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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Tempo di vestizione: l’Azienda cede e paga l’infermiera
Un'infermiera ha agito in giudizio contro l'Azienda Sanitaria per ottenere la retribuzione per il tempo di vestizione della divisa e il passaggio di consegne a inizio e fine turno. I giudici territoriali hanno riconosciuto il suo pieno diritto al compenso, qualificando tali attività come parte integrante dell'orario di lavoro. L'Azienda Sanitaria ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, ma successivamente ha depositato memorie dichiarando di non voler più contestare la sentenza. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'Azienda Sanitaria è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Definizione agevolata della lite: stop al fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società e ai soci la mancata dichiarazione di ricavi per diverse annualità, richiedendo il pagamento di maggiori imposte. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la causa è approdata dinanzi alla Corte di Cassazione. I contribuenti hanno quindi presentato la domanda di definizione agevolata della lite prevista dalla legge speciale, versando regolarmente la prima rata. L'Amministrazione finanziaria non ha respinto la richiesta entro i termini previsti e nessuna delle parti ha chiesto la discussione della causa. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le aveva anticipate.
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Retribuzione tempo di vestizione: l’azienda paga le spese
Un'infermiera ha richiesto all'azienda sanitaria il pagamento dei minuti impiegati a inizio e fine turno per indossare la divisa e scambiare le consegne cliniche. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto della dipendente alla retribuzione tempo di vestizione, qualificando queste attività come parte integrante dell'orario di lavoro. L'Azienda Sanitaria ha presentato ricorso per cassazione, ma in seguito ha depositato una memoria dichiarando di rinunciare all'azione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, confermando in via definitiva il compenso economico per la lavoratrice e condannando il datore di lavoro al pagamento delle spese legali.
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Tempo di vestizione e svestizione: stop al ricorso dell’Azienda
Un'infermiera ha agito in giudizio contro l'Azienda Sanitaria per ottenere la retribuzione legata alle attività preparatorie di inizio e fine turno. I giudici di merito hanno accertato il suo diritto al compenso per il tempo di vestizione e svestizione della divisa e per il passaggio di consegne con i colleghi. L'Azienda Sanitaria ha presentato ricorso per cassazione, ma in seguito ha dichiarato formalmente di rinunciare all'impugnazione per sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente, confermando in via definitiva la spettanza economica per la lavoratrice e condannando il datore di lavoro al rimborso delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso tributario: chiude la lite con il Fisco
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di rettifica e liquidazione emesso dall'Agenzia delle Entrate sul valore di diritti immobiliari trasferiti. Dopo una serie di gradi di giudizio, la vicenda è approdata dinanzi alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, la società contribuente ha scelto di versare integralmente le somme richieste dall'amministrazione finanziaria e ha formalizzato la rinuncia al ricorso tributario. L'ente impositore non ha sollevato obiezioni al deposito dell'atto. I giudici di legittimità hanno preso atto del pagamento e della volontà del contribuente, dichiarando estinto il giudizio e compensando interamente le spese processuali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: estinzione e spese
La controversia trae origine da una lite agraria decisa dalla Corte d'Appello. Il ricorrente ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. Successivamente, lo stesso ricorrente ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione. I controricorrenti hanno espresso piena adesione a tale scelta. Entrambe le parti hanno richiesto concordemente la compensazione delle spese di giudizio. I giudici supremi hanno accertato la regolarità degli atti depositati e la concorde volontà dei contendenti. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione immediata del giudizio di legittimità. Il provvedimento ha disposto l'integrale compensazione delle spese processuali, chiudendo definitivamente la lite senza entrare nel merito della questione iniziale.
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Rivalutazione terreni e imposta sostitutiva tra stime e debiti
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a diversi comproprietari una plusvalenza non dichiarata sulla vendita di un terreno. I contribuenti avevano utilizzato la procedura di rivalutazione terreni e imposta sostitutiva, effettuando una prima perizia e successivamente una stima integrativa a seguito di proroghe di legge. Uno dei comproprietari ha estinto la propria posizione aderendo alla definizione agevolata delle liti pendenti. Per gli altri contribuenti, l'Amministrazione finanziaria ha eccepito l'insufficienza dei versamenti eseguiti, non avendo questi conteggiato gli interessi di rateizzazione del 3% annuo. La Corte di Cassazione ha confermato che i versamenti della prima perizia si imputano direttamente a deconto del debito finale. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Ufficio rinviando il giudizio tributario di secondo grado per verificare se l'importo totale pagato coprisse sia l'imposta che gli interessi dovuti.
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Fisco contro impresa: la definizione agevolata tributaria
L'Agenzia delle Entrate richiedeva a una società commerciale il pagamento di maggiori imposte IVA e IRES. Il contenzioso è approdato davanti alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, l'impresa ha presentato domanda per accedere alla definizione agevolata tributaria, versando la prima rata prevista dalla norma. L'ente impositore non ha sollevato obiezioni né ha presentato istanze di prosecuzione entro i termini fissati dalla legge. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo per chiusura della lite. La società ha così estinto la pendenza fiscale senza ulteriori spese processuali aggiuntive.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si estingue la lite sulla TIA
Un gestore del servizio rifiuti ha impugnato la decisione che annullava un accertamento della Tariffa Igiene Ambientale (TIA) emesso contro un'azienda. Il gestore contestava la riduzione della superficie tassabile legata alla produzione di rifiuti speciali. Tuttavia, prima dell'udienza davanti alla Corte di Cassazione, il gestore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. I giudici di legittimità, verificata la regolarità della rinuncia firmata dal difensore munito di procura speciale, hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la controversia si è conclusa a favore del contribuente senza una decisione sul merito e senza condanna alle spese per la mancata costituzione della controparte.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: confermata l’esenzione TIA
Il Gestore dei Servizi Ambientali ha impugnato la sentenza d'appello che riconosceva all'Azienda l'esenzione dalla Tariffa Igiene Ambientale (TIA) per le aree destinate alla produzione di rifiuti speciali e stoccaggio. Tuttavia, prima dell'udienza, il Gestore ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, l'Azienda mantiene l'esenzione precedentemente ottenuta, senza dover pagare ulteriori spese processuali o il raddoppio del contributo unificato, non essendoci stata una pronuncia di rigetto.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop al fisco
L'Agenzia delle Entrate aveva notificato a una società un avviso di accertamento per il recupero di imposte relative all'anno 2005. Durante il giudizio di Cassazione, la società e i soci hanno richiesto la definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. n. 119/2018, pagando l'importo dovuto. L'ufficio finanziario ha confermato la regolarità della procedura e ha chiesto la chiusura del caso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: i garanti si arrendono alla banca
I garanti di una società insolvente si sono opposti al decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Dopo il rigetto dell'opposizione nei primi due gradi di giudizio, i garanti hanno proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte. Successivamente, i ricorrenti hanno deciso di non proseguire la battaglia legale e hanno notificato un formale atto di rinuncia alla controparte. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà delle parti e ha dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta rinuncia al ricorso in Cassazione, disponendo la compensazione delle spese di giudizio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite da milioni
Il Consorzio Locatore ha intimato lo sfratto per morosità alla Società Conduttrice per il mancato pagamento dei canoni di un immobile industriale. Dopo le sentenze di merito che hanno dichiarato la risoluzione del contratto e condannato la conduttrice al pagamento dei canoni arretrati, quest'ultima ha proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la Società Conduttrice ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal Consorzio. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, escludendo l'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato e disponendo la compensazione delle spese legali come concordato tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa con lo Stato
Un cittadino straniero ha proposto ricorso in Cassazione contro il Ministero dell'Interno avverso una sentenza della Corte d'Appello. Successivamente, lo stesso ricorrente ha depositato un atto formale con cui ha dichiarato la propria rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della parte e verificata la regolarità dell'atto, ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, ponendo fine alla controversia senza esaminare il merito della vicenda e rendendo definitiva la decisione precedente.
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Licenziamento collettivo: rinuncia in Cassazione e reintegra
Una società di navigazione aerea intima un licenziamento collettivo a un proprio dipendente. I giudici di merito dichiarano illegittimo il recesso, accertando l'esistenza di un unico complesso aziendale tra le società coinvolte, e ordinano la reintegrazione e il risarcimento del lavoratore. Le società impugnano la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, i liquidatori delle imprese rinunciano formalmente al ricorso. La Suprema Corte prende atto della rinuncia e dichiara estinto il giudizio. I giudici chiariscono inoltre che la rinuncia all'impugnazione non comporta l'obbligo di versare il doppio contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria si applica soltanto nei casi tipici di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso e fine del processo senza spese
Un gruppo di eredi ha impugnato in Cassazione una sentenza emessa dalla Corte d'Appello. Prima dello svolgimento dell'udienza, la parte ricorsale ha deciso di depositare un atto di rinuncia al ricorso per abbandonare la lite. Le parti controinteressate, pur avendo ricevuto la notifica degli atti, sono rimaste intimate e non hanno svolto alcuna attività di difesa. Il Pubblico Ministero ha richiesto l'estinzione del procedimento. La Corte di Cassazione ha verificato la regolarità formale dell'atto di rinuncia e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché le parti intimate non hanno sostenuto spese difensive, i giudici non hanno applicato alcuna condanna per i costi di causa.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: effetti su spese e giudizio
Due amministratori di un istituto bancario hanno subito sanzioni pecuniarie dall'Autorità di Vigilanza per presunte irregolarità nella gestione del credito e nei controlli interni. Dopo la conferma dei provvedimenti in secondo grado, gli amministratori hanno proposto impugnazione davanti alla Suprema Corte. Nel corso del giudizio, i ricorrenti hanno notificato un atto formale di Rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente accettato dalla controparte. La Corte ha constatato il rispetto dei requisiti di legge e ha dichiarato l'estinzione del processo. Contestualmente, i giudici hanno liquidato le spese di lite secondo gli accordi intervenuti tra le parti ed hanno escluso il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura applicabile solo nei casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rottamazione dei debiti ed estinzione del processo: la sentenza
Un ente ecclesiastico ha impugnato le pretese dell'ente previdenziale relative a presunti contributi omessi notificati tramite cartelle esattoriali. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il debitore ha presentato richiesta per la rottamazione dei debiti ed estinzione del processo, impegnandosi a rinunciare alla lite e rateizzando il debito residuo. I giudici della Suprema Corte hanno rilevato la validità della procedura di definizione agevolata e hanno dichiarato estinto il processo per legge. La decisione ha chiarito che la sanatoria assorbe integralmente le spese di lite, evitando a entrambe le parti ulteriori costi legali e la condanna alle spese del giudizio.
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Correzione errore materiale: la rinuncia estingue la causa
Un condomino ha presentato un ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione chiedendo la correzione errore materiale di un'ordinanza emessa in precedenza. Nel corso della procedura, il legale rappresentante della parte ricorrente, espressamente autorizzato tramite un apposito mandato speciale, ha depositato l'atto formale di rinuncia al ricorso. Il condominio e le altre parti intime non hanno svolto alcuna attività difensiva e non si sono costituiti nel giudizio. La Corte di Cassazione ha rilevato la regolare rinuncia agli atti processuali. I giudici supremi hanno dichiarato l'estinzione del procedimento e hanno deciso di non liquidare le spese di lite, considerata la mancata costituzione delle controparti.
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Definizione agevolata: stop alle liti con l’INPS
Un'azienda ha impugnato una cartella esattoriale dell'INPS relativa a contributi previdenziali non versati. Durante il giudizio di Cassazione, l'azienda ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando integralmente il debito a rate. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio, compensando le spese di lite tra le parti, poiché l'avvenuto pagamento estingue ogni pretesa originaria.
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