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D.L. 201/2011 — Anno 2025

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Altri anni per D.L. 201/2011

Pensione anticipata: valgono i contributi figurativi?
Una lavoratrice si è vista negare la pensione anticipata perché i suoi contributi figurativi non erano stati conteggiati. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per la pensione anticipata basata solo sull'anzianità contributiva (art. 24, co. 10, L. 214/2011), anche i contributi figurativi sono validi, a differenza di altri percorsi pensionistici che richiedono contributi 'effettivi'. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contributo solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai propri iscritti. Tale prelievo, configurandosi come una prestazione patrimoniale, viola la riserva di legge prevista dalla Costituzione e non può essere introdotto tramite regolamenti interni dell'ente. La Corte ha inoltre confermato che il diritto al rimborso delle somme trattenute si prescrive in dieci anni.
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Indebito pensionistico: la bugia che costa caro
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della richiesta di restituzione di un indebito pensionistico. Una pensionata, avendo dichiarato reddito zero pur percependo un'altra pensione, è stata condannata a restituire le somme indebitamente percepite. Secondo la Corte, la falsa dichiarazione integra il dolo, facendo venir meno il principio di irripetibilità delle somme e rendendo il debito esigibile.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. La decisione si fonda sul principio della riserva di legge: un prelievo patrimoniale di questo tipo non può essere introdotto da un semplice regolamento interno dell'ente, ma necessita di una specifica norma di legge. Di conseguenza, le somme trattenute devono essere restituite, con un termine di prescrizione decennale per l'azione di recupero.
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IMU immobile abusivo: si paga anche se da demolire
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27018/2025, ha stabilito che l'IMU su un immobile abusivo è dovuta anche in presenza di un ordine di demolizione. La Corte ha chiarito che l'irregolarità urbanistica non equivale alla 'inagibilità' che darebbe diritto a una riduzione d'imposta. Il presupposto per la tassazione è l'esistenza fisica del fabbricato e la sua suscettibilità di essere iscritto in catasto, a prescindere dalla sua conformità edilizia.
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Immobili abusivi e TASI: si paga fino alla demolizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli immobili abusivi, anche se oggetto di un ordine di demolizione, sono pienamente soggetti al pagamento della TASI. La sentenza chiarisce che, ai fini fiscali, l'irregolarità urbanistica non equivale a inagibilità e non giustifica una riduzione dell'imposta. Il presupposto impositivo è la potenziale redditività del bene, che cessa solo con la sua effettiva demolizione, non con il solo ordine amministrativo.
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Contributi previdenziali: ACE esclusa dalla base
La Corte di Cassazione ha stabilito che la deduzione per Aiuto alla Crescita Economica (ACE) deve essere esclusa dalla base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti dai commercianti. L'ordinanza conferma che, essendo l'ACE un onere deducibile che riduce il reddito d'impresa ai fini IRPEF, lo stesso principio si applica anche ai fini contributivi. Di conseguenza, il ricorso dell'ente previdenziale è stato respinto, confermando le decisioni dei giudici di merito a favore del contribuente.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la prova è decisiva
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere l'esenzione IMU per gli alloggi sociali non basta essere un ente pubblico, ma bisogna provare che gli immobili rispettano i requisiti di legge. Sebbene non sia necessaria una dichiarazione IMU specifica per questa esenzione, l'onere della prova ricade sull'ente proprietario. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che accerti la reale natura degli immobili.
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Esenzione IMU alloggi sociali: non serve dichiarazione
Un ente per l'edilizia residenziale pubblica si è visto negare l'esenzione IMU per i suoi alloggi sociali perché non aveva presentato una dichiarazione specifica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per l'esenzione IMU alloggi sociali la legge non richiede alcuna dichiarazione, a differenza di altri benefici fiscali. La sentenza del giudice di secondo grado è stata annullata.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione IMU per gli alloggi sociali, come definiti dalla normativa specifica, è automatica e non subordinata alla presentazione di una dichiarazione preventiva. Un ente di edilizia residenziale aveva impugnato un avviso di accertamento IMU, e la Suprema Corte ha accolto il suo ricorso, cassando la sentenza di secondo grado che aveva erroneamente ritenuto necessaria la dichiarazione. La decisione chiarisce un importante principio in materia di tributi locali, distinguendo tra diverse tipologie di benefici fiscali e i relativi oneri procedurali.
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Esenzione IMU alloggi sociali: la prova è decisiva
Un'azienda pubblica di edilizia residenziale si oppone a un avviso di accertamento IMU, sostenendo che i suoi immobili sono 'alloggi sociali' e quindi esenti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11188/2025, ha stabilito un principio fondamentale: per l'esenzione IMU alloggi sociali non è necessaria la presentazione della dichiarazione, poiché l'imposta 'non si applica' direttamente. Tuttavia, spetta al contribuente l'onere di dimostrare in modo puntuale che gli immobili possiedono tutti i requisiti specifici previsti dalla legge per essere qualificati come tali. La Corte ha cassato la sentenza precedente per carenza di motivazione, rinviando il caso per una nuova valutazione di merito sulla prova dei requisiti.
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Pertinenza IMU: la graffatura non basta, conta l’uso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11176/2025, ha stabilito che per definire una pertinenza IMU non è sufficiente la 'graffatura' catastale, ovvero l'unione formale di un terreno a un fabbricato. Ciò che prevale è l'effettiva destinazione del bene a servizio o ornamento dell'immobile principale. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva valutato la tassabilità di un'area sulla base di un frazionamento avvenuto in un momento successivo all'anno d'imposta in questione, ribadendo che la valutazione deve essere ancorata alla situazione fattuale esistente nel periodo fiscale di riferimento.
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Contributo di solidarietà illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privata ai suoi pensionati. La decisione si fonda sul principio della riserva di legge sancito dall'art. 23 della Costituzione, secondo cui solo una legge dello Stato può introdurre prestazioni patrimoniali obbligatorie. La Corte ha confermato il diritto del pensionato alla restituzione delle somme trattenute, con prescrizione decennale, e ha condannato la cassa per aver intentato un ricorso inammissibile contro un orientamento giurisprudenziale consolidato.
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IMU casa coniugale: chi paga per l’area edificabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assegnazione giudiziale della casa coniugale a un ex coniuge non esonera automaticamente l'altro dal pagamento dell'IMU su un'area edificabile adiacente, se non viene fornita una prova specifica che anche tale area fosse inclusa nell'assegnazione. In questo caso, relativo a una richiesta di pagamento IMU, il ricorso del contribuente è stato respinto perché la sentenza di separazione menzionava l'assegnazione della villa "nella sua interezza" in modo generico, senza riferimenti catastali idonei a includere con certezza l'area tassata. La Corte ha ribadito che l'onere di fornire tale prova spetta al contribuente.
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Occupazione abusiva: si paga l’ICI? Novità dalla Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11002/2025, ha rinviato a pubblica udienza un caso relativo al pagamento dell'ICI su un immobile soggetto a occupazione abusiva. La decisione è stata influenzata da una recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 60/2024) che ha esentato dal pagamento dell'IMU i proprietari di immobili occupati che abbiano sporto denuncia. La Cassazione dovrà ora valutare se tale principio possa estendersi anche all'ICI, mettendo in discussione l'orientamento precedente che obbligava comunque al pagamento.
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Contributo solidarietà pensioni: Cassazione lo boccia
Una cassa di previdenza per professionisti aveva imposto un contributo di solidarietà sulla pensione di un suo iscritto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale prelievo, stabilendo che solo una legge dello Stato, e non un'autonoma delibera della Cassa, può introdurre una simile imposizione patrimoniale. È stato inoltre chiarito che il diritto del pensionato a richiedere la restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque. Di conseguenza, il ricorso della Cassa è stato dichiarato inammissibile.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto sulle pensioni. La Corte ha ribadito che tale prelievo, essendo una prestazione patrimoniale imposta, richiede una base legislativa primaria e non può essere introdotto da un regolamento interno dell'ente. Inoltre, è stata confermata la prescrizione decennale per la richiesta di restituzione delle somme.
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Contributo solidarietà: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10983/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa previdenziale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati in assenza di una specifica base legale. La Corte ha ribadito che tali prelievi, qualificabili come prestazioni patrimoniali imposte, necessitano di una legge che ne definisca presupposti e limiti. È stato inoltre confermato il termine di prescrizione decennale per le azioni di rimborso.
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Contributo di solidarietà: quando il ricorso è abuso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente previdenziale contro la sentenza che lo condannava a restituire un contributo di solidarietà illegittimamente trattenuto. La Corte ha ribadito la prescrizione decennale per il rimborso e ha condannato l'ente per abuso del processo.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia ancora
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente previdenziale professionale contro la sentenza che lo condannava a restituire a un pensionato le somme trattenute a titolo di contributo di solidarietà. La Corte ha ribadito la consolidata giurisprudenza che considera illegittimo tale prelievo e ha confermato che il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni. L'ente è stato inoltre sanzionato per abuso del processo per aver insistito in un giudizio senza fondamento.
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