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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2023

Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Rinuncia al ricorso per cassazione: causa chiusa e zero sanzioni
Due contribuenti hanno impugnato una richiesta di pagamento della tassa sui rifiuti per gli anni dal 2010 al 2014. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, i contribuenti hanno presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, hanno deciso di depositare una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno inoltre chiarito un aspetto fondamentale sulle spese: in caso di rinuncia, il contribuente non deve pagare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione si applica infatti solo se il ricorso viene respinto o dichiarato inammissibile, e non può essere estesa per analogia a chi decide di abbandonare spontaneamente la causa.
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Reiscrizione albo avvocati: no al rientro senza risarcimento
Un ex professionista, radiato dall'ordine professionale, ha richiesto la reiscrizione albo avvocati sostenendo di aver tenuto una condotta corretta dopo la sanzione. Il Consiglio dell'Ordine locale e il Consiglio Nazionale Forense hanno respinto la domanda, evidenziando la mancata riparazione del danno nei confronti delle parti lese, pari a oltre 500.000 euro trattenuti indebitamente. L'interessato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'omesso risarcimento fosse già stato punito con la radiazione e adducendo uno stato di indigenza non documentato. Le Sezioni Unite hanno rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata restituzione delle somme anche dopo la sanzione dimostra il mancato ravvedimento e impedisce il ritorno all'attività professionale. Il ricorrente perde definitivamente la causa.
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Barca affondata: la colpa grave dell’assicurato nega l’indennizzo
Un'imbarcazione da diporto è affondata nel porto di Palermo a causa della rottura del filtro dell'acqua e della mancata chiusura delle valvole di presa a mare. L'Erede dell'Assicurato ha richiesto l'indennizzo alla Compagnia Assicuratrice, che ha rifiutato il pagamento eccependo la colpa grave dell'assicurato. La Corte d'Appello ha negato il risarcimento, ritenendo che lasciare aperte le valvole costituisse una grave negligenza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'erede. I giudici hanno stabilito che la mancata chiusura delle valvole integra la colpa grave dell'assicurato ai sensi dell'articolo 1900 del Codice Civile, trattandosi di una cautela elementare che chiunque possieda una barca deve osservare. Inoltre, l'eventuale errore dei meccanici incaricati della manutenzione ricade comunque sotto la responsabilità dell'assicurato nei confronti dell'assicurazione.
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Patrocinio in Cassazione: la firma mancante che costa la causa
Una società ha impugnato la sentenza d'appello relativa a un contratto di leasing, contestando l'applicazione delle clausole di indicizzazione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per un grave vizio formale. La procura e il ricorso erano stati firmati digitalmente solo da un difensore non abilitato al patrocinio dinanzi alle magistrature superiori. Mancava infatti la firma del co-difensore abilitato. La Corte ha ribadito che il patrocinio in Cassazione richiede tassativamente la firma di un avvocato iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti, a pena di inammissibilità. Di conseguenza, la società ricorrente ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
I Mutuatari avevano citato in giudizio La Banca contestando l'usurarietà degli interessi moratori e la nullità del tasso Euribor del loro mutuo. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, i clienti proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, i ricorrenti hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese per la banca rimasta inattiva e senza l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, confermando l'efficacia dell'accordo privato tra le parti.
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Trasferimento aree demaniali: no all’acquisto automatico
Un'associazione sportiva ha chiesto l'accertamento del trasferimento di proprietà di un'area fluviale ex demaniale, basandosi su un provvedimento del Comune. L'associazione sosteneva che il passaggio del bene dallo Stato al Comune fosse avvenuto in modo automatico per legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il trasferimento aree demaniali al patrimonio comunale non avviene in modo automatico (*ipso iure*), ma richiede un formale atto di cessione a trattativa privata e la determinazione del prezzo. Di conseguenza, il Comune non poteva trasferire all'associazione un bene non ancora entrato nel proprio patrimonio. L'associazione perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: nessun raddoppio delle tasse
Un Comune ha proposto ricorso per cassazione contro una Società, ma in seguito ha deciso di rinunciare formalmente all'azione giudiziaria. La Società ha accettato la rinuncia, portando all'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dovuto stabilire se, in caso di rinuncia al ricorso per cassazione, il ricorrente debba comunque pagare il doppio contributo unificato, previsto come sanzione per chi perde la causa. I giudici hanno chiarito che questa misura eccezionale si applica solo nei casi espressamente previsti dalla legge, come il rigetto o l'inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, la rinuncia esclude l'obbligo del pagamento aggiuntivo e le spese di giudizio sono state interamente compensate tra le parti, come da loro accordo.
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Cessazione della materia del contendere: niente doppia tassa
Un Ente Pubblico ha impugnato la decisione di merito che lo condannava a pagare i compensi professionali di un avvocato. Durante la causa in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole e hanno chiesto la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha accolto la richiesta e ha dichiarato estinto il processo. I giudici hanno stabilito che, in caso di accordo transattivo sopravvenuto, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione scatta solo in caso di rigetto totale o di inammissibilità ordinaria del ricorso, e non quando la controversia si risolve pacificamente tra le parti.
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Valore probatorio autodichiarazione: Azienda vince contro l’Ente
Un'azienda, colpita da un sisma, si oppone a una cartella esattoriale per contributi non versati, invocando il suo diritto a una riduzione prevista dalla legge. Per dimostrare di non superare la soglia di aiuti di Stato ('de minimis'), produce un'autodichiarazione. L'Ente Previdenziale contesta la validità di tale documento in sede giudiziaria. La Corte di Cassazione, tuttavia, dà ragione all'azienda, stabilendo il principio sul valore probatorio dell'autodichiarazione. La Corte chiarisce che, se richiesta dal giudice per completare un quadro probatorio già esistente, l'autodichiarazione è un elemento di prova valido e non un mero atto amministrativo. L'Ente perde il ricorso.
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Aderisce alla Rottamazione: Causa Inammissibile per Carenza di Interesse
Un'Azienda si oppone a una richiesta di contributi da parte dell'Ente Previdenziale. Durante il processo in Cassazione, l'Azienda decide di aderire alla 'rottamazione-quater', una sanatoria fiscale che prevede la rinuncia alle liti pendenti. La Corte Suprema, di conseguenza, dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio chiaro: l'adesione alla sanatoria determina una sopravvenuta carenza di interesse per rottamazione, chiudendo di fatto il contenzioso. Il giudice, inoltre, ha deciso per la compensazione delle spese legali, data la natura della scelta compiuta dall'Azienda.
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Clausola compromissoria nulla: socia perde la causa e paga
Una socia amministratrice ne citava in giudizio un'altra, sua cugina e socia al 50%, per aver prelevato dalle casse sociali una somma superiore al dovuto. La socia convenuta si difendeva sostenendo che la questione dovesse essere decisa da arbitri, come previsto dallo statuto. La Cassazione ha però confermato la decisione dei giudici precedenti, dichiarando la clausola compromissoria nulla. Il motivo è che la clausola non affidava la nomina di tutti gli arbitri a un soggetto esterno alla società, un requisito inderogabile previsto dalla legge per garantire l'imparzialità. Di conseguenza, la causa è stata correttamente gestita dal tribunale ordinario e la socia convenuta ha perso il ricorso.
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Azione Revocatoria Negata: Vende Casa ma Resta Solvibile
Una società creditrice ha tentato un'azione revocatoria per annullare la vendita di un appartamento effettuata dai suoi debitori (fideiussori) a favore di familiari. La società sosteneva che la vendita pregiudicasse la sua capacità di recuperare il credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: l'azione revocatoria non può essere accolta se il patrimonio residuo del debitore è ancora sufficiente a garantire il debito. In questo caso, i debitori possedevano altri immobili e terreni. Poiché il creditore non ha provato un danno effettivo (la diminuzione della garanzia patrimoniale), la vendita è stata considerata legittima e pienamente efficace. I debitori hanno quindi vinto la causa.
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Rinuncia al Ricorso: Accordo con il Comune Batte Sentenza
Una dipendente pubblica aveva citato in giudizio il Comune per ottenere il pagamento di differenze retributive, sostenendo di aver svolto mansioni superiori alla sua qualifica. Dopo aver perso la causa sia in primo grado che in appello, la lavoratrice ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la lavoratrice ha presentato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione non ha quindi esaminato il merito della vicenda, ma ha semplicemente preso atto della volontà della parte di terminare il contenzioso. Il giudizio è stato dichiarato estinto, chiudendo definitivamente la questione senza un vincitore o un vinto stabilito dalla Corte.
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Docenti vs Ministero: la rinuncia al ricorso chiude il caso GAE
Un gruppo di docenti precari, in possesso di diploma magistrale, aveva fatto causa al Ministero per ottenere l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE), ormai chiuse a nuovi ingressi. Dopo aver perso in appello, i docenti avevano presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, hanno cambiato idea, presentando una formale rinuncia al ricorso. La Cassazione, prendendo atto di questa decisione, non ha esaminato il merito della questione (cioè se avessero o meno diritto all'inserimento), ma ha semplicemente dichiarato l'estinzione del processo. La vicenda si è quindi conclusa senza un vincitore, a causa della volontà dei docenti di non proseguire la battaglia legale.
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Rinuncia al Ricorso: Salvo il Raddoppio Contributo Unificato
La Corte di Cassazione chiarisce un punto importante sui costi del processo. Un'azienda aveva fatto ricorso contro una compagnia di assicurazioni, ma ha poi deciso di rinunciare. La Corte ha stabilito che in caso di rinuncia al ricorso non si applica il cosiddetto 'raddoppio del contributo unificato'. Questa norma, che obbliga la parte che perde l'impugnazione a pagare un importo aggiuntivo, è una misura sanzionatoria. Pertanto, vale solo per i casi specifici di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, e non può essere estesa alla rinuncia volontaria. Di conseguenza, l'azienda ricorrente ha evitato di pagare la sanzione.
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Delegazione di pagamento: paga un altro ma il debito resta tuo
Un Debitore, condannato a pagare una somma a una Creditrice, si oppone all'esecuzione forzata. Il motivo? Un terzo soggetto aveva estinto il mutuo originario. La Creditrice, però, dimostra che quel pagamento era avvenuto su suo incarico e con i suoi soldi, configurando una semplice delegazione di pagamento. La Cassazione dà ragione alla Creditrice, stabilendo un principio chiaro: se il pagamento del terzo avviene su incarico e con provvista del creditore, il debito originario non si estingue. La delegazione di pagamento non modifica il rapporto obbligatorio principale e non libera il debitore, che resta tenuto a pagare il suo creditore. L'appello del Debitore viene quindi respinto.
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Rinuncia al Ricorso: Azienda ritira l’appello, processo estinto
Una società concessionaria di un'area demaniale marittima aveva impugnato un avviso di accertamento della Regione per il mancato pagamento di un'imposta. Giunta in Cassazione, la società ha presentato una 'rinuncia al ricorso', che è stata formalmente accettata dalla Regione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La sentenza stabilisce un principio importante: in caso di rinuncia, il ricorrente non è tenuto a versare l'ulteriore importo del contributo unificato, previsto invece per i ricorsi respinti o inammissibili. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Tassa su Concessione: Rinuncia al Ricorso e Processo Estinto
Una società concessionaria di un terminal marittimo aveva impugnato un avviso di accertamento fiscale emesso dalla Regione per il mancato pagamento di un'imposta sulle concessioni demaniali. La controversia è giunta fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, la società ha notificato la propria volontà di abbandonare la causa e la Regione ha accettato. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia. Questo esito ha chiuso la vicenda giudiziaria senza un vincitore né un vinto, stabilendo che ogni parte dovesse sostenere le proprie spese legali.
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Accordo Transattivo: Lite per Stipendio Finisce con la Pace in Cassazione
Un lavoratore aveva ottenuto una sentenza favorevole per il pagamento di differenze retributive. L'Azienda, dopo aver perso in Appello, aveva presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia. Di conseguenza, l'Azienda ha rinunciato al ricorso e il Lavoratore ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione, prendendo atto della volontà delle parti, non ha emesso una sentenza sul merito della questione, ma ha dichiarato l'estinzione del giudizio. L'accordo privato tra le parti è diventato così la soluzione definitiva della lite.
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Causa per stipendio: accordo transattivo blocca la Cassazione
Due lavoratori avevano citato in giudizio la loro azienda per ottenere il pagamento di differenze sulla retribuzione. Dopo una prima decisione a loro sfavorevole, avevano presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della sentenza definitiva, le parti hanno raggiunto un accordo economico. Di conseguenza, i lavoratori hanno rinunciato al ricorso e l'azienda ha accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per transazione, chiudendo ufficialmente il caso senza una decisione nel merito, poiché la controversia era stata risolta privatamente.
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