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Art. 8 Convenzione EDU

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Ordine di demolizione: l’inerzia del Comune non salva l’abuso
Il Responsabile dell'abuso ha impugnato il provvedimento che respingeva la revoca dell'ordine di demolizione per un imponente immobile abusivo. Il ricorrente sosteneva che la demolizione violasse il principio di proporzionalità, trattandosi della sua unica abitazione, e che l'inerzia di quindici anni della Pubblica Amministrazione avesse generato un affidamento incolpevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il decorso del tempo non sana l'illegalità originaria e che l'immobile, per le sue enormi dimensioni e la presenza di aree commerciali, non giustifica la tutela del diritto al domicilio. Inoltre, l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non penale, escludendo qualsiasi violazione del divieto di doppia punizione.
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Decreto di respingimento: legami affettivi contro espulsione
Un cittadino straniero ha impugnato il decreto di respingimento emesso dal Questore, lamentando vizi formali dell'atto e invocando la tutela della propria vita familiare in Italia, dove aveva una fidanzata e una proposta di lavoro. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso, rilevando l'assenza di una reale convivenza familiare e la mancanza di una richiesta di protezione internazionale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso del migrante. La Suprema Corte ha chiarito che il mancato esame delle eccezioni preliminari non costituisce omessa pronuncia se queste risultano implicitamente assorbite nel rigetto del merito. Inoltre, il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché il ricorrente non ha contestato tutte le autonome ragioni della decisione del giudice di merito, come l'ingresso illegale senza controlli di frontiera.
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Decreto di espulsione dello straniero: prevale la famiglia
Lo Straniero ha impugnato il decreto di espulsione dello straniero emesso dal Prefetto. Il Giudice di Pace ha rigettato l'opposizione basandosi sulla mancanza di convivenza con familiari italiani e sulla presenza di precedenti penali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dello Straniero, stabilendo che il giudice di merito deve valutare concretamente l'effettività dei legami familiari in Italia e l'attualità della pericolosità sociale, senza limitarsi ai soli precedenti penali. La decisione è stata cassata con rinvio.
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Ordine di demolizione: il diritto alla casa non ferma la ruspa
Il Tribunale di Napoli ha respinto la richiesta di revoca o sospensione di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Due soggetti, sostenendo di essere comproprietari o vicini danneggiati dall'abbattimento, hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione deve essere eseguito anche se rischia di danneggiare parti legittime, gravando sul condannato l'onere del ripristino. Inoltre, il diritto all'abitazione non blocca l'abbattimento se l'allegazione è generica e il tempo trascorso dalla condanna ha comunque permesso di cercare alternative. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di demolizione: la sicurezza vince sul diritto alla casa
Il Tribunale ha respinto la richiesta del Proprietario di revocare l'ordine di demolizione di un immobile abusivo. Il Proprietario sosteneva che la pena principale fosse stata condonata e che vi fosse una nuova normativa favorevole. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'ordine di demolizione resta pienamente valido poiché l'immobile sorge in un'area protetta da un vincolo assoluto di inedificabilità e ad alto rischio idrogeologico. Inoltre, il Comune aveva già negato definitivamente il condono edilizio. La Cassazione ha chiarito che la sanatoria è impossibile e che la notifica dell'atto al difensore d'ufficio non ha leso i diritti del ricorrente, che ha comunque presentato tempestivo ricorso.
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Espulsione dello straniero: i legami familiari battono il decreto
Un cittadino straniero, residente in Italia dal 1990 con moglie e figli, impugnava il decreto di espulsione emesso dalla Prefettura. Il Giudice di Pace rigettava il ricorso con una motivazione estremamente sintetica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la decisione del Giudice di Pace era affetta da motivazione apparente. I giudici di legittimità hanno chiarito che, nei procedimenti di espulsione dello straniero, il giudice deve valutare attentamente non solo i vincoli familiari, ma anche il diritto alla vita privata e i legami sociali instaurati nel territorio dello Stato, come previsto dall'articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Espulsione dello straniero: senza casa non significa pericoloso
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro il provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che aveva confermato la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero. Il giudice di merito aveva desunto la pericolosità sociale del soggetto esclusivamente dal fatto che, una volta scarcerato, non avesse indicato un domicilio, risultando irreperibile. La Suprema Corte ha chiarito che la mancanza di un indirizzo non basta a dimostrare la pericolosità sociale attuale. È necessario indagare sulle ragioni dell'omissione (come la povertà o la reale mancanza di una casa) e valutare la condotta complessiva del soggetto dopo la scarcerazione, bilanciando l'interesse pubblico con il diritto alla vita familiare. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Colloqui in videochiamata per detenuti: la svolta per il 41-bis
Il Ministero della Giustizia ha impugnato l'ordinanza che consentiva a un detenuto in regime di carcere duro (41-bis) di effettuare colloqui in videochiamata per detenuti con i propri familiari durante l'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno stabilito che i colloqui visivi rappresentano un diritto fondamentale del detenuto alla vita familiare. Se l'emergenza sanitaria impedisce gli incontri in presenza, la videochiamata costituisce un sostituto legittimo e necessario. Questo strumento non compromette la sicurezza pubblica, poiché il collegamento avviene tra strutture carcerarie sicure, sotto la costante vigilanza della polizia penitenziaria e con sistemi di registrazione e ascolto attivi. Il detenuto ottiene così il diritto a mantenere i contatti con i congiunti tramite tecnologia controllata.
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Decreto di espulsione: la Cassazione salva il ricorso errato
Il Cittadino Straniero ha impugnato il decreto di espulsione emesso dal Prefetto. Il Giudice di Pace ha rigettato il ricorso, ritenendo sussistente la pericolosità sociale e irrilevanti i legami familiari. Lo Straniero ha proposto ricorso per Cassazione, notificandolo al Ministero dell'Interno presso l'Avvocatura dello Stato anziché al Prefetto personalmente presso il suo ufficio. La Corte di Cassazione ha rilevato la nullità della notifica, poiché nei giudizi di opposizione al decreto di espulsione la legittimazione passiva spetta esclusivamente al Prefetto. Tuttavia, non trattandosi di un vizio del ricorso ma della sola notificazione, la Corte ha ordinato la rinnovazione della notifica al Prefetto entro sessanta giorni, rinviando la causa.
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Condono edilizio: il frazionamento fittizio non salva la casa
L'Acquirente di un immobile abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione emesso nel 1998. I precedenti proprietari avevano frazionato l'edificio presentando due domande separate di condono edilizio per aggirare il limite legale di 750 metri cubi. L'Acquirente ha proposto di demolire una parte del manufatto per rientrare nei limiti di legge, invocando la buona fede e il diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il limite volumetrico per il condono edilizio si calcola sull'intero edificio unitario e non sulle singole parti. Inoltre, la demolizione tardiva non sana l'abuso originario. L'ordine di demolizione non si prescrive e prevale sul diritto alla casa se l'acquirente conosceva l'abuso al momento dell'acquisto. L'Acquirente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Proroga del regime differenziato: il tempo non cancella il legame
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un detenuto condannato all'ergastolo contro la proroga del regime differenziato (41-bis). Il ricorrente sosteneva l'assenza di collegamenti attuali con la criminalità organizzata e contestava l'applicazione retroattiva delle norme sul cumulo delle pene. La Suprema Corte ha stabilito che la proroga del regime differenziato è legittima se basata su elementi concreti, come i colloqui monitorati con i familiari, che dimostrano la persistente capacità di mantenere contatti con il clan. Inoltre, ha chiarito che il principio della "pena unica" consente di mantenere il regime speciale anche se la parte di pena per i reati ostativi è già stata espiata, senza che ciò violi il principio di irretroattività o i diritti fondamentali. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Decreto di espulsione: errore sul rito e ricorso inammissibile
Un cittadino extra-UE ha impugnato il decreto di espulsione emesso dal Prefetto davanti al Tribunale ordinario, anziché davanti al Giudice di Pace territorialmente competente. Il Tribunale ha respinto il ricorso applicando erroneamente le regole processuali previste per i cittadini dell'Unione Europea. Il cittadino ha quindi proposto ricorso direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che, in base al rito concretamente applicato in primo grado, il provvedimento del Tribunale doveva essere impugnato tramite appello e non con il ricorso di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Espulsione dello straniero: il matrimonio non evita la misura
Un cittadino straniero è stato condannato per spaccio continuato di cocaina. La Corte d'Appello ha inasprito la pena ed ordinato l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale a pena espiata. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancanza di prove e l'illegittimità dell'allontanamento, evidenziando il proprio matrimonio con una cittadina italiana. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il matrimonio con un'italiana non impedisce l'espulsione dello straniero se viene accertata la sua concreta pericolosità sociale e se la difesa non dimostra l'effettiva stabilità e convivenza del nucleo familiare. Di conseguenza, la condanna e la misura di sicurezza sono state confermate.
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Sospensione dell’ordine di demolizione negata: abuso insanabile
Il proprietario di un immobile abusivo ha richiesto la sospensione dell'ordine di demolizione emesso a seguito di una condanna penale definitiva, invocando la pendenza di una domanda di condono edilizio presentata nel 1995. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza evidenziando che l'abuso superava i limiti volumetrici consentiti e che erano state realizzate ulteriori opere abusive successive. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ribadito che il giudice dell'esecuzione deve effettuare una valutazione prognostica sulla reale probabilità di accoglimento della sanatoria. Poiché l'istanza giaceva da 27 anni e l'immobile era stato ulteriormente ampliato, non vi era alcuna concreta possibilità di sanare l'abuso. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Ordine di demolizione: l’ambiente vince sul diritto alla casa
La proprietaria di una villa abusiva di tre piani, situata all'interno del Parco Nazionale del Vesuvio, ha impugnato l'ordine di demolizione del manufatto. La ricorrente ha sostenuto che l'abbattimento avrebbe violato il suo diritto all'abitazione e il principio del ne bis in idem, considerata l'acquisizione del bene da parte del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non punitiva. Inoltre, il diritto alla casa non è assoluto e deve essere bilanciato con la tutela dell'ambiente, specialmente in aree protette, in assenza di una comprovata situazione di indigenza della responsabile.
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Ordine di demolizione: le villette ereditate vanno abbattute
Due eredi hanno impugnato l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, composto da tre villette, costruito dal padre defunto. Le ricorrenti sostenevano la nullità della notifica originaria, il decorso del tempo e la violazione del diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione non è una sanzione penale ma una misura ripristinatoria. Di conseguenza, esso è caratterizzato dall'imprescrittibilità e non si estingue con il passare degli anni. Inoltre, il diritto al domicilio non è assoluto e deve cedere di fronte alla tutela del territorio, specialmente in presenza di abusi edilizi di rilevante entità. Le ricorrenti perdono la causa e devono sostenere le spese processuali.
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Fisco battuto: stop a indagini bancarie senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un accertamento fiscale basato su indagini bancarie senza autorizzazione preventiva nei confronti di alcuni professionisti. L'Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione somme derivanti da conti correnti senza dimostrare la presenza del necessario provvedimento autorizzativo del direttore regionale. La Suprema Corte, applicando i principi della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, ha stabilito che l'assenza o l'inidoneità di tale autorizzazione rende inutilizzabili i dati bancari acquisiti. Di conseguenza, l'atto impositivo è nullo per la parte che si fonda su tali prove illegittime. La Corte ha quindi annullato le sentenze d'appello sfavorevoli ai contribuenti, rinviando la causa ai giudici di merito per verificare l'effettiva presenza e validità delle autorizzazioni e ricalcolare le imposte dovute.
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Conti correnti: l’autorizzazione indagini bancarie va allegata
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento nei confronti di due Professionisti basandosi su verifiche dei loro conti correnti. Tuttavia, l'amministrazione finanziaria non ha allegato agli atti l'indispensabile autorizzazione del Direttore Regionale, limitandosi a menzionarla. I Professionisti hanno impugnato gli atti contestando questa omissione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che l'autorizzazione indagini bancarie costituisce il titolo legale che giustifica l'intrusione nella vita privata del cittadino. Di conseguenza, se il fisco non allega l'autorizzazione o non ne rende noto il contenuto essenziale a fronte di una specifica contestazione, i dati bancari acquisiti sono inutilizzabili e l'accertamento è nullo per la parte che si fonda su di essi. La sentenza di secondo grado è stata cassata con rinvio.
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Ordine di demolizione: anziana perde la veranda abusiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria anziana e invalida contro l'ordine di demolizione di una veranda abusiva di quindici metri quadri adibita a cucina. La donna invocava il diritto all'abitazione e il principio di proporzionalità, evidenziando le proprie gravi condizioni di salute e lo stato di indigenza. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non è assoluto e va bilanciato con la tutela del territorio. Poiché l'ordine di demolizione riguardava solo pertinenze e non l'abitazione principale, e considerato il lungo tempo trascorso dal passaggio in giudicato della condanna senza che la donna provvedesse a trovare alternative, la demolizione è stata confermata. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Colloqui in videochiamata per detenuti: il 41-bis non li esclude
Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione del Tribunale di Sorveglianza che consentiva a un detenuto in regime di massima sicurezza (41-bis) di svolgere i colloqui mensili con i familiari tramite videochiamata durante l'emergenza pandemica. Il Ministero sosteneva che tale modalità fosse riservata solo ai detenuti comuni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i colloqui in videochiamata per detenuti costituiscono una misura compensativa legittima e indispensabile quando i colloqui in presenza sono impossibili. La Corte ha stabilito che il diritto alla vita familiare va tutelato anche per chi è sottoposto al regime differenziato, purché si adottino le necessarie cautele tecnologiche e di vigilanza per evitare contatti illeciti con l'esterno.
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