LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 8 Convenzione EDU

Pagina 5 di 31

Ordine di demolizione su demanio: casa abbattuta senza residenza
L'erede di un cittadino condannato per abusivismo sul demanio marittimo ha chiesto al giudice dell'esecuzione di bloccare l'ordine di demolizione dell'immobile, invocando il diritto all'abitazione e un'istanza di condono. Il Tribunale ha respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede. I giudici hanno chiarito che il diritto all'abitazione non impedisce l'abbattimento se l'occupante risiede altrove e non prova la mancanza di case alternative. Inoltre, i fabbricati costruiti abusivamente sul demanio marittimo non possono ottenere alcun condono.
Continua »
Mandato di arresto europeo: no al blocco senza vero radicamento
Un cittadino straniero, condannato in Belgio a quattro anni di reclusione per associazione a delinquere e tratta di esseri umani, è stato arrestato in Italia. Il ricercato si è opposto all'estradizione invocando il proprio asserito radicamento sul suolo italiano per scontare la pena in Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo al mandato di arresto europeo e ha confermato la consegna dell'uomo alle autorità belghe. I giudici hanno stabilito che una presenza lavorativa di pochi mesi, la mancata conoscenza della lingua italiana e l'ospitalità solo recente presso un parente non integrano un legame stabile ed effettivo con il territorio nazionale, rendendo pienamente esecutivo l'ordine di consegna estero.
Continua »
Ordine di demolizione: la Cassazione respinge il ricorso
Un gruppo di proprietari riceve dal Comune un ordine di demolizione per tre manufatti non autorizzati sul proprio terreno. I cittadini impugnano il provvedimento davanti ai giudici amministrativi, ma subiscono una bocciatura per non aver tempestivamente contestato il precedente diniego di sanatoria edilizia. I proprietari presentano quindi ricorso alla Corte di Cassazione, invocando la violazione della tutela dell'abitazione e del giusto processo secondo le norme europee. La Suprema Corte a Sezioni Unite dichiara il ricorso totalmente inammissibile. La Cassazione chiarisce che le decisioni dei giudici amministrativi si possono impugnare davanti alle Sezioni Unite solo per questioni di giurisdizione e non per contestare errori di merito o violazioni del diritto europeo. I proprietari perdono la causa e devono pagare le spese legali.
Continua »
Espulsione dello straniero: reato contro legami familiari stabili
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due individui condannati per traffico di sostanze stupefacenti. Uno dei condannati, custode del denaro impiegato per l'acquisto della droga, contestava la confisca del denaro trovato nella sua abitazione e l'ordine di espulsione dal territorio nazionale. La Suprema Corte ha confermato la penale responsabilità di entrambi i soggetti. I giudici di legittimità hanno però annullato con rinvio la sentenza limitatamente alla confisca e alla misura di sicurezza. Per disporre la misura patrimoniale serve una puntuale smentita dei redditi leciti da lavoro. Inoltre, il provvedimento di espulsione dello straniero richiede un concreto bilanciamento tra la pericolosità sociale e il diritto alla vita familiare del reo radicato sul territorio.
Continua »
Protezione complementare: lavoro stabile e stop al rimpatrio
Un cittadino straniero ha richiesto il permesso di soggiorno per motivi umanitari dopo una prima decisione negativa. Il Tribunale ha respinto la domanda, ignorando il contratto di lavoro a tempo indeterminato stipulato in Italia e il soggiorno ultra-ottotennale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dello straniero. I giudici hanno chiarito che la protezione complementare introdotta nel 2020 non richiede una comparazione con il Paese d'origine se il richiedente dimostra un solido radicamento lavorativo e sociale in Italia.
Continua »
Espulsione e pericolosità sociale: il caso del rigetto
Un cittadino straniero ha richiesto la sospensione di un provvedimento di espulsione invocando il diritto alla vita familiare. Il Tribunale ha tuttavia confermato l'espulsione e pericolosità sociale del soggetto, evidenziando come le recenti condotte criminali, tra cui atti di stalking e revenge porn, prevalgano sulla tutela del matrimonio, specialmente a fronte di un'integrazione sociale e familiare ritenuta non solida.
Continua »
Ricongiungimento familiare: ordine del Tribunale
Il Tribunale di Roma ha accolto un ricorso d'urgenza per garantire il ricongiungimento familiare di un rifugiato somalo con la madre residente all'estero. La decisione ordina alle autorità diplomatiche di fissare un appuntamento entro 7 giorni, sancendo che l'inerzia burocratica non può ledere il diritto fondamentale all'unità della famiglia, specialmente per chi gode di protezione internazionale.
Continua »
Sequestro probatorio: stop alla caccia ai dati dei non indagati
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento che confermava il sequestro probatorio di dispositivi informatici e documenti appartenenti a soggetti terzi non indagati. Il sequestro, finalizzato a cercare riscontri su presunti rapporti finanziari legati alle stragi del 1993-1994, era stato eseguito tramite copia forense integrale di telefoni e computer. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dei familiari del detenuto, evidenziando la totale mancanza di motivazione sul nesso di pertinenza tra i beni sequestrati e i reati ipotizzati. La Corte ha stabilito che l'acquisizione indiscriminata di dati digitali, senza criteri di selezione e senza proporzionalità, si traduce in un illegittimo sequestro esplorativo, specialmente se colpisce soggetti estranei alle indagini.
Continua »
Espulsione dello straniero: riabilitazione contro pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento di espulsione dello straniero disposto nei confronti di un cittadino straniero condannato per traffico di ingenti quantitativi di droga. Il ricorrente contestava la misura, evidenziando il positivo percorso di disintossicazione e la presenza di legami familiari in Italia. I giudici hanno però ritenuto legittima la decisione del Tribunale di Sorveglianza, basata sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, già al vertice di un'organizzazione criminale e incline a delinquere nuovamente nonostante i precedenti tentativi di riabilitazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ordine di demolizione: perché la casa va abbattuta dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fratelli, eredi del costruttore di un immobile abusivo, contro l'ordine di demolizione del fabbricato. Gli eredi chiedevano la revoca o la sospensione del provvedimento, invocando una domanda di condono pendente e la tutela del diritto all'abitazione. I giudici hanno stabilito che la sanatoria non era imminente e che il diritto alla casa non è assoluto. Poiché la condanna originaria risaliva a oltre venti anni prima, gli interessati hanno avuto tutto il tempo per trovare un'altra sistemazione. Di conseguenza, l'ordine di demolizione rimane pienamente valido ed efficace, e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese del giudizio.
Continua »
Integrazione sociale dello straniero tra lavoro e legami
Un cittadino straniero ha richiesto la protezione umanitaria dimostrando di svolgere un'attività lavorativa stabile e continuativa in Italia. Tuttavia, non ha presentato prove relative ad altri legami sociali, familiari o affettivi nel territorio. La Corte di Cassazione si interroga se il solo lavoro sia sufficiente a dimostrare l'integrazione sociale dello straniero o se sia necessaria la compresenza di più fattori come famiglia, casa e relazioni sociali. Data l'importanza della questione per l'uniformità del diritto, i giudici hanno rinviato la causa alla pubblica udienza per stabilire un principio chiaro.
Continua »
Ordine di demolizione: perché l’abuso non si prescrive mai
Il proprietario di un immobile abusivo situato in un'area protetta si opponeva all'ordine di demolizione emesso dopo una condanna penale definitiva. Il ricorrente sosteneva che il provvedimento fosse prescritto, che vi fossero errori materiali nei documenti e che la demolizione violasse il suo diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e, pertanto, non è soggetto a prescrizione. Inoltre, le tolleranze costruttive non si applicano in zone protette da vincolo paesaggistico e i piccoli errori materiali non annullano il provvedimento se l'immobile è chiaramente identificabile. Di conseguenza, il proprietario perde il ricorso e deve demolire l'immobile, oltre a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Abuso edilizio: l’ordine di demolizione batte la finta prima casa
Una cittadina ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che respingeva la revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che una delibera comunale destinasse gli abusi all'edilizia pubblica e invocava il diritto all'abitazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la delibera comunale era generica e che l'immobile era destinato all'abbattimento. Inoltre, la demolizione non è una sanzione afflittiva ma una misura di ripristino del territorio. La ricorrente non ha provato l'assenza di altre case o una reale situazione di indigenza, risultando peraltro non residente nell'immobile. L'ordine di demolizione resta quindi pienamente efficace.
Continua »
Colloqui in videochiamata per detenuti: il sì anche al 41-bis
Un detenuto sottoposto al regime differenziato del 41-bis ha richiesto di poter svolgere i colloqui mensili con i propri familiari tramite Skype, a causa delle restrizioni agli spostamenti imposte dalla pandemia da Covid-19. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta, ma l'Amministrazione penitenziaria ha proposto ricorso, ritenendo che tale modalità non costituisse un diritto e presentasse rischi per la sicurezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i colloqui in videochiamata per detenuti rappresentano un'estensione del fondamentale diritto ai rapporti familiari, applicabile anche al regime speciale. La Corte ha chiarito che la sicurezza è garantita dall'uso di reti protette e dalla vigilanza del personale, rendendo illegittimo il divieto assoluto in presenza di oggettive impossibilità di svolgere i colloqui di persona.
Continua »
Fuga all’estero e misura di sicurezza detentiva: no alla revoca
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di revoca di una misura di sicurezza detentiva (ricovero in REMS) applicata a un uomo resosi irreperibile all'estero dopo aver scontato la pena principale. La difesa sosteneva che la misura fosse ormai estinta per decorso del tempo e che mancasse un accertamento recente sulla sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che chi si sottrae volontariamente ai controlli impedisce la verifica periodica del suo stato psichico. Di conseguenza, la misura di sicurezza detentiva rimane sospesa e non si estingue, poiché i limiti di durata massima previsti dalla legge non si applicano a chi non ha mai iniziato a scontare la misura a causa della propria fuga. Il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Ordine di demolizione: la casa abusiva non si salva col condono
La proprietaria di un immobile abusivo ha impugnato l'ordine di demolizione emesso dalla Procura, chiedendone la sospensione a causa di una pendenza di condono edilizio e invocando il diritto all'abitazione ex art. 8 CEDU, essendo l'immobile la sua unica casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione può essere sospeso solo se la concessione della sanatoria è imminente e altamente probabile. Inoltre, il diritto al domicilio non è assoluto e cede di fronte alla necessità di ripristinare la legalità violata, a meno che il ricorrente non dimostri l'assoluta impossibilità di trovare un'altra sistemazione e una concreta situazione di vulnerabilità, elementi non provati nel caso di specie.
Continua »
Ordine di demolizione: perché la casa abusiva non si salva mai
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il rigetto della revoca di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. La ricorrente sosteneva che l'ordine fosse prescritto e violasse il principio di proporzionalità sul diritto alla casa. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non di pena, rendendolo imprescrittibile. Inoltre, il bilanciamento con il diritto al domicilio è stato rispettato, poiché la proprietaria ha avuto oltre quindici anni per regolarizzare la propria posizione o trovare un'alternativa, continuando invece a realizzare ulteriori opere abusive. Di conseguenza, la proprietaria perde la causa e deve demolire l'immobile, oltre a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Espulsione dello straniero: la famiglia non blocca la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati con patteggiamento per detenzione di cocaina. Oltre alla pena concordata, il giudice di merito aveva disposto la confisca di denaro, la sospensione della patente e la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero a pena espiata. Uno dei ricorrenti contestava l'espulsione lamentando la mancata valutazione della propria situazione familiare in Italia (moglie, figli e impresa avviata). La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene il giudice debba bilanciare la sicurezza pubblica con il diritto alla vita familiare, spetta all'imputato l'onere di allegare e provare tempestivamente le circostanze familiari ostative all'allontanamento durante il procedimento di patteggiamento. Non avendolo fatto, il ricorso è generico. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso per cassazione inammissibile: la forma batte la sostanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un cittadino straniero contro il provvedimento di espulsione emesso dalla Prefettura. Il ricorrente non ha inserito nel ricorso l'esposizione sommaria dei fatti di causa, violando l'articolo 366 del codice di procedura civile. La Suprema Corte ha ribadito che la chiara ricostruzione della vicenda storica e processuale è un requisito fondamentale e non un semplice formalismo. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Proroga del trattenimento: la Cassazione frena la burocrazia
Un cittadino straniero ha impugnato i decreti che disponevano la prima e la seconda proroga del trattenimento presso un Centro di permanenza per i rimpatri (CPR). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro la prima proroga, ritenendo insufficiente la generica allegazione di una convivenza di fatto. Al contrario, ha accolto il ricorso contro la seconda proroga del trattenimento. I giudici hanno chiarito che per i successivi prolungamenti della misura non bastano i precedenti penali o il pericolo di fuga, ma servono elementi concreti che dimostrino l'effettivo svolgimento delle attività di identificazione o rimpatrio da parte dell'Amministrazione. Di conseguenza, la seconda proroga è stata annullata definitivamente.
Continua »