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Art. 8 Convenzione EDU

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Controlli difensivi: spiare la mail del dipendente costa caro
Un'azienda ha licenziato un dirigente accusandolo di concorrenza sleale e insubordinazione. Le prove erano state raccolte monitorando la posta elettronica aziendale e tramite pedinamenti. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento. I giudici hanno stabilito che i controlli difensivi tecnologici sono legittimi solo se basati su un fondato sospetto di illecito, di cui il datore di lavoro deve fornire la prova. Nel caso specifico, l'indagine sulla posta elettronica è risultata massiva, indiscriminata e priva di informativa preventiva al dipendente, violando il diritto alla riservatezza. Di conseguenza, i dati raccolti sono stati dichiarati inutilizzabili e l'azienda è stata condannata a risarcire il lavoratore.
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Trattenimento dello straniero: la Cassazione tutela la famiglia
Un cittadino straniero si è opposto alla convalida del suo trattenimento presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri, evidenziando i forti legami familiari in Italia, tra cui il matrimonio con una connazionale regolarmente residente e la presenza di due figlie. Il Giudice di Pace ha convalidato la misura senza valutare questi elementi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dello straniero, stabilendo che il giudice non può ignorare le prove sulla vita familiare del ricorrente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento di trattenimento dello straniero, poiché il termine perentorio per la convalida era ormai scaduto, segnando la vittoria del ricorrente.
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Colloqui in video collegamento: la Cassazione tutela il 41-bis
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un detenuto in regime di carcere duro (41-bis) a svolgere colloqui in video collegamento con i propri familiari. Il Ministero della Giustizia aveva contestato il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che autorizzava tale modalità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero, stabilendo che, anche dopo la fine dell'emergenza sanitaria, la distanza geografica insormontabile e i costi elevati per i viaggi dei familiari, uniti al rischio residuo di contagio, giustificano l'uso della tecnologia. I colloqui a distanza non violano la sicurezza se effettuati con strumenti controllati dall'amministrazione penitenziaria. Vince il detenuto, che mantiene il diritto fondamentale alle relazioni familiari.
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Accesso domiciliare illegittimo: il fisco perde le prove in casa
Il Contribuente ha impugnato due avvisi di accertamento basati su documenti sequestrati dalla Guardia di Finanza durante una perquisizione nella sua abitazione. Il fisco non ha però depositato in giudizio l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica che giustificava l'ispezione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che l'omessa produzione dell'autorizzazione configura un accesso domiciliare illegittimo. Senza questo documento, il giudice non può verificare la sussistenza dei gravi indizi di evasione necessari per violare il domicilio. Di conseguenza, tutte le prove raccolte all'interno della casa sono inutilizzabili e la sentenza d'appello favorevole all'erario è stata annullata con rinvio. Il Contribuente ottiene così la cancellazione delle prove illegittime.
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Notifica estratto contumaciale: demolizione non sana l’omissione
Il Tribunale di Napoli aveva respinto la richiesta del Cittadino di dichiarare non esecutiva una condanna per reati edilizi e di revocare l'ordine di demolizione. Il Cittadino, processato in contumacia, lamentava la mancata notifica dell'estratto contumaciale presso il domicilio eletto. Il Tribunale riteneva che la successiva notifica dell'ordine di demolizione avesse sanato la mancanza. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la notifica estratto contumaciale è un atto insostituibile per far decorrere i termini di impugnazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento impugnato, rinviando la decisione al Tribunale affinché verifichi l'effettiva regolarità della notifica originaria.
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Ordine di demolizione: il condono pendente non ferma la ruspa
Il proprietario di un immobile abusivo ha chiesto la sospensione o la revoca del provvedimento che imponeva l'abbattimento delle opere, contestando il rigetto del condono edilizio davanti al Tribunale Amministrativo Regionale. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando che il giudice amministrativo non aveva sospeso il diniego di sanatoria e che lo stato dei luoghi era stato ulteriormente alterato con nuovi abusi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la pendenza del giudizio amministrativo non blocca automaticamente l'ordine di demolizione penale. Il ricorrente è stato condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: la cucina sul terrazzo va abbattuta
Il Giudice dell'esecuzione aveva revocato l'ordine di demolizione di un terrazzo di quaranta metri quadri, chiuso e adibito a cucina, ritenendo la misura contraria al principio di proporzionalità. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, evidenziando che il manufatto rappresentava solo un ampliamento abusivo di un'abitazione già esistente e idonea. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il diritto all'abitazione non è assoluto e va bilanciato con la tutela del territorio. Di conseguenza, l'ordine di demolizione non può essere revocato se l'abuso riguarda un vano accessorio non indispensabile alla vita familiare. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza di revoca, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Terzo acquirente contro ordine di demolizione: vince il ricorso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una terza acquirente contro il rigetto della revoca di un ordine di demolizione. Il Tribunale aveva ritenuto nullo il permesso di costruire in sanatoria ottenuto dalla donna, ipotizzando un frazionamento artificioso dell'immobile abusivo originario. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno stabilito che il Tribunale non ha motivato adeguatamente l'illegittimità della sanatoria, omettendo di specificare le volumetrie e le ragioni dell'asserito abuso. La Cassazione ha quindi annullato la decisione, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame che verifichi la validità del titolo edilizio, sospendendo temporaneamente l'esecuzione dell'ordine di demolizione.
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Decreto di espulsione dello straniero: ricorso nullo senza prove
Un cittadino straniero ha proposto opposizione contro il decreto di espulsione dello straniero emesso a suo carico, invocando il proprio radicamento sociale e familiare in Italia. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso per mancanza di prove idonee. Lo straniero si è quindi rivolto alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile poiché il ricorrente non ha allegato i documenti del primo grado di giudizio necessari a dimostrare la sua integrazione socio-economica. La tardiva produzione di un'attestazione di lavoro non ha sanato l'omissione procedurale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato il provvedimento di espulsione e ha condannato il ricorrente al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Espulsione dello straniero: la famiglia non ferma la sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di espulsione dello straniero condannato a oltre undici anni di reclusione per gravi reati, tra cui violenza sessuale e rapina. Il ricorrente invocava la presenza di familiari in Italia come causa ostativa all'allontanamento. Tuttavia, i giudici hanno accertato l'assenza di una convivenza concreta ed effettiva con il nucleo familiare, evidenziando anche la sua persistente pericolosità sociale e il fallimento del percorso rieducativo in carcere, segnato da numerose sanzioni disciplinari. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura di sicurezza e condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali.
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Diritto di colloquio del detenuto: sì anche se la madre è vittima
Una donna in custodia cautelare si vede negare i colloqui con la madre, suo unico riferimento affettivo, perché quest'ultima è anche la persona offesa nel procedimento penale a suo carico. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici hanno stabilito che la qualifica di 'vittima' non può giustificare un divieto automatico. Il fondamentale diritto di colloquio del detenuto, tutelato a livello nazionale ed europeo, impone al giudice di valutare concretamente i rischi e di non applicare restrizioni sproporzionate. La Corte ha quindi rinviato il caso al giudice per una nuova e più attenta valutazione.
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Sequestro probatorio smartphone: illegittimo senza limiti di tempo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava il sequestro di tre smartphone. Sebbene i dispositivi fossero stati restituiti al proprietario, il Pubblico Ministero aveva trattenuto una copia forense integrale di tutti i dati. La Corte ha stabilito che il **sequestro probatorio smartphone** è illegittimo se il decreto non indica una precisa 'perimetrazione temporale', ovvero un arco di tempo definito per la ricerca dei dati. Acquisire l'intera memoria digitale di una persona senza limiti specifici costituisce una violazione sproporzionata del diritto alla privacy e alla riservatezza. Di conseguenza, il provvedimento è stato annullato con rinvio per una nuova valutazione.
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Nega i colloqui, ma concede i domiciliari: ricorso inutile e senza costi
Un indagato, in carcere per reati di droga, si vede negare i colloqui telefonici con i familiari. Decide di fare ricorso in Cassazione. Nel frattempo, però, ottiene prima l'autorizzazione ai colloqui e poi la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari. A questo punto, la Corte Suprema dichiara il suo ricorso inammissibile per 'sopravvenuta carenza di interesse', dato che l'indagato ha già ottenuto un risultato migliore di quello sperato. Il principio chiave stabilito è che, poiché la carenza di interesse deriva da un evento favorevole non imputabile a lui, l'indagato non deve essere condannato a pagare le spese del procedimento.
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Ordine di demolizione: condono revocato per false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di alcuni proprietari contro un ordine di demolizione immobile abusivo. In passato, avevano ottenuto un condono, poi annullato dal Comune perché basato su false dichiarazioni. I ricorrenti sostenevano di aver maturato un 'legittimo affidamento' sulla regolarità dell'immobile e che la demolizione fosse una sanzione sproporzionata. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito che il condono ottenuto con false dichiarazioni non crea alcun affidamento tutelabile. Inoltre, ha ribadito che l'ordine di demolizione non è una pena che si estingue nel tempo, ma una sanzione amministrativa finalizzata a ripristinare la legalità violata. La demolizione è stata quindi confermata.
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Accesso Fiscale illegittimo? Inutilizzabilità prove alle Sezioni Unite
La Guardia di Finanza accede ai locali di un'azienda sulla base di un'autorizzazione interna del proprio Comandante. L'avviso di accertamento che ne deriva viene impugnato dalla società, la quale sostiene l'inutilizzabilità delle prove fiscali raccolte, poiché l'accesso è avvenuto in violazione del 'domicilio' aziendale, tutelato dalla Costituzione e dalle norme europee. La Corte di Cassazione, di fronte a un contrasto giurisprudenziale sull'esistenza di un principio generale di inutilizzabilità delle prove fiscali illegittimamente acquisite prima delle recenti riforme, ha sospeso la decisione. Ha rimesso la questione alle Sezioni Unite affinché stabiliscano un principio di diritto definitivo e uniforme sulla materia.
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Slot Manomesse: Legittimo l’Accertamento Induttivo PREU
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo PREU a carico di un'azienda per tre slot machine manomesse. Gli apparecchi non consentivano la corretta trasmissione dei dati di gioco al sistema centrale. L'azienda aveva contestato l'accertamento, lamentando anche la violazione dei propri diritti durante la verifica fiscale, poiché non era stata avvisata della facoltà di farsi assistere da un professionista. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la manomissione giustifica pienamente il calcolo forfettario dell'imposta e che la mancata informazione sulla difesa tecnica, in questo contesto, non invalida l'atto impositivo, poiché la legge non prevede espressamente tale nullità.
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Espulsione per pericolosità sociale: Contratto di convivenza non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di espulsione per pericolosità sociale. Un cittadino straniero, con numerosi precedenti penali, non può bloccare un decreto di espulsione semplicemente formalizzando un contratto di convivenza con una cittadina italiana, soprattutto se l'atto è successivo al provvedimento. La Corte ha chiarito che il giudice non può limitarsi a prendere atto del legame formale. Deve, invece, effettuare un attento bilanciamento tra il diritto alla vita familiare e l'interesse dello Stato alla sicurezza. In questo caso, la concreta e attuale pericolosità sociale del soggetto, dimostrata dai suoi reati, ha prevalso sul legame affettivo formalizzato tardivamente. La decisione del Giudice di Pace, che aveva annullato l'espulsione, è stata quindi cassata.
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Colloqui intimi del detenuto: no al diniego basato sul passato
Un detenuto si è visto negare la possibilità di incontri privati con la moglie a causa di precedenti infrazioni disciplinari e presunti legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: il diniego dei colloqui intimi del detenuto non può basarsi su una generica pericolosità sociale o su comportamenti passati. La valutazione deve essere attuale, concreta e fondata esclusivamente sul rischio per la sicurezza e l'ordine all'interno del carcere. Il tribunale non aveva considerato la recente buona condotta del detenuto. Il caso dovrà quindi essere riesaminato.
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Demolizione e Salute: Stop per Principio di Proporzionalità
Una donna, condannata per aver costruito un immobile abusivo adibito a sua abitazione, si opponeva all'ordine di abbattimento a causa dell'età avanzata e di gravi problemi di salute. La Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il principio di proporzionalità demolizione impone al giudice di bilanciare l'interesse pubblico al ripristino della legalità con i diritti fondamentali della persona, come salute e domicilio. La Corte ha annullato la precedente decisione perché il giudice non aveva motivato in modo specifico e concreto le ragioni per cui le condizioni di salute della donna non fossero sufficienti a rendere la demolizione una misura sproporzionata, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Colloqui detenuti 41-bis: la sicurezza batte il legame familiare
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 'carcere duro' ha richiesto di poter effettuare video colloqui con i suoi familiari, anch'essi detenuti e appartenenti alla stessa organizzazione criminale. La Corte di Cassazione ha negato questa possibilità, stabilendo un principio fondamentale sui colloqui detenuti 41-bis. Secondo i giudici, l'esigenza di garantire la sicurezza pubblica e di recidere ogni legame con l'organizzazione criminale prevale sul diritto del detenuto ai rapporti familiari. La semplice registrazione delle conversazioni non è considerata una misura sufficiente a neutralizzare il rischio che vengano scambiati messaggi criptici. Di conseguenza, il ricorso del Ministero della Giustizia è stato accolto e i colloqui sono stati vietati.
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