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Art. 8 Convenzione EDU

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Notifica sentenza contumaciale: l’ingiunzione non basta
Un Cittadino ha contestato un'ingiunzione a demolire, sostenendo di non aver mai ricevuto la corretta notifica sentenza contumaciale (la sentenza emessa in sua assenza). Il Tribunale aveva respinto la sua richiesta, ritenendo che la notifica dell'ingiunzione stessa fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha ribadito che la notifica dell'ordine di demolizione non può sostituire la specifica notifica dell'estratto della sentenza contumaciale per far decorrere i termini di impugnazione. Il caso tornerà al Tribunale per un nuovo esame, verificando la notifica e valutando la richiesta di sospensione.
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Videochiamate per detenuti al 41-bis: il diritto alla famiglia
Un detenuto sottoposto al regime carcerario differenziato ha chiesto di svolgere il colloquio mensile tramite videochiamata con la moglie e la figlia, entrambe recluse in altri istituti penitenziari. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, ritenendo non provata l'impossibilità di svolgere incontri fisici in presenza e ipotizzando la concessione di permessi premio alle congiunte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che la condizione di reciproca detenzione rende oggettivamente impossibile l'incontro in presenza. Inoltre, l'amministrazione penitenziaria dispone di strumenti tecnologici sicuri per garantire le videochiamate per detenuti al 41-bis salvaguardando sia le relazioni familiari sia le esigenze inderogabili di ordine pubblico.
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Revoca dell’ordine di demolizione: sanatoria tardiva e limiti
Il Proprietario di un manufatto abusivo ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione penale a seguito del rilascio di un permesso di costruire in sanatoria. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, rilevando l'illegittimità del titolo edilizio. L'istanza amministrativa risultava infatti presentata oltre il termine di novanta giorni dall'ingiunzione comunale a demolire. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso. La scadenza del termine determina l'acquisizione automatica del bene al patrimonio pubblico. Di conseguenza, il privato perde la legittimazione a richiedere la sanatoria, rendendo inefficace il titolo abilitativo rilasciato dall'ente locale.
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Videochiamate in Carcere: Fine dell’Emergenza, Stop ai Colloqui Speciali
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che autorizzava un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis a effettuare videochiamate per i suoi colloqui in carcere. Il detenuto aveva richiesto le videochiamate a causa delle restrizioni di viaggio dovute alla pandemia. I giudici di sorveglianza avevano accolto la richiesta. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che, poiché le limitazioni agli spostamenti erano cessate con nuove normative, non sussisteva più la ragione emergenziale per giustificare i colloqui in videochiamata. La sentenza sottolinea che il diritto ai colloqui in carcere è fondamentale, ma le modalità devono rispettare le esigenze di sicurezza del regime speciale.
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Colloqui detenuti 41-bis: la Cassazione apre alla videoconferenza
Un Detenuto, sottoposto al regime speciale del 41-bis (regime detentivo differenziato), ha richiesto di effettuare colloqui con i propri familiari tramite videoconferenza, data l'impossibilità o la grave difficoltà di incontri in presenza. L'Amministrazione penitenziaria aveva inizialmente negato tale possibilità. Dopo un iter giudiziario, il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che i Colloqui detenuti 41-bis in videochiamata non fossero applicabili a tale regime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i detenuti al 41-bis possono essere autorizzati a tali colloqui, purché le modalità garantiscano la sicurezza e impediscano comunicazioni con gruppi criminali.
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Acquisto all’asta e ordine di demolizione: la Cassazione decide
L'Acquirente acquista all'asta un fabbricato abusivo già colpito da una condanna definitiva penale. Successivamente, richiede al giudice dell'esecuzione la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione, facendo leva sulla voltura di una vecchia domanda di condono e sull'estraneità all'abuso originario. Il giudice respinge l'istanza e la Corte di Cassazione conferma la decisione. I giudici supremi stabiliscono che l'ordine di demolizione colpisce l'immobile a prescindere dai passaggi di proprietà e dai terzi acquirenti. La semplice pendenza di una sanatoria non blocca l'abbattimento in assenza di una concessione imminente. Inoltre, il diritto all'abitazione non impedisce la demolizione quando l'opera abusiva danneggia gravemente l'ambiente e il territorio.
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Espulsione dello straniero e spaccio di cocaina: la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la misura di sicurezza della espulsione dello straniero a carico di un cittadino extracomunitario. Le forze dell'ordine avevano sorpreso l'uomo in possesso di 55 grammi di cocaina, suddivisa in ventitré involucri termosaldati pronti allo smercio. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità ed escludeva la pericolosità sociale. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Il quantitativo rilevante e il confezionamento escludono la lieve entità. Inoltre, la recidiva specifica e l'assenza di legami sul territorio giustificano l'allontanamento forzato dallo Stato.
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Videochiamate per detenuti: Diritto alla famiglia vs. Sicurezza
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis aveva ottenuto dal Magistrato di sorveglianza la possibilità di effettuare videochiamate con i familiari, sia in sostituzione dei colloqui in presenza che di quelli telefonici, a causa delle restrizioni COVID-19. L'Amministrazione penitenziaria ha contestato questa decisione, ottenendo dal Tribunale di sorveglianza un parziale annullamento, che limitava le videochiamate solo ai colloqui visivi. L'Amministrazione, il DAP e il Ministero della Giustizia hanno poi presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le videochiamate per detenuti sono un mezzo valido per mantenere i legami familiari, specialmente in situazioni di emergenza o difficoltà, e possono sostituire i colloqui in presenza anche per chi è in regime di 41-bis, purché siano garantite le esigenze di sicurezza.
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Trattenimento della corrispondenza: illegittimo il blocco
Un detenuto sottoposto al regime speciale ha studiato diritto durante la carcerazione. Un altro recluso gli ha inviato una lettera per chiedere pareri giuridici sul calcolo della pena. L'autorità penitenziaria ha disposto il trattenimento della corrispondenza sul presupposto che fornite consulenze potesse rafforzare la leadership criminale del destinatario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto annullando il provvedimento. La Suprema Corte ha stabilito che il trattenimento della corrispondenza richiede elementi concreti, come messaggi cifrati nel testo della lettera. La censura non può basarsi su meri sospetti o sulla generica pericolosità del soggetto, dovendo rispettare il diritto alla rieducazione e alla comunicazione.
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Ordine di demolizione: quando il giudice non può disporlo d’ufficio
Un Lavoratore è stato condannato per reati edilizi. La sentenza non prevedeva l'ordine di demolizione dell'opera abusiva. Successivamente, il giudice dell'esecuzione ha emesso un ordine di demolizione d'ufficio. Gli eredi del Lavoratore hanno contestato questo provvedimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordine di demolizione, se non presente nella sentenza originaria ormai irrevocabile, non può essere disposto d'ufficio dal giudice dell'esecuzione tramite una correzione di errore materiale. Questo rappresenta un error in iudicando (errore nella decisione), non un semplice errore formale. La Corte ha quindi annullato l'ordine di demolizione, accogliendo il ricorso degli eredi.
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Colloqui dei detenuti al 41-bis: videochiamata sì, ma con limiti
Un detenuto sottoposto al regime di carcere duro ha chiesto di svolgere tramite videochiamata sia gli incontri visivi sia le telefonate mensili con i propri familiari durante l'emergenza pandemica. Il Tribunale di Sorveglianza ha ammesso il collegamento video solo per sostituire le visite di persona in caso di impedimenti gravi e oggettivi, negandolo invece per le telefonate ordinarie. Sia l'Amministrazione penitenziaria sia il recluso hanno impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito la disciplina sui colloqui dei detenuti al 41-bis: la tecnologia audiovisiva controllata può rimpiazzare le visite fisiche impossibili per tutelare i legami familiari, ma non può estendersi alle comunicazioni telefoniche mensili, le quali restano soggette alle regole ordinarie e non subiscono limitazioni dagli spostamenti.
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Detenuto 41-bis: Corrispondenza Bloccata, Ricorso Inammissibile
Il Tribunale di Palermo ha rigettato il reclamo di un Detenuto sottoposto al regime 41-bis, che contestava il trattenimento della sua corrispondenza. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Detenuto. La Corte ha confermato che il contenuto della missiva era ambiguo e potenzialmente veicolava messaggi pericolosi. Inoltre, la circolare DAP richiede autorizzazione giudiziaria per la corrispondenza detenuto 41-bis. Il principio sancito riguarda la legittimità del trattenimento della corrispondenza quando il contenuto è equivoco o non autorizzato.
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Ordine di demolizione abusivo: il diritto all’abitazione non è assoluto
Un Ricorrente ha impugnato l'ordine di demolizione abusivo di un immobile, sostenendo la violazione del principio di proporzionalità e del diritto all'abitazione, nonché del principio *ne bis in idem*. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che il diritto all'abitazione non è assoluto e deve bilanciarsi con l'interesse pubblico. Per invocare la sproporzione dell'ordine di demolizione abusivo, servono prove concrete del pregiudizio, assenti nel caso specifico. Inoltre, l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa ripristinatoria, non una pena, quindi il principio *ne bis in idem* non si applica. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Ordine di demolizione e sanatoria: i limiti del giudice penale
Un proprietario subiva una condanna penale per reati edilizi con conseguente ordine di demolizione dell'immobile. Anni dopo, il Comune rilasciava un permesso di costruire in sanatoria, salvo poi annullarlo d'ufficio. Il Tribunale Amministrativo Regionale accoglieva il ricorso del cittadino e annullava la revoca comunale in via definitiva. Il proprietario chiedeva quindi al Giudice dell'esecuzione la cancellazione della demolizione penale. Il Giudice rigettava la richiesta, ritenendo invalido il condono e legittimo il ripensamento del Comune, scavalcando la decisione amministrativa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione: il giudice penale non può ignorare il giudicato amministrativo, ma deve verificare direttamente la sussistenza dei requisiti di legge dell'opera prima di confermare l'ordine di demolizione.
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Colloqui in videochiamata detenuti 41-bis: stop se si viaggia
Un detenuto sottoposto al regime speciale di carcere duro ha chiesto di svolgere colloqui con i familiari a distanza tramite piattaforma telematica durante il periodo pandemico. Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso l'autorizzazione all'utilizzo della videoconferenza basandosi sulla persistenza dello stato di emergenza sanitaria generale. Il Ministero della Giustizia ha contestato il provvedimento, rilevando la revoca dei divieti di mobilità tra Regioni e la possibilità per i parenti di effettuare le visite di persona. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ministeriale, stabilendo che i colloqui in videochiamata detenuti 41-bis sono consentiti solo in caso di assoluta impossibilità oggettiva o gravissima difficoltà attuale negli spostamenti.
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Espulsione dello straniero: no automatismi dopo la pena
La vicenda nasce dalla condanna di due soggetti per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il primo imputato ha pattuito la sanzione tramite concordato in appello, mentre il secondo ha contestato la responsabilità penale e la misura di sicurezza applicata a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del primo imputato, ribadendo che l'accordo sulla pena non permette ripensamenti unilaterali. Al contrario, i giudici hanno accolto il ricorso del secondo imputato limitatamente all'espulsione dello straniero. La Suprema Corte ha chiarito che l'allontanamento dal territorio non può scattare in modo automatico. Il giudice deve accertare la pericolosità sociale concreta, bilanciando la sicurezza pubblica con i legami familiari e la situazione lavorativa del condannato.
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Video-colloqui 41-bis: tra rigore del carcere e pandemia
Un detenuto in carcere duro presenta reclamo per ottenere i video-colloqui 41-bis con i propri familiari. L'Amministrazione penitenziaria nega la richiesta. Il Tribunale di sorveglianza concede il video-collegamento solo a causa dell'emergenza sanitaria da Covid-19, rigettando le altre motivazioni personali. Sia l'Amministrazione sia il detenuto ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte rigetta entrambi i ricorsi. La decisione stabilisce che i video-colloqui 41-bis sono consentiti in presenza di situazioni eccezionali come la pandemia, purché siano garantite le inderogabili esigenze di sicurezza. Le motivazioni generiche del detenuto non bastano per concedere deroghe permanenti, mentre l'Amministrazione non può escludere a priori i contatti audiovisivi se non vi è un concreto pericolo di comunicazione criminale.
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Espulsione dello straniero: no alla tutela con violenze in casa
Un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che confermava l'espulsione dello straniero come misura sostitutiva della pena detentiva. L'uomo sosteneva che l'allontanamento avrebbe violato il suo diritto alla vita familiare, separandolo dalla moglie e dalle figlie minori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso evidenziando che l'uomo aveva subito la revoca dell'affidamento in prova proprio a causa di condotte violente commesse contro la moglie e le figlie. Di conseguenza, l'esistenza di violenze domestiche esclude la tutela del nucleo familiare contro l'allontanamento coattivo.
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Contabilità in nero: le smentite dei lavoratori non bastano
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda il mancato versamento di ritenute e ricavi non dichiarati, a seguito del ritrovamento di appunti e registri informali con turni e stipendi extra. Il giudice di appello ha annullato le sanzioni valorizzando il disconoscimento del datore di lavoro e le dichiarazioni dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la contabilità in nero rinvenuta nei locali aziendali costituisce un valido indizio grave, preciso e concordante per fondare l'accertamento. Tali appunti informali non possono essere superati dalle sole dichiarazioni dei lavoratori o dalle smentite della società, poiché prive di riscontri oggettivi idonei. La causa torna quindi al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Indagini bancarie senza autorizzazione: l’accertamento è nullo
Un contribuente riceve un avviso di accertamento per redditi non dichiarati a seguito di verifiche sui propri conti correnti. L'Agenzia delle Entrate motiva il controllo con il mancato invio delle dichiarazioni dei redditi e l'acquisto di un immobile di alto valore. Il cittadino impugna l'atto contestando l'assenza del provvedimento che autorizza i controlli sui conti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e stabilisce un principio fondamentale: le indagini bancarie senza autorizzazione o non allegate all'atto rendono del tutto inutilizzabili i dati finanziari raccolti. Il Fisco non può impiegare le movimentazioni bancarie se non dimostra l'esistenza dell'autorizzazione preventiva. Pertanto, la sentenza di secondo grado viene cassata con rinvio per una nuova valutazione dei fatti senza l'uso dei dati bancari contestati.
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