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D.P.R. 309/1990 — Anno 2024

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Altri anni per D.P.R. 309/1990

Spaccio e uso personale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La distinzione tra spaccio e uso personale, secondo la Corte, è una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione della corte d'appello è logica e completa. Nel caso specifico, la finalità di spaccio è stata desunta dalla quantità di droga (133 dosi), dal ritrovamento di materiale per il confezionamento e dalle attività di indagine che avevano registrato un viavai di assuntori.
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Attenuanti generiche negate senza elementi positivi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di oltre due kg di cocaina. La Corte conferma che le attenuanti generiche non possono essere concesse solo sulla base dell'assenza di precedenti penali, ma richiedono elementi positivi concreti, come il pentimento, che nel caso di specie mancavano del tutto. La pena è stata ritenuta adeguata alla gravità del reato.
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Spaccio stupefacenti: indizi e prova in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. La condanna era basata su una serie di indizi convergenti: il possesso di diverse tipologie di droghe (cocaina e hashish), banconote di piccolo taglio e un comportamento elusivo alla vista delle forze dell'ordine. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione di tali elementi fattuali spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, confermando che tali indizi sono sufficienti a dimostrare la finalità di spaccio e non di semplice uso personale.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato per motivi generici relativi al trattamento sanzionatorio. La decisione ribadisce che l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è consentita solo per le ragioni tassativamente elencate dall'art. 448, comma 2-bis del codice di procedura penale, escludendo doglianze generiche sulla pena concordata.
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Spaccio di lieve entità: no se l’attività è fiorente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per spaccio. La Corte ha escluso l'ipotesi di spaccio di lieve entità, confermando la decisione della Corte d'Appello, poiché l'attività era svolta in modo sistematico, su larga scala e con una consolidata clientela, elementi incompatibili con la minore gravità del fatto.
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Trattamento sanzionatorio: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per spaccio di lieve entità. Il trattamento sanzionatorio, se motivato in modo logico dal giudice di merito considerando precedenti e comportamento dell'imputato, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile contro patteggiamento: i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una sentenza di patteggiamento per reati di droga. L'appello si basava unicamente sulla contestazione della pena, un motivo non previsto dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen. per questo tipo di sentenze. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: limiti del concordato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza di 'concordato in appello' per un reato legato a sostanze stupefacenti. L'imputata lamentava la mancata concessione dell'ipotesi di minore gravità, ma la Corte ha ribadito che i motivi di ricorso in questi casi sono limitati ai vizi nella formazione dell'accordo o all'illegalità della pena, non potendo riguardare questioni a cui si è rinunciato aderendo al patteggiamento. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento relativo a reati di droga. L'appello contestava la gestione delle circostanze attenuanti, ma la Corte ha ribadito che i ricorsi contro le sentenze di patteggiamento sono strettamente limitati dall'art. 448, c. 2-bis, c.p.p., a motivi specifici che non erano presenti nel caso di specie, confermando la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche: no se l’imputato non si pente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati di droga. La Corte conferma la decisione di non concedere le attenuanti generiche a causa della fuga dell'imputato e della mancanza di pentimento, sottolineando che un casellario pulito non è più sufficiente dopo la riforma del 2008.
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Inammissibilità ricorso per spaccio: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso per spaccio di sostanze stupefacenti, confermando la decisione dei giudici di merito. Il ricorso sollevava questioni relative alla mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e al mancato riconoscimento di varie attenuanti. La Suprema Corte ha stabilito che le censure proposte erano questioni di merito, non di legittimità, e che la motivazione della corte territoriale era congrua e priva di vizi logici, specialmente riguardo alla reiterazione della condotta e alla pericolosità sociale del ricorrente.
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Spaccio di stupefacenti e carattere imprenditoriale
Un individuo condannato per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse di minore gravità e la pena eccessiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la valutazione della corte d'appello che descriveva l'attività come imprenditoriale, escludendo così la possibilità di una pena più lieve. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: quando è valido?
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il motivo, basato sulla presunta inattendibilità del testimone chiave, è stato ritenuto una mera riproposizione di censure già vagliate e respinte dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea che non è compito della Cassazione rivalutare nel merito la credibilità dei testi se la motivazione del giudice inferiore è logica e completa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. L'impugnazione era basata unicamente sulla motivazione del trattamento sanzionatorio, un motivo non consentito. La Corte ha ribadito che il ricorso contro tale tipo di sentenza è possibile solo per vizi relativi alla formazione dell'accordo o per un contenuto della pronuncia difforme da quanto pattutito, e non per rimettere in discussione la congruità della pena accettata dalle parti.
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Strage politica: la lieve entità del fatto attenua la pena
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte di assise di appello che aveva riconosciuto l'attenuante del fatto di lieve entità in un caso di strage politica. Il caso riguardava un attentato con ordigni esplosivi presso una scuola allievi carabinieri. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Procuratore generale, stabilendo che la valutazione della 'lieve entità' deve considerare il fatto nel suo complesso, inclusa l'effettiva offensività verso la sicurezza dello Stato, che nel caso di specie è stata ritenuta modesta. Di conseguenza, è stata confermata la riduzione della pena per gli imputati, nonostante la gravità del reato contestato.
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Custodia cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di spaccio di stupefacenti. L'indagato aveva continuato la sua attività illecita nonostante fosse già sottoposto agli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che tale comportamento dimostra una spiccata pericolosità sociale e rende inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva, inclusi gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, giustificando così la detenzione in prigione come unica soluzione idonea a prevenire la reiterazione dei reati.
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Calcolo pena reato continuato: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce i criteri per il calcolo pena reato continuato, individuando il reato più grave in astratto sulla base della pena edittale. Ribadisce inoltre che, dopo un accordo in appello, le possibilità di impugnazione sono limitate e che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se motivata.
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Fatto di lieve entità: no con arma e contesto criminale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo arrestato per possesso di cocaina e di un'arma non censita. La difesa chiedeva di riconoscere l'ipotesi del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità di droga. La presenza di un'arma e il collegamento con un più ampio contesto di spaccio familiare sono elementi decisivi che escludono la minore gravità del reato.
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Aggravante metodo mafioso: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due fratelli condannati per lesioni e resistenza, aggravati dal metodo mafioso. La sentenza chiarisce i limiti del giudizio di legittimità, ribadendo che non è possibile introdurre nuove questioni o chiedere una diversa valutazione dei fatti. Si conferma che l'aggravante del metodo mafioso è applicabile in contesti di faide tra clan per il controllo del territorio, e la sua prova non richiede necessariamente una condanna definitiva per associazione mafiosa.
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Liberazione anticipata: obblighi del PM e annullamento
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la sospensione dell'ordine di carcerazione. Il motivo è la mancata trasmissione degli atti da parte del Pubblico Ministero al Magistrato di Sorveglianza per la valutazione della liberazione anticipata. La Corte ha stabilito che questa trasmissione è un obbligo procedurale inderogabile, anche in presenza di reati ostativi, al fine di determinare la pena effettiva da scontare.
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