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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite discografica
Un celebre autore musicale ha promosso una causa contro note case discografiche ed emittenti radiotelevisive per controversie legate a contratti editoriali e diritti d'autore. Dopo vari gradi di giudizio, l'artista ha impugnato la decisione sfavorevole della Corte di Appello proponendo ricorso davanti alla Suprema Corte. Tuttavia, prima dell'udienza di discussione, il musicista ha formalizzato la rinuncia al ricorso in Cassazione. Le società resistenti hanno accettato espressamente tale rinuncia. I giudici di legittimità hanno preso atto dell'accordo tra le parti, dichiarando la totale estinzione del giudizio. La Corte ha inoltre stabilito che non vi è luogo a provvedere sulle spese legali, chiudendo definitivamente la controversia senza alcun addebito economico tra le parti.
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Definizione agevolata: stop al ricorso ed estinzione del debito
Una società contribuente riceve un avviso di accertamento ICI da parte del Comune per il possesso di terreni edificabili. La contribuente contesta la validità della delega al funzionario comunale e la congruità del valore economico attribuito ai beni. La lite prosegue fino alla Corte di Cassazione, dove la società sceglie di accedere alla procedura di definizione agevolata dei carichi tributari, pagando le rate previste e rinunciando al ricorso. I giudici di legittimità dichiarano estinto il processo per sopravvenuta cessazione della materia del contendere. Questa pronuncia chiude formalmente la controversia, stabilendo la compensazione delle spese legali ed escludendo l'addebito di sanzioni processuali a carico della società.
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Definizione agevolata: stop al ricorso ed estinzione del debito
Una società contribuente ha impugnato alcune cartelle di pagamento riguardanti l'imposta comunale sugli immobili per varie annualità pregresse. Durante il procedimento di legittimità, la società ha presentato istanza di definizione agevolata dei carichi iscritti a ruolo, completando integralmente i pagamenti rateali previsti dal piano concordato con l'agente della riscossione. A seguito dell'adempimento e della formale rinuncia alla lite, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere. I giudici hanno inoltre disposto la compensazione delle spese legali, escludendo l'obbligo di versare il doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e tributi
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento tributario relativo all'imposta sugli immobili emesso da un ente locale. A seguito di un giudizio di appello sfavorevole, l'azienda ha presentato ricorso alla Suprema Corte. Durante il procedimento di legittimità, la contribuente ha notificato formalmente alla controparte la rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte ha preso atto della scelta abdicativa, dichiarando l'estinzione del processo. I giudici hanno stabilito la compensazione delle spese legali e hanno escluso il raddoppio del contributo unificato. Tale sanzione economica eccezionale opera infatti solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a causa e sanzioni
Una società contribuente riceve un avviso di accertamento dal Comune per l'imposta comunale sugli immobili relativa a un'annualità pregressa. Dopo la decisione sfavorevole dei giudici di secondo grado, l'azienda promuove impugnazione davanti ai giudici di legittimità. Durante la causa, la società decide di formalizzare la rinuncia al ricorso per cassazione mediante notifica al Comune. I giudici prendono atto della volontà della contribuente ed evidenziano la natura di atto unilaterale non accettizio ma ricettizio di tale scelta. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio e stabilisce la compensazione delle spese legali, escludendo il pagamento del doppio contributo unificato poiché l'abbandono volontario della causa non equivale al rigetto.
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Rinuncia al ricorso per cassazione tra Ente e ISTAT
Un Ente pubblico ha impugnato la decisione del Consiglio di Stato riguardante l'inserimento nell'elenco delle amministrazioni pubbliche dell'Istituto nazionale di statistica. L'Ente ha contestato un presunto eccesso di potere giurisdizionale dinanzi alle Sezioni Unite civili. Tuttavia, prima dell'adunanza camerale, l'Ente ha depositato formale atto di rinuncia, prontamente accettato dall'amministrazione resistente. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato concluso il procedimento per intervenuta rinuncia al ricorso per cassazione, prendendo atto dell'accordo tra le parti anche in merito alla compensazione integrale delle spese di lite.
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Esonero dal lavoro notturno: la tutela della madre prevale
Una lavoratrice impiegata come assistente di volo ottiene giudizialmente l'esonero dal lavoro notturno fino al compimento dei tre anni di età del figlio. Il datore di lavoro contesta la decisione e ricorre davanti alla Corte di Cassazione, lamentando l'impossibilità di adibire la dipendente a turni tra le 24 e le 6 e alle trasferte con pernottamento fuori sede. Nelle more del giudizio di legittimità, l'azienda deposita formale atto di rinuncia al ricorso, regolarmente accettato dalla lavoratrice. I giudici della Suprema Corte prendono atto della concorde volontà delle parti e dichiarano l'estinzione del processo. Questa conclusione consolida definitivamente la tutela del diritto della madre lavoratrice all'esenzione dai turni notturni e dai pernottamenti operativi, senza alcun addebito di spese legali o raddoppio del contributo unificato a carico della società ricorrente.
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Fisco contro contribuenti: la rinuncia al ricorso per cassazione
L'Amministrazione Finanziaria ha richiesto il pagamento di imposte a un contribuente e a due società commerciali. I contribuenti hanno impugnato l'avviso di liquidazione e hanno ottenuto ragione davanti ai giudici tributari regionali, i quali hanno annullato la pretesa fiscale. Il Fisco ha inizialmente impugnato la decisione, ma ha successivamente annullato in autotutela il proprio atto a seguito di interventi legislativi e costituzionali chiarificatori. L'Avvocatura dello Stato ha quindi notificato la formale rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici supremi hanno dichiarato estinto il procedimento, confermando la vittoria definitiva dei contribuenti e disponendo la compensazione integrale delle spese di lite a causa del mutato quadro normativo.
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Definizione agevolata: lite fiscale chiusa e debito estinto
Un contribuente impugna una cartella di pagamento IRPEF derivante da un precedente giudizio estinto. I giudici tributari respingono il ricorso sia in primo sia in secondo grado. L'interessato propone quindi ricorso in Cassazione. Nelle more del procedimento, il contribuente aderisce alla definizione agevolata dei carichi pendenti e versa per intero le somme dovute. Successivamente deposita la prova dei pagamenti e chiede di dichiarare conclusa la controversia. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere per via dell'integrale pagamento del debito rottamato. Ciascuna parte sopporta le spese sostenute e non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata contro Fisco: stop definitivo alla causa
La Società contribuente riceveva un atto sanzionatorio per questioni IVA relative all'anno 2003 e decideva di presentare ricorso per cassazione contro l'amministrazione finanziaria. Successivamente, la Società ha aderito alla definizione agevolata per sanare la vertenza fiscale e ha notificato formale rinuncia al ricorso. I giudici hanno preso atto dell'accordo e hanno dichiarato l'estinzione definitiva del processo, stabilendo l'integrale compensazione delle spese legali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite chiusa senza sanzioni
Nel corso di una controversia originata da una vendita, i ricorrenti hanno formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite il proprio difensore munito di procura speciale. La controparte ha accettato espressamente la rinuncia concordando la compensazione integrale delle spese di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il procedimento senza esaminare il merito della lite. Tale esito ha escluso l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato a carico della parte rinunciante. La vicenda si è conclusa con l'abbandono consensuale del contenzioso prima della pronuncia definitiva.
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Lite col Fisco: la definizione agevolata della lite chiude la causa
Una contribuente e l'ente di riscossione hanno intrapreso una complessa controversia tributaria giunta fino alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha richiesto di accedere alla definizione agevolata della lite prevista dalla legge. Entrambe le parti hanno depositato memorie scritte confermando l'accordo e chiedendo la chiusura del contenzioso. I giudici hanno preso atto della concorde volontà e hanno dichiarato l'estinzione del procedimento giudiziario, disponendo l'integrale compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Estinzione del giudizio di cassazione: stop alla lite
La controversia di lavoro giunta all'ultimo grado di giudizio si è conclusa anticipatamente. Una delle parti o entrambe hanno formalizzato la rinuncia o l'accordo che supera il contenzioso in corso. La Suprema Corte ha verificato il venire meno dell'interesse a proseguire la causa. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione. Il provvedimento chiude definitivamente il procedimento senza necessità di ulteriori passaggi procedurali e senza riesaminare la sentenza d'appello impugnata, rendendo definitivo l'assetto stabilito o concordato.
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Definizione agevolata delle cartelle: lite chiusa senza spese
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento relativa all'imposta comunale sugli immobili per diversi anni pregressi. Durante il giudizio di legittimità, la società ha aderito alla sanatoria fiscale ed ha provveduto al pagamento integrale delle somme determinate dall'ente di riscossione. Successivamente, la contribuente ha depositato una formale rinuncia al ricorso. I giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio per sopravvenuta cessazione della materia del contendere in virtù della definizione agevolata delle cartelle. La Corte ha disposto la compensazione delle spese legali e ha escluso l'obbligo del raddoppio del contributo unificato a carico dell'impresa.
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Lite Fiscale Chiusa: Rinuncia al Ricorso Tributario
Una società impugna un avviso di accertamento fiscale per imposte non versate. Dopo due gradi di giudizio contrari, l'azienda si rivolge alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza della lite, la società raggiunge un accordo transattivo con l'ente impositore per definire il debito. La contribuente deposita formale rinuncia al ricorso tributario e l'amministrazione finanziaria aderisce alla richiesta. I giudici di legittimità dichiarano estinto il processo per cessazione della materia del contendere. La Corte dispone l'integrale compensazione delle spese legali tra le parti e chiarisce che la società non deve versare il doppio del contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta a seguito dell'accordo pacifico.
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Rinuncia al ricorso: lite sui compensi e spese azzerate
Un professionista legale ha impugnato in Cassazione il provvedimento del tribunale relativo ai propri compensi professionali dovuti da una società di trasporti. Durante il procedimento di legittimità, il legale ha formalizzato la rinuncia al ricorso. La società controricorrente ha notificato la propria formale accettazione di tale atto. La Suprema Corte ha verificato il pieno rispetto dei requisiti di legge e l'adesione della controparte, dichiarando l'estinzione del processo. A seguito dell'accettazione congiunta, i giudici non hanno disposto alcuna condanna per le spese di lite.
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Definizione agevolata dei carichi pendenti ed estinzione lite
Una società impugna una cartella esattoriale relativa a un credito d'imposta ritenuto indebito dal Fisco. La lite prosegue fino alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, l'impresa aderisce alla misura straordinaria della definizione agevolata dei carichi pendenti e versa per intero gli importi concordati all'agente della riscossione. Contestualmente, la contribuente deposita formale rinuncia al ricorso. I giudici supremi accertano il perfezionamento della sanatoria e dichiarano l'estinzione del processo. Ciascuna parte sopporta le proprie spese legali e la società evita qualsiasi sanzione aggiuntiva per il mancato proseguimento della causa.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e liti
Una società proprietaria ha impugnato una delibera dell'assemblea condominiale, chiedendo anche la restituzione delle somme pagate. Dopo la decisione sfavorevole dei giudici d'appello, la condomina ha presentato ricorso davanti ai giudici di legittimità. Nelle more del procedimento, le due parti hanno stipulato un accordo transattivo per chiudere ogni lite in via amichevole. La società ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta per accettazione anche dal rappresentante del condominio. I Supremi Giudici hanno preso atto dell'accordo e dichiarato l'estinzione del processo. Il Collegio ha chiarito che, in caso di rinuncia, la parte non deve versare il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una sanzione riservata esclusivamente ai casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: azienda condannata
I lavoratori citano l'azienda per ottenere il computo del periodo di apprendistato negli scatti di anzianità. I giudici di merito accertano il loro diritto e condannano il datore di lavoro al pagamento delle somme maturate. L'azienda propone impugnazione, ma successivamente notifica un atto per abbandonare la causa, depositando solo le ricevute di notifica e non il documento formale. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La rinuncia al ricorso per cassazione, pur priva delle formalità di legge per dichiarare l'estinzione, dimostra l'assenza di utilità a proseguire il processo. La società perde la lite e deve pagare le spese legali ai dipendenti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop a spese e doppio costo
Un garante contesta la validità di alcune fideiussioni bancarie per violazione della normativa antitrust e impugna la decisione sfavorevole davanti alla Corte di Cassazione. Prima della discussione, il garante deposita formale atto di rinuncia e la società di recupero crediti accetta tale scelta. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del giudizio. L'accettazione reciproca azzera le spese processuali tra le parti. I giudici chiariscono inoltre che la rinuncia al ricorso in Cassazione non comporta il raddoppio del contributo unificato, misura sanzionatoria riservata ai soli casi di rigetto o inammissibilità.
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