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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al Ricorso: Estinzione del Giudizio e Contributo Unificato
Diverse aziende (Le Società Ricorrenti) hanno rinunciato al ricorso in Cassazione. Il Curatore Fallimentare, parte avversa, ha accettato questa rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Non è stato necessario pagare un ulteriore contributo unificato, poiché la rinuncia ha fatto venir meno i presupposti per tale versamento. Questo caso chiarisce le conseguenze procedurali della rinuncia al ricorso e l'importanza dell'estinzione del giudizio.
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Licenziamento collettivo: Azienda rinuncia, lavoratrice vince le spese
Un caso di licenziamento collettivo ha visto una lavoratrice impugnare il proprio allontanamento da un'azienda aerea. La Corte d'Appello aveva riconosciuto l'illegittimità del licenziamento, ordinando la reintegrazione e un risarcimento, poiché l'azienda non aveva considerato l'intero gruppo societario nella procedura di esubero. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, ma ha poi rinunciato. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, condannando l'Azienda al pagamento delle spese legali in favore della lavoratrice, ritenendo i motivi del ricorso infondati.
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Definizione agevolata delle liti pendenti e spese di lite
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Contribuente presunte operazioni soggettivamente inesistenti ai fini IVA e IRAP per gli anni 2003 e 2004, emettendo un avviso di accertamento. I giudici di primo e secondo grado hanno annullato l'atto ritenendo insufficienti le prove presentate dal Fisco. L'Amministrazione ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la Società Contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti prevista dal Decreto Legge 119/2018, provvedendo al versamento dell'importo dovuto. L'Amministrazione Finanziaria ha confermato il perfezionamento della procedura e ha chiesto l'estinzione del processo. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese di lite a carico della parte che le ha anticipate ed escludendo il pagamento del doppio contributo unificato.
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Reiterazione contratti a termine: Rinuncia e inammissibilità dopo la stabilizzazione
Una Lavoratrice ha contestato la reiterazione di contratti a termine con l'Amministrazione Pubblica, chiedendo la conversione a tempo indeterminato e un risarcimento. La Corte d'Appello ha rigettato le sue domande, ritenendo che l'avvenuta immissione in ruolo (stabilizzazione) avesse già sanato l'abuso. La Lavoratrice ha presentato ricorso per cassazione, ma ha poi rinunciato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la rinuncia, sebbene non notificata formalmente, ha comunque evidenziato la volontà di non proseguire. Le spese legali sono state compensate. Questo caso evidenzia come la questione della reiterazione contratti a termine possa risolversi con la stabilizzazione.
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Rinuncia al ricorso tributario: accordo con il Comune ed esito
Una società impugna vari avvisi di accertamento IMU emessi da un'amministrazione comunale. Dopo le decisioni dei giudici di merito, la contribuente presenta ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società trova un accordo con l'ente impositore per definire la vertenza in via stragiudiziale. Di conseguenza, la società deposita un formale atto di rinuncia al ricorso tributario, regolarmente notificato al Comune, il quale non si oppone. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo, compensando interamente le spese legali tra le parti ed escludendo l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico della contribuente.
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Definizione Agevolata: La Cassazione rinvia la causa per debiti fiscali
Un contribuente ha impugnato cartelle di pagamento relative a IRPEF, IVA e SSN, contestando omessa notifica e tardiva iscrizione a ruolo. Dopo decisioni contrastanti nei gradi inferiori, il caso è giunto in Cassazione. Nel frattempo, il contribuente ha aderito alla "definizione agevolata" dei debiti, ottenendo l'accettazione del piano di dilazione e iniziando i pagamenti. La Corte di Cassazione, preso atto della "definizione agevolata" in corso, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo, attendendo la completa estinzione del debito per effetto della procedura agevolata.
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Rinuncia al Ricorso: La Prescrizione Contributi INPS non Decisa
Un Professionista era stato condannato a versare all'INPS i contributi alla gestione separata per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva ritenuto che la richiesta di pagamento non fosse caduta in prescrizione, considerando un differimento dei termini di versamento e un tempestivo atto interruttivo dell'INPS. Il Professionista ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della prescrizione. Tuttavia, prima della decisione, il Professionista ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il processo, esonerando il Professionista dal pagamento dell'ulteriore contributo unificato, dato che la rinuncia era rituale e l'INPS non si era costituito.
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Rinuncia al Ricorso Tributario: L’Azienda si Ritira, il Giudizio si Estingue
Un'Azienda ha impugnato un avviso di pagamento TARSU per diverse annualità, contestando la validità della notifica, la motivazione dell'atto e il calcolo delle superfici tassabili. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste. L'Azienda ha poi presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, ha deciso di esercitare la **rinuncia al ricorso tributario**. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa rinuncia, che non necessita dell'accettazione delle controparti non costituite, e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza condannare alle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: vince sul vizio di procura
Un cittadino straniero ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione il diniego della protezione internazionale emesso dal Tribunale. Successivamente alla discussione della causa ma prima della decisione finale, il richiedente ha depositato un formale atto di rinuncia agli atti del giudizio. I Supremi Giudici hanno rilevato una grave irregolarità formale nella procura speciale rilasciata all'avvocato, la quale non rispettava le prescrizioni speciali di legge e avrebbe comportato l'inammissibilità del ricorso. Nonostante questo vizio insanabile, la Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia al ricorso per cassazione prevale sempre sui vizi processuali preesistenti. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente il contenzioso senza condanna alle spese per mancata difesa del Ministero.
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Rettifica rendita catastale: il Fisco rinuncia al ricorso
Una società immobiliare presenta una dichiarazione Docfa per l'aggiornamento dei propri fabbricati. L'Amministrazione Finanziaria emette una rettifica rendita catastale, aumentando il valore fiscale dei beni. La contribuente impugna l'atto davanti ai giudici tributari, contestando l'assoluta carenza di motivazione del nuovo accertamento. Sia in primo grado sia in appello, i giudici accolgono le tesi della società e confermano l'annullamento della rettifica per difetto probatorio e motivazionale dell'Ufficio. L'ente impositore presenta ricorso per Cassazione, lamentando vizi procedurali e normativi. Nelle more del procedimento, l'Amministrazione Finanziaria deposita formale atto di rinuncia al ricorso con l'accettazione della società. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del procedimento e dispone la compensazione delle spese legali, rendendo definitiva la vittoria della contribuente.
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Definizione agevolata della lite: processo estinto in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società per imposte dirette e IVA relative all'anno 2005. La contribuente ha impugnato l'atto e la vicenda è giunta fino alla Corte di Cassazione dopo decisioni parzialmente favorevoli nei gradi di merito. Prima dell'udienza pubblica di legittimità, la società ha dimostrato il pagamento integrale delle somme dovute aderendo alla misura straordinaria di pace fiscale. La società ha quindi richiesto l'estinzione del processo. L'ente creditore non ha sollevato obiezioni. I giudici hanno dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, confermando la piena validità della definizione agevolata della lite e disponendo la compensazione integrale delle spese tra le parti in causa.
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Definizione agevolata delle cartelle: lite chiusa senza spese
Il Contribuente impugnava una cartella esattoriale emessa dall'ente di riscossione. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giungeva dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, il debitore aderiva alla definizione agevolata delle cartelle e versava regolarmente tutte le somme quantificate dalla legge. Il difensore del cittadino depositava quindi memoria di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere. I magistrati hanno compensato integralmente le spese di lite, ponendole a carico di chi le aveva anticipate, ed escluso l'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato poiché l'estinzione non equivale a una soccombenza processuale.
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Definizione agevolata delle liti: stop al processo col Fisco
L'Agenzia delle Entrate contestava a un contribuente il mancato versamento di imposte relative a IRAP, IVA e IRPEF per l'anno 2008. Dopo sentenze contrastanti nei gradi di merito, la causa approdava davanti alla Corte di Cassazione su ricorso del cittadino. Durante il giudizio di legittimità, il contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle liti prevista dalla normativa sulla pace fiscale, versando l'importo necessario per perfezionare la sanatoria. L'amministrazione finanziaria ha formalizzato l'avvenuto pagamento e ha chiesto la chiusura della lite. I giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese legali.
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Definizione agevolata liti pendenti: lite chiusa contro il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un socio un maggior reddito di partecipazione societario per l'anno 2006. Il contribuente ha vinto la causa sia in primo che in secondo grado, poiché i giudici hanno accertato l'illegittimità della pretesa tributaria. Il Fisco ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato istanza per avvalersi della definizione agevolata liti pendenti ai sensi della legge 130 del 2022, avendo vinto in entrambi i gradi di merito con valore della lite inferiore alla soglia di legge. La Suprema Corte ha preso atto della richiesta e ha sospeso il giudizio tributario, disponendo il rinvio a nuovo ruolo della causa in attesa del perfezionamento della procedura di sanatoria e della successiva estinzione definitiva.
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Definizione agevolata: Fisco bloccato dopo due gradi persi
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, socio di una società a ristretta base azionaria, contestando un maggior reddito di partecipazione per presunte operazioni inesistenti. Il contribuente ha impugnato l'atto e ha ottenuto ragione sia in primo che in secondo grado, poiché i giudici di merito hanno ritenuto illegittima la pretesa fiscale collegata alla società. L'ente impositore ha promosso ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato istanza per avvalersi della definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge 130/2022, avendo vinto in tutti i gradi precedenti con un valore non superiore a 100.000 euro. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di sospensione, disponendo il rinvio a nuovo ruolo della causa in attesa del perfezionamento della procedura agevolata.
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Definizione agevolata liti pendenti: stop al ricorso del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente, socio di una società a ristretta base azionaria, contestando un maggior reddito di partecipazione per operazioni inesistenti. Il contribuente ha impugnato l'atto e ha vinto sia in primo che in secondo grado di giudizio. L'amministrazione finanziaria ha quindi proposto ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata liti pendenti ai sensi della Legge 130/2022, avendo vinto in tutti i gradi precedenti con un valore non superiore a centomila euro. La Suprema Corte ha preso atto dell'istanza e ha sospeso il giudizio, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria e la successiva estinzione del contenzioso.
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Definizione agevolata liti pendenti: Fisco soccombente bloccato
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un contribuente per maggiori redditi di partecipazione in una società a ristretta base azionaria. Sia i giudici di primo grado sia quelli d'appello hanno annullato l'atto impositivo, accogliendo le tesi difensive del contribuente. L'ente impositore ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha formalmente richiesto la definizione agevolata liti pendenti, introdotta dalla riforma della giustizia tributaria per chiudere i contenziosi con il Fisco totalmente soccombente nei precedenti gradi. La Suprema Corte ha preso atto dell'istanza di condono e ha sospeso il giudizio ordinando il rinvio a nuovo ruolo per consentire il completamento dei pagamenti e la successiva estinzione definitiva della causa tributaria.
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Accertamento Fiscale e Definizione Agevolata: Esito della Lite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una casalinga un presunto reddito non dichiarato tramite accertamento sintetico. L'ufficio ha basato la pretesa su acquisti di beni di valore, tra cui un'automobile e una villa. La contribuente ha impugnato gli atti sostenendo la tracciabilità delle risorse fornite dal nucleo familiare, ma i giudici di merito hanno respinto i ricorsi per assenza di prova documentale. La contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando il dovuto all'ente di riscossione e notificando la relativa documentazione. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinto il giudizio
Un cittadino straniero ha promosso ricorso per cassazione contro il Ministero dell'Interno per contestare la sentenza emessa dalla Corte di Appello. Nelle more del giudizio di legittimità, la difesa del ricorrente ha depositato un atto formale di rinuncia agli atti. La Suprema Corte ha preso atto della volontà espressa dalla parte privata. I giudici hanno quindi applicato le norme procedurali vigenti in materia di abbandono dell'azione giudiziaria. La decisione ha sancito la definitiva chiusura della lite. Con specifica ordinanza, la Corte ha dichiarato la piena estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso per cassazione.
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Rischio di confusione tra marchi: lite estinta per rinuncia
Una multinazionale ha contestato la registrazione di un nuovo segno distintivo composto dalla parola comune per i libri preceduta da un termine legato alla scalata. L'azienda sosteneva che esistesse un evidente rischio di confusione tra marchi con i propri segni già registrati a livello internazionale. Gli organi amministrativi hanno rigettato l'opposizione, rilevando la natura debole e comune della parola finale e la forza distintiva del prefisso iniziale. La multinazionale ha proposto ricorso alla Suprema Corte, ma ha successivamente depositato formale atto di rinuncia, prontamente accettato dalla controparte. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'abbandono della causa e hanno dichiarato estinto il processo, escludendo l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico della società rinunciante.
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