok
Una lavoratrice, promossa a dirigente sulla base di un regolamento poi annullato, subisce la revoca della nomina. A causa di tale promozione illegittima, era stata costretta a rinunciare a un concorso per lo stesso ruolo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al risarcimento per il danno da perdita di chance. L'Ente Pubblico, con la sua condotta illecita, le ha impedito di partecipare al concorso, privandola di una concreta possibilità di successo. Il risarcimento è stato liquidato in via equitativa, quantificando la probabilità di vittoria nel 30% della differenza retributiva tra la qualifica di funzionario e quella di dirigente.
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Mansioni superiori: delega a ufficiale civile non dà paga extra
Un dipendente comunale, a cui erano state delegate le funzioni di ufficiale di stato civile, ha chiesto al Comune il pagamento di uno stipendio più alto, sostenendo di svolgere mansioni superiori pubblico impiego. Ha inoltre richiesto un risarcimento per la perdita di un'opportunità di promozione. La Corte di Cassazione ha respinto le sue richieste. I giudici hanno stabilito che la delega di funzioni da parte del Sindaco non equivale a una promozione o a un'assegnazione formale a un ruolo superiore. Tali compiti, pur essendo di responsabilità, non danno diritto a differenze di stipendio, ma possono essere compensati con un'indennità specifica, se prevista dal contratto collettivo. La richiesta di risarcimento per perdita di chance è stata giudicata inammissibile.
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Mancato conferimento posizione organizzativa: non è demansionamento
Una funzionaria di un Comune non viene riconfermata nel suo incarico di posizione organizzativa dopo un cambio di amministrazione. La lavoratrice fa causa, sostenendo di aver subito un demansionamento illegittimo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il mancato conferimento di una posizione organizzativa non costituisce demansionamento. L'ente pubblico esercita un potere discrezionale nella scelta dei responsabili e non è obbligato a seguire procedure comparative né a motivare la mancata riconferma. L'incarico è una facoltà del datore di lavoro, non un diritto del dipendente. La lavoratrice ha quindi perso la causa.
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Responsabilità avvocato: negligenza senza danno, niente risarcimento
Una società fa causa al proprio legale per non aver comunicato la notifica di una sentenza, impedendole così di fare appello. La Corte di Cassazione ha però respinto la richiesta di risarcimento. Il principio affermato è che la responsabilità professionale dell'avvocato per un'impugnazione mancata scatta solo se l'appello aveva concrete e ragionevoli probabilità di essere accolto. Nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto che l'appello sarebbe stato comunque respinto. Di conseguenza, la negligenza del legale non ha causato un danno effettivo, perché la 'chance' persa dal cliente era, in realtà, inesistente. L'avvocato, pur negligente, vince la causa.
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Perdita di Chance in Appalti: Azienda Perde Causa contro Ente
Un'impresa appaltatrice ha chiesto a un ente pubblico il risarcimento del danno per la sospensione illegittima di alcuni lavori. Oltre ai costi diretti, l'azienda ha richiesto il risarcimento per la cosiddetta perdita di chance, sostenendo che l'inattività forzata le avesse impedito di aggiudicarsi altri appalti. La Corte di Cassazione ha respinto questa richiesta. Ha stabilito che la perdita di chance non può essere presunta solo perché un'impresa opera nel settore degli appalti pubblici. Per ottenere il risarcimento, l'azienda avrebbe dovuto fornire prove concrete e specifiche delle opportunità mancate, dimostrando un'elevata probabilità di successo. Di conseguenza, la domanda dell'impresa è stata rigettata.
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Perdita di chance: ente pubblico condannato senza confronto CV
Un dipendente di un ente pubblico ha agito in giudizio contro il datore di lavoro per essere stato escluso da una selezione per incarichi di maggiore responsabilità. La procedura si era conclusa senza una valutazione comparativa tra il suo curriculum e quello dei candidati scelti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'ente al risarcimento del danno da perdita di chance. I giudici hanno stabilito che il datore di lavoro pubblico, anche se con rapporto di impiego 'privatizzato', ha l'obbligo di agire secondo buona fede e correttezza. Questo impone di specificare i criteri di selezione e di motivare la scelta attraverso un confronto trasparente tra tutti gli aspiranti, non essendo sufficiente motivare solo le qualità dei vincitori.
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Mobilità Pubblico Impiego: Unico Candidato ma Trasferimento Negato
Un dipendente pubblico, unico candidato a una procedura di trasferimento, si è visto negare il passaggio dopo la valutazione professionale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mobilità nel pubblico impiego non è un diritto automatico, ma una cessione del contratto che richiede il consenso dell'amministrazione di destinazione. Quest'ultima ha il pieno diritto di verificare le competenze del candidato attraverso un colloquio e di negare il trasferimento se non le ritiene adeguate. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento danni del lavoratore per la presunta perdita di opportunità è stata respinta, confermando la legittimità dell'operato dell'Azienda Sanitaria.
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Lavoratore reintegrato: sì a bonus e aumenti nati durante l’assenza
Un lavoratore, licenziato e poi reintegrato dal giudice, ha chiesto all'azienda il pagamento di aumenti e premi aziendali introdotti durante la sua assenza forzata. L'azienda si è opposta, sostenendo che la precedente sentenza sul licenziamento avesse già definito ogni questione economica. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore. Ha stabilito che la precedente decisione non impedisce di chiedere diritti sorti successivamente, basati su nuovi accordi aziendali. La corretta retribuzione del lavoratore reintegrato deve includere anche questi nuovi elementi, poiché non potevano essere richiesti nella causa originaria. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione e ha ordinato un nuovo processo.
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Danno da demansionamento: risarcimento anche senza poteri formali
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento per danno da demansionamento di una dipendente pubblica. L'Ente datore di lavoro le aveva assegnato compiti privi del 'significativo grado di complessità' richiesto dalla sua categoria contrattuale (Categoria D). I giudici hanno chiarito che la qualifica superiore non dipende dall'esercizio di poteri formali, ma dalla complessità e discrezionalità tecnica delle attività svolte. Il danno non è stato considerato automatico, ma provato attraverso presunzioni basate su fatti concreti come la lunga durata del demansionamento e la sua notorietà nell'ambiente di lavoro. L'Ente Pubblico ha perso la causa e la condanna al risarcimento è diventata definitiva.
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Risarcimento Lavoro Pubblico: Tassato o Esente? La Cassazione Decide
Una lavoratrice del settore pubblico ottiene un risarcimento per l'illegittima successione di contratti a termine. L'Amministrazione Finanziaria tassa tale somma, considerandola un reddito. La Corte di Cassazione, però, stabilisce un principio chiave sulla tassazione del risarcimento danno nel pubblico impiego. La somma non ha natura di reddito sostitutivo (lucro cessante), ma serve a compensare la 'perdita di chance' di trovare un'occupazione migliore (danno emergente). Di conseguenza, l'importo non è soggetto a tassazione IRPEF. La lavoratrice vince la causa e ha diritto al rimborso delle tasse versate.
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Conferimento incarico dirigenziale senza gara: basta l’idoneità
Una dirigente sanitaria si oppone al conferimento di un incarico dirigenziale a un collega, avvenuto senza alcuna procedura di selezione. La sua richiesta di ripetere la selezione viene respinta in appello perché non aveva provato di avere concrete possibilità di vincere. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di totale assenza di una gara, per contestare il conferimento dell'incarico dirigenziale è sufficiente dimostrare di possedere i titoli per partecipare, non di avere la certezza di vincere. La prova della 'chance' si attenua, e il diritto alla corretta procedura prevale. La causa torna in Appello per una nuova valutazione.
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Perdita di Chance: Risarcimento Tassabile? La Cassazione Dice No
Un lavoratore aveva ricevuto un risarcimento dal suo datore di lavoro per la mancata attivazione di un corso di pilotaggio che gli avrebbe permesso un avanzamento di carriera. L'Agenzia delle Entrate riteneva questa somma tassabile, ma la Corte di Cassazione ha stabilito il contrario. La sentenza chiarisce che la tassazione del risarcimento per perdita di chance non è dovuta. Tale somma, infatti, non sostituisce un reddito mancato (lucro cessante), ma compensa la perdita di un'opportunità concreta (danno emergente). Di conseguenza, il risarcimento è esente da imposte e il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato respinto.
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