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Perdita Di Chance — Anno 2023

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Altri anni per Perdita Di Chance

Provvedimenti

Abuso di posizione dominante: esclusiva in aeroporto, ma niente danni
Una società di avvolgimento bagagli ha citato in giudizio i gestori di alcuni dei principali aeroporti italiani e un'azienda concorrente. L'accusa era di aver stretto accordi di esclusiva che integravano un abuso di posizione dominante, impedendole di operare e causandole un danno da perdita di chance. I tribunali di merito avevano già accertato l'illecito concorrenziale, inibendo la condotta, ma avevano respinto la richiesta di risarcimento danni per mancanza di prove concrete. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando inammissibili i ricorsi. La Corte ha stabilito che le argomentazioni della società ricorrente erano giuridicamente deboli, soprattutto sulla definizione di mercato rilevante e sulla prova del danno. Di conseguenza, la società che ha denunciato l'abuso ha perso la causa e non ha ottenuto alcun risarcimento.
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Precariato: Stabilizzazione Blocca il Risarcimento Danno Aggiuntivo?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni docenti che, dopo essere stati assunti a tempo indeterminato (stabilizzazione), hanno richiesto un ulteriore risarcimento per i danni subiti a causa di anni di lavoro precario. I giudici hanno stabilito che la stabilizzazione è la misura principale e generalmente sufficiente per sanzionare l'abuso di contratti a termine nel settore pubblico. Per ottenere un ulteriore risarcimento danno da precariato, il lavoratore deve dimostrare con prove specifiche e concrete di aver subito danni diversi e ulteriori, come quelli morali o esistenziali. In assenza di tale prova rigorosa, la sola assunzione a tempo indeterminato è considerata un rimedio adeguato che chiude la questione.
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Conferimento Posizioni Organizzative: Scelta Discrezionale Vince
Un dipendente pubblico contesta l'assegnazione di un incarico di responsabilità a un collega, ritenendo la procedura di selezione illegittima. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, chiarendo i limiti del controllo del giudice sul conferimento posizioni organizzative. Il magistrato non può sostituirsi alla valutazione discrezionale del datore di lavoro, ma solo verificare il rispetto delle regole procedurali e dei principi di buona fede e correttezza. Poiché la procedura è stata giudicata formalmente corretta e la scelta motivata, la domanda del lavoratore è stata respinta, escludendo anche il diritto al risarcimento per perdita di chance.
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Bonus tagliato al dirigente? Il Giudice non può fare la valutazione
Un dirigente pubblico si è visto tagliare la retribuzione di risultato per tre anni consecutivi. L'Ente Pubblico ha agito con procedure illegittime, senza un contraddittorio e senza motivazioni adeguate. Il dirigente ha fatto causa e i giudici di merito gli hanno dato ragione, condannando l'Ente a pagare le somme. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione. Ha stabilito un principio fondamentale: il giudice non può sostituirsi alla Pubblica Amministrazione nella valutazione discrezionale del dirigente. Può solo verificare la correttezza delle procedure e, se sono sbagliate, ordinare all'Ente di rifare la valutazione. Pertanto, l'Ente Pubblico ha vinto il ricorso.
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Svuotamento di mansioni: Comune condannato per inattività forzata
Un Ente Pubblico trasferisce un dipendente, con ruolo di Vicecomandante, all'ufficio di Protezione Civile. A causa dell'incompatibilità tra le sue competenze e i nuovi incarichi, il lavoratore si ritrova in uno stato di totale inattività. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale situazione configura un illecito 'svuotamento di mansioni', ben più grave di un semplice demansionamento. Anche se il nuovo ruolo è formalmente equivalente per categoria, la completa inattività forzata lede la professionalità del dipendente e genera un danno risarcibile. L'Ente Pubblico è stato quindi condannato al risarcimento del danno.
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Vince il concorso ma viene annullato: la perdita di chance
Una dipendente di un'Azienda Sanitaria vince un concorso per un inquadramento superiore, ma la procedura viene annullata. La lavoratrice fa causa per ottenere il risarcimento del danno da 'perdita di chance concorso pubblico', lamentando il ritardo con cui l'ente ha bandito la nuova selezione. La Corte di Cassazione interviene sul caso, non per decidere sul merito del risarcimento, ma per chiarire un aspetto fondamentale sulla competenza. Stabilisce che le richieste di risarcimento per ritardi nelle procedure concorsuali pubbliche non spettano al giudice del lavoro, ma al giudice amministrativo. Di conseguenza, il ricorso della lavoratrice viene respinto, confermando la decisione precedente.
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Perdita di Chance: Accordo Firmato Annulla il Risarcimento?
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua azienda per ottenere un risarcimento per la mancata promozione, sostenendo di aver subito una perdita di chance. L'azienda si è difesa affermando che un precedente accordo transattivo, firmato in sede sindacale, copriva già ogni pretesa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore. Ha stabilito che l'accordo era valido e che il lavoratore non aveva fornito una prova concreta della perdita di chance, poiché la promozione non era automatica e l'esito della selezione era incerto. La semplice possibilità di partecipare a una selezione non è sufficiente per ottenere un risarcimento.
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Abuso contratti a termine: no al posto fisso, sì al risarcimento
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di alcuni agenti di polizia municipale assunti da un Comune con una serie di contratti a termine, la cui durata complessiva ha superato il limite legale di 36 mesi. I lavoratori chiedevano la conversione del loro rapporto in un contratto a tempo indeterminato. La Corte ha negato questa possibilità, confermando un principio consolidato: in caso di abuso contratti a termine pubblico impiego, la sanzione non è la stabilizzazione, ma un risarcimento del danno. Questa misura tutela il lavoratore senza violare la regola costituzionale dell'accesso al pubblico impiego tramite concorso. Il risarcimento è calcolato in via forfettaria e non richiede una prova specifica del danno subito dal lavoratore.
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Medico solo in P.S.: non è demansionamento, niente risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si configura un demansionamento del dirigente medico se viene assegnato in via esclusiva al Pronto Soccorso. Due medici avevano chiesto un risarcimento per dequalificazione professionale, danno morale e perdita di chance, sostenendo che l'impiego esclusivo in un'unica, seppur gravosa, attività limitasse la loro professionalità. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che la qualifica dirigenziale sanitaria non si lega a mansioni specifiche, ma all'idoneità a ricoprire un incarico. Pertanto, l'assegnazione rientrava nelle scelte organizzative dell'Azienda Sanitaria. Anche il danno morale è stato negato perché non è automatico e va provato con fatti concreti, che i medici non hanno fornito.
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Stipendio variabile negato? Sì al risarcimento per perdita di chance
Una dirigente medico ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per non aver mai attivato le procedure necessarie a definire la parte variabile del suo stipendio. La Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il dipendente non può chiedere il pagamento diretto di quella somma, perché l'atto di valutazione dell'Azienda è un presupposto essenziale. Tuttavia, l'inerzia colpevole del datore di lavoro pubblico costituisce un inadempimento contrattuale. Questo comportamento illegittimo priva il lavoratore di una possibilità concreta di guadagno, generando il diritto a un risarcimento per perdita di chance. L'Azienda Sanitaria ha quindi perso la causa e deve risarcire il danno alla sua dipendente.
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Tassazione Risarcimento Danno: Precario vince, Fisco rimborsa
Una lavoratrice del settore pubblico ottiene un risarcimento dal Ministero per l'abuso di contratti a termine. L'Agenzia delle Entrate considera la somma tassabile e nega il rimborso delle ritenute. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla tassazione del risarcimento danno. La somma non sostituisce un reddito mancato (lucro cessante), ma compensa una 'perdita di chance' lavorativa. Questa tipologia di danno non è un reddito e, pertanto, non è soggetta a tassazione. La lavoratrice vince la causa e ottiene il diritto al rimborso delle imposte versate.
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Tassazione risarcimento danno: lo stipendio perso resta reddito
Una lavoratrice, assunta con 155 giorni di ritardo da un ente pubblico, ottiene un risarcimento commisurato alle retribuzioni perse. Successivamente, contesta la trattenuta fiscale su tale somma, sostenendo che si trattasse di un risarcimento per 'perdita di chance' e quindi non tassabile. La Corte di Cassazione ha respinto la sua tesi, stabilendo un principio chiaro sulla tassazione del risarcimento del danno: quando la somma ricevuta ha la funzione di sostituire un reddito non percepito (lucro cessante), essa va considerata reddito a tutti gli effetti e, di conseguenza, è soggetta a tassazione. La natura sostitutiva dello stipendio prevale sulla qualificazione formale del danno.
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Vince il concorso, perde il posto: negato il risarcimento danno
Un dipendente pubblico, assunto dopo aver vinto un concorso, perde il lavoro a seguito dell'annullamento della procedura di selezione per un vizio di forma. Il lavoratore chiede il risarcimento di tutti gli stipendi futuri fino alla pensione. La Corte di Cassazione nega questa possibilità, stabilendo un principio fondamentale sul risarcimento danno contratto nullo: non si può essere risarciti per la perdita di un bene (il posto di lavoro) che, giuridicamente, non si è mai posseduto. L'unica forma di risarcimento ammissibile è la 'perdita di chance', ovvero la dimostrazione di aver perso altre concrete opportunità lavorative a causa dell'impiego poi svanito.
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Nomina illegittima: niente risarcimento per perdita di chance
Un dirigente medico si oppone alla nomina di un collega a un incarico direttivo, avvenuta senza una procedura di selezione pubblica. Durante la causa, l'incarico viene soppresso e la sua richiesta si concentra sul risarcimento del danno per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo un principio fondamentale: l'illegittimità della procedura di nomina non è sufficiente per ottenere un risarcimento. Il lavoratore deve dimostrare con prove concrete di avere avuto una probabilità seria e apprezzabile di ottenere quell'incarico. In assenza di tale prova, la richiesta di risarcimento per perdita di chance non può essere accolta.
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Risarcimento danno contratto a termine: sì anche se poi assunti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento danno contratto a termine per alcuni agenti di polizia municipale, assunti da un Ente Pubblico con una successione illegittima di contratti a tempo determinato. L'Ente sosteneva che la successiva assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori annullasse qualsiasi danno. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo che la stabilizzazione non cancella il danno subito in precedenza (la perdita di altre opportunità lavorative), a meno che l'Ente non dimostri un collegamento causale diretto tra l'abuso dei contratti e la successiva assunzione, come nel caso di percorsi di stabilizzazione riservati. In assenza di tale prova, il risarcimento è dovuto. I Lavoratori vincono la causa.
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Risarcimento da contratto nullo: lavorare per il Comune non basta
Un musicista lavora per un Comune senza un contratto scritto. La Pubblica Amministrazione interrompe il rapporto. La Cassazione stabilisce un principio fondamentale: il rapporto di lavoro con un ente pubblico senza forma scritta è nullo. Il lavoratore ha diritto alla retribuzione per l'attività svolta, ma il risarcimento del danno da contratto nullo non è automatico. Per ottenerlo, il lavoratore deve dimostrare di aver subito un danno specifico, come la perdita di migliori opportunità lavorative (perdita di chance). In assenza di tale prova, la richiesta di risarcimento viene respinta.
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Perdita di Chance: Promozione Negata, Lavoratore Perde la Causa
Un lavoratore ha citato in giudizio la sua azienda per non averlo incluso in una procedura di selezione per una promozione a dirigente, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo un principio fondamentale: per ottenere un risarcimento, non è sufficiente dimostrare di possedere i requisiti per la promozione. Il lavoratore ha l'onere di provare, anche in via presuntiva, di avere avuto una probabilità concreta, seria e apprezzabile di ottenere quel risultato. La semplice possibilità teorica non basta. Il lavoratore non ha fornito questa prova e ha perso la causa.
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Responsabilità professionale: prova del danno e chance
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento danni per responsabilità professionale contro un avvocato. Il caso riguardava un appello tributario dichiarato inammissibile per difetto di procura. La Corte ha stabilito che, per ottenere il risarcimento, il cliente deve dimostrare che l'impugnazione, se fosse stata ammessa, avrebbe avuto un'alta probabilità di successo. Nel caso di specie, le ragioni del possibile accoglimento sono state presentate tardivamente nel processo, rendendo impossibile il riconoscimento del danno legato alla parola_chiave.
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Liquidazione equitativa: quando spetta il danno?
Una cooperativa ha citato un gestore telefonico per l'interruzione del servizio causata da un passaggio di utenze non richiesto. Sebbene la condotta del gestore sia stata dichiarata illegittima, la Corte d'Appello ha negato il risarcimento per mancanza di prove concrete. La Cassazione ha confermato che la liquidazione equitativa non può sostituire l'onere della prova: il danneggiato deve fornire elementi minimi, come bilanci o fatture, per permettere al giudice di quantificare il danno subito.
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Perdita di chance: risarcimento senza calo fatturato
Un professionista legale ha agito contro una compagnia telefonica per l'omessa pubblicazione dei propri dati negli elenchi professionali per tre anni. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prove sulla contrazione del fatturato. La Cassazione ha invece stabilito che la perdita di chance è un danno autonomo e risarcibile. Tale pregiudizio consiste nella privazione della possibilità di acquisire nuova clientela e può essere liquidato equitativamente se la possibilità è seria e concreta, indipendentemente dalla dimostrazione di un calo dei redditi tramite documentazione fiscale.
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