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Art. 585 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 585 Codice di Procedura Penale

Termini di impugnazione: Procura in ritardo e imputato salvo
La Procura Generale impugna davanti alla Corte di Cassazione una sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale a favore dell'imputato. Il pubblico ministero riceve la formale comunicazione del provvedimento il 17 dicembre 2021, ma deposita il ricorso soltanto il 5 gennaio 2022. La Suprema Corte dichiara l'atto inammissibile a causa del mancato rispetto dei termini di impugnazione. L'ordinamento penale prevede infatti un termine perentorio di quindici giorni dalla notifica o comunicazione per contestare tale tipo di provvedimento. Il ritardo procedurale dell'accusa rende definitiva la sentenza emessa a beneficio dell'imputato.
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Termini di impugnazione: ricorso tardivo e condanna
Un imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza emessa dalla Corte di Appello. Il giudice di secondo grado aveva fissato novanta giorni per depositare le motivazioni. La cancelleria ha depositato la motivazione nei tempi previsti. Da quel momento decorreva il termine di quarantacinque giorni per presentare l'atto difensivo. La difesa ha depositato l'atto oltre la data limite stabilita dal codice. I giudici supremi hanno accertato il mancato rispetto dei termini di impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Appello tardivo: il Termine impugnazione penale decorre dal verbale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo (Il Ricorrente) per tardività. Il Ricorrente aveva impugnato una condanna, sostenendo che il Tribunale non avesse specificato la lettura contestuale della motivazione, rendendo applicabile il termine di trenta giorni. Tuttavia, la Cassazione ha confermato che il verbale di udienza attestava la lettura integrale della sentenza, inclusa la motivazione. Questo ha reso applicabile il più breve Termine impugnazione penale di quindici giorni, rendendo l'appello tardivo. Il Ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Sospensione termini processuali COVID-19: Appello tardivo per richiesta di procedere
Un imputato, condannato per reati gravi, ha visto il suo appello dichiarato inammissibile dalla Corte d'Appello. Egli ha poi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un errore nel calcolo dei termini per l'impugnazione, dovuto alla mancata applicazione della Sospensione termini processuali COVID-19. L'imputato riteneva che il suo difensore non avesse espressamente chiesto di procedere. La Cassazione ha però respinto il ricorso, confermando l'inammissibilità. Ha stabilito che la volontà del difensore di procedere era stata validamente espressa, rendendo inoperante la sospensione e rendendo l'appello tardivo.
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Furto in abitazione: reato consumato anche senza ritrovare la refurtiva
Quattro imputati forzano l'ingresso di un appartamento e asportano gioielli, dispositivi elettronici e borse di pregio prima dell'intervento delle forze dell'ordine. I giudici di merito condannano i soggetti per furto in abitazione pluriaggravato. I difensori ricorrono in Cassazione sostenendo la tesi del semplice tentativo, poiché la refurtiva non risultava rinvenuta addosso a tutti i correi e sollevando dubbi sulla certezza dei beni custoditi dalla vittima. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici confermano la consumazione del reato grazie alla puntuale e attendibile testimonianza della proprietaria sull'effettiva sparizione degli oggetti, escludendo spiegazioni alternative.
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Tempestività dell’appello: vale il primo deposito
Un'imputata ha presentato ricorso per contestare l'inammissibilità del proprio gravame. Il Tribunale aveva dichiarato il ricorso tardivo registrando come data di deposito il giorno di arrivo dell'atto nella propria cancelleria. Il difensore aveva tuttavia depositato l'atto giorni prima presso la cancelleria del tribunale del luogo in cui si trovava. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ribadendo che la tempestività dell'appello si misura dalla data di effettivo deposito presso la prima cancelleria e non da quella di ricezione da parte del giudice competente. I giudici supremi hanno quindi annullato l'ordinanza impugnata e disposto un nuovo esame.
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Accordo in appello ma ricorso tardivo: verdetto confermato
Un imputato ha chiuso il giudizio di secondo grado tramite concordato in appello, definendo la propria condanna di comune accordo. La Corte d'Appello ha fissato in quindici giorni il deposito dei motivi della sentenza. Successivamente, la difesa ha impugnato il provvedimento dinanzi alla Corte di Cassazione, ma ha depositato l'atto oltre la scadenza dei trenta giorni decorrenti dal termine per la motivazione. La Suprema Corte ha rilevato il deposito tardivo e ha pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione senza formalità di udienza. L'imputato perde in via definitiva la possibilità di revisione della pena e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio, oltre al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la condanna definitiva per appello tardivo
Un imputato, condannato in primo grado per il reato di evasione, ha presentato appello oltre i termini previsti dalla legge. I giudici di secondo grado hanno dichiarato l'appello inammissibile a causa del ritardo. L'imputato ha quindi presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione dei fatti compiuta nelle fasi precedenti ma omettendo di censurare la declaratoria di tardività dell'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I Supremi Giudici hanno chiarito che in sede di legittimità non si possono rivalutare i fatti storici e che i motivi formulati risultavano del tutto inconferenti rispetto alla ragione processuale del rigetto in appello. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.
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Ricorso per cassazione tardivo: sanzioni e inammissibilità
Due imputati hanno impugnato una sentenza della Corte di Appello depositata nei termini di legge. La scadenza ultima per presentare l'impugnazione era fissata per il 9 marzo 2022. I difensori hanno tuttavia depositato l'atto il 14 marzo 2022, superando il limite temporale perentorio stabilito dal codice di procedura penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione tardivo e quindi inammissibile. I giudici di legittimità hanno conseguentemente condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Termini per il ricorso per cassazione: ricorso via PEC fuori tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione presentata da un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale. Il giudice di appello ha pronunciato la sentenza concedendo il termine ordinario di quindici giorni per il deposito della motivazione. L'imputato ha depositato il ricorso tramite posta elettronica certificata oltre la scadenza di trenta giorni prevista dalla legge processuale penale. Il mancato rispetto dei termini per il ricorso per cassazione ha comportato la decadenza immediata dall'impugnazione. I giudici supremi hanno applicato la procedura semplificata senza udienza e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Tardivo: La Cassazione Dichiara l’Inammissibilità
Un Lavoratore aveva ricevuto una condanna per il reato di sottrazione di beni sottoposti a sequestro (Art. 334 c.p.), con applicazione della sola pena detentiva. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso per cassazione, lamentando l'omessa applicazione della pena pecuniaria prevista dalla legge per tale reato. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Il ricorso era stato depositato tardivamente, oltre il termine di quindici giorni dalla comunicazione della sentenza. Pertanto, la condanna originaria è rimasta valida, senza modifiche.
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Frode Bancaria: Ricorso Penale Inammissibile per Termini Non Rispettati
Una lavoratrice condannata per frode e appropriazione indebita ai danni di una Banca ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. I motivi aggiunti erano stati depositati oltre i termini previsti, non rispettando la sospensione feriale. Anche le contestazioni sulla confisca e sul diniego delle attenuanti generiche sono state ritenute generiche e infondate. La sentenza ha confermato la condanna, evidenziando la capacità criminale della ricorrente e l'adeguatezza della pena.
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Ricorso inammissibile: il costo del ritardo in Cassazione
Un cittadino ha presentato un ricorso contro una sentenza penale, ma lo ha fatto oltre il termine stabilito dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché è stato depositato con notevole ritardo rispetto alla scadenza. Di conseguenza, il Ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza di rispettare i termini procedurali per evitare che un ricorso sia dichiarato inammissibile.
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Effetto estensivo dell’impugnazione: no con sentenza definitiva
Un giornalista, autore di un articolo considerato diffamatorio, presenta l'atto di appello oltre i termini di legge, rendendo irrevocabile la propria condanna penale. Il direttore responsabile della rivista, imputato nello stesso processo per omesso controllo, propone invece un ricorso tempestivo e ottiene l'estinzione del reato per prescrizione. L'autore dell'articolo ricorre in Cassazione chiedendo l'applicazione dell'effetto estensivo dell'impugnazione per beneficiare della prescrizione riconosciuta al direttore. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'effetto estensivo dell'impugnazione non si applica quando la condanna dell'imputato è passata in giudicato prima del verificarsi della causa estintiva, specialmente in presenza di titoli di reato distinti. L'autore dell'articolo deve quindi pagare le spese processuali e risarcire le parti civili.
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Ricorso Penale Tardivo: La Cassazione Dichiara l’Inammissibilità
Il Procuratore Generale ha impugnato una sentenza del G.I.P. che aveva applicato una pena su richiesta per reati come riciclaggio e usura, lamentando l'omessa decisione sulla confisca dei beni. La difesa del condannato ha eccepito l'inammissibilità del ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato dal Procuratore Generale. Il motivo è stato il superamento dei termini per l'impugnazione, calcolati anche tenendo conto della sospensione feriale. Il ricorso era stato depositato ben oltre la scadenza del 30 settembre 2021.
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Appello in ritardo: no alla restituzione nel termine
La vicenda riguarda un individuo condannato in primo grado per furto pluriaggravato. L'imputato ha presentato l'atto di impugnazione oltre la scadenza di legge e ha richiesto il beneficio della restituzione nel termine per giustificare il ritardo. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile il gravame a causa della tardività del deposito. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione dei giudici di secondo grado. I verbali d'udienza attestavano chiaramente la presenza sia dell'imputato sia del suo difensore di fiducia al momento della lettura della sentenza. La conoscenza diretta dell'esito processuale fa decadere qualsiasi presupposto per ottenere la riapertura dei termini. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso con addebito delle spese di lite e una sanzione di tremila euro.
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Inammissibilità del ricorso: la Cassazione sui termini d’impugnazione
Un imputato è stato condannato in primo grado per vari reati. Ha presentato appello, ma la Corte d'Appello lo ha dichiarato inammissibile per tardività. L'imputato ha poi fatto ricorso in Cassazione, sostenendo un errore nel calcolo del termine per l'impugnazione, in particolare riguardo alla sospensione feriale. La Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che il termine per il deposito della motivazione della sentenza non è soggetto a sospensione feriale. Questo ha reso il ricorso tardivo e ha precluso l'esame di altre questioni, come la prescrizione dei reati. L'imputato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Riesame misure cautelari: il carcere resta oltre i nuovi indizi
L'Indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati di droga, contesta la decisione del Tribunale che ha confermato la misura in sede di rinvio. La difesa richiede la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari controllati, lamentando la mancata valutazione di nuovi elementi sul quadro indiziario e sulle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che nel procedimento di riesame misure cautelari davanti al giudice del rinvio non è possibile rivalutare le esigenze di custodia se la precedente pronuncia di legittimità ha limitato l'annullamento solo alla gravità degli indizi. Eventuali fatti nuovi e richieste di attenuazione della misura devono essere presentati tramite un'autonoma istanza di revoca o modifica.
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Termini per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
Un imputato ha impugnato una sentenza penale di secondo grado oltre la scadenza di legge. La Corte di appello aveva fissato in trenta giorni il termine per redigere le motivazioni. Di conseguenza, la difesa doveva depositare l'atto entro i successivi quarantacinque giorni. Il deposito è avvenuto con un solo giorno di ritardo rispetto alla scadenza perentoria. La Corte di Cassazione ha applicato la procedura rapida e ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. Il mancato rispetto dei termini per il ricorso in Cassazione comporta conseguenze definitive sulla decisione impugnata. I giudici hanno respinto l'atto e condannato l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Termini di impugnazione penale: ricorso tardivo e condanna
L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contro una sentenza emessa il 31 marzo 2022, per la quale il giudice aveva depositato contestualmente le motivazioni. Il difensore ha depositato l'atto di impugnazione il 29 aprile 2022. La Corte di Cassazione ha rilevato il mancato rispetto dei termini di impugnazione penale, fissati dalla legge a 15 giorni dalla lettura della decisione in caso di motivazione contestuale. Di conseguenza, il termine utile scadeva il 15 aprile 2022. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato L'Imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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