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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Lite medica e accordo: vale la cessata materia del contendere
Un dirigente medico chiedeva all'Azienda Sanitaria l'indennità di posizione variabile per la direzione di un dipartimento sanitario, svolta per diversi mesi a seguito del pensionamento del titolare. I giudici di merito respingevano la domanda, ritenendo l'incarico una mera sostituzione provvisoria priva di contratto formale e rilevando l'intervenuta prescrizione del diritto economico. Il lavoratore proponeva ricorso per cassazione. Durante il giudizio di legittimità, le parti depositavano atti di rinuncia e accettazione sottoscritti solo dai difensori privi di procura speciale. La Suprema Corte ha escluso l'estinzione formale del processo, ma ha comunque rilevato l'esistenza di un accordo transattivo extragiudiziale sottoscritto dalle parti. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la cessata materia del contendere, azzerando l'efficacia della sentenza d'appello e dando piena prevalenza all'intesa privata.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: no spese e doppio contributo
La ricorrente ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione una sentenza della Corte d'appello, notificando il relativo ricorso. La controparte si è difesa con controricorso. Prima della decisione collegiale, il difensore della ricorrente, munito di apposito mandato speciale, ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione. La controparte e l'altra parte intimata hanno prontamente aderito alla rinuncia, accettandola. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere. Poiché tutte le parti hanno accettato formalmente l'abbandono dell'impugnazione, i giudici hanno escluso la condanna alle spese legali. Infine, la Corte ha stabilito che chi rinuncia all'impugnazione non deve pagare il raddoppio del contributo unificato, misura sanzionatoria riservata soltanto a chi perde integralmente il giudizio o vede respinto il proprio ricorso per inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione e spese
Una società impugnava in Cassazione la sentenza d'appello sfavorevole emessa contro un istituto bancario, contestando l'individuazione di contratti e crediti ceduti. Prima dell'udienza, la società depositava una formale rinuncia ai motivi di impugnazione, chiedendo di non pagare le spese legali a causa dell'evoluzione sfavorevole della giurisprudenza. La banca non aderiva espressamente all'atto di rinuncia. La Corte ha dichiarato l'estinzione del procedimento, stabilendo che la rinuncia al ricorso per cassazione produce i propri effetti estintivi anche in mancanza di accettazione della controparte. I giudici hanno inoltre compensato interamente le spese legali tra i contendenti ed escluso il raddoppio del contributo unificato a carico della parte ricorrente, poiché la giurisprudenza chiarificatrice era intervenuta solo dopo l'avvio della lite di legittimità.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: debito ridotto ma lite chiusa
Una banca otteneva un decreto ingiuntivo contro due debitori per somme scaturenti da rapporti bancari. I debitori si opponevano e ottenevano una parziale riduzione dell'importo dovuto, prima in tribunale e poi in corte d'appello, dove la somma veniva ricalcolata in circa dodicimila euro. I debitori decidevano comunque di impugnare la decisione con ricorso davanti alla Suprema Corte. Nelle more del procedimento, la banca incorporante non si costituiva, rimanendo intimata. Successivamente, i debitori depositavano un formale atto di rinuncia, avendo perso interesse a proseguire la causa. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia al ricorso per cassazione e ha dichiarato estinto il procedimento, senza liquidare le spese legali a carico dei rinuncianti proprio a causa della mancata costituzione dell'istituto di credito intimato.
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Nullità contratti derivati: la banca cede e restituisce i milioni
Un ente pubblico locale ha chiamato in giudizio una banca per ottenere la nullità contratti derivati stipulati a copertura del proprio debito obbligazionario. L'ente ha contestato la mancata indicazione del mark to market, dei costi occulti e degli scenari probabilistici. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, dichiarando la nullità degli accordi finanziari e condannando l'istituto di credito a restituire oltre due milioni e seicento mila euro. La banca ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo che le mancanze informative costituissero solo una violazione di condotta e non una causa di nullità. Durante il giudizio di legittimità, la banca ha formalizzato la rinuncia al ricorso e l'ente locale ha accettato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rendendo definitiva la condanna restitutoria emessa nei gradi precedenti a carico dell'istituto finanziario.
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Discarico automatico dei ruoli: la Cassa rinuncia al recupero
Un ente di previdenza professionale ha richiesto all'agente della riscossione oltre ventiquattromila euro per contributi previdenziali risalenti agli anni Novanta non riversati. L'agente della riscossione si è opposto, invocando la normativa sul discarico automatico dei ruoli fino al 1999 per quote inesigibili. Dopo alterne vicende giudiziarie e l'intervento risolutivo delle Sezioni Unite, l'ente previdenziale ha rinunciato formalmente al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, compensando interamente le spese tra le parti ed escludendo il versamento del doppio contributo unificato.
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Indebito retributivo pubblico: la resa del lavoratore in Cassazione
Un dipendente pubblico ha percepito per anni un compenso accessorio previsto da una legge regionale. La Corte Costituzionale ha poi cancellato quella legge, rendendo illegittimo il fondo che finanziava gli stipendi aggiuntivi. Di conseguenza, l'ente pubblico ha ordinato la restituzione delle somme per indebito retributivo. Il lavoratore ha promosso causa sostenendo di aver svolto regolarmente le mansioni e invocando la buona fede e il consolidamento del rapporto di lavoro. I giudici di merito hanno respinto le difese, qualificando la pretesa restitutoria come un atto dovuto retroattivo. Il dipendente ha infine rinunciato al ricorso in Cassazione per l'intervenuta certezza giurisprudenziale contraria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha compensato le spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite chiusa senza spese
Un agente di commercio ha citato in giudizio la società preponente per ottenere differenze provvigionali e le indennità connesse alla fine del rapporto, affermando di essersi dimesso per giusta causa a causa di reiterati ritardi nei pagamenti. I giudici di merito hanno accolto solo la richiesta delle provvigioni arretrate, escludendo la sussistenza della giusta causa e respingendo le indennità di fine mandato. L'agente ha impugnato la decisione, ma durante il giudizio di legittimità l'azienda è stata assoggettata a liquidazione giudiziale. A fronte della nuova situazione patrimoniale, il lavoratore ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione, prontamente accettata dal curatore della società previa autorizzazione del giudice delegato. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo estintivo, dichiarando chiuso il processo senza alcuna condanna alle spese legali.
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Iscrizione ipotecaria: abbandono del ricorso e spese compensate
Il Contribuente ha contestato tramite estratto di ruolo una iscrizione ipotecaria sul proprio immobile, legata a tre vecchie cartelle esattoriali per imposte non pagate. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste perché l'impugnazione era tardiva, dato che il debitore conosceva già gli atti esattoriali da tempo. L'uomo ha quindi fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l'illegittimità dell'ipoteca su un bene gravato solo da diritto di abitazione. Tuttavia, poco prima dell'udienza, il cittadino ha depositato una dichiarazione formale nella quale affermava di voler abbandonare il contenzioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché la fine del procedimento è dipesa da un fatto successivo alla presentazione degli atti, i magistrati hanno disposto la compensazione integrale delle spese legali, evitando al cittadino il pagamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso tributario: stop alla lite senza sanzioni
Una società contribuente impugnava un avviso di accertamento per imposte comunali emesso dalla società incaricata della riscossione. La causa giungeva in Cassazione dopo esiti contrastanti nei gradi precedenti. Prima dell'udienza, la contribuente formalizzava la rinuncia al ricorso tributario e l'ente di riscossione accettava tale rinuncia, abbandonando il proprio ricorso incidentale. Entrambe le parti chiedevano l'azzeramento reciproco delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la totale compensazione delle spese di lite. I giudici hanno inoltre escluso il versamento del doppio contributo unificato a carico della contribuente. La Corte ha chiarito che il raddoppio della tassa costituisce una sanzione eccezionale, applicabile esclusivamente in caso di rigetto totale o inammissibilità dell'impugnazione e mai nei casi di chiusura concordata del contenzioso.
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Rinuncia al ricorso tributario: chiusura della lite senza sanzioni
Una società contribuente ha impugnato davanti alla Corte di Cassazione un avviso di accertamento relativo all'imposta municipale propria per l'anno 2012 emesso dalla società concessionaria della riscossione comunale. Prima dell'udienza, la società contribuente ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso tributario, chiedendo la compensazione integrale delle spese legali. La controparte pubblica ha accettato formalmente tale rinuncia con un'apposita memoria difensiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione definitiva del processo, confermando che ciascuna parte sostiene le proprie spese di giudizio. La Corte ha inoltre precisato che non sussistono i presupposti per condannare il contribuente al versamento del doppio contributo unificato, poiché questa sanzione economica non si applica quando il procedimento si conclude tramite abbandono concordato della controversia.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop lite ed esenzione spese
Un istituto di credito ha promosso ricorso davanti ai giudici di legittimità per impugnare una sentenza sfavorevole della Corte d'Appello. Il cittadino controricorrente ha depositato le proprie difese per resistere alla domanda. Poco prima dell'udienza fissata in camera di consiglio, la banca ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta dal proprio difensore e munita del visto di accettazione del legale di controparte. Le parti hanno concordato la compensazione integrale delle spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Il Collegio ha chiarito che l'atto di rinuncia non richiede obbligatoriamente l'accettazione altrui per produrre effetti e chiude la lite rendendo definitiva la sentenza impugnata. I magistrati hanno escluso la sanzione del doppio contributo unificato.
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Divisione ereditaria: la lite si chiude con accordo
Una delle tre sorelle ha promosso una causa per la divisione ereditaria del patrimonio materno, chiedendo la collazione delle donazioni e il rendiconto sui conti bancari cointestati con la madre defunta. Dopo il primo grado e la sentenza di appello che ha accolto parzialmente le domande delle parti, la sorella soccombente ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del processo di legittimità, le sorelle hanno siglato una transazione per chiudere pacificamente ogni contesa familiare. La ricorrente ha quindi formalizzato la rinuncia al ricorso e le altre sorelle hanno notificato la rituale accettazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, escludendo il pagamento delle spese di lite tra le parti e certificando l'assenza dell'obbligo di raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: lite estinta a spese zero
La vicenda nasce dall'impugnazione di una pronuncia d'appello milanese davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorrente aveva sollevato otto motivi di censura contro la decisione sfavorevole, mentre le controparti, tra cui i soggetti danneggiati e la compagnia assicurativa, avevano depositato regolari controricorsi per difendere la validità della sentenza precedente. Nelle more del procedimento, le parti hanno raggiunto un assetto concordato della lite. Il ricorrente ha quindi depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione specificando la compensazione delle spese di lite. Tutte le controparti hanno formalmente notificato e depositato la propria accettazione della rinuncia. I Supremi Giudici hanno preso atto della concorde volontà espressa e hanno dichiarato estinto il processo per intervenuta rinuncia, senza pronunciare alcuna condanna economica relativa alle spese legali sostenute.
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Rinuncia al ricorso: niente spese né sanzioni senza versamento
Un ente gestore di residenze per anziani contesta le richieste dell'ente assicurativo pubblico sui premi per il personale sanitario e assistenziale. Dopo aver perso nei primi gradi di giudizio, l'ente presenta ricorso in Cassazione. Nelle more, il ricorrente dichiara di aver aderito alla definizione agevolata dei debiti esattoriali e deposita una rinuncia al ricorso. La Corte rileva che manca la prova del pagamento della rata necessaria a chiudere la lite per via della sanatoria fiscale. Tuttavia, i giudici riconoscono all'atto valore di ordinaria rinuncia unilaterale. La Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio ed esclude il raddoppio del contributo unificato. Inoltre, la Corte dispone la compensazione delle spese legali, perché i chiarimenti giurisprudenziali sulla tariffa applicabile sono arrivati dopo l'avvio della causa.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla causa senza spese
Tre lavoratori hanno impugnato davanti alla Corte di Cassazione la decisione della Corte d'Appello favorevole a una fondazione teatrale. Prima della decisione dei giudici, i dipendenti hanno notificato l'atto formale di rinuncia al ricorso in Cassazione. L'ente resistente, difeso dall'Avvocatura dello Stato, ha formalizzato la propria adesione alla chiusura del contenzioso. I giudici supremi hanno accertato la regolarità della procedura e la volontà concorde delle parti di porre fine alla disputa. Di conseguenza, il Collegio ha dichiarato estinto il processo senza condannare nessuna delle parti al rimborso delle spese legali, azzerando ogni pendenza processuale tra i lavoratori e il datore di lavoro.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione e spese
Una società a responsabilità limitata riceveva una cartella esattoriale per oltre sessantamila euro legata a tributi locali non versati. L'impresa impugnava l'atto, ma i giudici tributari confermavano il debito sia in primo che in secondo grado. La società proponeva quindi impugnazione dinanzi alla Suprema Corte. Nelle more del procedimento, la compagine societaria veniva cancellata dal Registro delle Imprese. Il legale dell'ente depositava quindi una rinuncia al ricorso per cassazione comprovata da visura camerale. L'ente creditizio non aderiva formalmente a tale scelta. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'estinzione del giudizio. La Corte ha condannato la società rinunciante a rimborsare le spese legali all'agente della riscossione, escludendo però l'obbligo di pagare il doppio contributo unificato.
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Riliquidazione della pensione: l’ente rinuncia e paga
Un professionista ha ottenuto dai giudici di merito la piena riliquidazione della pensione di anzianità senza l'applicazione del massimale deliberato dal proprio ente previdenziale, insieme alla restituzione di oltre dodicimila euro illegittimamente trattenuti per un contributo di solidarietà. L'ente pensionistico ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la violazione dei poteri di autonomia finanziaria e la disapplicazione delle proprie riforme contabili. Prima della discussione, tuttavia, l'ente ha depositato un atto di rinuncia formale accettato dal pensionato. I giudici di legittimità hanno accertato il difetto di forma della rinuncia, priva della firma dell'avvocato, ma hanno dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta cessazione della materia del contendere. La vittoria del pensionato è così divenuta definitiva.
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TARI contestata: l’estinzione del giudizio tributario
Una società terminalista ha impugnato diversi avvisi di accertamento e pagamento per la tassa sui rifiuti emessi dal concessionario locale. La controversia è giunta fino alla Corte di Cassazione dopo decisioni contrastanti nei gradi di merito. Durante il procedimento di legittimità, la società contribuente e l'ente di riscossione hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale per dirimere la lite. Di conseguenza, le parti costituite hanno depositato un'istanza congiunta chiedendo di chiudere la vertenza. La Suprema Corte ha pronunciato l'estinzione del giudizio tributario per rinuncia agli atti accettata. I giudici hanno compensato le spese legali tra le parti e hanno escluso il raddoppio del contributo unificato a carico della ricorrente.
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Cessazione della materia del contendere e accordo TARI
Una società commerciale riceve un avviso di accertamento per il mancato pagamento della tassa sui rifiuti da parte del concessionario locale della riscossione. L'impresa impugna l'atto e vince in primo grado, ma perde in appello, dove i giudici ritengono legittima la pretesa fiscale. La contribuente decide quindi di presentare ricorso per Cassazione. Prima della discussione, la società e il concessionario trovano un accordo transattivo bonario e depositano un'istanza congiunta con cui rinunciano reciprocamente agli atti di causa. La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere con estinzione formale del giudizio. I giudici compensano integralmente le spese legali ed escludono l'obbligo di pagare il doppio contributo unificato.
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