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Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002 — Anno 2025

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Altri anni per Art. 13, comma 1 quater, d.p.r. n. 115 del 2002

Responsabilità sanitaria: la domanda del paziente
Un paziente fa causa a una struttura sanitaria per i danni subiti a seguito di una caduta dal letto. Sebbene la richiesta iniziale si concentrasse sull'assenza di sbarre di protezione, in corso di causa emerge una seconda negligenza: un ritardo di 24 ore nella diagnosi di una frattura, che ne ha aggravato le conseguenze. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17167/2025, ha confermato la condanna dell'ospedale, stabilendo che la domanda risarcitoria iniziale del paziente doveva essere interpretata in senso ampio, includendo non solo la caduta ma anche tutte le conseguenze dannose derivanti dalla gestione sanitaria dell'evento, compresa la diagnosi tardiva. La Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse interpretato correttamente la domanda del paziente, senza violare il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Onere della prova costi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14222/2025, chiarisce l'onere della prova costi in materia tributaria. Una società si era vista contestare la deducibilità di costi per servizi da un fornitore con attività estranea e per provvigioni. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il contribuente deve provare non solo l'esistenza del costo, ma anche la sua effettività e inerenza all'attività d'impresa. La sola presentazione di un contratto non è sufficiente a soddisfare tale onere probatorio.
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Muro di confine: distanze legali e risarcimento
Un vicino ha costruito un muro di confine violando le distanze legali. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di arretramento ma ha negato il risarcimento del danno. La Corte ha stabilito che, nonostante la violazione, i lavori avevano migliorato l'estetica generale dell'area senza causare un pregiudizio concreto, superando così la presunzione di danno.
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Licenziamento disciplinare: se il fatto non è illecito
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un licenziamento disciplinare inflitto a un lavoratore accusato di aver usato un veicolo con targa contraffatta e di aver abbandonato il posto di lavoro. I giudici hanno stabilito che, essendo stata provata la totale inconsapevolezza del dipendente riguardo alla targa e l'insussistenza dell'abbandono, i fatti contestati erano privi del carattere di illiceità disciplinare. Di conseguenza, è stata correttamente applicata la tutela reintegratoria, equiparando la mancanza di illiceità alla non esistenza del fatto stesso.
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Licenziamento disciplinare per finto infortunio è valido
Un lavoratore è stato licenziato per aver simulato un infortunio sul lavoro. La Corte d'Appello ha ritenuto legittimo il licenziamento, decisione ora confermata dalla Corte di Cassazione. Il ricorso del dipendente è stato respinto in quanto i motivi sollevati, relativi a presunti errori procedurali e a una diversa valutazione delle prove, sono stati giudicati inammissibili. La sentenza ribadisce che l'apprezzamento dei fatti che giustificano un licenziamento disciplinare spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità.
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Qualitas soli: Cassazione su terreni e usi civici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un privato cittadino in una controversia decennale contro un Comune, confermando la natura demaniale di alcuni terreni. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, in particolare per l'applicazione della regola della "doppia conforme" e per la mancata specificità delle censure. La Corte ha ribadito che la valutazione della qualitas soli, basata su consulenze tecniche che hanno distinto i terreni in questione da altre proprietà private, spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Travisamento della prova: quando il ricorso è inammissibile
Una società creditrice, tramite la sua mandataria, ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che aveva respinto la sua azione revocatoria. La ricorrente lamentava un travisamento della prova nella valutazione del patrimonio residuo del debitore. La Suprema Corte, applicando i recenti principi delle Sezioni Unite (sentenza n. 5792/2024), ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che criticare la scelta del giudice di merito di valorizzare alcuni dati probatori rispetto ad altri non integra un travisamento della prova, ma un tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Azione revocatoria amministratore: la Cassazione decide
Una ex amministratrice di società trasferisce i propri beni immobili in un fondo patrimoniale. La società, successivamente fallita, agisce con un'azione revocatoria, sostenendo di avere un credito nei suoi confronti per distrazione di fondi. La Corte di Cassazione conferma la revoca dell'atto, stabilendo che per l'azione è sufficiente un credito anche solo potenziale o litigioso. Viene inoltre affermata la piena responsabilità dell'amministratore di diritto, anche se agisce come mero prestanome, dichiarando inammissibile il suo ricorso.
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Irreperibilità assoluta: quando la notifica è valida
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro una intimazione di pagamento, confermando la validità della notifica di cinque avvisi di accertamento. La Corte ha stabilito che l'agente notificatore aveva correttamente accertato la condizione di irreperibilità assoluta del destinatario, a seguito di adeguate ricerche nel comune di domicilio fiscale. Di conseguenza, la procedura di notifica eseguita, consistente nel deposito presso la casa comunale, è stata ritenuta legittima. Gli argomenti del ricorrente sono stati considerati un inammissibile tentativo di riesaminare il merito dei fatti.
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Interpretazione contratto: quando spetta il compenso?
Una società e una collaboratrice hanno disputato sul pagamento di un compenso fisso. La società sosteneva che il compenso fosse legato ai risultati di vendita, mentre la collaboratrice affermava che fosse dovuto per l'attività promozionale iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che una plausibile interpretazione del contratto, basata sul suo tenore letterale, non è sindacabile in sede di legittimità. Il compenso è stato quindi ritenuto dovuto per l'attività promozionale svolta, indipendentemente dalla conclusione di contratti.
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Compenso professionista: spetta anche dopo il recesso
La Corte di Cassazione conferma il diritto di un professionista a ricevere il compenso per le attività svolte fino al momento del suo recesso dall'incarico. La sentenza chiarisce che il compenso professionista pattuito per chiudere le pendenze passate è dovuto, e spetta al cliente dimostrare tempestivamente in giudizio l'eventuale inadempimento del professionista per paralizzare la richiesta di pagamento.
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Onere della prova contratto: chi deve produrlo?
Un cliente ha citato in giudizio un istituto di credito per addebiti ritenuti illegittimi su un conto corrente, sostenendo la nullità di alcune clausole. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il caso è arrivato in Cassazione. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova del contratto spetta al cliente che agisce per la restituzione delle somme. La Corte ha chiarito che non è possibile sollevare la questione della mancanza del contratto solo nelle memorie conclusive e che il principio di vicinanza della prova non è applicabile in questo contesto.
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Prescrizione debiti fiscali: la Cassazione dice 10 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13960/2025, ha rigettato il ricorso di una società che sosteneva la prescrizione quinquennale per alcuni debiti fiscali. La Corte ha confermato che la prescrizione per tributi erariali come IVA e IRES è decennale, in quanto non si tratta di prestazioni periodiche. Inoltre, ha stabilito che il preavviso di fermo amministrativo è un atto idoneo a interrompere la prescrizione dei debiti fiscali.
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Notifica atti tributari: quando è valida al familiare
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria sostenendo la mancata notifica degli atti presupposti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica di atti tributari effettuata a un familiare convivente presso l'indirizzo di notifica è presuntivamente valida. Spetta al contribuente fornire una prova rigorosa per contestare tale circostanza, non essendo sufficiente un mero certificato anagrafico che indichi una residenza diversa.
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Contratti a termine PA: illegittimi senza causale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente pubblico, confermando l'illegittimità della reiterazione di contratti a termine stipulati con alcuni lavoratori. La sentenza chiarisce che il finanziamento tramite progetti regionali non è sufficiente a giustificare i contratti a termine PA se le mansioni svolte, come trasporto scolastico e manutenzione del verde, rispondono a esigenze stabili e non temporanee dell'ente. Ai lavoratori è stato riconosciuto il risarcimento del danno, ma non la conversione del rapporto di lavoro, come previsto per il settore pubblico.
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Incarico dirigenziale pubblico: legge statale prevale
Una dirigente pubblica regionale, dopo la conclusione di un incarico di vertice, ha richiesto il mantenimento di un trattamento economico di favore previsto dalla contrattazione regionale. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, stabilendo che una successiva legge statale, considerata norma fondamentale di riforma economico-sociale, prevale sulle disposizioni locali più vantaggiose. L'incarico dirigenziale pubblico è quindi soggetto alla normativa nazionale che permette l'assegnazione di ruoli con retribuzione inferiore.
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Opposizione atti esecutivi: ricusazione e demanialità
La Corte di Cassazione analizza un caso di opposizione all'esecuzione forzata di rilascio di immobili. I debitori contestavano la parzialità dell'ausiliario dell'ufficiale giudiziario e la demanialità di alcuni terreni. La Corte ha chiarito le corrette procedure per tali contestazioni, dichiarando l'inammissibilità del ricorso. In particolare, ha stabilito che la ricusazione dell'ausiliario deve essere prima sottoposta al giudice dell'esecuzione, mentre l'appello contro la qualificazione del giudice di primo grado deve seguire il principio dell'apparenza. Questa sentenza ribadisce l'importanza del rispetto delle forme processuali nell'ambito dell'opposizione agli atti esecutivi.
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Superminimo collettivo: la Cassazione sulla modifica
Una lavoratrice si oppone alla soppressione di un 'superminimo collettivo' a seguito della disdetta di un accordo aziendale. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un emolumento previsto da un contratto collettivo, e non per meriti individuali, può essere modificato o eliminato da un successivo accordo collettivo, anche se peggiorativo, in quanto fonte esterna al contratto individuale.
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Retribuzione di risultato: quando è dovuta ai medici?
Un gruppo di medici specialisti ha citato in giudizio la propria Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento dell'indennità di risultato per gli anni 2015 e 2016. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza stabilisce che, per avere diritto alla retribuzione di risultato legata a specifici obiettivi, non è sufficiente il loro raggiungimento, ma sono necessari due elementi fondamentali previsti dall'Accordo Collettivo Nazionale: la stipula di un apposito Accordo Attuativo Aziendale che definisca tali obiettivi e la costituzione di un fondo specifico per la loro remunerazione. In assenza di questi presupposti formali, il diritto al compenso non sorge.
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Conciliazione Giudiziale: Copre Dedotto e Deducibile
Un dipendente pubblico, dopo aver firmato una conciliazione giudiziale per il suo inquadramento, ha avviato una nuova causa sullo stesso tema basandosi su una norma diversa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la conciliazione giudiziale ha un effetto transattivo che copre non solo le questioni esplicitamente dedotte ma anche quelle che si sarebbero potute dedurre (il deducibile), precludendo così future controversie sull'argomento risolto.
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