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Art. 8 Convenzione EDU

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Espulsione e protezione speciale: la Cassazione rinvia
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di espulsione, lamentando che il giudice di merito non avesse considerato né il suo radicamento in Italia né la pendenza di una domanda di protezione speciale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a nuovo ruolo, ritenendo che una delle questioni sollevate fosse già oggetto di valutazione in altri procedimenti pendenti, la cui decisione è fondamentale per garantire un'interpretazione uniforme della legge.
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Decreto di espulsione: nullo se il giudice ignora i motivi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31028/2025, ha annullato la convalida di un decreto di espulsione poiché il Giudice di Pace aveva omesso di pronunciarsi su specifici motivi di ricorso sollevati dal cittadino straniero, tra cui la violazione del diritto alla vita privata e familiare e la mancata valutazione dei rischi nel paese d'origine. La Corte ha chiarito che tale omissione costituisce un vizio procedurale che rende nulla la sentenza, accogliendo il secondo motivo di ricorso basato sull'omessa pronuncia.
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Rinuncia ricorso cassazione: le conseguenze procedurali
Un cittadino straniero impugna un decreto di espulsione. In Cassazione, a seguito di una proposta di inammissibilità per un vizio di procura, non chiede la discussione del caso entro i termini. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo per presunta rinuncia al ricorso cassazione, evidenziando l'importanza delle formalità procedurali.
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Sequestro probatorio: limiti e proporzionalità
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro probatorio riguardante la copia forense di un cellulare. Il provvedimento era stato emesso oltre un anno dopo un primo sequestro e per un diverso reato. La Corte ha ritenuto il sequestro illegittimo perché violava il principio di proporzionalità, mancando di specifici criteri di ricerca e di una delimitazione temporale, configurandosi così come una misura puramente esplorativa e non giustificata.
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Censura corrispondenza 41-bis: quando è legittima?
Un detenuto in regime di 41-bis si oppone al trattenimento di due lettere. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che la censura corrispondenza è legittima quando le missive, pur apparendo innocue (parlando di lavori edili), contengono passaggi criptici che possono costituire un pericolo per la sicurezza pubblica, data la caratura criminale del soggetto. La decisione del Tribunale è stata ritenuta adeguatamente motivata.
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Procura speciale del terzo: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da alcuni proprietari di un immobile, terzi estranei al procedimento penale originario, contro un ordine di demolizione. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il difensore dei ricorrenti non era munito della necessaria procura speciale, requisito essenziale per agire in nome di un terzo nella fase esecutiva penale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Onere della prova amianto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La decisione si fonda sulla mancata allegazione di fatti specifici e dettagliati riguardo le modalità di esposizione, confermando che l'onere della prova amianto ricade interamente sul ricorrente. Senza una descrizione precisa delle mansioni e delle circostanze di rischio, le richieste di prove testimoniali e consulenze tecniche sono state ritenute superflue.
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Controlli difensivi: la Cassazione sul licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di una dipendente accusata di aver sottratto merce. La sentenza chiarisce la legittimità dei controlli difensivi effettuati tramite colleghi, distinguendoli dai controlli a distanza vietati. La Corte ha inoltre ribadito che il datore di lavoro non ha l'obbligo di fornire tutta la documentazione al lavoratore durante la fase disciplinare, ma solo nel successivo giudizio, e che l'onere della prova della giusta causa è stato correttamente assolto dall'azienda, anche grazie alle ammissioni della lavoratrice stessa.
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Controlli difensivi: chat aziendale e licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento basato su conversazioni avvenute in una chat aziendale. La sentenza chiarisce che se la chat è qualificata come strumento di lavoro e l'azienda ha fornito una policy chiara sul suo utilizzo, i dati possono essere usati a fini disciplinari. Il ricorso del lavoratore è stato dichiarato inammissibile perché non ha contestato questa specifica motivazione (ratio decidendi), concentrandosi solo sulla disciplina dei controlli difensivi, che costituisce un presupposto diverso e alternativo per la legittimità del controllo datoriale.
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Sorveglianza speciale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale per atti persecutori e maltrattamenti. La sentenza sottolinea che il ricorso contro tali misure è limitato alla sola violazione di legge, escludendo una nuova valutazione nel merito della pericolosità sociale, qualora la motivazione del giudice precedente sia logica e coerente.
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Ordine di indagine europeo: utilizzabilità delle prove
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro la misura della custodia cautelare in carcere, basata su prove (chat criptate) acquisite dalla Francia tramite un ordine di indagine europeo. La Corte ha stabilito che il giudice italiano non può sindacare la legittimità della procedura di acquisizione originaria svolta nello Stato estero, in virtù del principio del mutuo riconoscimento. È stata confermata la competenza del pubblico ministero a emettere l'ordine per prove già esistenti e l'irrilevanza della mancata iscrizione dell'indagato nel registro al momento dell'emissione dell'ordine stesso.
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Domanda reiterata: stop all’espulsione, dice la Corte
La Corte di Cassazione ha annullato un'espulsione, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non considerare una domanda reiterata di protezione internazionale. La presentazione di tale domanda, anche se successiva a un primo diniego, sospende l'efficacia del provvedimento di allontanamento fino alla decisione, imponendo al giudice una valutazione completa dei fatti. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Diritto unità familiare: no espulsione senza figli
Una cittadina straniera, residente in Italia da oltre vent'anni con il marito, ha subito un decreto di espulsione per assenza prolungata dal territorio. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Giudice di Pace, stabilendo che il diritto unità familiare non può essere negato solo perché la coppia non ha figli. La valutazione dei legami familiari deve essere ampia e non limitata alla presenza di prole.
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Mandato di arresto europeo: quando viene revocato?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello che disponeva la consegna di un cittadino tedesco alla Germania. La decisione è stata presa in seguito alla revoca del mandato di arresto europeo da parte della stessa autorità tedesca, rendendo di fatto priva di fondamento la procedura di consegna in Italia.
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Obbligo di verifica: la diligenza del datore di lavoro
Una società ha conferito un incarico retribuito a un consulente che era anche un dipendente pubblico, senza la necessaria autorizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, stabilendo che sull'azienda grava un obbligo di verifica attiva che non può essere soddisfatto dalla semplice autodichiarazione del collaboratore. Questa decisione sottolinea come la diligenza del datore di lavoro richieda controlli effettivi per evitare di violare le norme sull'incompatibilità dei dipendenti pubblici.
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Ordine di demolizione: effetti del decesso del reo
Un soggetto condannato per abusi edilizi impugnava un provvedimento che negava la sospensione di un ordine di demolizione. Durante il ricorso in Cassazione, il ricorrente decedeva. La Corte ha annullato il provvedimento impugnato per via del decesso, ma ha chiarito un principio fondamentale: l'ordine di demolizione, avendo natura di sanzione reale legata all'immobile, non si estingue e si trasmette agli eredi, contro i quali l'esecuzione dovrà proseguire.
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Associazione narcotraffico: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da quattro individui condannati per partecipazione ad una associazione narcotraffico internazionale. Gli imputati contestavano la valutazione delle prove, in particolare le intercettazioni, ma la Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può limitarsi a chiedere una nuova valutazione dei fatti, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme' (due sentenze di merito uguali). La sentenza ha confermato la solidità dell'impianto accusatorio, che provava l'esistenza di un'organizzazione strutturata per l'importazione di ingenti quantitativi di stupefacenti.
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Reingresso illegale: non basta il matrimonio
Un cittadino straniero, condannato per reingresso illegale in Italia dopo un'espulsione, ha presentato ricorso sostenendo che il suo successivo matrimonio con una cittadina italiana avrebbe dovuto escludere il reato. La Corte di Cassazione ha confermato che il matrimonio non giustifica il rientro non autorizzato, ma ha annullato la sentenza di condanna con rinvio su un punto cruciale: la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.). La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice d'appello sul punto 'apparente' e quindi insufficiente, richiedendo una nuova e più approfondita valutazione.
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Intercettazioni SkyEcc: la Cassazione conferma validità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro l'uso di prove da chat criptate in un procedimento per traffico di stupefacenti. La sentenza stabilisce che le intercettazioni SkyEcc, ottenute tramite ordine di indagine europeo dalle autorità francesi, sono utilizzabili, basandosi sul principio di reciproca fiducia tra Stati UE e le recenti decisioni delle Sezioni Unite. La difesa non ha provato la violazione di diritti fondamentali né superato la "prova di resistenza".
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Sequestro probatorio: limiti e motivazione concisa
Un individuo, indagato per traffico illecito di rifiuti, ha impugnato un'ordinanza di sequestro probatorio riguardante un drive USB e un cellulare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la validità del sequestro probatorio è sufficiente una motivazione concisa che indichi la finalità dell'atto per l'accertamento dei fatti. La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione che specificava il reato e la tipologia di documenti ricercati, confermando che l'estrazione dei dati era stata correttamente limitata alle sole informazioni pertinenti.
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