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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: la forma prevale sull’intenzione in Cassazione
Una Lavoratrice, docente, aveva presentato ricorso in Cassazione contro il Ministero per questioni relative a contratti a tempo determinato, dopo che la Corte d'Appello aveva rigettato le sue domande. Prima dell'udienza, la Lavoratrice ha depositato un atto di **rinuncia al ricorso**. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la **rinuncia al ricorso** sia un atto unilaterale, deve essere notificata alla controparte. Poiché questa notifica non è avvenuta, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese legali sono state compensate.
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Contratto a termine illegittimo: confermata la stabilizzazione
Un operaio specializzato impiegato nella manutenzione ordinaria e straordinaria ha contestato la successione di contratti a tempo determinato stipulati tra il 2002 e il 2011 con un ente pubblico economico. I giudici di merito hanno accertato il contratto a termine illegittimo per la generica indicazione delle causali e per la mancanza di un effettivo legame con esigenze contingenti, ordinando la riammissione in servizio a tempo indeterminato e il risarcimento del danno. L'ente datore di lavoro ha presentato ricorso per Cassazione, ma ha successivamente depositato un atto di formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile, rendendo definitiva la stabilizzazione dell'operaio.
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Rinuncia al Ricorso in Cassazione: Estinzione del Processo e Spese Legali
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui due società, già condannate in appello a reintegrare una lavoratrice e a risarcirla per un licenziamento, hanno deciso di ritirare il loro ricorso. Nonostante la lavoratrice controricorrente non abbia formalmente accettato questa rinuncia, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Questo significa che la sentenza di appello, favorevole alla lavoratrice, è diventata definitiva. La Corte ha condannato le società rinuncianti al pagamento delle spese legali del giudizio di legittimità in favore dei difensori della lavoratrice, riconoscendo il loro diritto di ricevere direttamente tali somme dopo la Rinuncia al ricorso in Cassazione.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo e lite estinta
Una lavoratrice chiedeva la restituzione con prelazione privilegiata delle somme versate al fondo integrativo pensioni aziendale. L'istituto datore di lavoro, sottoposto a liquidazione coatta amministrativa, contestava la richiesta e proponeva ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole alla dipendente. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale per dirimere ogni reciproca pretesa. La società ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione e la controparte ha accettato tale atto rinunciando a sua volta alle proprie difese. La Suprema Corte ha preso atto della concorde volontà espressa e ha dichiarato estinto il processo, compensando interamente le spese di lite tra i contendenti.
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Abuso Contratti a Termine: Rinuncia e Inammissibilità del Ricorso
Un Lavoratore ha contestato l'abuso contratti a termine con l'Amministrazione Pubblica, chiedendo la conversione del rapporto e il risarcimento danni. La Corte d'Appello ha rigettato la sua richiesta, sostenendo che l'immissione in ruolo successiva del Lavoratore sanava l'abuso, a meno di specifici danni ulteriori. Il Lavoratore ha poi presentato ricorso in Cassazione, ma ha rinunciato prima dell'udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la rinuncia non era stata notificata correttamente. Le spese legali sono state compensate, data l'incertezza interpretativa sulla questione dell'abuso dei contratti a termine e l'immissione in ruolo.
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Abuso Contratto a Termine: Rinuncia al Ricorso Rende Inammissibile
Due lavoratori, un docente e un amministrativo, hanno presentato ricorso contro il Ministero dell'Istruzione, lamentando l'abuso del contratto a termine. La Corte d'Appello aveva respinto le loro richieste di risarcimento, non ravvisando un uso improprio dei contratti. I lavoratori hanno poi rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la rinuncia non è stata notificata correttamente. Le spese legali sono state compensate.
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Sgravi Contributivi Agricoli: Ricorso Estinto per Inutilità
L'Azienda Agricola ha richiesto sgravi contributivi agricoli, sostenendo la validità di una vecchia legge (Legge n. 991/52). I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo la norma implicitamente abrogata. Durante il ricorso in Cassazione, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale una parte del D.Lgs. n. 179/2009 che manteneva in vigore la legge sugli sgravi. Questa pronuncia ha reso inutile la controversia. L'Azienda Agricola ha quindi rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia, compensando le spese legali tra le parti.
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Transito nel ruolo civile: revoca assegno e rinuncia al ricorso
Un dipendente della Polizia Penitenziaria ottiene il transito nel ruolo civile del Ministero della Giustizia con mansioni di coadiutore. Il Ministero assegna inizialmente un assegno economico integrativo non riassorbibile per garantire la parità retributiva, ma poi revoca il beneficio economico. La Corte d'Appello respinge la richiesta del dipendente e dichiara la piena riassorbibilità dell'assegno a fronte dei successivi incrementi contrattuali stipendiali. Il lavoratore propone ricorso per Cassazione contro questa decisione ma, prima dell'udienza finale di discussione, deposita un atto di rinuncia formale al giudizio. I giudici di legittimità prendono atto della rinuncia del ricorrente, dichiarano l'estinzione definitiva della controversia e compensano integralmente tra le parti le spese legali.
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Rinuncia al Ricorso: L’Estinzione del Giudizio e le Spese Legali
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di Estinzione del giudizio in materia di lavoro. Due Aziende, già condannate in appello a reintegrare un Lavoratore e a pagargli un'indennità risarcitoria, hanno rinunciato al ricorso in Cassazione. Il Lavoratore, pur prendendo atto della rinuncia, non l'ha accettata formalmente ma ha chiesto la liquidazione delle spese legali. La Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che la rinuncia al ricorso produce i suoi effetti anche senza accettazione, portando al passaggio in giudicato della sentenza precedente. Le Aziende rinuncianti sono state condannate a rimborsare le spese legali al Lavoratore.
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Abuso dei contratti a termine: rinuncia al ricorso e inammissibilità
Una lavoratrice del settore pubblico ha contestato l'abuso dei contratti a termine reiterati, chiedendo la conversione del suo rapporto in tempo indeterminato o il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha respinto le sue richieste, ritenendo che la successiva immissione in ruolo avesse già sanato l'abuso. La lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione ma ha poi rinunciato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la rinuncia, sebbene presentata, non era stata notificata alla controparte, impedendo l'estinzione del processo ma evidenziando la mancanza di volontà di proseguire. Le spese sono state compensate.
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Licenziamento: Aziende rinunciano, ma il principio dell’Unico centro di imputazione del rapporto di lavoro resiste
Una lavoratrice, licenziata da due società aeree, ha ottenuto la reintegrazione e un risarcimento. La Corte d'Appello aveva riconosciuto un "unico centro di imputazione del rapporto di lavoro" tra le due aziende. Le Società Aeree hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando tale riconoscimento e la non detraibilità dell'aliunde perceptum dal risarcimento. Tuttavia, hanno poi rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio e ha condannato le Società Aeree a pagare le spese legali alla Lavoratrice. La Corte ha anche evidenziato che, in base alla sua giurisprudenza, il ricorso delle aziende sarebbe stato probabilmente respinto, confermando il principio dell'unico centro di imputazione del rapporto di lavoro.
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Inquadramento professionale: vittoria fuori dal tribunale, ricorso inammissibile
Un gruppo di dipendenti pubblici, ufficiali giudiziari, ha contestato il proprio inquadramento professionale presso il Ministero della Giustizia. Essi chiedevano di essere riclassificati in un'area superiore (terza area, funzionario UNEP), sostenendo che le loro mansioni non fossero correttamente riconosciute dal Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI) del 2010. Durante il processo di Cassazione, il Ministero ha indetto una procedura selettiva interna che ha permesso ai lavoratori di ottenere l'inquadramento superiore desiderato. Per questo motivo, il loro difensore ha dichiarato la sopravvenuta carenza di interesse al ricorso. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile e ha compensato le spese legali.
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Estinzione del processo per rinuncia: il Lavoratore ritira il ricorso
Un Lavoratore aveva impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello che aveva respinto le sue richieste in una controversia di pubblico impiego contro un Ente Pubblico. Durante il procedimento di legittimità, il Lavoratore ha deciso di rinunciare al ricorso. L'Ente Pubblico ha accettato questa rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, senza pronunciarsi sulle spese legali e confermando che, in questi casi, non si applica il raddoppio del contributo unificato. Questo caso evidenzia come l'estinzione del processo per rinuncia possa chiudere una controversia.
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Abuso Contratti a Termine: Insegnante Rinuncia, Cassazione Dichiara Inammissibile
Un'insegnante ha contestato l'abuso di contratti a termine con l'Amministrazione Pubblica, chiedendo la conversione a tempo indeterminato o il risarcimento danni. La Corte d'Appello ha respinto le sue richieste, ritenendo che l'immissione in ruolo successiva avesse già sanato l'abuso e che non fossero stati provati ulteriori danni. L'insegnante ha presentato ricorso in Cassazione ma ha poi rinunciato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese legali tra le parti data l'incertezza interpretativa sulla questione dell'abuso dei contratti a termine e l'immissione in ruolo.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: estinto il ricorso
La controversia nasce dall'impugnazione di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato da una società cooperativa al proprio dipendente. La Corte di Appello ha annullato il recesso e ha ordinato la reintegrazione del dipendente, rilevando che l'azienda non aveva motivato le ragioni della soppressione della specifica posizione lavorativa. La società ha proposto ricorso in Cassazione e il lavoratore ha resistito con controricorso. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto una conciliazione in sede sindacale e hanno depositato formale atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha preso atto della volontà concorde dei contendenti, ha dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia e ha disposto l'integrale compensazione delle spese legali, chiudendo definitivamente la lite.
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Reiterazione contratti a tempo determinato e ruolo
Diversi lavoratori della scuola hanno citato il Ministero dell'Istruzione contestando l'abusiva reiterazione contratti a tempo determinato e chiedendo il risarcimento del danno. Quasi tutti i docenti hanno rinunciato al giudizio dopo la loro immissione in ruolo. Una sola lavoratrice ha proseguito l'azione giudiziaria sostenendo il diritto al risarcimento economico nonostante la stabilizzazione lavorativa. La Corte di Cassazione ha confermato che l'assunzione a tempo indeterminato cancella integralmente l'abuso dei contratti a termine. Il dipendente non puo ottenere un risarcimento forfettario automatico senza dimostrare danni ulteriori e specifici. I giudici hanno respinto il ricorso della lavoratrice e dichiarato inammissibili le posizioni dei colleghi rinuncianti.
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Estinzione del processo per rinuncia: Aziende Condannate alle Spese
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di **Estinzione del processo per rinuncia** al ricorso. Due società, già poste in liquidazione, avevano impugnato una sentenza d'Appello che rigettava alcune loro domande e le condannava al pagamento delle spese legali in favore di un Lavoratore. Le società hanno rinunciato al ricorso in Cassazione. Il Lavoratore, pur non aderendo formalmente alla rinuncia, ha chiesto la liquidazione delle spese. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che la rinuncia produce effetti processuali anche senza accettazione e che le spese del giudizio di legittimità devono essere poste a carico delle società rinuncianti, a favore del Lavoratore.
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Rinuncia al Ricorso: Estinzione del Processo e Spese Legali
Due società aeree avevano impugnato una sentenza che le obbligava a reintegrare un lavoratore e a pagare un'indennità. Durante il giudizio di Cassazione, le società hanno rinunciato al ricorso. Il lavoratore non ha accettato la rinuncia, ma ha chiesto il pagamento delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che la rinuncia al ricorso in Cassazione produce i suoi effetti anche senza l'accettazione della controparte. Le società ricorrenti sono state condannate a rimborsare le spese legali al lavoratore.
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Reiterazione contratti a termine: Rinuncia e inammissibilità dopo la stabilizzazione
Una Lavoratrice ha contestato la reiterazione di contratti a termine con l'Amministrazione Pubblica, chiedendo la conversione a tempo indeterminato e un risarcimento. La Corte d'Appello ha rigettato le sue domande, ritenendo che l'avvenuta immissione in ruolo (stabilizzazione) avesse già sanato l'abuso. La Lavoratrice ha presentato ricorso per cassazione, ma ha poi rinunciato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la rinuncia, sebbene non notificata formalmente, ha comunque evidenziato la volontà di non proseguire. Le spese legali sono state compensate. Questo caso evidenzia come la questione della reiterazione contratti a termine possa risolversi con la stabilizzazione.
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Rinunzia al ricorso: la transazione estingue il giudizio
Un lavoratore ha ottenuto in appello la condanna del datore di lavoro al pagamento di differenze retributive, TFR e contributi omessi. Il datore di lavoro ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Durante la pendenza del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la lite in modo bonario. A seguito dell'intesa, il datore di lavoro ha formalizzato la rinunzia al ricorso, sottoscritta per accettazione anche dal lavoratore e dai difensori. La Corte di Cassazione ha preso atto della volontà comune e ha dichiarato l'estinzione del processo. Poiché la rinunzia è stata concordata, la Corte non ha addebitato le spese di lite e ha escluso l'obbligo di versare l'ulteriore somma a titolo di contributo unificato.
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