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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Surplus Orario: quando va pagato come straordinario?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31352/2024, ha stabilito che il surplus orario accumulato dai lavoratori turnisti, se non compensato con riposi, deve essere retribuito come lavoro straordinario. Il caso riguardava dipendenti del settore sanitario che avevano lavorato ore in eccedenza rispetto all'orario settimanale. La Corte ha chiarito che la distinzione teorica tra surplus orario e straordinario svanisce quando l'eccedenza si consolida nel tempo, facendo sorgere il diritto alla retribuzione.
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Danno tardiva stabilizzazione: il no della Cassazione
Una lavoratrice ha richiesto il risarcimento del danno per tardiva stabilizzazione del suo rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, evidenziando come, nel corso del giudizio, un'altra sentenza definitiva (giudicato esterno) avesse accertato l'insussistenza del diritto originario della lavoratrice alla stabilizzazione. Venendo meno il presupposto fondamentale del diritto, la richiesta di risarcimento per il ritardo è stata considerata infondata.
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Contributo solidarietà: illegittimo se senza legge
Un professionista ha citato in giudizio la propria cassa di previdenza per l'illegittima applicazione di un contributo di solidarietà sulla sua pensione. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della trattenuta, stabilendo che tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, non può essere introdotto da un regolamento interno della Cassa ma richiede una specifica norma di legge. La Corte ha inoltre confermato in dieci anni il termine di prescrizione per la restituzione delle somme.
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Retribuzione onnicomprensiva medico: no extra per ore
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'ASL per un errato calcolo delle ore di assenza che lo ha costretto a lavorare di più. La Cassazione, basandosi sul principio della retribuzione onnicomprensiva del dirigente medico, ha respinto la richiesta di compenso extra, stabilendo che la retribuzione mensile copre tutte le prestazioni, indipendentemente dalle ore lavorate. La tutela possibile è il risarcimento del danno, non il pagamento delle ore in più.
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Prescrizione contributi: rinvio valido per tutti
Un libero professionista si è opposto a un avviso di addebito per contributi non versati, sostenendo l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la proroga dei termini di versamento disposta con D.P.C.M. si applica a tutti i contribuenti che svolgono un'attività economica per la quale sono stati elaborati gli studi di settore, a prescindere dal regime fiscale soggettivamente adottato (nel caso di specie, il regime dei minimi). Di conseguenza, il termine di prescrizione contributi è iniziato a decorrere dalla data posticipata, rendendo l'avviso di addebito tempestivo e legittimo.
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Errore revocatorio: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra un errore revocatorio e un'omessa valutazione di prove. Il caso riguardava la richiesta di un dipendente pubblico di essere riconosciuto come "vittima del dovere". La Corte ha stabilito che l'errore revocatorio deve consistere in una falsa percezione di un fatto processuale e non in un errore di giudizio o nella mancata considerazione di un documento, ribadendo i rigidi presupposti per questo rimedio straordinario.
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Contributo di solidarietà illegittimo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto da una cassa di previdenza privatizzata sulle pensioni dei suoi iscritti. La Corte ha ribadito che un simile prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale imposta, necessita di una base legale che non può essere costituita da una delibera interna dell'ente. L'appello della cassa è stato dichiarato inammissibile e, per la restituzione delle somme, è stato confermato il termine di prescrizione ordinario di dieci anni.
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Contratto a progetto: recesso e sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'illegittimità della sospensione di un contratto a progetto disposta da un ente pubblico prima della formale revoca dei finanziamenti. L'ente è stato condannato al risarcimento del danno, pari ai corrispettivi non pagati durante il periodo di sospensione, poiché la revoca successiva dei fondi non può giustificare retroattivamente un'interruzione del rapporto non prevista contrattualmente.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'insegnante per una procedura di mobilità. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché la ricorrente ha ottenuto il trasferimento desiderato durante il processo, rendendo inutile una pronuncia nel merito.
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Revocazione sentenza: no all’errore di diritto
Una lavoratrice, licenziata per mancato rientro da un congedo (legge 104/92), ha chiesto la revocazione di una sentenza della Cassazione sostenendo un errore di fatto sulla cessazione dei benefici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che una valutazione giuridica errata non costituisce un errore di fatto idoneo a giustificare la revocazione della sentenza. Questo rimedio straordinario è limitato a sviste percettive su fatti documentali, non a questioni interpretative.
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Ferie non godute: quando si ha diritto al pagamento?
Un dirigente medico ha citato in giudizio la sua ex azienda sanitaria per ottenere il pagamento delle ferie non godute accumulate in un lungo periodo. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha sottolineato che il lavoratore non aveva adeguatamente provato di aver chiesto di fruire delle ferie e che i motivi del suo ricorso non centravano il nucleo della motivazione (ratio decidendi) della sentenza d'appello.
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Licenziamento disciplinare pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento disciplinare pubblico impiego di un dipendente per falsa attestazione della presenza. La sentenza chiarisce che la contestazione dell'addebito è valida anche se fatta 'per relationem' a documenti di un procedimento penale noti al lavoratore. Inoltre, il mancato rispetto dei termini procedurali non invalida la sanzione se il diritto di difesa non è compromesso. La Corte ha ritenuto la sanzione proporzionata data la grave e sistematica violazione del rapporto fiduciario.
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Decadenza prestazioni previdenziali: il caso
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla decadenza delle prestazioni previdenziali. Il caso riguarda una lavoratrice che aveva ricevuto solo una parte dell'indennità di disoccupazione riconosciutale. L'ente previdenziale sosteneva che il diritto alle mensilità mancanti fosse decaduto. La Corte ha stabilito che la decadenza per prestazioni previdenziali non si applica quando il diritto è stato interamente riconosciuto ma solo parzialmente pagato, distinguendo nettamente tra 'riconoscimento parziale' e 'pagamento parziale'.
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Contributo di solidarietà: Cassazione lo boccia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34212/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza privata, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto sulle pensioni dei suoi iscritti. Secondo la Corte, tale prelievo, avendo natura di prestazione patrimoniale imposta, non può essere introdotto con un semplice regolamento interno ma richiede una specifica norma di legge, in ossequio al principio della riserva di legge. La decisione consolida un orientamento giurisprudenziale a tutela dei pensionati.
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Portabilità fondo pensione: l’accordo si applica?
Un gruppo di ex dipendenti ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere il riscatto delle proprie posizioni da un fondo pensione preesistente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34066/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'istituto. La decisione ha confermato che i criteri di un accordo collettivo del 2009 potevano essere applicati per analogia ai lavoratori già cessati dal servizio, poiché il ricorso non aveva impugnato una delle due autonome ragioni giuridiche della corte d'appello. Il caso sottolinea l'importanza della portabilità fondo pensione.
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Fondo di Garanzia INPS: No se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha negato l'intervento del Fondo di Garanzia INPS a favore di alcuni lavoratori i cui crediti retributivi e TFR erano rimasti a carico della precedente azienda, poi fallita, a seguito di un affitto di ramo d'azienda. La decisione si fonda sul principio che il rapporto di lavoro era proseguito senza interruzioni con la nuova società. Poiché la cessazione del rapporto di lavoro è un presupposto essenziale per l'attivazione del Fondo, la richiesta dei lavoratori è stata respinta. Gli accordi tra le aziende non sono stati ritenuti opponibili all'INPS.
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Licenziamento disciplinare: la valutazione globale
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare basato su una serie di inadempimenti reiterati nel tempo. La sentenza stabilisce che, per valutare la proporzionalità della sanzione, il giudice deve considerare il comportamento complessivo del lavoratore e non i singoli episodi in modo isolato. In questo caso, la condotta negligente di un medico, già sanzionato con multa e sospensione, ha giustificato il recesso datoriale. Viene inoltre accolta la domanda dell'azienda per la restituzione delle somme versate in esecuzione di una precedente sentenza d'appello poi annullata.
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Diritto di precedenza: No per lavoro autonomo
Un musicista con contratti di lavoro autonomo pluriennali con una Fondazione Lirica ha visto respinta la sua richiesta di diritto di precedenza per future assunzioni. La Cassazione ha confermato che tale diritto, previsto dal CCNL di settore, è riservato solo ai lavoratori subordinati, escludendo i collaboratori autonomi e respingendo l'appello basato sul principio di affidamento.
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Licenziamento disciplinare: quando è legittimo?
Un direttore di un ufficio postale contesta il suo licenziamento per giusta causa, adducendo vizi procedurali e una sanzione sproporzionata. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento, sottolineando la gravità delle plurime e consapevoli violazioni delle procedure aziendali per la gestione della cassa e della sicurezza. I giudici hanno ritenuto il licenziamento disciplinare proporzionato all'elevato livello di responsabilità del direttore.
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Inquadramento pubblico impiego: vale la legge nuova
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inquadramento pubblico impiego di un vincitore di concorso deve seguire la normativa vigente al momento dell'assunzione e non quella del bando. Nel caso specifico, una lavoratrice, vincitrice di un concorso per una qualifica dirigenziale, è stata assunta in un livello inferiore a causa di una legge sopravvenuta (ius superveniens) che ha modificato l'assetto organizzativo dell'ente. La Corte ha dichiarato il ricorso della lavoratrice inammissibile, confermando che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di adeguarsi alle nuove leggi, prevalendo queste sulle previsioni del bando originale.
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