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Art. 38 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 38 Costituzione

Pensione lavoratori spettacolo: il tetto sulla quota B
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una lavoratrice dello spettacolo contro l'ente previdenziale riguardo al calcolo della pensione. La controversia verteva sull'esistenza di un limite massimo alla retribuzione giornaliera per determinare la cosiddetta "quota B" della pensione. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il tetto alla retribuzione giornaliera pensionabile è legittimo e deve essere applicato. Secondo la Corte, tale limite non è stato abrogato dalle normative successive e non viola i principi costituzionali, poiché il sistema pensionistico dei lavoratori dello spettacolo è già complessivamente più favorevole rispetto a quello generale.
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Pensione lavoratori spettacolo: il calcolo della quota B
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la pensione lavoratori spettacolo, il calcolo della "quota B" deve rispettare uno specifico massimale di retribuzione giornaliera. Con l'ordinanza n. 8571/2025, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva disapplicato tale tetto, riaffermando la legittimità del limite previsto dalla normativa speciale, anche se inferiore alla base contributiva, in quanto parte di un sistema previdenziale complessivamente più favorevole per la categoria.
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Pensione lavoratori spettacolo: il calcolo della quota B
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la pensione lavoratori spettacolo, il calcolo della 'quota B' deve rispettare il tetto massimo di retribuzione giornaliera pensionabile previsto dalla normativa speciale. L'ente previdenziale ha visto accolto il suo ricorso contro la decisione della Corte d'Appello che aveva disapplicato tale limite, riaffermando la validità di un sistema previdenziale specifico e complessivamente favorevole per la categoria.
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Pensione lavoratori spettacolo: limiti quota B confermati
Un lavoratore del settore dello spettacolo ha richiesto il ricalcolo della propria pensione, sostenendo che il limite massimo di retribuzione giornaliera per la cosiddetta "quota B" non fosse più in vigore. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha stabilito che tale limite è ancora applicabile. Inoltre, ha affermato che la decadenza triennale per le azioni giudiziarie si applica anche ai trattamenti pensionistici maturati prima del 6 luglio 2011, data di entrata in vigore della norma che ha introdotto tale termine.
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Pensione lavoratori spettacolo: il tetto sulla quota B
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo della pensione lavoratori spettacolo, specificamente per la 'quota B', si applica ancora il massimale di retribuzione giornaliera pensionabile. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva eliminato tale limite, riaffermando la validità della normativa specifica per il settore, considerata nel suo complesso più favorevole rispetto al regime generale.
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Pensione spettacolo quota B: il massimale resta
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito la piena validità del massimale di retribuzione giornaliera per il calcolo della pensione spettacolo quota B. Riformando le decisioni dei giudici di merito che avevano disapplicato tale limite, la Suprema Corte ha chiarito che il tetto pensionabile è un elemento coessenziale del sistema previdenziale speciale per i lavoratori dello spettacolo, in quanto bilancia le condizioni di maggior favore di cui essi beneficiano rispetto alla generalità dei lavoratori. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale, confermando che il contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati è illegittimo. Secondo la Corte, solo una legge dello Stato può introdurre una prestazione patrimoniale di questo tipo. Viene inoltre ribadito che il diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni, non in cinque.
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Pensione spettacolo quota B: il massimale è valido
Un lavoratore dello spettacolo ha richiesto la rideterminazione della sua pensione, sostenendo che il massimale di retribuzione per il calcolo della "quota B" non fosse più applicabile. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione della Corte d'Appello, ha stabilito che il limite massimo alla retribuzione giornaliera pensionabile per la pensione spettacolo quota B è ancora pienamente in vigore. La Corte ha motivato che tale limite, mai abrogato, è una componente legittima di un sistema previdenziale speciale complessivamente più favorevole per gli iscritti rispetto a quello generale.
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Cassa Geometri: Obbligo Iscrizione anche per Attività Occasionale
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'iscrizione all'albo professionale è condizione sufficiente per far sorgere l'obbligo di iscrizione e contribuzione alla Cassa Geometri. La Corte ha annullato la decisione di merito che riteneva necessaria la continuità dell'attività professionale. Secondo i giudici supremi, la natura occasionale dell'esercizio della professione e l'assenza di reddito non esonerano dal pagamento dei contributi minimi, in virtù del principio di solidarietà e dell'autonomia regolamentare dell'ente previdenziale.
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Contributi Cassa geometri: obbligo anche senza reddito
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di versare i contributi minimi alla cassa professionale sussiste per il solo fatto di essere iscritti all'albo, a prescindere dall'esercizio continuativo della professione o dalla produzione di reddito. La Corte ha ribaltato la decisione dei giudici di merito, che avevano annullato una cartella esattoriale per contributi non versati da un geometra, valorizzando il principio di solidarietà di categoria e l'autonomia regolamentare della Cassa di previdenza. La sentenza chiarisce che l'iscrizione all'albo è condizione sufficiente per l'insorgere dell'obbligazione contributiva minima.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non è legge
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cassa di previdenza professionale contro la sentenza che aveva giudicato illegittimo il contributo di solidarietà imposto sulla pensione di un iscritto. La Corte ha ribadito il suo consolidato orientamento secondo cui le casse private non possono, tramite i propri regolamenti, imporre prelievi su trattamenti pensionistici già definiti, poiché tale potere spetta esclusivamente al legislatore statale. È stata inoltre confermata la prescrizione decennale per le azioni di restituzione.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non per legge
Un pensionato ha contestato la legittimità del contributo di solidarietà trattenuto dalla sua cassa di previdenza privata. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, dichiarando il prelievo illegittimo. Secondo la Corte, una simile imposizione patrimoniale può essere stabilita solo da una legge dello Stato, non da regolamenti autonomi della cassa. È stato inoltre confermato il termine di prescrizione di dieci anni per la restituzione delle somme.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
Un professionista ha contestato la legittimità di un contributo di solidarietà trattenuto sulla sua pensione dalla cassa previdenziale di categoria. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, dichiarando la trattenuta illegittima poiché costituisce una prestazione patrimoniale che solo lo Stato può imporre per legge. Il ricorso della cassa è stato dichiarato inammissibile, consolidando il diritto del pensionato al rimborso integrale entro il termine di prescrizione di dieci anni.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
Un professionista ha contestato il contributo di solidarietà applicato alla sua pensione da una Cassa di previdenza privata. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha dichiarato il prelievo illegittimo. La motivazione risiede nel fatto che tale contributo costituisce una prestazione patrimoniale che, secondo la Costituzione, può essere imposta solo da una legge dello Stato e non da regolamenti interni di un ente privato. L'appello della Cassa è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Abuso contratto a termine: la condanna del Comune
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ente comunale al risarcimento dei danni a favore di alcuni lavoratori, impiegati formalmente come Lavoratori Socialmente Utili (LSU) ma di fatto utilizzati per mansioni stabili e subordinate. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del Comune, sottolineando che l'abuso contratto a termine è provato dalla natura delle mansioni svolte e non dalla mera esistenza formale di un progetto di utilità collettiva. Anche se nel pubblico impiego non è permessa la conversione in un rapporto a tempo indeterminato, l'abuso deve essere risarcito.
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Contributo solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto da un fondo pensione professionale ai suoi iscritti. La Corte ha stabilito che, in assenza di una specifica norma di legge, le casse previdenziali privatizzate non hanno l'autonomia per introdurre prelievi di natura patrimoniale sulle pensioni già maturate. È stato inoltre confermato che il diritto del pensionato a richiedere la restituzione delle somme trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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Gestione Separata professionisti: la Cassazione decide
Un ingegnere, già lavoratore dipendente e iscritto alla propria cassa professionale (a cui versava solo il contributo integrativo), si è visto richiedere i contributi per la Gestione Separata. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione per i redditi professionali non coperti da una contribuzione pensionistica piena. Tuttavia, ha annullato la richiesta dell'ente previdenziale, accogliendo l'eccezione di prescrizione. La Corte ha chiarito che il termine di cinque anni per la riscossione decorre dalla scadenza del termine per il pagamento dei contributi e non dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi.
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Iscrizione Gestione Separata: obbligo per ingegneri
Un ingegnere, sia dipendente pubblico che libero professionista, ha contestato la sua iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS, sostenendo che il versamento del contributo integrativo alla sua cassa professionale fosse sufficiente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'iscrizione gestione separata è obbligatoria. La Corte ha chiarito che solo i versamenti contributivi che creano una posizione pensionistica specifica possono esonerare da tale obbligo, funzione non assolta dal contributo integrativo, che ha natura solidaristica.
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Elenchi lavoratori agricoli: la pubblicazione online
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un bracciante agricolo, confermando che la cancellazione dagli elenchi lavoratori agricoli si considera notificata con la pubblicazione sul sito dell'INPS. Tale modalità è sufficiente a far decorrere il termine di decadenza per l'impugnazione ed è stata ritenuta costituzionalmente legittima, bilanciando efficienza amministrativa e conoscibilità per il lavoratore.
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Contributi socio accomandante: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che i contributi del socio accomandante sono dovuti all'INPS anche se non svolge attività lavorativa nella società. Il reddito derivante dalla partecipazione a una società in accomandita semplice è qualificato come reddito d'impresa e, in base al principio di trasparenza fiscale, rientra pienamente nella base imponibile contributiva. La Corte ha rigettato il ricorso di una socia, confermando che la totalità dei redditi d'impresa denunciati ai fini IRPEF è soggetta a contribuzione previdenziale.
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