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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Data certa contratto: quando è opponibile al fallimento?
Un professionista si è visto ridurre un ingente credito verso una società insolvente poiché il suo contratto di prestazione d'opera mancava di data certa. Nonostante il contratto fosse menzionato in altri atti depositati con data certificata, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che la semplice menzione di un documento non è sufficiente a conferirgli data certa, confermando la decisione del tribunale e sottolineando l'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità.
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Accertamento induttivo: la Cassazione e la prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13205/2025, ha rigettato il ricorso di una società di panificazione contro l'Agenzia delle Entrate. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento induttivo basato sulla ricostruzione dei ricavi a partire da un singolo dato noto e non contestato, ovvero il consumo di farina. L'ordinanza ribadisce che spetta al contribuente l'onere di provare l'erroneità della presunzione dell'Ufficio e la strumentalità dei costi dedotti.
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Proprietà condominiale: il ballatoio è parte comune?
Una condomina modifica un ballatoio, ritenendolo privato. I vicini si oppongono. La Cassazione conferma la decisione d'appello: il ballatoio è parte comune. Viene ribadito il principio della presunzione di proprietà condominiale ex art. 1117 c.c., respingendo il ricorso della condomina e confermando l'ordine di demolizione.
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Distanze vedute oblique: la nuova costruzione è lecita?
Una proprietaria denuncia la nuova opera del vicino, il cui tetto ricostruito è più alto e voluminoso. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che per le distanze vedute oblique è sufficiente rispettare il limite di 75 cm. Il semplice innalzamento non costituisce violazione se non si prova un concreto e specifico pregiudizio al diritto di veduta.
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Usucapione immobile: la tolleranza esclude il possesso
Una donna ha rivendicato l'usucapione di un immobile costruito con il defunto marito, ma intestato ai figli di lui. La Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando la domanda. La sua permanenza nell'immobile è stata considerata detenzione per tolleranza, non possesso, poiché non ha dimostrato un'interversione del possesso, ovvero un atto che manifestasse la volontà di possedere come proprietaria. La sentenza sottolinea che la valutazione dei fatti, come le ristrutturazioni o i rapporti familiari, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in Cassazione se la motivazione è logica. Il punto chiave è la necessità di provare un cambiamento da semplice utilizzo a comportamento da proprietario per ottenere l'usucapione immobile.
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Obbligo comunicazione redditi INPS: la guida completa
La Corte di Cassazione ha stabilito che i titolari di pensione che ricevono redditi da uno Stato estero sono tenuti a dichiararli all'Ente Previdenziale ai fini del diritto all'integrazione al minimo. L'ordinanza chiarisce che l'obbligo comunicazione redditi INPS sussiste indipendentemente dagli accordi fiscali tra Stati, confermando il diritto dell'Ente di recuperare le somme indebitamente erogate in caso di omessa dichiarazione.
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Regolarizzazione Contributiva: No all’azione vs l’Ente
Un lavoratore, a seguito del mancato versamento dei contributi da parte del suo ex datore di lavoro, ha citato in giudizio l'ente previdenziale per ottenere la regolarizzazione contributiva della propria posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il lavoratore non ha un'azione diretta contro l'ente per tale finalità. Il principio di automaticità delle prestazioni garantisce il diritto alla pensione, ma non il diritto a pretendere la regolarizzazione dell'estratto conto. L'unica tutela per il lavoratore è l'azione di risarcimento danni nei confronti del datore di lavoro inadempiente.
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Accise gasolio commerciale: no bonus per filtri FAP
Un'azienda di trasporti ha richiesto il rimborso delle accise gasolio commerciale per i suoi autobus, originariamente omologati Euro 2 ma successivamente dotati di filtri antiparticolato (FAP). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per l'accesso all'agevolazione fiscale fa fede la categoria di omologazione originaria del veicolo. L'installazione successiva di un FAP, pur migliorando le emissioni di particolato, non modifica la classificazione complessiva del mezzo ai fini del beneficio fiscale, che rimane quindi escluso.
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Credito in prededuzione: mandato e rivendica di denaro
Una società finanziaria acquista dei crediti da un'altra società, dandole mandato per l'incasso. La società mandataria incassa le somme ma non le riversa, venendo poi posta in amministrazione straordinaria. La società finanziaria chiede che il suo credito sia ammesso in prededuzione, cioè con priorità sugli altri creditori. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, chiarendo che la pretesa non rientra nei casi di credito in prededuzione. La Corte distingue tra la richiesta di prededuzione, che agisce su tutto il patrimonio del debitore, e la rivendica, che riguarda beni specifici e separati, come somme di denaro mantenute distinte dal resto del patrimonio.
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Clausola risolutiva espressa e fallimento: la Cassazione
Un amministratore ha richiesto un credito nel fallimento della sua stessa società, basandosi sulla risoluzione automatica di un contratto di affitto d'azienda tramite una clausola risolutiva espressa. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la comunicazione che invoca la clausola, se priva di data certa anteriore al fallimento, non è opponibile alla procedura. Il ricorso è stato inoltre giudicato un tentativo inammissibile di riesaminare i fatti già accertati dal giudice di merito.
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Eccesso di potere giurisdizionale: i limiti del giudice
Un generale in congedo, sanzionato per la sua attività politica, ha impugnato la decisione del Consiglio di Stato dinanzi alla Cassazione, lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Sosteneva che i giudici avessero creato una norma inesistente per rigettare la sua eccezione di tardività della contestazione disciplinare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la semplice interpretazione di una norma, anche se discutibile, non configura un eccesso di potere giurisdizionale, a meno che non si traduca in una "radicale infedeltà" alla legge stessa, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Deposito telematico: appello in Cassazione improcedibile
Una professionista legale si è vista dichiarare l'appello improcedibile dalla Corte di Cassazione. La causa era la sua cancellazione dall'albo, ma l'errore fatale è stato non utilizzare il deposito telematico obbligatorio. La Corte ha ribadito che, dal 2023, il deposito cartaceo è inefficace, portando alla preclusione del processo. La decisione sottolinea la rigidità delle nuove norme procedurali digitali.
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Accordo transattivo: chi paga i contributi del datore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un accordo transattivo, la dicitura 'somma lorda' si riferisce all'importo al lordo delle sole trattenute fiscali e previdenziali a carico del lavoratore. I contributi a carico del datore di lavoro rimangono un suo onere, a meno che non sia esplicitamente pattuito il contrario. Il caso riguardava un'opposizione a precetto in cui un'università aveva detratto anche la quota contributiva datoriale dalla somma pattuita con una dipendente in sede di conciliazione, pratica ritenuta illegittima dalla Corte.
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Liberazione del fideiussore: la Cassazione chiarisce
Una garante per un finanziamento aziendale si è opposta a un decreto ingiuntivo, invocando tassi usurari e la propria liberazione ai sensi dell'art. 1956 c.c. a seguito dell'accollo del debito da parte di un terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la **liberazione del fideiussore** non opera se il contratto di finanziamento originario prevedeva espressamente tale possibilità di accollo senza un nuovo assenso. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni procedurali sulla prova della cessione del credito e sulla presunta motivazione apparente relativa al calcolo del TAEG.
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Concorso di colpa: assegno nullo e negligenza
La Corte di Cassazione conferma il concorso di colpa di una vittima di truffa che aveva inviato prematuramente la foto di un assegno circolare nullo (privo di firma) al truffatore. Sebbene gli istituti di credito fossero negligenti per aver pagato il titolo, la condotta imprudente della vittima è stata ritenuta una causa concorrente del danno, giustificando una riduzione del risarcimento.
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Competenza giudice di pace: risarcimento e immobili
La Corte di Cassazione ha confermato la competenza del giudice di pace in una causa di risarcimento danni per la presenza illegittima di cavi elettrici su un immobile. La decisione si fonda sul principio che la richiesta di una somma di denaro (petitum mediato) riguarda un bene mobile, rientrando così nella giurisdizione del giudice di pace, a prescindere dal fatto che il danno sia avvenuto su un bene immobile. L'ordinanza rigetta il ricorso di una società di distribuzione elettrica, sottolineando l'inammissibilità di diversi motivi, tra cui quello sulla competenza.
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Prescrizione crediti lavoro: il caso del lettore
L'erede di una docente universitaria si è rivolta alla Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha drasticamente ridotto le somme dovute per differenze retributive, applicando la prescrizione. Il nodo centrale era la prescrizione crediti di lavoro. La Corte d'Appello ha considerato prescritti i crediti anteriori al 2004, poiché il primo atto interruttivo valido risaliva al 2009. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per i dipendenti pubblici il termine di prescrizione quinquennale decorre durante il rapporto di lavoro, data la sua stabilità. Ha inoltre dichiarato inammissibili le censure procedurali su prove e calcoli, ritenendole tentativi di riesaminare il merito della causa.
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Agevolazione tariffaria: no al diritto acquisito
Ex dipendenti di una società energetica ricorrono in Cassazione contro la soppressione della storica agevolazione tariffaria sulle bollette. La Corte rigetta il ricorso, confermando che il beneficio non ha natura retributiva e non costituisce un diritto acquisito, legittimando quindi il recesso della società dal vincolo.
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Errore di fatto: quando non è revocabile in Cassazione
Una parte ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella valutazione del suo precedente ricorso. La Corte ha dichiarato la richiesta improcedibile per vizi formali e, comunque, inammissibile nel merito. Ha chiarito che l'errata interpretazione dei motivi di ricorso costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto revocabile, ribadendo i rigidi confini di questo strumento processuale.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e difesa
La Cassazione rigetta il ricorso di un contribuente contro accertamenti per l'uso di fatture per operazioni inesistenti. Viene confermato che spetta all'Amministrazione Finanziaria provare l'inesistenza con presunzioni gravi, precise e concordanti, mentre il contribuente deve dimostrare l'effettività dell'operazione, non bastando la sola contabilità.
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